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Full text of "Flora piacentina; ossia, Enumerazione sistematica delle piante della provincia di Piacenza, coll'indicazione delle loro stazioni, dei caratteri principali di ciascuna famiglia, dei nomi italiani, di quelli del dialetto piacentino, con osservazioni e note etimologiche"

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FLORA PIACENTINA 


’ENDNEIZIONE. SISTEMATICA DELLE. PIANTE 


PROVINCIA DI PIACENZA 


COLL'INDICAZIONE DELLE LORO STAZIONI, 
DEI CARATTERI PRINCIPALI DI CIASCUNA FAMIGLIA, 
DEI NOMI ITALIANI, 
DI QUELLI DEL DIALETTO PIACENTINO, 
CON OSSERVAZIONI E NOTE ETIMOLOGICHE 


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DEL 


PROF. ALBERTO BRACCIFORTI 
Res, no, verba. 





PIACENZA 
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1877. 








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FLORA PIACENTINA 


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ENDNBRAZIONE SITEMATICA DELLE PIANTE 


DELLA 
PROVINCIA DI PIACENZA 


COLL’ INDICAZIONE DELLE LORO STAZIONI, 
DEI CARATTERI PRINCIPALI DI CIASCUNA FAMIGLIA , 
DEI NOMI ITALIANI, DI QUELLI DEL DIALETTO PIACENTINO, 
CON OSSERVAZIONI E NOTE ETIMOLOGICHE 


DEL 
Prof. ALDERTO BRAGGIFORTI 


Res, non verba. 





PIACENZA 
TIPOGRAFIA F. SOLARI 
1877 


LIBRARY 
NEW YORK 
BOTANICAL 

GARDEN 


PROPRIETÀ LETTERARIA. 


* 





WEJA' CARA E VENERATA MEMORIA DI MIA 


IL i 7 1971 


MADRE, CHE AL CULTO APPASSIONATO DELLA 
DIVINA ARTE DI EUTERPE CONGIUNSE TANTO 
AMORE PER QUELLE IMMOBILI FARFALLE CHE 
SONO I FIORI, QUESTE POVERE MIE PAGINE 
DESTINATE A FAR CONOSCERE ED APPREZZARE 
LE MERAVIGLIE ED I DONI DI FLORA, RAC 


COMANDO, CONSACRO. 


LIBRARY 
NEW YORK 


DIMNTIS ANTY/C AT 















Quando noi veggiamo amaramente dileguarsi ogni. cene 
speranza, quando svanite le illusioni il mondo ci sembra contras 
colla purezza de’ nostri sentimenti, quando continuo ci sta dinan: 
un triste spettacolo d'interessi di nazioni sacrificati a interessi do 


A vizi trionfanti su modeste virtù, ‘i superbe arroganze 1 
nutili e di squallide miserie negli utili, oh non è meglio ric 
nel tuo seno, o Natura, e venire a cercarvi una pace, che ali 
senza viltà. non si potrebbe trovare? SPETTA 


P. Lio 





DUE PAROLE AL LETTORE 
SULLO SCOPO ED ORIGINE DEL PRESENTE LIBRO 


——_"——"©0_-——> 


Nisi .utile est quod facimus, 
stulta est gloria. 
Puaeprus Lib. II. fab. 17. 


Mii secondo la Mitologia, era la Dea protettrice 
dei fiori, e ì naturalisti hanno dato il nome di Flora 
a tutti 1 lavori destinati a far conoscere le piante pro- 
prie di un paese (1). 

La FLORA PIACENTINA, che offro a’ miei concittadini, 
non è dunque altro che l’enumerazione e la descrizione 
delle piante indigene della Povincia di Piacenza, 
alle quali si sono aggiunte anche quelle che per 
utile o per diletto vengono più estesamente coltivate. 

Favorito da un clima temperato, da un suolo 
feracissimo al piano e non infecondo e svariato nel- 
la sua parte montuosa, dovizioso è il regno di 
Flora nel nostro territorio. E benchè l Appennino 
che ci appartiene abbia per la massima parte per- 
duto l’ antico ornamento della selvosa sua chioma , 
tuttavia l’opera improvvida e devastatrice dell’uomo e 
la sua ignavia ed incuria non giunsero a tanto da di 


(1) Fu Linneo il primo a dare il nome di Flora alle opere de- 
stinate ad annoverare le piante di un paese, e volle darne egli stesso 
un modello eccellente nella sua Flora di Lapponia. 


6 
sertare e distruggere i copiosi ottimi pascoli che co- 
prono in più luoghi perfino le più alte cime delle no- 
stre montagne. Le numerose mandre, ivi erranti nei 
mesi estivi, meriggiavano in altri tempi sotto elevati 
abeti e pini selvatici i quali formavano selve sì vaste 
che estendevansi fino nelle parti più basse delle valli 
della Trebbia, del Nure, dell’ Arda e degli altri nostri 
torrenti. Ciò attestano, oltre a memorie storiche, i molti 
tronchi dissotterrati in varie parti dell’ Appennino e ì 
numerosi pinocchi che. incontransi nelle marne dei 
colli di Montezago, Diolo, Castell'Arquato, Bacedasco e 
in molte altre località. 

Ma se quelle maestose selve dell’ Appennino sono 
scomparse per opera specialmente dell’ uomo, incon- 
transi ancora frequentemente nel Subappennino ampie 
boscaglie di faggi, dì cerri, di roveri, di querce e mol- 
tissimi castagneti. Di questi ultimi però dispiace di 
trovarne un numero assai grande di selvatici, indizio 
non dubbio dell’ignavia ed ignoranza de’ nostri mon+ 
tanari i quali hanno sì poca cura di una pianta co- 
tanto benefica. 

Abbondantissime poi sono in tutta la medesima zona 
montuosa le specie e le varietà di piante ricercate 
nelle farmacie ed utilmente applicabili alle arti ed al- 
la domestica economia. Che se dalla parte montuosa 


discendiamo nell’ ubertoso piano, ecco che noi ci tro- 


viamo innanzi sì grande e svariata ricchezza di produ- 
zioni vegetali, vuoi indigene, vuoi coltivate, che sareb- 


be troppo lunga cosa il voler solamente accennare in 


questo luogo alle più importanti. 

Ed ora il lettore avrà pienamente compreso lo scopo 
del presente libro; scopo destinato a far conoscere, 
apprezzare e rendere popolari le meraviglie di una 


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tanta e sì lesgiadra parte della creazione ; di quella 
che ha così grande importanza nella nostra alimen- 
tazione, nel nostro vestito, nella nostra salute, nei no- 
stri piaceri e dolori. 

Noto essendo lo scopo del mio libro, mi sì permetta 
che accenni ancora all’origine di esso, origine che ri- 
monta all’epoca dell’Esposizione Provinciale Piacentina 
avvenuta nell’Agosto del 1874 e che tutti noi con vera 
compiacenza ricordiamo. 

Figurando anch’io tra gli espositori per aver man- 
dato da Viadana, ove mi trovava, due quadri conte- 
nenti dei saggi di Entomologia e Malacologia Piacen- 
tina, aveva, a norma dello Statuto, libero l’accesso in 
tutte le ore nel vasto locale della Dogana (1), ove e- 
rasi aperta l’Esposizione. Per la natura delle mie oc—- 
cupazioni e de’ miei studi, soleva trattenermi a pre- 
ferenza colà ove figuravano le mostre di Agricoltura » 
Orticoltura ed Apicoltura, mostre che, ad onta di giu- 
dizi contrari, soddisfacevano abbastanza per la copia 
e varietà dei prodotti e per la loro qualità. Trovan- 
domi pertanto un giorno con parecchi intelligenti a- 
gricoltori e con alcuni membri della Società Apistica 
Piacentina (2), cadde il discorso sulla necessità della 
compilazione di un catalogo ordinato e ragionato del le 
piante su cui le api fanno bottino, il quale fosse di 
guida agli apicoltori nella scelta e coltura dei vegetali 


(1) Detto anche Palazzo di Madama, perchè nel 1658 fecelo edifi- 
care Margherita de’ Medici, madre del Duca Ranucio II. ( But. Nuov. 
G. di Piac. Tip. Taghaf. 1842). 

(2) Morta nell’anno appresso per quelle stesse cause che spensero 
l'antica Progressista, la Società dei buoni amici, la Cooperativa ed altre 
sorte in Piacenza nel volgere di pochi anni. Auguro di cuore miglior 
fortuna all’attuale Progressista, alla Costituzionale ed alla Società de- 
gli Insegnanti. 


“AIRIS 2: 


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più opportuni al loro scopo. Uno dei presenti, sapen- 
do come io mi occupassi da qualche tempo delle «pro- 


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duzioni naturali della Provincia, mi invitò con calorose 


parole a compilare una Flora Apistica. Questa, oltre 
ai nomi scientifici ed italiani, ai caratteri delle fami- 
glie ed alla descrizione delle specie, avrebbe dovuto 
contenere ancora i nomi del dialetto piacentino, il 
che l’avrebbe resa assai accetta e popolare. La cosa 
parendomi bella ed utile accolsi la proposta e mì posi 
tosto all’opera. Nell'anno appresso la domandata Flora 
era pressochè al suo termine, quando venni in cogni- 
zione che lo stesso argomento era già stato in parte 
trattato dall’ottimo giornale l’ Apicoltore, e potei sapere 
ancora che un distinto botanico aveva in animo di 
occuparsi di una Flora Apistica che potesse servire 
per tutte le regioni dell’Italia Settentrionale. Posì al- 
lora in un canto l umile mio lavoro e per qualche 
tempo non ne feci altro. Ma scontratomi di nuovo con 


coloro che m’avevano consigliato di farlo, vollero ve- 


derlo, e trovatolo di loro aggradimento mi eccitarono 
a pubblicarlo. Udite le mie obbiezioni, mi invitarono 
unanimi ad intraprendere opera più vasta, cioè la 
compilazione della Flora della Provincia colle stesse 
norme e basi dell’altra. Accettai per la seconda volta; 
ed ecco come la Flora Apistica sì cambiò nella Flora 
Piacentina che ora presento al pubblico, fidente che 
possa soddisfare ad un desiderio e riempire almeno in 
parte una lacuna lamentata da molti .Poichè nulla havvì 
infatti, almeno ch’io mi sappia, di consimili lavori sulla 
nostra Provincia, salvo un’ operetta del secolo XVI 
del medico piacentino Antonio Anguissola che porta 
per titolo Compendium Simplicium ecc. (1) nella quale 
(1) Placentiae, Ex Typis Jo: Bazachij 1587. 


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9 


trovansi descritte le più comuni piante d’uso medico, 


che vegetano nel nostro territorio, coi nomi italiani e 
quelli del dialetto; ma è sì poca cosa e di un’ epoca 
tanto lontana che non ha più alcun valore. 

Un’opera che avrebbe potuto colmare la lacuna la- 
mentata, sarebbe la Flora dei contorni di Parma del 
professore Passerini (1); ed infatti da alcuni mi fil detto, 
se essa non potesse bastare anche per la nostra Pro- 


vincia. Ma quell’opera, quantunque pregevolissima, è 


“innanzi tutto incompleta, non contenendo essa che 


l’enumerazione delle piante vascolari e perciò difettan- 
do di tutta la parte crittogamica. Oltre a ciò non ha 
che i nomi latini e i soli caratteri botanici delle pian— 
te, senza neppure un cenno di tutto quanto l’avrebbe 
resa popolare, cioè descrizione , stazioni delle diverse 
specie, applicazioni più importanti, etimologie dei ge- 
neri, nomi italiani unitamente a quelli del dialetto, cose 


tutte che ho procurato di non ommettere in questa 


mia che ora viene alla luce. 

Ed ora che il lettore è informato dello scopo e del- 
l’origine del mio libro, se questo gli riuscirà in qual- 
che modo utile, se gli potrà tornare un gradito com- 
pagno nelle escursioni campestri, avrò conseguito ii 


miglior premio alle mie fatiche. 


(2) Parma, Tipog. Carmignani 1852. 





METRI A ST Ret 
) * d 
1° 


NOZIONI ELEMENTARI DI BOTANICA. ‘’ 








$ I° Della Botanica e delle sue divisioni. 


(ihiamasi Botanica (2) o Fitologia (3) la Scienza delle 
piante, cioè il complesso di tutte le cognizioni che alle 
piante sì riferiscono. 

| La Botanica distinguesi in pura ed applicati. La 
prima occupasi della cognizione delle piante in gene- 
rale, ne esamina i caratteri, ne osserva le differenze 
e ne fa la classificazione. Perciò naturalmente dividesi 
in quattro parti principali, dette: 0rgarografia, Fisio- 
logia, Fitografia e Tassonomia. 

L’ Organografia (4) fa conoscere la forma, la strut- 
tura, la posizione, ì rapporti, le trasformazioni o me- 
tamorfosi dei diversi organi delle piante. Comprende 
quindi, |’ Anatomia vegetile, ( microscopica (5) e ma- 
croscopica (6) ), la Morfologia (7), la Tassologia (8) e la 
Glossologia (9). 


(1) Ho creduto opportuno di premettere alla Flora queste ele- 
mentari nozioni di Botanica per coloro specialmente che non hanno 
pratica con questa scienza. 

(2) Dal greco botane (erba). 

13) Dal gr. fyton ( pianta) e /dgos (discorso ). 

) Dal gr. òrganon (organo ) e grafè (descrizione). 

(5) Dal gr. mikros (piccolo) e skopéo (vedere). 
) Dal gr. makros (grande, lungo) e skopéo (vedere). 
(7) Dal gr. morfé (forma) e /ògos (discorso). 
) Dal. gr. tazis (disposizione), e logos (discorso, trattato). 
(9) Dal gr. glòssa (lingua) e logos ( discorso, trattato). Trattato sul 
linguaggio botanico. 


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) 12 | RE 
È > La Fisiologia (1) studia le funzioni dei vari org pani 
dei vegetali, cioè, espone il meccanismo delle. azioni | 

5) diverse, delle quali componesi la vita dei medesimi. È 
K La Fitografia (2) tratta specialmente della deetri=. CD 


zione delle piante, della loro distribuzione in pio si 


À generi, specie ecc... Essa insegna le norme per trac- — 
ciare i caratteri dei vegetali dietro la struttura dei 
cs loro differenti organi. He 
+ La Tussonomia (3) tratta del'a coordinazione me- 
; todica o classificazione delle piante. È a questa Fei ca 


dr 


della Botarica pura che si rapporta lo studio dei me- bi 
todi e dei sistemi impiegati per classificare tutti glic. 
esseri che compongono il regno vegetale. 

Alla Botanica pura appartiene anche la Giigrafit* 
botanica, scienza affatto moderna, la quale indaga ] 
distribuzione delle specie alla superficie del globo ele 
leggi che la governano (4). 9 "5 

La Botanica applicata occupasi delle applicazioni | È 
dei vegetali. Ad essa appartengono la Botanica Te-. 
ig la Econoinica, la Medica, la Farmaceutica » 
la Forestale, V Agricola, V Apistica ed altre. 


20 


II. Vegetali e loro organi sempe 


od elementari. È. 
FS 


Le piante 0 vegetali sono esseri organizzati e vi- » 
SEE & 
(1) Dal gr. fysis (natura) e /ògos (discorso). Scienza delle funzioni 
degli organi negli esseri viventi. “63 (I Sa 
(2) Dal gr. fytòn (pianta) e grafè (descrizione). i salle 
(3) Dal gr. tàsso (metto in ordine) e nòmos (legge). dt È 
(4) Aggiungasi ancora la Botanica fossile o meglio Paleontolo ni 
vegetale (da paleos, antico, e /ògos discorso ) che tratta delle ante — 
fcssili, cioè di quelle piante, ora per la maggior parte scom| 
cui residui ed impronte si trovano nelle viscere della terra. r; 


po 


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Asti 13 


venti privi di sensibilità e di volontario moviment (1). 


Le loro funzioni si riducono quindi esclusivamente a 


quelle della vita vegetativa cioè alla nutrizione ed 


alla riproduzione. 
La materia organica vegetale è formata essen— 


zialmente dalle moltiformi combinazioni che l’ ossige- 
no, l'idrogeno, il carbonio e l’ azoto ponno fra di loro 
incontrare. 

A questi elementi si aggiungono lo solfo, il fosfo- 
ro, la silice, ed alcuni sali inorganici. 

Detta materia componesi poi di un aggregato di 
parti minime aventi forme definite ma distinguibili 
soltanto coll’ aiuto di mezzi ottici potentissimi ed alle 
quali dassi il nome di Organi elementari. Essi ridu- 
consi a tre forme: le cellule 0d otricelli, le fibre ed 
1 vasi. Le due ultime forme non essendo che modifi— 
cazioni della cellula, si può dire che quest’ ultima è 
l’ elemento organico constitutivo, essenziale del regno 
vegetale. Infatti non trovansi piante esclusivamente 
formate di fibre e di vasi, mentre un gran numero di 
esse sono composte unicamente di cellule e parecchie 
anzi constano di una sola cellula. Tali sono quei gra- 


(1) Questa definizione, che per certo accenna ai più essenziali ca- 


 ratteri dei vegetali, non può però dirsi in ogni caso esattissima, Ciò 


dipende dallo scomparire quasi totalmente negli esseri infimi della 
serie Zoologica ( Polipi, Infusori ecc.) i caratteri della locomobilità e 
della sensibilità, mentre invece questi si manifestano (almeno nel 


“grado che vengono palesati nei predetti animali), da alcuni vegetali 


o dalle loro parti, come una certa locomobilità dalle Orchidee, Val- 
lisneria ecc., dalle spore di alcune Alghe e da certi corpicelli che 


esistono negli anteridii delle Chare; lo che induce un’ estrema dif- 


ficoltà nel segnare la linea divisoria tra gli ultimi componenti i due 
regni, vegetale ed animale. ( Vedi più avanti il paragrafo XIII di 


— queste nozioni di Botanica e nella Flora ciò che riguarda Ja famiglia 


delle Caracee ). 


1% 
nuli organizzati (1) che colorano talvolta in rosso la 
neve delle montagne e quegli altri, abitatori delle ac- 
que, che danno al golfo Arabico o mar Rosso quella 
sua colorazione caratteristica (2). 
Dalla riunione di questi elementi organici. sono 
formati tutti i tessuti delle piante. 


8 III. Cellule, Fibre e Vasi. 


Le Cellule formano delle specie di sacchi, di forme: 
e di dimensioni variabili, ma sempre troppo piccoli per 
essere scorti ad occhio: nudo. La loro riunione costituisce 
un tessuto particolare al quale: fu dato il nome di fes- 
suto cellulare 04 otricellare, e qualche volta quello di 
parenchima. (3). 

Quando: le cellule non sono serrate le: une contro. 
le altre, hanno una. forma sensibilmente sferica, forma 
che sembra. esser loro. naturale. In questo caso lascia- 
no tra i loro punti di contatto degli intervalli che di- 
consi meati intercellulari. Quando al contrario sono 
strette le une contro le altre; perdono la loro figura. 
rotondata ed ovale ed assumono l’aspetto di cubi, di 
prismi ecc. cioè prendono una forma più o meno po- 
liedrica. 

Ogni cellula è formata da una membrana esterna, 
sottile, chiusa per ogni parte e da altre interne con 


(1) Protococcas nivalis Brow. (‘al gr. prò:os,. primo e kòkkos, grano). 
Pianta crittogamica composta di sole ‘cellule globulose: quasi libere. 

(2) L’Haematococcus (dal gr. éinatos, sangue e koòkkos, grano) è |’ alga: 
granulosa,, microscopica che colora in rosso alcune delle plaghe della 
parte meridionale: del golfo Arabico. 

(3) Dal gr. parà (da, oltre) ed enchyma (infusione, abbondanza di: 
umore). Il tessuto cellulare forma la base delle parti molli, ricche di 
umori, delle piante. 


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centriche, ripiena di un liquido variamente elaborato 
per opera del quale cresce e si perfeziona e riesce 
capace pur anche di moltiplicarsi. Gli strati interni 


presentano talvolta delle soluzioni di continuità, so- 


vente di una regolarità straordinaria. A questa causa, 
si attribuisce il vedere le cellule segnate o da linee 
spirali o da una serie di punti o di righe ecc., onde 
si hanno le così dette cellule spirali, punteggiate, ri- 
gate, reticolate ecc. Le cellule, nel fiore, racchiudono 
delle materie coloranti, e nello stesso tempo degli olj 
essenziali, incessantemente rinnovellati a misura che 
si evaporano. Questi ol} costituiscono la serie degli 
svariati e graditi profumi che emanano da quelle 
gentili produzioni di Flora che formano il culto e l’or- 
namento più bello del sesso gentile che spesso ad esse 
confida tanti sentimenti, tanti segreti. 

Le Fibre sono cellule più allungate e terminate 
in punta al due capi. 

La loro forma caratteristica quindi è quella di un 
fuso. Come le cellule presentano anch’ esse delle strie, 
delle spire, dei punti onde si hanno fibre punteggiate, 
rigate, reticolate e simili. 

Le pareti delle fibre, naturalmente più spesse, 
s'incrostano internamente d’una sostanza dura, insolu- 
bile nell’ acqua detta scA/erogena (1). Questa sostanza, 
Copo un certo tempo, riempie tutta la cavità, ed è così 
che coll’ andar degli anni le fibre divengono di più in 
più solide e resistenti. La riunione delle fibre forma 
Il tessuto fibroso o legnoso, del quale il legno è quasi 
interamente composto. 

I Vasi sono formati da serie o filze di ceilule 0 


(1) Dal gr. skleròs (duro) e ghennao (genero, produco). 


16 pat 
di fibre a cavità comunicanti. Le pareti di contatto di 
esse essendo scomparse, si formarono lunghi canali 0 
meati che estendonsi talvolta da un’ estremità all’ al- 
tra del vegetale. La loro forma è cilindrica o prisma- 
iica secondo le circostanze, raramente si dividono in 
rami, nè si anastomizzano coi vicini, cioè non comu- 
nicano con questi mediante rami trasversali. 

I vasi servono alla circolazione dei fluidi nei ve- 
cetali e formano il /essuto vascolare. (1) 

Gli organi elementari che abbiamo brevemente 
passati in rivista, come stanno riuniti gli uni agli altri? 
Varie sono le opinioni su questo argomento. Chi li dice 
attaccaii immediatamente per coesione, come le mole- 
cole omogenee in tutti gli altri corpi, chi per adesio— 
ne, come la stagnuola al vetro degli specchi, le dora- 
ture alle cornici ecc. adesione contratta nei primordi 
di loro formazione in grazia della primitiva loro tlui- 
dità. Secondo Ugo Mohl esisterebbe una materia par- 
ticolare interposta a questi organi (materia intercel- 
lulare ) che li unirebbe a guisa di colla 0 di cemento. 
Il fatto che alcuni reagenti ponno staccare gli uni da- 
gli altri gli organi elementari, senza intaccarli meno 
mamente, mentre proverebbe l’esistenza di tale so- 
stanza intercellulare, ne indicherebbe pure particolare 
la natura. Secondo le esposte opinioni gli organi sa- 
rebbero prima isolati e poi riuniti più tardi immedia- 
tamente o mediatamente. 


(1) Trovasi nelle piante un’ altra categorìa di vasi che non sono 


mai accidentali, che hanno cioè parete sempre omogenea, e sono di 
tanto in'anto ora irregolarmente gozzuti, ora soverchiamente ristretti, 
variamente ramificati ed anastomizzati coi vicini mediante rami tras- 
versali. Essi traducono il sugo proprio 0 lattice delle piante e furono 
perciò chiamati vasi proprii o latticiferi. 


ì 
| 








104 
Non accenneremo per brevità ed altre ipotesi, solo 


‘diremo che qualunque sia il mezzo che tenga riuniti 


i materiali in discorso, non cessa però di essere sem- 
pre meraviglioso il piano del loro accozzamento e 1’ e- 
dificio che ne risulta. 


SZV. Organi composti. Organi di vegetazione. 
La Radice. 


Le tre categorie di elementi od organi semplici 

che abbiamo brevemente esaminati nel paragrafo pre- 
cedente, sì riuniscono e combinano nei vegetali supe- 
tori (1) in modo da formare le radici, le foglie, i fiori 
ed i frutti. Queste differenti parti, dette organi com- 
posti, distinguonsi in organi di Vegetazione ed in or- 
gani di Riproduzione. 1 primi servono allo sviluppo e 
conservazione delle piante; i secondi alla propaga 
zione della specie. 
«Sono organi della vegetazione la Radice, il Fusto 
e le Foglie insieme a tutte le loro modificazioni. Sono 
organi di produzione tutti quelli che vengono com- 
plessivamente indicati colla espresssione volgare di 
Fiore. All’ epoca del primo sviluppo la pianta possiede 
unicamente gli organi della vegetazione ed è da que- 
sti che prenderemo le mosse incominciando dalla ra- 
dice. 

La radice è quella parte del vegetale che ha una 
direzione opposta a quella del Zronco. Quando un seme 


(1) Chiamansi vegetali superiori o fanerogami tutti quelli che oltre 
all'essere formati dalle tre specie di tessuti cellulare, fibroso e vasco- 
lare, presentano ben distinti gli organi di vegetazione e di riprodu- 
zione. 


2 


18 
viene affidato al suolo, la radice che sviluppasi al mo- 


mento della germinazione, segue sempre la direzione 
della gravità, si affonda sempre più nel terreno, mentre 
il tronco prende la direzione contraria. 

Indipendentemente poi da questa diversità nelle 
tendenze naturali del tronco e della radice, parecchi 
dettagli di struttura concorrono a separare nettamente 
queste due parti essenziali del vegetale. 

Ufficio della radice è di tener fermo il vegetale 
e di succhiare i materiali per la sua nutrizione. 

Là dove termina la radice ed incomincia il fusto, 
osservasi talvolta uno stringimento che dicesi colletto 0 
nodo vitale. Questo stringimento però talvolta manca; 
tuttavia il punto di congiunzione dei due sistemi cioè, 
discendente della radice, ed ascendente del caule 0 
tronco, riceve sempre questo noms. Il colletto segna 
la base della radice, l’estremità opposta ne è 1’ apice. 

Non portano le radici nè foglie, nè gemme rego- 
larmente disposte e possono essere ramificate o non 
ramificate. Le ramificazioni sono affatto irregolari e 
vanno sempre più dividendosi in ramoscelli più sottili, 
finchè poi terminano in filamenti capillari che diconsi 
barbe. 

Sono queste sempre temporarie rinnovandosi di 
anno in anno. Ad esse specialmente è affidato l’uffic1o 
di succhiare i fluidi. 

Sulla lunghezza delle ramificazioni, la radice pre- 
senta talora degli ingrossamenti che diconsi fubercoli 
radicali e le radici che ne vanno provvedute, chiamansi 
radici tuberose. 

Le radici presentano varie forme, le quali tutte 
però ponno ridursi a due principali. La semplice cioè 
(radice a fittone, a pernio) e la composta (radice 





È: 
A 
x 


19 
fascicolata, fibrosa). La prima dicesi anche radice per- 


| pendicolare e consta di un tronco principale 0 mae- 


stro (fittone, pernio, ceppo) generalmente verticale che 
o porta direttamente le barboline, oppure i rami onde 
queste nascono. La composta invece è formata o dalle 
sole barboline riunite a fascio, oppure da vari rami 
presso a poco uguali partenti tutti da un punto che 
non è mai un fittone e portanti le barboline. La Cu- 
rota, la Malva, ecc. e la maggior parte del nostri al- 
beri hanno radice semplice; il frumento, il grano turco, 
la cipolla, V aglio, Y hanno composta. 

Diconsi poi radici aeree quelle che spuntano an- 
che nell’ aria a varie altezze sul fusto e sui rami dei 


«vegetali, le quali sì prolungano sino in terra ove si 
| piantano, ed allora soltanto s° ingrossano. Ciò avviene 


specialmente in parecchie piante delle regioni tropicali. 

Moltissime radici sono usate in medicina perchè 
forniscono sostanze mucilagginose, amare, astringenti, 
emetiche, purgative, aromatiche. Varie arti ed indu- 
strie inoltre ne approfittano e segnatamente l’ arte 
tintoria che ricava da esse sostanze coloranti rosse, 
gialle, ecc. con tutte le gradazioni corrispondenti. Un 
gran numero di radici poi sono consumate come ali- 
menti tanto per l’uomo quanto per gli animali dome- 


© stici. Finalmente la conoscenza dell’ organizzazione e 


dit Mr ritenta 
% 


delle leggi di accrescimento delle radici torna utilissi- 
ma all’ agricoltura, e specialmente nella coltivazione 
degli alberi. | 

Oltre alle varie distinzioni organografiche, breve- 
mente esposte, ponno aggiungersi le seguenti per la 
maggior intelligenza del linguaggio botanico. Dicesi 
pertanto la radice : 


j 


RA ML 
È Pra Pard 


20 

Per la durata: Annua, bienné, perenne, ecc. 

Per la struttura: 7uberosa, bulbifera, filipendola ecc. 
Per la consistenza: Carnosa, legnosa ecc. 


Per la forma: Nodosa, palmata , fusiforme, napi- 
forme ecc. 
Per la direzione: Verticale, obliqua, orizzontale. 


$ V. Il Tronco 0 Fusto. 


Il Tronco 0 Fusto chiamato nel linguaggio tecni- 
co Caule (1) è quella parte del vegetale che comin- 
ciando dal colletto della radice segue una direzione 
diametralmente opposta a quella della radice stessa e 
porta le foglie e gli organi della riproduzione. 

Tutti i vegetali superiori sono muniti di fusto ma 
esso è talvolta così poco sviluppato in alcune specie 
che ne furono credute prive e perciò dette acauli ; 
cioè senza fusto. Il tronco si eleva talvolta perpendi- 
colarmente, e talora va serpeggiando sopra la terra. 
L’ estremità inferiore di esso che confina col colletto 
della radice, dicesi base del fusto, e l'estremità OBpo 
sta appellasi apice o sommità. 

I botanici annoverano quattro specie di fusto, cioè: 
Il Tronco (Truncus) proprio degli alberi dicotiledoni, 
che perviene a considerabile altezza e si ramifica spes= 
se volte nella parte superiore. Il Caudice (Caudex ), 
fusto alto, cilindrico, di raro ramificato, e portante alla 
estremità una corona di foglie, spesso gigantesche, e 
la fruttificazione. È questo proprio delle Palme, e delle 


(1) Fu Linneo il primo che denominò coì termine generico di 
Caule (Caulis) il fusto delle piante. 


ALA "e MV, 
Si 


+ 


21 
acotiledoni arboree, come alcune Felci dei tropici. Il 040 
(Culmus, forse abbreviato da Calamus), fusto generalmen- 
te erbaceo , spesso vuoto e diviso di tratto in tratto 
da tramezze che corrispondono all’ esterno ad altret- 
tanti nodi, proprio delle piante Graminacee e Cipe- 
racee. Lo Stelo detto anche più particolarmente Caule 
(Caulis), fusto di varia grandezza e struttura, proprio 
delle piante erbacee e degli arboscelli. 

La struttura del fusto varia in ciascuna delle tre 
grandi sezioni dei vegetali, le Dicotiledoni, le Monoco- 
tiledoni e le Acotiledoni (1). Prenderemo partitamente 
in esame il fusto delle piante appartenenti a ciascuna 
sezione, cominciando dalle Dicotiledoni. 

Il fusto delle piante Dicotiledoni è ordinariamente 
conico, cioè più largo alla base che all’ apice, e si 
divide e suddivide in rami ed in ramoscelli. Esso con- 
sta di quattro parti: Il Midollo, il Legno, l’ Alburno, 
la Corteccia. 

Il midollo è situato nel centro in una specie di 
canale o astuccio detto Astuccio midollare, formato di 


una zona di vasi spirali che conducono il succo o la 


(1) Notiamo fin d'ora che i botanici dividono i vegetali in tre grandi 
classi o categorie secondo la diversa struttura e disposizione dei loro 
organi riproduttori. Infatti alcune piante si riproducono per mezzo 
di semi muniti di certe masse cellulari, dette cotiledoni ed in nu- 
mero ora di uno, ora di due o più; tali piante ricevono il nome di 
piante cotiledonee, distinte in monocotiledoni se hanno un cotiledone 
solo, e dicotiledoni se ne hanno un maggior numero. Altre piante 
all'incontro si riproducono per mezzo di organi disposti diversamente, 
ossia mancano di semi e conseguentemente di cotiledoni, per cui si 
chiamano acotiledoni. Ora questa differenza nella struttura, e nella 
forma degli apparati riproduttori corrispondono a differenze ugual- 
pene importanti nell’ organizzazione dei fusti, delle radici e delle 
oglie. 


29 


linfa dal basso all’alto. Dal midollo partono dei tubi Ù 


raggianti, che vanno cioè dal centro del fusto alla 
corteccia e che si chiamano raggi midollari. Attorno 
al canale midollare trovasi il legno circondato alla sua 
volta dall’ alburno o legno giovine. Intorno all’ Alburno 
trovasi la parte più esterna del tronco cioè la Cor- 
teccia, la quale consta del Libro, dello Strato Erba- 


ceo, dello Strato Sugheroso e dell’ Epiderinide. Il Libro 


è la parte più interna della corteccia consistente in 
fascetti di fibre e vasi latticiferi i quali formano gene- 
ralmente vari strati sovrapposti gli uni agli altri a 
foggia dei fogli di un Hbro. 

Lo Strato Erbaceo è formato di sole cellule ripiene 
di una sostanza di color verde (1) che dà al giovine 
tronco la tinta verde che gli è propria. Addossato al- 
l’inviluppo erbaceo trovasi un altro inviluppo che fu 
‘con quello confuso, ma che devesi distinguere a motivo 
delle cellule diversamente conformate, sempre scolo- 
rate, e non mai contenenti Clorofilla. Questo fu detto 
Inviluppo Soveroso il quale spesso resta circoscritto ad 
un semplice strato di cellule, ma talvolta prende uno 


(1) Questa sostanza è la Clorofilla (dal gr. chloròs, verde e fyllon fo- 


glia)la quale consta di granellini verdi che variano di mole da 1 fino a_ 


5 millesimi di millimetro. Questi granellini sono fatti dal principio 
azotato detto clorofilla, da principî grassi solidi, cristallizzabili, e da 
una certa quantità di sostanze azotate, albuminoidi. La clorofilla con- 
tiene ossigeno, idrogeno, azoto, carbonio e ferro. Scomposta chimi- 
camente, si è trovata contenere due principî coloranti uno giallo e 


l’atro turchino, i quali pel loro miscuglio formano il colore verde. 


PERA 


Fremy diede il nome di fillesantina alla materia gialla solubile nel- 


l'etere e di fillocianina alla materia turchina che si scioglie in un: — 


liquido acido. Le foglie che in autunno ingialliscono non hanno più 
{traccia di quest’ ultima sostanza. La prima è molto più stabile, ed 
appare primiera in tutte le gemme delle piante. 


«na av oo” " 

È È 23 

sviluppo enorme come nella Quercus Suber. Fi- 
nalmente all’ esterno dell’ inviluppo soveroso trovasi 
| Epidermide che limita la periferia della pianta o 
del ramo. 

Egli è da notarsi che l’epidermide non trovasi che 
sui giovani fusti e rami, perciocchè coll’ ingrossarsi 
degli uni e degli altri essa dapprima si distende e 
poscia si squarcia. Allora uno strato del sottoposto 
tessuto cellulare si indura e forma una specie di mem- 
brana che sostituisce Vl Epidermide, e si denomina 
Periderma (1). 

Il caso eguale avviene pel Periderma, sotto del 
quale se ne forma un nuovo strato che sostituisce il 
primo, facendo staccare tutti gli strati esterni di cor- 
teccia, come avviene nel Platano. Il Periderma anche 
talora si muta ad ogni anno (Lagerstroemia indica ) 
e mostra alla sua superficie delle picciole lenticelle che 
sembrano destinate ad eseguire l’ufficio degli stomi (2) 
della vera epidermide. 

Nelle monocotiledoni all’ incontro il fusto talvolta 
consta di un ammasso di tessuto cellulare in cui sono 
sparsi i fasci fibro-vascolari, più copiosi verso la peri- 

 ferla che al centro, come nel grano turco. Altre volte 
il fusto presenta una zona legnosa periferica, e nel 
centro è cavo per la scomparsa quasi totale del tes- 
suto cellulare, come nelle canne; la corteccia d’ ordi— 
nario è formata dalla sola epidermide; il tronco è 
quasi cilindrico, raramente e scarsamente ramificato. 
Le piante acotiledoni mancano frequentemente di 


(1) Dal gr. perì (intorno) e dérma (pelle). 
(2) Dal gr. stoma (bocca). Microscopiche aperture per le quali l’a- 
ria si introduce nelle piante. 


24 
vero fusto od hanno un fusto tutto cellulare. Solo le 
felci ci offrono una specie di tronco avente qualche 
analogia coi precedenti, giacchè è per la minima parte 
costituito di tessuto cellulare con fasci fibro-vascolari 
aggruppati verso la periferia ove formano come un 
cerchio interrotto. 

Lo studio della struttura del fusto, segnatamente 
delle dicotiledoni, alle quali appartengono tutti gli al- 
beri dei nostri climi, è di una estrema importanza in 
agricoltura, fondandosi sopra di esso specialmente la 
teoria degli innesti, e di tutti gli altri modi di propa- 
gazione che usansi, oltre della seminagione, special- 
mente in orticoltura per ottenere e mantenere costanti 
delle ricercate varietà di piante da fiore e da frutto. 
Le arti meccaniche si servono dei tronchi di vari al- 
beri pei diversi lavori, e la distinzione del legno dal- 
l’ alburno è essenziale nella scelta di parecchi legnami 
per le svariate costruzioni. Inoltre molti tronchi di 
alberi impiegansi nell’ arte tintoria, somministrando 
diverse materie coloranti. L’ arte coriaria impiega al- 


cune cortecce nella concia delle pelli. Anche la medi-. 


cina adopera dei tronchi e delle cortecce, siccome a- 
mari, astringenti, aromatici, purgativi. 
Possono aggiungersi le seguenti distinzioni orga- 
nografiche. 
Per la consistenza il fusto dicesi: erbaceo, legnoso. 


Per la forma: conico, cilindrico, ancipite , angolosa , 


articolato. 

Per la composizione : semplice, ramoso. 

Per la direzione : diritto, obbliguo, ascendente, pro- 
strato, serpeggiante, flessuoso, scandente 0 rampicante. 


Pegli organi che sostiene: foglioso , afillo , spinoso , 


eculeato, 





25 
. Per la superficie: liscio, glabro, punteggiato, verru- 
coso, aspro, solcato. 
Per l' indumento: pudescente, peloso, villoso, lanato, 
sericeo, tomentoso, ispido, squamoso, ramentaceo. 


S VI. Le Foglie. 


Le foglie sono quegli organi appendicolari delle 
piante, aventi forma di Iamine od espansioni per lo 
più membranose, generalmente di color verde, che na- 
scono sul fusto e sui rami. 

Esse prendono il nome dal luogo in cui si trovano 
e diconsi: foglie prònordiali, foglie radicali, foglie ra- 
meali, foglie florali, o bratteali. Le foglie si compon- 
gono di tre sorta di tessuti: 1.° l'epidermide, provvi- 
sto di stomi più numerosi sulla faccia inferiore che 
non sulla superiore, manca nelle foglie che vivono 
sommerse, ricopre la superficie delle foglie; 2.° lo 
scheletro o trama fatta di nervature che si continuano 
col picciuolo di cui sono le suddivisioni: sono paral- 
lele, non ramificate nella maggior parte delle monoco— 
tiledoni, ramificate e anastomosate nelle dicotiledoni, 
ramificate con forme speciali nelle crittogame vasco- 
lari; nelle piante cotiledonate si veggono nervature 
verso la faccia superiore, clostri (1) sotto, poi latticiferi 


e clostri verso la faccia inferiore; le trachee mancano in 


alcune orchidee parassite, e sono sostituite da vene 


| scalariformi nelle felci; 3.° di un parenchima fatto di 


tessuto otricolare con meati che fanno capo agli sto- 
mati, e che riempie gli intervalli delle nervature: e- 
siste solo nelle piante cellulari. 

. La clorofilla, che riempie queste cellule nelle foglie 


(1) Clostro, fu detto in Botanica di cellule fusiformi che entrano 
nella composizione del legno e degli strati corticali. 


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TI sl , (SEA 


26 esa digiti 
verdi, è sostituita da altri liquidi nelle foglie varia= 
mente colorite. Una foglia intera offre il picciuolo 
e il lembo (caso più comune), talora un lembo senza 
picciuolo (nelle foglie sessili), talora pure un picciuolo 
fogliaceo senza lembo, o una semplice fogliolina di una 
foglia composta, o anche infine uno stelo. appiattito e 
in forma di foglia, come quella di certi cactus. Le fo- 
glie sono sovente provvedute di piccole espansioni 
fogliacee attaccate da ambo i lati alla base del pic- 
ciuolo, dette sfipole. Una foglia è semplice, quando non 
ha che un lembo con un picciuolo (pioppo); composta, 
quando ha parecchi lembi (fogliole ), inseriti sopra 
picciuoli (cicuta); pennata, se le foglioline sono dispo+ 
ste come le barbe di una penna (acacia); digitata, se 
si dividono in raggi sulla cima di un picciuolo comu- 
ne (castagno d’ India ); pelata, se è disposta come uno 
scudo sul picciuolo (cappuccina). Secondo la loro forma. 
le foglie si dividono in rotonde, ovali, cordate, palmate, 
lanceolate, sagittate, astate, lineari, spatulate, e simili. 
Riguardo poi alla loro posizione sul fusto, sì dicono ra- 
dicali, inguainanti, opposte, alterne, verticillate, ecc. Le 
foglie appartengono, come si è detto, agli organi della nu- 
trizione, e concorrono colle radici al mantenimanto del- 
la pianta. Di giorno tutte le parti verdi, specialmente le. 
foglie, assorbono il gas acido carbonico sparso nel-. 
l'atmosfera, e sotto l’azione della luce lo scompongono, 
trattengono il carbonio che si fissa sul parenchima 
vegetale e restituiscono l’ ossigeno all’ atmosfera. Per 
uso della medicina si raccolgono moltissime foglie di 
«piante. Se si usano solo le foglie, allora si raccolgono. 
quando la pianta è giovane, ma se partecipano coi 
fiori il principio aromatico, di cui sì ha bisogno, è me- 
glio aspettare che la pianta sia prossima alla fioritu= 


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po: 27 


| ra. Le foglie debbono essere colte in un tempo asciutto, 
due o tre ore dopo il levar del sole, e seccate subito 
con cura. Le foglie delle erbe e delle piante sono cibo 
principale del bestiame. 

La chimica trae grande partito dei principî con- 
tenuti nelle foglie delle piante, e li volge all’uso della 
medicina, della tintorla e dell’ economia domestica. 


$S VII. Organi secondari ossia appendici 
degli organi di vegetazione. 


Gli organi di vegetazione od organi nutritivi dei 
| vegetali presentano talvolta altre parti, le quali im- 
porta conoscere. 

Queste sono: i dulbi, specie di grosse gemme che 
si formano sul fusto delle piante monocotiledoni, spe- 
cialmente quando esso sia in parte sotterrato, come 
nell’ aglio e nella cipolla; le griandole 0 glandole , or- 
gani cellulari contenenti liquidi particolari prodotti 
nell’ interno di esse; 1 peli glandolari, che sono pro- 
lungamenti dell’epidermide portanti al loro apice delle 
piccole ghiandole; i vilicci 0 cirri, rami modificati in 
filamenti flessibili e ravvolti attorno ai corpi circo- 
stanti; li vediamo nella vite; i rami fasciati od appia- 
| nati, rami schiacciati e piani a modo quasi di grosse 
oglie; ne abbiamo un esempio in parecchie delle così 
dette piante grasse; le spine, che spesso sono rami 
trasformati in filamenti di varia forma, corti, duri, 
rigidi ed acuti, come nella robinìia; i pungiglioni 04 
aculei, d’° ordinario analoghi alle spine nella forma, ma 
| sparsi disordinatamente sui fusti, suu rami o sulle fo- 
. glie, debolmente aderenti alla corteccia da cui si di- 

staceano facilmente e formati da tessuto cellulare od 
€@pidermoideo. Sono a tutti noti i pungiglioni delle 


28 
rose. Queste diverse parti del vegetabile cooperano 
talvolta indirettamente alle funzioni nutritive, serven— 
do, alcune di esse almeno, ad eliminare dal vegetabile 
certi principi eterogenei, od a preparare certe s0- 
stanze particolari. 


$ VIII. Nutrizione delle piante. 
Assorbimento. 


Le piante prendono il loro alimento dal suolo e 
dall’ aria. Questa funzione, detta nutrizione, è molto 
complessa, e comprende le operazioni seguenti: 

1.° L’ assorbimento o introduzione dei principî nu- 
tritivi nella pianta. 

2.° La circolazione dei succhi nutritivi attraverso il 
corpo del vegetale. 

3.° La respirazione, ossia l’ assorbimento e ) elimi- 
nazione di alcuni principî gasosi. 

4.° La secrezione, e l’ escrezione di parecchie SO= 
stanze utili o di superflue. 

5.° L’ assimilazione delle sostanze nutritive. 

Le piante essendo prive della locomobilità, deg+ 
giono necessariamente, come s’è detto, prendere i loro 
alimenti dal suolo in cui si trovano e dell’ ambiente 
che le circonda e per le piante parassite dai corpi or- 
ganici su cui vivono. Se non che tali principî nutritivi, 
affinchè possano penetrare nell’ organismo vegetale, 
deggiono trovarsi allo stato gasoso o liquido. 

Il terreno principalmente fornisce alle piante gli 
alimenti liquidi, costituiti da sostanze inorganiche 
sciolte nell’ acqua e delle quali il terreno ha per- 
ciò continuo bisogno. Tali sostanze penetrano nel ve- 
getale attraverso le pareti delle cellule che forma- 
no l’estremità delle più sottili radichette (barde ). 


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29 

Le quali però non assorbono indistintamente, tutte 
le diverse sostanze con cui vengono a contatto, ma 
quelle soltante che specialmente occorrono ai singoli 
vegetabili. L’assorbimento dei liquidi nutritizii avviene 
per mezzo d’endosmosi (1), per la quale i liquidi me- 
no densi, che sono nel terreno, penetrano attraverso al 
pori della membrana cellulare, si mescolano coi liquidi 
più densi che sono nelle cellule o scorrono così per 
effetto della diversa intensità dall’una all’altra cellula, 
finchè penetrano nei vasi. 

Le sostanze minerali che i vegetabili assorbono 
dal terreno variano secondo le diverse specie di es- 
sì, per cui sì può dire che ciascuna specie di pian- 
te si nutre di certe sostanze ed in determinate pro- 
porzioni. Quindi alcuni vegetabili, come i legumi, 
crescono assai bene nel gesso: altri come i cereali, 
abbisognano di silicati di potassa e di altri sali alca- 
lino-terrosì; le piante marine hanno d’uopo di cloruro 
di sodio e così di seguito. I vegetabili trovano questi 
principii nutritivi nel terreno vegetale, ove abbondano 
di preferenza nel così detto ferriccio od humus, che è 
il prodotto della scomposizione dei vegetabili, e che 
serve principalmente a render fertile un terreno. Quan- 
tunque nel terreno vegetale mediante la continua de- 
composizione e combînazione degli elementi che lo 
formano, si generino sempre nuove quantità di prin- 
cipii nutritizii, pure a poco a poco i vegetabili ne spo- 
gliano il terreno stesso e lo depauperano per cui dopo 
un certo periodo di tempo esso perde assai dalla pri- 
mitiva sua feracità. 


(1) Dal gr. éndon ( entro) e osmòs (impulsione ). Corrente che si 
forma da un liquido verso un altro liquido più denso, da cui lo di- 
vide una parete a pori capillari. 


AE 
+, © 


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30 

Noi possiamo migliorare le condizioni del terreno 
vegetale in tre modi: 4) cogli ammendamenti , ossia 
aggiungendo al terreno quei materiali di cui manca na- 
turalmente; 8) coi concimi, cioè introducendo nel ter- 
reno certe sostanze che, o venendo direttamente as- 
sorbite oppure decomponendosi, servono alla nutrizione 
delle piante ; c) cogli avvicendamenti agrarit 0 rota- 
zione agraria, quando alternativamente si cambiano i 
vegetabili da coltivarsi in un terreno, di guisa che 
quelli che si coltivano in un anno piglino dal suolo 
sostanze diverse da quelle necessarie per le piante 
dell’anno antecedente; d) col soverscio, che consiste 
nel coltivare certi vegetabili, poi, raggiunto che abbiano 
un determinato sviluppo, seppellirli nel terreno stesso 
al quale restituiscono 1 principit che ne assorbirono, 
dopo averli convenientemente elaborati (1). 


SIX. Circolazione der succhi nutritivi 
attraverso < corpo del vegetale. 


Il liquido assorbito dalle radici, che tiene disciolti 


i materiali nutritivi alle piante, e che deve circolare 
per tutto l'organismo allo scopo di distribuirvi il nu- 
trimento e la vita, chiamasi linfa (2). Questo liquido 
delle piante corrisponde per il suo ufficio in esse al 
sangue degli animali. È un liquido scolorato, formato 
in gran parte di acqua e dotato di tre movimenti 
nell’ interno delle piante, cioè di un moto ascendente , 
di un moto laterale e di un moto discendente. 

La linfa ascendente dalle parti più basse monta 
alle più elevate della pianta, attraverso i vari tessuti 


(1) Regazzoni. Elem. di Se. Nat. Como 1877. 


(2) Dal lat. linfa, affine al gr. lemfos (muco umore). 


CHE 
Mal 


pt? 
na 


9 
del fusto e per i loro meati. Il pianto della Vite, che 
ha luogo in primavera, dimostra chiaramente l’ascen- 
sione della linfa, la quale è quel liquido appunto che 
scola dal tronco o dai rami di fresco potati. La linfa 
ascende a preferenza entro a quei vasi spirali che for- 
mano l’ astuecio snidollare, situato immediatamiente a 
ridosso del midollo. Questo moto ascendente della linfa 
è molto celere e per esso il liquido nutritizio sale fino 
alle parti più elevate delle piante e penetra nelle’ fo- 
glie. La linfa consta dapprima di un liquido poco denso, 
ma a misura che ascende, si condensa sempre più per 
i diversi principii organici che incontra nel vegetale , 
e che scioglie, ed anche perchè perde dell’ acqua che 
evapora. 
La %nfa discendente ha un movimento inverso 
che avviene fra la corteccia ed il corpo legnoso, ed è 
| assai più densa, giacchè per la evaporazione più attiva 
perdette una considerevole quantità di acqua. Altri 
chiamano la linfa discendente, linfa elaborata 0 cambio. 
La linfa dotata di movimento laterale è quella che 
| passa, per mezzo dei raggi midollari, dalle parti cen- 
 trali del vegetale alle periferiche, ed alcuni le attri- 
buiscono la più alta importanza nelle funzioni nutritive. 
In un gran numero di piante, per non dire in 
tutte, oltre alla linfa, si ha ancora un altro liquido che 
 chiamasi /altice dal suo colore bianchiccio, oppure sugo 
proprio, il quale circola in vasi appositi, detti rasi 
 latticiferi. Questi vasi occupano parti determinate del 
| vegetale, come ad esempio il libro della corteccia. 


x 


L'ufficio di questo liquido non è ancora ben conosciu- 
È to, e i Botanici dissentono sulla sua provenienza, sula 
«sua natura e sul suo ufficio. 

«Il lattice è quasi sempre colorato, ora in bianco , 


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I RLIISIA] 


32 
ora iu giallognolo, ed è abbondante in certe specie, le 
quali tagliate o rotte, lo lasciano scolare in certa. 
quantità. A 
La circolazione del /attice è irregolare. Certe cor- 
renti ascendono, certe discendono, e certe corrono la- 
teralmente. Il movimento per altro complessivo di 
esso è discendente. Al moto del lattice sì dà il nome 
di ciclosi (1). 


S X. Respirazione delle piante. 


Le piante respirano. Quest’ atto vitale dell’ orga- 
rismo vegetale consiste nel ricambio che esso fa col . 
l’aria atmosferica, di certi principii inutili per esso con 
altri, che sono necessarii alla sua vita. 

L'esistenza di questa funzione delle piante si di- 
mostra con esperimenti semplici. Per essa i vegetali 
assorbono dall’ aria quelle sostanze gasose di cui ab- 
bisognano per la loro nutrizione. 

La respirazione ha luogo di preferenza in tutte 
le parti verdi delle piante, ma singolarmente per c- 
pera delle foglie che sono i veri organi respiratori dei 
vegetali e che per questo ufficio vennero paragonate 
ai polmoni degli animali. 

Il passaggio delle sostanze gasose sl ritiene che 
avvenga attraverso a quegli stomi tanto abbondanti 
nell’ epidermide delle foglie. Il risultato della respira- 
zione varia secondo le diverse parti dei vegetabili, e 
secondo che la funzione sia o meno influenzata dalla 
luce. Infatti le foglie e le altre parti verdi di giorno 
assorbono acido carbonico ed emanano ossigeno; di notte. 


(1) Dal gr. Kik/òs (circolo). 


33 
invece emettono acido carbonico e prendono dall’ aria 
l'ossigeno, la qual cosa accade anche in certe parti 
non verdi dei vegetabili che pur respirano, come nelle 
radici e nei fiori. Si usa quindi di distinguere la re—- 

spirazione delle piante in diurna e notturna e sì luna 
che l’altra si giudica essenzialmente necessaria alla 
vita del vegetabile. 

Le sostanze gasose che l’aria cede al vegetabile si 
mescolano colla linfa, dalla quale pure emanano le altre 
che il vegetabile emette. Così I acido carbonico e l’os- 
sigeno assorbiti dal vegetabile vengono a contatto coi 
principii nutritivi contenuti nella linfa e concorrono ad 
accrescerne la importanza nella funzione di nutrizione. 

Nello stesso tempo dagli organi respiratori si com- 
pie l’ evaporazione d’una notevole quantità di acqua, 
di cui due terze parti circa vengono regolarmente e- 
liminate, anche per mezzo d’ una insensibile esalazione 
che sì fa da tutta la superficie della pianta. 


$S XI. Secrezioni ed escrezioni 
delle piante. 


Per Secrezione delle piante si intende il prepara- 
re che esse fanno nel loro interno coi materiali rice- 
vuti dall’ esterno, in virtù particolarmente delle forze 
Vitali, certe sostanze, delle quali le une sono necessa- 
rie alla formazione dei tessuti, ed alla composizione 
dei materiali, che essi contengono, per lo incremento 
e pel sostentamento dell’ individuo, e vengono perciò 
conservate nella pianta; le altre sono inutili all’econo- 
mia vegetale, o per loro natura, o perchè prese in 
troppa quantità, e come tali sono espulse fuori. 

3 


34 

Per la qual cosa il corpo della pianta, come quello 
degli animali, puossi paragonare al laboratorio di un 
chimico in piena e continua attività, nel quale i ma- 
teriali nutritivi arrivati dal di fuori sono elaborati 
convenientemente, assoggettati a composizioni, ed a 
scomposizioni, e sono separati in quelli utili, ed in 
quelli inutili. 

Molte sono le sostanze utili che si preparano dalle 
piante : fra queste le principali sono le seguenti: 

La cellulosa, o sostanza che forma le pareti degli 
organi elementari; la fecola od amido, che trovasi 
particolarmente nel seme di molte piante; diverse qua- 
lità di zuccheri, che si possono estrarre da varie parti 
della pianta, come dal caule, dalla radice ecc.; la ligne 
na, vale a dire la sostanza che costituisce la base del 
tessuto legnoso ; diverse gomme; varie resine; varii 
olii essenziali, volatili, 0 fissi. 

Tra le sostanze elaborate dalla pianta, che ne 
vengono espulse, occorre di fare una triplice distin- 
zione. 

Primieramente si hanno quelle sostanze, che si 
stendono alla superficie esterna di varie parti delle 
piante, come sarebbe, ad esempio, la polvere che rico- 
pre le Susine, 1’ Uva, detta volgarmente fiore, e che 
non sono inutili, hanno anzi qualche uffizio particolare, 
come sarebbe quello di proteggere dall’ umidità le parti 
che ricoprono. 

In secondo luogo si contano quei materiali che 
sono versati al di fuori, non già perchè siano inutili per 
sè stessi all’ organismo, bensì perchè trovansi in esso 
in quantità maggiore di quella che si richiede; tali 
sono le gomme, le resine ecc. 


35 
Finalmente si hanno quelle sostanze, che sono e- 
spulse dalla pianta, perchè realmente improprie per 
sè stesse alla nutrizione dell’ individuo. 
Questo riversare, che fa la pianta all’ esterno co- 
tali materiali, chiamasi propriamente escrezione. 


$ XII. Assimilazione delle sostanze 
nutritive. 


L’ Assimilazione è quell’atto vitale che trasforma 
ì materiali nutritivi nella sostanza stessa della pianta. 

Per opera di essa si formano di continuo nuove 
porzioni di materia vegetale che aumenta la già esi- 
stente, e surroga quella che mano mano sì va consu- 
mando nell’esercizio della vita. Infatti le piante cre- 
scono d’ anno in anno in due direzioni, cioè in altezza 
ed in diametro. I rami ed il tronco progressivamente 
sì allungano e il loro diametro s° aumenta per la for- 
mazione di nuovi strati che si aggiungono ai primi. 

Questi nuovi strati si formano fra il corpo legno- 
so e la corteccia per l’organizzarsi che fa il cambio 0 
linfa discendente. Le foglie, le gemme (1), i fiori, i 
frutti, i semi, son tutte parti che si formano nel ve- 


(1) In Botanica chiamansi gemme quei corpi di forma rotondata od 
ovoide che spontano da diverse parti delle piante e che durante l’in- 
verno racchiudono il germe delle nuove foglie, o del fiore o del ra- 
mo in cui si devono svolgere. Le gemme portano diversi nomi se- 
condo le loro età differenti. Quando appaiono diconsi occhi, poi boc- 
ciuoli, poi gemme propriamente dette, e, quando hanno terminato il 
periodo di riposo, diconsi germogli. Colla osservazione delle gemme 
si può sapere prima se il ramo produrrà fiori o frutti o solo foglie , 
. distinzione molto importante nella potatura degli alberì fruttiferi. Le 
gemme fruttifere sono grosse, rigonfie, ovoidi, più o meno ottuse, 
mentre le gemme foglifere sono strette ed aguzze. 


36 
getabile per l’ opera dell’ assimilazione, la quale forni- 


sce la materia onde esse sì compongono. e prepara i. 


diversi tessuti che le costituiscono. Ciascun organo 
infatti mediante l'assimilazione piglia dalla linfa ì prin 
cipii nutritivi che gli occorrono, e questi poi nell’ in- 
terno dell’ organo stesso si combinano per guisa da 
formare le varie sostanze che lo compongono. 

L’ assimilazione, il cui ultimo risultato consiste nel 
fornire alle varie parti del vegetabile tutte le sostanze 
occorrenti sia a costituirle come a compiere i diversi 
atti vitali a ciascuna affidati, si compie in tutti gli 
organi ma con attività differente e per lo più in rap- 
porto colla diversa energia vitale dei medesimi, e colle 
condizioni generali e speciali in cui il vegetabile si 
trova. Così nel giovane vegetale l'assimilazione è più 
attiva, come lo è del pari nell’ epoca della fioritura o 
quando sulla pianta si formano le nuove foglie ed i 


nuovi rami. 
$ XIII. Il fiore, 
ossia degli organi di riproduzione. 


Le delizie dell'amore non sono 
escluse dai vegetali. 


P. Lioy. 


Il fiore è quella parte dei vegetabili superiori 0 
fanerogami (1) che comprende gli organi generatori. 
Gli antichi colpiti unicamente dalla loro bellezza, 
chiamavano i fiori sorriso ed ornamento di Flora (Pli- 
nio ) (2) e scorgevano in essi soltanto un dono geniale 
(1) Dal gr. faneròs (palese) e gamòs (unione sessuale). Epiteto dato 
da Linneo alle piante fornite di organi sessuali apparenti e che si 
riproducono per via della fecondazione degli ovoli. 
(2) Plinio detto il vecchio o il naturalista, nacque a Como secondo 
alcuni, a Verona secondo altri, durante il regno di Tiberio, nell’anno 
23 dell'era volgare. Morì sotio il regno di Tito nell’anno 79. Ci lasciò 


ao 37 

mediante il quale gli Dei avevano abbellita la creazione 
terrestre. Erano ben lungi dal sospettare che dentro a 
quei mirabili e profumati invogli che formano le va- 
riopinte corolle, sì trovassero gli organi riproduttori 


del vegetale. 

L’ esistenza dei sessi nelle piante fu perciò dal- 
l’ antichità indubbiamente ignorata; e sebbene i Babi- 
lonesi, al dire di Erodoto (1), sapessero spandere il 
polline dei datteri maschi sui datteri che portano fiori 
femminei allo scopo di renderli fecondi, non si rileva 
che possedessero cognizioni intorno alla sessualità delle 


piante. , 
Il celebre Cesalpino (2), naturalista italiano del 
secolo XVI.°, fu il primo che scrisse qualche cosa di 
esatto su questo argomento nella sua opera De plantis 
stampata a Firenze nel 1589. Tuttavia non fu che nel 


una Storia Naturale in 37 libri, immensa compilazione, sunto di un 
numero stragrande di opere, la quale abbraccia l’astronomìa, la fi- 
sica, l'agricoltura, la medicina, le arti e la Storia Naturale propria- 
mente detta. Plinio morì vittima del suo amore per la scienza an- 
dando ad osservare troppo da vicino la grande eruzione del Vesuvio 
che seppelì Ercolano e Pompei. 

(1) Erodoto, celebre storico greco, nacque in Alicarnasso nell’anno 
484 av. G. C. e morì, come credesi, a Turio in Italia. Le lunghe di- 
gressioni su vari popoli da lui visitati, guidano alla cognizione di © 
fatti importantissimi nella Storia antica, ed a buona ragione gli ven- 
ne dato il nome di Padre della Storia. 

(2) Cesalpino Andrea, nato in Arezzo nel 1519, fu medico e filn- 
sofo distinto, Primo scoprì la circolazione del sangue. Egli diede 
inoltre il primo metodo di Botanica, fondato sui caratteri tratti dalla 
considerazione della forma del fiore e del frutto e del numero dei 
grani; il che gli presentò affinità ed approssimanze naturali. Morì in 
Roma nel 1604. Il suo erbario si conserva in Firenze dagli eredi del 
Senatore Pandolfini; è ricco di 768 specie di piante incollate su, 226, 
fogli di carta. 


38 

1694 e per opera di Giacomo Camerario (1), che la 
scienza cominciò ad occuparsi con proposito della ses- 
sualità delle piante. Nella stessa epoca Ray (2) com- 
parò il poZline al liquido fecondante degli animali, 
e nel 1717 Sebastiano Vaillant (8) in una lezione ri- 
marchevole mostrò le strette analogie che sussistono 
tra la fecondazione dei vegetali e quella degli anima- 
li. Considerò il calice e la corolla come semplici invi- 
luppi protettori formanti il letto nuziale. 

Queste idee penetrarono rapidamente nel campo 
della scienza, e qualche anno dopo Linneo basò la sua 
classificazione delle piante sulla disposizione dei loro 
organi sessuali. 


Ciò premesso, occupiamoci dettagliatamente del nt 
re e delle sue parti. 


(1) Camerario Giacomo distinto botanico, nato a Tubinga nel 1616, 
pubblicò una lettera De seru plantarum (1694) che fu guida al celebre 
Linneo per la sua classificazione. 

(2) Ray Giovanni, nato nella contea di Essex in Inghilterra nel 
secolo XVII, fu valente matematico e poscia distintissimo naturalista. 
Nel 1660 pubblicò un catalogo delle piante che crescono nei din- 
torni di Cambridge. Egli si era creato un metodo per conoscere quelle 
piante, ed aveva saputo evitare l’aridità di siffatta opera corredandola di 
note curiose, non solo intorno alle piante, ma anche su altre parti 
della Storia Naturale, massime quella degli insetti. Visitò l'Inghilterra, 
la Francia, la Germania e l’Italia, e scrisse molte altre opere di 
Storia Naturale che lo levarono in bella fama. Morì nel 1705. 

(3) Vaillant Sebastiano, celebre botanico, nacque presso Pontoise 
l’anno 1669 e morì a Parigi nel 1722. Fu discepolo di Tournefort 
professore al giardino delle piante e membro dell’Accademia delle scien- 
ze. Non approvando affatto il metodo di Tournefort ed avendo indo- 
vinato quello che Linneo seppe dappoi sviluppare con tanto frutto, 
diede alcuni esempi della sua nuova dottrina in un discorso pronun- 
ziato nell’ apertura del Giardino reale delle piante nel 1717 e nelle 
memorie lette in varie tornate all’ Accademia. La morte venne ad in- 
terrompergli il suo glorioso progetto. Indebolito per eccessi di lavoro, 
soccombette nel 1722, lamentando di non poter dare l’ultima mano 
ai suo Botanicon parisiense per cui lavorava da 38 anni. 


39 

Il fiore è variamente disposto sul vegetabile, dal 
che hanno origine le distinzioni di infiorescenza defi 
nita ed indefinita, ed inoltre è conformato in mille dif- 
ferentissimi modi. Quando però sia completo vi sl 
discernono due involucri, che sono il Calice e la Co- 
rolla e due organi sessuali ben distinti, Androceo (1) 
cioè e Gineceo (2). 

Gli involucri del fiore possono anche mancare ed 
esso compirà egualmente le sue funzioni, per cui questi 
ne sono parti accessorie. Nel fiore completo il Calice 
sta all’ esterno, consta di foglioline per lo più verdeg- 
gianti ed in numero diverso, dette sepali, ora saldate 
ed ora disgiunte, e variamente confoggiate; talvolta 
poi il calice è Zibero, cioè non immedesimato colle al- 
tre parti del fiore, e tal altra è aderente, ossia inti- 
mamente unito alle altre parti del fiore. La Corolla 
succede immediatamente al calice; è il secondo invo- 
lucro fiorale, e si distingue per la varietà e vivacità 
di colorito delle sue foglioline, aventi il nome di pe- 
tali. Anche le foglioline della corolla, spesso odorifere, 
sono variamente conformate e numerose, potendo es- 
sere congiunte in un corpo solo, formando la corolla 
monopetala, oppure separate l’una dall’altra, formando 
invece la corolla polipetala. 

L’ Androceo e il Gineceo sono le parti essenziali 
del fiore e non mancano mai senza che esso perda le 
proprie facoltà generatrici, e quindi devonsi conside- 
rare come parti essenziali del fiore completo. 

L’Androceo, che sta entro la corolla, ci presenta 
gli organi maschili, ciascuno de’ quali porta il nome di 

(1) Dal gr. andròs (uomo, fig. stame) e cikia (casa). Insieme degli 
stami od organi maschili. 
(2) Dal gr. gyné (donna, fig. pistillo). Insieme degli organi femminili. 


dl EN A 


40 


Stame e si compone di due parti: il lamento, specie 


di gambo alla cui estremità trovasi l’ anfera (1), bor- 
setta con una o più cavità contenenti il polline, che è 
la polvere fecondante. Il Gineceo che occupa la parte 
più centrale e più riposta del fiore, risulta degli organi 
femminili, ognuno de’ quali chiamasi Pist/lo e consta 
di tre parti, ossia: lo stima (2) che è l’estremità su- 
periore, di solito cellulare, voluminosa e viscida; lo 
stilo che è un gambo cavo che sostiene lo stimma al 
di sopra dell’ ovario, specie di sacco con una o più 
cavità in cui stanno de’ corpicciuoli tondeggianti ap- 
pellati ovuli (3). 

Tutte queste diverse parti del fiore sono disposte 
ed organizzate in modi infinitamente variabili, e ne 
derivano quindi innumerevoli varietà di fiori spesso 
descritte dai botanici come preziosi caratteri differen- 
ziali. Tra tutte queste varietà giova specialmente ri- 


(1) Vocabolo derivato dal ‘gr. anthos, fiore, essendo l’ antera una 
parte essenziale del medesimo. i; 

(2) Stimma o Stigna viene dal gr. stizo {macchio, punteggio). Lo stim- 
ma è generalmente coperto di punti 0 cicatrici destinate a ricevere i 
grani del polline. 

(3) Linneo nella sua bella dissertazione Sponsalia plantarum, scrive 
quanto segue sugli organi sessuali delle piante: — Calix ergo est tha- 
lamus vel si mavis cunnus seu labia eiusdem intra quae organa ge- 
nitalia masculina et faemina. Corolla est auleum vel potius Nim- 


phae. Filamenta sunt vasa spermatica, quibus, succus ex planta se- |. 


cretus in anthera transfertur, Atherae sunt testiculi qui lactibus pi- 
scium haud incommode assimilantur. — Pollen geniturae et vermiculis 
seminalibus respondet , sicca licet sit, ut transferatur ab aere, humo- 
rem vero ad attactum stigmatis acquirit. — Stigma est vulva. Stylus est 
vagina vel potius pars illa, quae tubaee Falloppianae respondet.—E più 
avanti nella stessa opera aggiunge: - Ea tamen ab animalium diffe— 
rentia, quod genitalia horum obscaena existimemus, quorum adspectus 
mos pudet, quare etiam eadem apud animalia sepius abdidit natura ; 
contra autem in regno vegetabili. (Linnzo Spons. plant.). 


- her 


MI 

Be: 41 
cordare che talvolta i fiori contengono simultaneamente 
gli organi sessuali maschili ed i femminili, e diconsi 
ermafroditi (1); e più di rado presentano un solo or- 
dine di organi sessuali e si chiamano wnzsessuali. 

La fecondazione si effettua nelle piante esatta- 
mente come negli animali. Nelle prime come nei se- 
condi, l'elemento del maschio e l’elemento della fem- 

‘ mina devono esser posti in contatto (2). 

Si ignorava un tempo il modo col quale i grani 
del polline (3) si mettono in contatto cogli ovoli. Gli 
uni supponevano che il polline, dopo essere caduto 
sullo stima, traversasse lo st/o e arrivasse nell’ in- 
terno dell’ ovario ove incontrava l’ovolo. Gli altri am- 
mettevano che i grani del polline scoppiassero, e che 
il loro contenuto soltanto giungesse nell’ ovario. Non 
è che una quarantina d’anni all’ incirca che si è. sco- 
perto che i grani del polline non abbandonano mai lo 
stimma. Quando trovansi a contatto con esso, un punto 
della loro superficie si sviluppa e formasi un piccolo 
filamento che si introduce nello stilo e cresce fino a 
che sia pervenuto nell’ ovario. Raggiunto l’ ovolo vi 


(4) Dal gr. Ermès (Mercurio) ed Afrodite (Venere). Dicesi di ogni 
essere, animale o vegetale, che possiede doppie parti genitali, cioè 
quelle del maschio e della femmina. 

(2) Per tutto ciò ehe riguarda la fecondazione delle piante, vanno 
consultate le due dissertazioni di Linneo intitolate: Sponsalia plantarum 
de Sexu plantarum. Veggansi inoltre Delacroix Connubia florum, Vogel 
De generatione plantarum e Vaillant Discours sur la structure des 
fleurs. Si consultino inoltre le belle opere di Ciro Pollini, di Savi, di 
Targioni-Tozzetti, di Bertoloni e di Parlatore. 

_ (3) Il polline è costituito da una serie di granellini di forme sva- 

riatissime e generalmente di colore giallo. ll polline di alcune piante 
però è di diverso colore. Così è di color violetto nel tulipano ed in 
altre piante ha nn colore rossastro. 


42 
penetra per un orifizio della membrana dello stesso ed 


1 corpuscoli che vi adduce esercitano la loro azione 


fecondante sul sacco embrionale. 


L’ovolo fecondato dà origine all’ embrione, costi- 


tuente il grano o seme che resterà qualche tempo an- 
cora nell’ ovario. Allorchè quest’ ultimo ha raggiunto 
la completa maturità, prende il nome di frutto. 

La natura impiega dei mezzi ingegnosissimi per 
recare il polline sugli organi femminei delle piante. 
Nei vegetali in cui i rispettivi sessi sono sullo stesso 
fiore, gli organi maschili sono generalmente collocati 
più in alto degli organi femminei; l’azione della gra- 
vità basta per far cadere il polline sullo stimma. Al- 
cune volte le differenti parti delle piante eseguiscono dei 
movimenti per avvicinarsi. Gli stami del Geranéo cur- 
vansi per portarsi vicino allo stimma. Gli stami della 
Ruta comune (1) che ordinariamente sono discosti dal 
pistillo e piegati verso la corolla, si raddrizzano al 
momento della fecondazione e vengono l’un dopo l’al- 
tro a deporre il polline sullo stimma; poscia ripren- 
dono la loro posizione ordinaria. In alcuni vegetali gli 
stami diventano così irritabili all’ epoca della fioritu- 
ra, che il minimo tocco provoca in essi delle energi- 
che contrazioni. 

Nei vegetali nei quali i sessi sono collocati su piedi 
differenti, il vento s’ incarica di trasportare il polline 
sugli organi femminili. Il color giallo dei corpuscoli che 
lo compongono fece credere al volgo, all’ esistenza di 
piogge di solfo. Gli insetti trasportandosi di pianta in 


pianta, recano del polline con essi e divengono per tal 


modo attivi agenti di fecondazione. 


(1) Ruta graveolens L. Vedi più avanti nella Flora la famiglia delle 
Rutacee. 


È 43 

Per mettere in contatto gli elementi fecondanti 
dei due sessi, la natura impiega qualche volta dei 
mezzi più complicati e sorprendenti. Ciò accade spe- 
cialmente in alcune piante acquatiche (1). Daremo qui 
come saggio ai nostri lettori la storia delle nozze della 
Vallisneria e dell’ Otricolaria. 

La Vallisneria spirale (2) ( Vallisneria spiralis) è 
veramente una pianta delle più considerevoli, a ca- 
gione dei fenomeni singolari che presenta la sua fe- 
condazione. Essa è completamente immersa nell’acqua 
ed è dioica (3), di maniera che i fiori maschi crescono 
sopra piedi separati da quelli che portano i fiori fem- 
minei. Questi, attaccati a lunghi peduncoli foggiati a 
spira, vengono ad aprirsi alla superficie dell’ acqua, 
di cui seguono i movimenti. 


(1) Diconsi acquatiche le piante le quali non ponno vegetare che 
nell'acqua. Tali sono la Ainfea 0 Giglio d'acqua ( Nymphea alba), il 
Tribolo acquatico (Trapa natans), il Ranuncolo acquatico ( fununculus 
aquatilis) ed altre. (Vedi più avanti nella Flora la descrizione di queste 
piante). Le piante acquatiche diconsi sommerse se crescono sotto l’a- 
cqua come la Vallisneria; sono dette demerse (plantes qui nagent entre 
deux eaux) qualora nuotino fra due acque, come il Ceratophyllum de- 
mersum; finalmente chiamansi nuotanti se nuotano nell’ acqua come 
la Trapa o Castagna d’acqua, l’Alisma ed altre. Tutte le piante fane- 
rogame sommerse all’epoca della fioritura vengono a cercar l'aria ed 
il sole alla superficie dell’acqua ove si aprono ben tosto i loro fiori. 
Avvenuta la fecondazione il frutto va a maturare nel fondo. E da no- 
tare ancora che le piante acquatiche appartengono per la massima 

rte alla sezione della monocotiledoni, ultima divisione delle vascolari, 

e le altre alla famiglia delle Alghe, ultimo anello del regno vegetale. 
. Il medesimo processo si osserva nel regno animale. I pesciî, ultimo 
gruppo dei vertebrati, ed i molluschi, i raggiati ed i zoofiti, ultimo 
anello della serie animale, abitano tuttti nelle acque. E questo un 
nuovo punto di rapporto fra i due regni organici. 

(2) Questa curiosa pianta, la quale deve it suo nome al eelebre 
naturalista Antonio Vallisnieri che ne scoprì i singolari fenomeni di 

fecondazione, manca neila nostra Provincia. 

(3) Da dis (due) ed oikia (casa, abitazione). Così chiamano i bota- 
nici quelle piante nelle quali i fiori maschi e femminei della me- 
desima specie sono portati sopra piedi od individui separati. 


Ba RARI TELA: ire, 
- a "n : 


44 Si 

Simile ad una molla la loro spira si allunga 
quando l acqua sale e si raccorcia quando scende. 
I maschi privi di questo apparato elastico, stanno. 
attaccati al fondo dell’ acqua, al piede della pianta. 
Come adunque si riuniscono gli sposi? La natura ha 
provvisto a tutto. Giunto il momento opportuno, 
il peduncolo dei fiori maschi si rompe, e. que- 
sti salgono alla superficie dell’acqua, vi si allargano 
per spandere il loro polline e formano un corteggio 
numeroso, natante intorno alle femmine. In tal guisa 
sì compiono le nozze della Va/lisneria. E questa scena, 
curiosa ha uno scopo tanto nettamente distinto, che 
appena compiuto l’atto, i fiori fecondati accorciano le. 
loro spire e scendono a maturare il frutto sott’acqua. 
I fiori maschi vanno perduti e muoiono. 

I fenomeni curiosi che presenta la fioritura di 
questa pianta, meritavano di essere adornati delle 
grazie della poesia; quindi l’ inglese Darwin (1), il 
poeta degli Amori delle piante, non omise la Vallisne- 
ria; il Castel ha egualmente consacrato alcuni versi 
a questo vegetabile, nel quale la fecondazione si com- 
pie in modo così ammirabile ; il Dee, nei suoi Tre 
Regni della Natura, ha pur cantato gli amori della. | 
Vallisneria. Finalmente anche il celebre Antonio Lo-- 
renzo De-Jussieu (2) con molta grazia e poesia. e colla. 

(1) Darwin Erasmo nacque ad Elton presso Newark in Inghilterra 
nel1731. Fu medico, fisiologo e distinto poeta. Versatissimo nelle scienze 
fisiche aveva un ‘altitudine singolare per afferrare e illustrare le ana- 
logìe naturali, e sopra tutto sentiva profondamente le importanti ve— 
rità dell’ universale semplicità e armonìa di disegno che prodouzane i: 
in tutto l’universo. 

(2) Antonio Lorenzo De-Jussieu, insigne botanico francese, nacque . 
a Lione nel 1748 è morì a Parigi nel 1836. Nel 1789 pubblicò quel- 
l’opera che lo ha fatto immortale, Genera plantarum secundum ordines. 
naturales disposita, libro ammirabile che, al dire di Cuvier, nelle scien- 


ze di osservazione fa epoca non meno notevole forse che la chimica 
di Lavoisier nelle scienze sperimentali. 


uti 45 
latinìità, descrisse i fenomeni curiosi che questa pianta 
presenta all’ epoca della fecondazione. 

L’ Otricolaria volgare (Utricularia vulgaris) (1) 
comune in molte acque stagnanti, è pure una pianta 
curiosissima tanto pel suo singolare aspetto, quanto 
pei fenomeni veramente straordinari che presenta al- 
l’epoca della fioritura. Con tutto ciò non è tanto cele- 
bre quanto la Vallisneria, perchè non fu come quella 
cantata da alcun poeta. 

Nel fondo dell’acqua l'Otricolaria rassomiglia ad 
una capigliatura arruffata. Quando si trae fuori e si 
esamina, si vede che le sue ramificazioni capillari of 
frono, di tratto in tratto, alcune fogliette vescicolari, 
che rappresentano tanti otricelli in miniatura, di cui 
l’apertura spalancata, sembra esser coperta da due fi- 
lamenti sporgenti. Finchè l’Otricolaria non si occupa 
che di viver per sè stessa, le sue vescichette si tro+ 
vano piene di un fluido vischioso di cui il peso l’ab- 
«batte, e l'erba aggravata rimane appoggiata al fondo 
della palude o dello stagno, al quale tuttavia non a- 
derisce per nulla (2). | | 

Ma in seguito, quando giunge il tempo della fio- 
ritura, le vescichette assorbono il succo che le riem- 
piva e lo sostituiscono con un fluido aeriforme. Al- 
lora la pianta, diventata ad un tratto più leggera 
dell’acqua, sale dal fondo e viene a galleggiare alla 
superficie, ove si allargano e si fecondano i suoi bei 
fiori color giallo dorato. 

Infine per un mutamento inaspettato, quando le 


(1) Vedi più avanti nella Flora la famiglia delle Lentibulariee. 
(2) F. A. Ponchet. Storia della natura, trad. da M. Lessona. Mila- 
no, Treves 1869. 


ti, CER 0 AA 
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h6? 


48 
faci dell’imeneo sono appena spente, le vescichette 
mandan fuori il gas che contenevano e sì riempiono 
di muco pesante. In questo punto supremo, l’Otricola- 
ria ricade in fondo allo stagno, ove gli sposi vanno a 
perire maturando i loro frutti. 


$S XIV. Frutto e Seme. 


15 


Il frutto non è altro che l’ovario fecondato (1) e 
giunto al suo pieno sviluppo. È pure per estensione il 
complesso degli ovari fecondati, portati e riavvicinati 
sopra uno stesso peduncolo. Da ciò la distinzione dei 
frutti semplici, che vengono da un solo ovario, come la 
ciliegia ; fruiti multipli , o formati da parecchi ovari 
che appartengono ad uno stesso fiore, come il lampone; 
frutti aggregati o composti, risultanti da parecchi 0- 
vari che appartenevano in origine a parecchi fiori, come 
la mora. Nel frutto si distinguono il pericarpio e il 
seme. Il primo determina la forma del frutto. Per la 
sua forma e la sua natura, i frutti si dividono in sec- 
chi, con pericarpio (2) sottile e fatto di una sostanza. 
generalmente poco fornita di sughi; e in carnosi, che 
hanno pericarpio spesso e suecolento , e di cui il sax- 
cocarpo (3) è sviluppatissimo. Si distinguono pure in 
fruiti deiscenti, vale a dire che s’aprono in un numero 
più o meno grande di pezzi detti valve, e fiori indei— 
scenti. Secondo il numero dei semi che contengono, i 
frutti sì dicono polispermi (4), quando contengono un | 


(1) Pericarpium (fruito) ovarium fecundatum; semen est ovum. {Lin- 
neo, Spons. Plant.) 3 

(2) Dal gr. per: (intorno) e Karpòs (frutto). E propriamente l’insie= | 
me degli ovoli o semi fecondati delle piante. I 

(3) Dal gr. sarkòs (carne) e Karpòs (frutto). Parte media, carnosa | 
del frutto. 3 

(4) Dal gr. polys (molto) e spérma (seme). 9 


Micca. See 


4T 
numero troppo grande di semi, perchè sì possano de- 
terminare; e oligospermi (1), quando non ne conten— 
gono che un piccolo numero. Si dicono pseudosper- 
mi (2) quelli di cui il pericarpio è poco spesso, e si 
salda intimamente col seme, al. punto di far credere 
che questo è nudo. — Il pericarpio di un frutto con- 
tiene in generale da 75 a 90 per 100 di acqua; la 
parte solida consta di parti solubili, quelle che fanno 
sugo coll’acqua naturale del frutto; e di parti insolu- 
bili, che costituiscono le membrane azotate e non a- 
zotate delle cellule. Maturando crescono le parti solu— 
bili e diminuiscono le insolubili; quelle che divengono 
solubili sono l’amzdo, la pectosa (3), ed un principio 
particolare detto g0mmosa, perchè in date condizioni 
sì converte in gomma. Certi frutti non maturano se 
non attaccati all’albero; altri possono maturare dopo 
che furono staccati. Un frutto già maturo non resta 
inalterato per sempre. Ad un dato punto s'îmbruna, si 
ammollisce di troppo, diventa disgustoso e si guasta 
affatto. Ciò è prodotto dall’ossigeno stesso dell’aria, il 
quale comincia a penetrare nelle cellule del pericar— 
pio, a trasformarne in fermenti alcoolici le sostanze 
azotate, ed a distruggere le cellule stesse. Incomin- 
ciata una volta la distruzione, procede poi rapidamente 


(1) Dal gr. oligos (poco) e sperma (seme). 

(2) Dal gr. pseudés (falsu) e sperma (seme). 

(3) Nei frutti carnosi acerbi, nelle radici bulbose ed in altre parti 
delle piante trovasi un corpo insolubile nell'acqua, detto pectosa, che 
non si conosce ancora allo stato libero. Coll’azione degli acidi allun— 
gati o del fermento contenuto nella pianta stessa, la pectosa si tras- 
forma in altri corpi, parte solubili nell’acqua e parte insolubili, che 
furono chiamati materie pectiniche (da pektis, sost. gelat.), perchè col- 
l’acqua formano una gelatina. La pectina si trova già formata nei 
frutti maturi, e si può ottenere dal succo delle pere. 


48 | 
e non v’ ha modo di contenerla. Certi frutti, come le 
nespole, non si mangiano se non divenuti flacidi. 

Il seme, sempre racchiuso nel frutto, presenta al- 
l'esterno una membrana involgente, detta episperma (1) 
o buccia del seme, ed entro a questa una massa per 
lo più tondeggiante od ovoidea, detta einbrione e rap- 
presentante gli Organi fondamentali. Questi constano 
di due parti distinte : i cofiledoni, cioè, che sono una, 
due o più masse di tessuto cellulare, ricche spesso di 
sostanze amidacee, zuccherine, feculente od oleose; e 
l’eibrione propriamente detto, nel quale vedonsi ab- 
bozzate in istato rudimentale le parti essenziali del 
futuro vegetabile, la radichetta, il fusticino e la piu- 
metta. Oltre ai cotiledoni ed all’embrione parecchi se- 
mi possiedono eziandio il perisperma (2), detto da Ga- 
ertner AMume, perchè rassomigliato ne’ suoi uffici al- 
l’albume dell’uovo. Questo consta di una massa di so— 
stanza cellulare, ora farinosa come nei cereali, ora 
carnosa ed oleaginosa, come nel ricino, ed ora cornea, 
come nel dattero e nel caffé. Il perisperma concorre 
coi cotiledoni al nutrimento dell’embrione. 


$ XV. Disseminazione e Germogliamento. 


Come il frutto dalla pianta, così il seme maturo 


sì stacca dal frutto per impiantare le sue radici nella 
terra ed espandere all’aria i rami e le foglie. Disse—- 
muinazione fu chiamato appunto quest’ atto per cui il. 
seme si stacca dall’organo , sul quale si è formato, per 


correre le fasi vitali cui è destinato. 
Nei frutti deiscenti è facile l’uscita dei semi: ne— 


(1) Dal gr. epì (sopra) e sperma (seme). 
(2) Dal gr. perì (intorno) e sperma (seme). 





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49 
eli indeiscenti il seme non si fa libero che dietro la 
putrefazione del pericarpio, la quale riesce favorevole 
al germogliamento di quello e per le materie nutrienti 
e pel calore che ne risultano. 

La natura ha disposto che i semi cadano, in ge- 
nerale, a distanza dalla pianta madre, onde prevenire 
forse i danni che mutuamente si arrecherebbero pa- 
recchie piante della stessa specie vegetanti in troppa 
vicinanza. 

Perciò ora ha munito i semi di ali membranose, 
di peli, pappi ecc. che danno presa ai venti; ora fece la 
loro superficie esterna rugosa, aculeata e tale da at— 
taccarsi alle vesti, ai peli degli animali, ecc.... che 
quindi li traslocano senz’addarsene. Alcuni animali han 
l'istinto di seppellirli ed accumularli nelle escavazioni 
del suolo come provvigioni di cibo per la cattiva sta- 
gione; altri cibandosi direttamente di questi, vengono 
a mettere in libertà ed a disperdere i semi che in essi 
contengonsi. Le correnti stesse dei fiumi e degli 0- 
ceani servono talvolta a tale scopo della dissemina- 
zione, per cui arrivano alla foce dei fiumi e sulle spon- 
de dei mari i frutti ed i semi di piante la cui patria 
od origine e molto lontana. Alcuni frutti (detti @npa- 
stenti) lanciano spontaneamente, od appena tocchi, i se- 
mi che maturarono (1). Mediante questi ed altri simili 

accorgimenti, la natura assicurò la disseminazione dei 
semi, quindi anche la moltiplicazione delle piante, delle 
quali fece tanto più numerosi i semi, quanto maggio- 
Ti sono i pericoli che questi possono correre. 

Caduto il seme nel terreno adatto avviene ll ger— 

mogliainento del medesimo, cioé quel complesso di cam- 


(1) Vedi nella Flora la famiglia delle Balsaminee. 


Ja 


50 

biamenti per cui il seme stesso sì svolge in una no- 
vella pianta. È 

Si è cercato in varii modi e tempi, scrive il Travel- 
la (1),esi cerca indefessamente ancora, di rendere ragione 
di un sì curioso fenomeno, ma fin qui non sì è ancora 
dato nel segno, giacchè, nell’interpretazione dei misteri 
dellavita, le difficoltà sì spostano bensi, ma non sì tolgono. 
Sappiamo che all’epoca del germogliamento, preso nel 
senso più ampio, si sviluppa nell’organo germogliante 
un reagente particolare, la diastasi (2), per cui la fe- 


cula insolubile si fa destrina, zucchero solubile e tras- 


portabile ; sappiamo che i semi germoglianti assorbo— 
no ossigeno, togliendolo forse anche dall’ acqua che 
scompongono, ed emettono acido carbonico; sappiamo 
che in essi produconsi alcuni altri acidi, come il lat- 
tico, l’acetico, od altri; sappiamo quali sieno le condi- 
zioni volute pel loro germogliamento, ed ecco tutto ; 
ma la spiegazione limpida ed esatta del fenomeno ri- 
mane, fin qui, un desiderio. 
Lasciandola quindi a parte, studiamo brevemente 
le condizioni necessarie a produrre detto fenomeno. Di 
queste alcune sono inerenti al seme, come ad es., che 
esso sia fecondo e maturo (cioè che contenga un em- 
brione ben isvolto), che sia ben conservato e non trop- 
po vecchio, giacchè col tempo perde la facoltà di ger- 
mogliare, specialmente quando contenga olii fissi, che 
irrancidiscono, ed altre simili. Un grande studio quin- 
di sì è posto sempre nella scelta e nella conservazione 
dei semi, medicandoli anche all’ uopo con opportune 
sostanze. Ed a questo accenna appunto Virgilio quan- 
do dice : 
(1) Regno Vegetale. Milano, Treves 1869. 
(2) Dal gr. diistemi (separo); per allusione agli effetti che produce. 





ol 
_ Semina vidi equidem multos medicare serentes. 


e. più sotto : 


Vidi lecta diu et multo spectata labore 
Degenerare tamen, ni vis humana quotannis 
Maxima quaeque manu legeret...... 

Georg., lib. LL 


Altre condizioni sono estrinseche ai semi, e ri 
guardano l’aria, l’acqua, il calore e gli altri agenti che 
più o meno influiscono sul germogliamento dei semi 
stessi. 

L’aria, ad es., è indispensabile per questo, quindi 
i semi, collocati a troppa profondità nel suolo, non ger- 
mogliano, appunto perchè sottratti al contatto di essa. 
Questo fatto rende ragione della pratica usata in al- 
cune regioni per conservare i semi, e consistente nel 
seppellirli in iscavazioni del suolo (dette si) chiuse 
ermeticamente (1). Esso spiega pure l apparire in al- 
cuni luoghi di specie insolite pel solo rimescolamento 
del suolo, onde ne vennero portati alla superficie e 
messì in contatto coll’aria i semi dapprima troppo ap- 
profondati. 

Una certa quantità d’acqua, ossia di umido, è pu- 
re necessaria al germogliamento dei semi, che per una 
eccessiva si putrefarebbero. Essa penetra nel seme 0 
per Endosmosi attraverso gli invogli , o per capillarità 
attraverso le aperture naturali di questi, lo fa gonfia- 


(1) Che con questo mezzo possano i semi a lungo conservarsi, lo 
mostrerebbe anche il fatto di que’ grani di frumento trovati a’ no- 
stri giorni negli ipogei dell'antica Tebe in Egitto, i quali, aflidati al 
terreno, prontamente germogliarono. 





972 
re, onde se ne rompono gli invogli stessi, e l'embrione 
viene a trovarsi liberamente in contatto col suolo. Es- 
sa discioglie inoltre la destrina e lo zucchero forma- 
tisi per la diastasi, come pure le materie nutrienti e- 
sistenti nel suolo e li trasporta nell’ Embrione che se 
ne giova e cresce, restandone però forse anche essa 
scomposta, siccome si è detto più sopra. 

Anche un determinato grado di calore è necessa- 
rio al germogliamento. Infatti alle basse temperature 
i semi non germogliano. 

La luce e l’elettricità prendono pure qualche parte 
non ancora ben determinata, ma, probabilmente, favo- 
revole al fenomeno di cui si tratta. 

Alcune sostanze sono note per essere capaci di 
accelerare il germogliamento, come ad es., i Ze/ti così 
detti caldi, usati dai giardinieri, e formati di terra d’e- 
rica, di vallonea, ecc., e si sa in che consista il noto 
giuoco di far crescere alcune piante, in pochissimo 
tempo, che si fa dai giocolieri. 

Allorquando il germogliamento è pienamente av- 
viato, si svolgonu le foglioline della piumetta per co- 
stituire le foglie primordiali, si allunga il caulicolo ed 
esce dal suolo portando sempre seco le foglioline pri- 
mordiali già dette, e i cotiledoni talvolta (essi diconsi 
allora epigei) (1), come ad es., nel fagiuolo, ecc., ove 
costituiscono le foglie così dette seminali, evidente pro- 
va della loro natura fogliacea. La radichetta si allun- 
ga essa pure e si ramifica indefinitamente nei semi 
dicotili ; si allunga per un certo tratto, poi si arresta 
nei monocotili, emettendo dal suo interno altre radi- 
chette periferiche, le quali la rimpiazzano per essere 


(1) Dal gr. epi (sopra) e géa (terra). 


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53 


i poi più tardi rimpiazzate anch’esse da altre più peri- 


feriche ancora. Indi la ragione della frequenza delle 
radici fibrose o fascicolate nelle piante monocotili , ed 
il perchè queste furono dette coleorize, cioè, a radici 
nascoste o foderate. Svolta la. pianticella a spese dei 
materiali contenuti dapprima ne’ cotiledoni e nel pe- 
risperma, essa trae poi direttamente dall’aria, dall’ a- 
cqua e dalla terra il proprio alimento e percorre così 
il cielo completo delle sue fasì (1). 


$S AVI. Colori delle piante. 


Le piante presentano in complesso quasi tutte le 
gradazioni di tinte; quelle dello spettro (2) però sono 
le più comuni, e fra di esse la verde, che è la più ge- 
nerale nelle foglie, nei giovani rami, nei sepali, nei 
giovani frutti, ecc. Egli è nei fiori che si osserva la 
maggior varietà di colori, sia che se ne considerino i 
vari organi separatamente, sia che si guardino com- 
parativamente. 

Dette tinte, oltre al variare da organo a organo, 
cambiano pure col tempo nello stesso organo; così ve- 
diamo le foglie, invecchiando, prendere ora la tinta detta 
di foglia morta, ora altre più appariscenti; i giovani 
frutti, maturando, scambiare il verde in colori più vivi; 


(1) Affinchè il lettore non creda ch'io voglia farmi bello delle 
altrui penne, dichiaro francamente che questo paragrafo XV e gli 
altri tre che seguono, furono da me tolti quasi per intero dal Re- 
gno Vegetale di S. Travella, aureo libro che dovrebbe essere, più di 
quello che non sia, raccomandato e diffuso nelle nostre scuole. E ciò 
ho fatto nell'interesse stesso del lettore, perchè credo fermamente 
che non sarebbe stata impresa facile l’esporre con maggior chiarezza, 
precisione ed eleganza gli interessanti argomenti svolti nei sopra 
citati paragrafi. 


(2) I colori dello spettro solare sono, come ognun sa, i seguenti 
rosso, aranciato, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. 


54 rta: 
qui uniformi, lo variamente chiazzati. Anche nelle 
corolle avvengono talvolta col tempo simili variazioni, 
come ce lo proverebbe lesempio della notissima pol 
monaria (1), la cui corolla, rossa dapprima, sl fa più 
tardi violetta, pol azzurra. 

La luce ha certo una grande influenza sulla co- 
lorazione in verde nei vegetali; sappiamo che le parti 
verdi di questi sottratte alla luce si fanno pallide e 
clorotiche; e la pratica dei giardinieri, consistente ora 
nel sotterrare, (come nel cardo, nei sedani, ecc.) ora nel 
legare in cesti (come nelle lattughe, ecc.) le parti che 
si vogliono imbiancare; non che il fatto, che le radici, 
sottratte per loro natura all’azione della luce, non pre- 
sentano mai il color verde, ma bensi il bianco, il giallo, 
il rosso ecc., ricevono dall’ azione or detta della luce . 
una soddisfacente spiegazione. 

È questione intorno al numero e natura delle ma- 
terie coloranti nei vegetali. È innegabile che il verde 
dipende dalla clorofilla; ma gli altri colori saranno ef- 
fetti di materie coloranti speciali, oppure delle modi- 
ficazioni varie che subisca una sola e medesima sostanza, 
la clorofilla ad esempio? Alcuni parteggiano in mas- 
sima per quest’ultima idea, quantunque poi non sieno 
perfettamente d’accordo nello svolgimento della mede- 
sima (2). E teoricamente parlando essa parrebbe molto 

(1) Pulmonaria officinalis L. Vedi la famiglia delle Borraginee. 

{2) Schiibler e Funk ad es., considerano tutti i colori vegetali co- 
me dipendenti dalla ossidazione, oppure dalla deossidazione varia della 
materia colorante verde. Appartengono, secondo essi, alla serie dei 
colori prodotti dalla ossidazione varia del verde (Serie zantica di De 
Candolle), il giallo-verde, il giallo, l’arancio- giallo, l’arancio, l’arancio— 
rosso ed il rosso; alla serie formata dalla deossidazione del verde 
(Serie cianica di D. C.} l’azzurro-verde, l’ azzurro, l’azzurro—violetto, 
il violetto, il violetto-rosso, il rosso. Il signor Marquart invece de- 


riverebbe le serie dei colori vegetali dalle diverse quantità d'acqua 
aggiunte o sottratte alla clorofilla. 










Mr 55 

| verosimile, quando si pensi alla instabilità ed alle mol- 
teplici trasformazioni di cui può essere capace una so- 
stanza organica sotto l’influsso della vita, sia per cam- 
biata composizione chimica, sia per semplice variata 
disposizione molecolare. La fisica, a questo riguardo, 
ci insegna come basti il semplice variato accozzamento 
delle molecole per cambiare le principali proprietà fi- 
siche, e quindi anche il colore dei corpi; così il minio, 
il ioduro di mercurio, il toduro d’amido, ecc., hanno 
un colore a freddo ed un altro a caldo. E chi sa che, 
come nei minerali, così pur nelle piante, non cambi 
collo stato della superficie anche il colore ? Chi sa che 
non influisca sulla colorazione loro la stessa epidermi- 
de, o direttamente per la sua sottigliezza, od indiret- 
tamente per i sottilissimi spazii liberi, pieni d’aria o 
d’altro o vuoti, che essa lasci sotto di sè, staccandosi 
leggermente dagli strati profondi, spazil ì quali, non 
meno delle sottilissime lamine, godono della proprietà 
di modificare e decomporre la luce ? 

Fuò darsi che col tempo l'applicazione ben intesa 
delle dottrine fisiche e chimiche relative giunga a sta- 
bilire, in modo preciso, la teoria della colorazione ve- 
getale; ma infino a questo momento nulla si può dire 
| ancora di positivo. 


S XVII. Temperatura. 


Le piante, anzichè godere di una temperatura 
propria ed indipendente, partecipano invece di quella 
dell'ambiente in cui stanno immerse. Cattive condut— 
trici del calorico, esse si scaldano e si raffreddano 
molto lentamente, e ricavano specialmente la loro tem- 
peratura dall’atmosfera, dal terreno, dal sole, dalla linfa 


» 


56 


che le attraversa, non che dalle combinazioni chimiche. 


le quali avvengono in esse, forse in tutta la loro com- 
page, per effetto della nutrizione e delle varie funzioni 
che a questa concorrono. Si è alla combustione. del 
carbonio, fatta a spese dell’ossigeno atmosferico, e molto 
attiva, particolarmente nelle parti che respirano come 
gli animali, che si attribuisce la temperatura, sovente 
superiore di parecchi gradi a quella dell'ambiente, 0s- 
servata, ad es., nei fiori di alcune aroidee (1). 

Più o meno in relazione con questa lenta combu- 
stione, sarebbe pure forse il fenomeno della /osfore= 
scenza, notato, forse per la prima volta, dalla figlia 
di Linneo, nel fiore della capuccina (2), ed osservabile, 
talvolta, nei fiori di color giallo o giallo-ranciato a vive 
tinte, nelle sere che fan seguito a giornate calde, sec- 
che e procellose. Oppure, questa fosforescenza, potreb- 
be forse paragonarsi a quella che presentano il dia- 
mante ed altri corpi, per lunga insolazione ; ad ogni 
modo, potrebbesi sempre applicare alla spiegazione di 
questo fenomeno la elettricità, che non manca mai di 
svolgersi nei corpi, vuoi per azioni chimiche, vuoi per 
movimenti molecolari intimi, causati o da azioni mec- 
caniche o da variazioni di temperatura, ecc. 

Forse potrà pure aggiungere a questo un qualche 
lume, la proprietà di assorbire la luce, per rimetterla 
più tardi, scoperta in alcuni corpi, come p. es., nel- 
l’azotato di uranio, proprietà che lo faceva, anni sono, 
proporre ad alcune utili applicazioni nella fotografia , 
e che corrisponderebbe a quella, che hanno il carbone 
e il platano spugnoso, di assorbire le materie aeri- 
formi. 


(1) Vedi nella Flora la famiglia delle Aroidee. 
(2) Vedi nella Flora la famiglia delle Tropeolee. 






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7 
I È ni Mz, 
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io SAVIII. Durata delle piante. 


Alcune piante nascono, fioriscono, fruttificano e 
muoiono in uno stesso anno agrario, come il frumento, 
il grano turco, i fagiuoli ecc. (piante annue), e si in- 
dicano col segno astronomico del sole ®; altre nel pri- 
mo anno emettono le foglie radicali che rappresentano 
come una rosa di foglie distesa sul terreno, e nell’an- 

‘no seguente cacciano fuori, dal centro di detta rosa o 
ciuffo, il caule che fiorisce e fruttifica per cessar di e- 
sistere subito dopo, come nel cardo, nel carciofo, ecc. 
(piante dienni), e si rappresentano col segno di Mar- 
te $, ovvero con un due in un circolo ©; altre  vi- 
vono più di due anni, cioè, impiegano più di due an- 
ni per correre tutte le loro fasi (piante perenni). Però 
in queste, ora è la parte sotterranea che sì conserva 
soltanto oltre i due anni, mentre la parte aerea muo- 
re ogni anno (piante perenni, semplicemente dette, 
rappresentate col segno astronomico di Giove 2;, 0s- 
sia con una specie di quattro), come l’asparago, l’aglio, 
l’erba medica, e sono tutte erbacee ; ora si mantiene 
anche la parte aerea e si suddividono in: a/beri (piop- 
po, olmo, noce), se intieramente legnosi e con un pe- 
dale distinto ed i rami inferiori molto distanti da ter- 
ra: arbusti 0 frutici (leandro, camellia, biancospino, ecc.), 
se intieramente legnosi, bensi, ma piccoli, senza pe- 
dale e coi rami inferiori poco distanti dal suolo: suf- 
frutici, se legnosi alla base, erbacei verso le punte dei 
rami, come la vite, il rovo, il sambuco, il lampone, l’ u- 
Va spina, il ribes, ecc. Le piante appartenenti a que- 
sta seconda sezione delle perenni si indicano col segno 
di Saturno 3° (una specie di #) e si contraddistinguono col 
numero dei tagli che porta la gamba o l’asta di quel- 





58 
lo, numero che è massimo negli alberi ©, minore negli 
arbusti #, minimo nei suffrutici %. ; 

Il clima, la fruttificazione, la coltura influiscono 
potentemente sulla durata delle piante. Le nostre pian- 
te bienni, ad es., portate in climi più felici, si fànno 
talvolta perenni, come si osserva nel radicchio (cicho- 
rium intybus), nella salvia sclarea, ecc.; il ricino, pe- 
renne altrove, è annuo da noi. Le annue, quando non 
possono o non si lascino ad arte fruttificare, vivono 
talora oltre l’anno, come la cappuccina, perchè, sic- 
come la fruttificazione esaurisce le piante, queste pos- 
sono reggere più lungo tempo, se quella venga im- 
pedita. 

La durata delle piante arboree è generalmente 
molto lunga ; sì sa, ad es., che i peri ed i meli vivono 
più di 300 anni; le quercie ed i castagni più di 600 ; 
i cedri del Libano più di 1000; il baobab (Adansoria 
digitata) più di 5000. Si citano in varii luoghi alberi 
di origine antichissima, che videro più volte rinnovarsi 
le generazioni degli uomini, e furono testimonii delle 
rivoluzioni compite nel seguito di più secoli; sventu- 
ratamente da noì il malvezzo di troncare disadattamen- 
te e frequentemente le piante arboree, praticato ora 
per malizia, ora per malintesa economia, è una delle 
cause più comuni del deperimento delle specie arbo- 
ree, e la maggior parte dei viali comunali è guasta 
da sì mal provvido governo. 


59 


ui pa XIX. Classificazione dei vegetabili. 


Linneo illustre botanico svedese (1), fa il primo 
che propose una razionale e sistematica classificazione 
de’ vegetabili e la scientifica loro denominazione. Esso 
divise tutte le piante in due grandi sezioni, le Fane- 
rogame, aventi organi riproduttivi manifesti e le Crit- 
togame (2), i cui organi riproduttivi sono invisibili, e 
le distribuì in 24 classi, distinte l’una dall’ altra per il 
differente modo d’organizzazione o di disposizione de- 
gli organi sessuali, e specialmente dei maschili, ossia. 
degli stami (3). 


(1) Linneo (Carlo) nacque a Raeshut nella Svezia l’anno 1707 e 
morì ad Upsala nel 1778. Fu uno dei più grandi naturalisti. Giova- 
nissimo ancora, dopo lette le opere di Tournefort, concepì l’ idea della 
sua classificazione dei vegetali. A 25 anni la Società Reale di Upsala 
lo mandò a descrivere le piante della Lapponia. Costretto per l’invidia 
del Prof. Rosen a lasciare la patria andò in Dalecarlia, quindi ad 
Amburgo poi a Leida dove studiò medicina. Quivi pubblicò le sue 
prime opere (1735 - 38) poi passò in Inghilterra ed a Parigi dove 
strinse amicizia con B. di Jussieu. Al suo ritorno in Svezia, ebbe 
cariche ed onori e finalmente la cattedra di Botanica ad Upsala (1741) 
da lui tenuta con fama europea per 37 anni. La Botanica  special- 
mente, e generalmente tutte le parti delle scienze naturali, deggiono 
‘a questo grand'uomo la maggior parte dei loro progressi. Un merito 
raro si è che la sua dottrina botanica si aggiusta perfettamente al 
regno animale, comecchè sia debito il dire, che non così felice egli 
riuscì negli altri due regni siccome in quello delle piante. Le sue 
«opere principali sono: Systema naturae, Fundamenta botanica, Biblio- 
‘theca botanica, Genera plantarum e Philosophia botanica. 

(2) Dal gr. kryptos (nascosto) e gàmos (nozze). Così dette perchè 
il Joro modo di fecondazione e riproduzione è ignoto 0 poeo noto. 

(3) Ecco i nomi delle 24 Classi formanti il sistema sessuale di 
Linneo: 1. Monandria (Salicornio, Ippuris). 2. Diundria (Olivo, Gel- 
somino, Salvia). 3. Triandria (Iride, Zafferano, Frumento). 4. Tetran- 
dria (Corniolo, Piantaggine, Kobbia). 5. Pentandria (Boragine, Pri- 
mavera, Olmo). 6. Esandria (Giglio, Narciso, Aglio). 7. (Ettandria 
( Castagno d'India). 8. Ottandria (Tropeolo, Erica , Poligono ecc.) 9. 
Enneandria (Lauro, Rabarbaro ecc.) 10. Decandria ( Garofano, Sapo- 
naria, Corbezzolo). 11. Dodecandria ( Reseda, Semprevivo, Euforbia). 
12. /cosandria (Rosa, Pero, Pesca). 13. Poliandria (Papavero, Ranun- 
«olo, Tiglio ecc.) 14. Didinamia (Basilico, Menta ecc.) 15. etradin a- 


mi. 
60 i Ù 
Ma tale sistema di divisione, detto sessuale 0 am-. 
tificiale, trovasi appoggiato ad un carattere unico e non 
sempre ben determinato ed in rapporto cogli altri ca- 
ratteri; per ciò presenta molti difetti, accostando o se- 
parando piante che per altri caratteri più importanti 
differenziano o rassomigliansi maggiormente. Il fran- 
cese De-Jussieu (1) quindi ideò un nuovo metodo, che 
chiamò naturale, e per esso divise i vegetabili in tre 
grandi classi: Acoziledoni, cioè, Monocotiledoni, e Di- 
cotiledoni. Le classi vennero suddivise in 15 ordini 0 
famiglie, e queste in generi ed in specie che com- 
prendono le varietà e gli individui. 
Infine De-Candolle (2) propose una nuova divisione 





mia (Cavolo, Senape, Rafano ecc.) 16. Monadelfia (Malva, Geranio , 
Altea ecc). 17. Diadelfia ( Fagiolo, Lupino, Ginestra ). 18. Poliadelfia 
(Arancio, Iperico, Cacao). 19. Singenesia (Camomilla, Cardo, Dalia) 
20. Ginandria (Orchidee, Passiflore, Aroidee). 21. Monecia (Granturco, 
Ortica, Gelso, Noce ecc.) 22. Diecia (Salice, Canapa, Luppolo ecc.). 
23. Poligamia (Parietaria, Frassino, Fico). 24. Crittogamia (Alghe, 
Fanghi, Licheni, Muschi ecc.) 

(1) Ant. Lorenzo De-Jussieu. Vedi pagina 44. 

(2) De-Candolle (Agostino, Piramn) nacque a Ginevra il 4 Febbraio 
del 1778. Una delle sue opere, che più contribuì a promuovere lo 
studio della Botanica, è la Flore Francaise. La Théorie elementaire de 
la botanique, che scrisse di poi, è uno dei suoi scritti di minor volume; 
ma di quelli che più fanno prova d’ ingegno inventivo ed ardito. 
L’Organographie végétale, Ja Phisiologie vegetale, e parecchie memorie 
e monografie intorno a varie famiglie di piante compiono la serie delle 
opere, che quantunque per lui secondarie, per altri sarebbero stati 
lavori di primo ordine. Ma avanzatosi a poco a poco ad una più va- 
sta generalità di cognizioni, concepì il gigantesco disegno di pub- 
blicare una descrizione particolareggiata di tutti i vegetali noti, di. 
esaminare partitamente tutte le specie, classandole secondo il metodo. 
naturale da lui modificato. A tale effetto eragli forza visitare le prin- 
cipali collezioni d’ Europa, a fine di determinare le specie dubbiose,, 
e di stabilirne le sinonimie. Imprese quest'opera colossale, e la con— 
dusse fin oltre il secondo volume; ma vedendo che a terminarla st 





61 


deì vegetabili, cui distinse in vascolari e cellulari, se- 


condo la struttura loro; e questi suddivise tutti in 
classi, ordini, generi, specie, ecc. 

——Ogni specie poi ebbe da Linneo due nomi presi 
nella lingua latina, la più universalmente conosciuta 
dai dotti. L'uno di questi due nomi indica il genere 
cui il vegetabile appartiene, l’altro è proprio a quella 
data specie. Così: pistacia lentiscus, pistacia atlantica, 
pistacia terebinthus, pistacia vera sono quattro specie 
di pistacchi; sicotiana tabacum, mnicotiana rustica e 
nicotiana persica sono tre distinte specie del genere 
Nicoziana (1). 


$S XX. Erbario e sua confezione. 


Al Botanico occorre un Erbario, vale a dire una 
raccolta di piante con tutti i lori organi, ben conser- 
vate, ed essiccate, che possa consultare ad ogni mo- 
mento, e che gli serva come oggetto di studio, di pa- 
ragone, e di rimembranza (2). 

La migliore descrizione, che si possa dare delle 
piante, come la migliore iconografia, che se ne possa 
avere, non equivalgono certamente all’esame della pian- 
ta stessa, abbenchè questa, essiccandosi, per quante cure 
sì possono avere, perda alcuni suoi caratteri, e parti- 
colarmente il portamento , ed i colori, che l arte non 
ha finora saputo conservare. 


richiedevano non meno di 120 anni ne ristrinse il disegno, e pose 
mano al Prodromus systematis regni vegetalis, lavoro immenso, giac- 
chè abbisognarono 16 anni d’incessante fatica a pubblicarne sette 
volumi, nei quali è descritta circa una metà dei vegetali del globo 
finora conosciuti, e che formano il più vasto manuale che oggi esista. 
Morì il 9 Settembre del 1841. 

(1) Regazzoni. Opera citata. 

(2) Herbarium praestat omni Icone, necessarium omni Botanico 
Linneo Phil. Bot. p. 7. 


62 





Per formarsi l’erbario, il Botanico deve erborizzare; — 


cioè fare lunghe e frequenti peregrinazioni nelle cam- 
pagne allo scopo di raccogliervi tutte le specie, che vi 
crescono spontanee, vale a dire senza l’aiuto della ma- 
no dell’uomo; lo studio delle piante coltivate essendo 
riserbato al Botanico agricolo, od industriale. 

Nella formazione dell’erbario bisogna conoscere : 

I. Gli utensili che occorrono ; 
II. Come si devono preparare le piante ; 
III. Come sì possono conservare. 

Diversi sono gli utensili, dei quali deve essere 
provveduto il Botanico nelle sue erborizzazioni; gli uni 
gli devono servire per procacciarsi compiute ed integre 
le piante, che vuol raccogliere, gli altri gli occorrono 
per conservare durante l’erborizzazione le piante rac- 
colte. 

I principali di questi utensili sono i seguenti : 


1. Una cazzuola a manico breve, dritto e forte, ro- 


busta nel mezzo, tagliente ai margini, ed incurvata 
leggiermente nel verso della sua lunghezza; con questo 
strumento si schiantano facilmente dal suolo le piante, 
che non hanno radici troppo voluminose, o troppo pro- 
fondamente impiantate. 

2. Una forchetta a due, o tre denti, brevi ma forti: 
questo utensile si adopera negli stessi usi del pre— 
cedente. 

5. Una piccola vanga, che si possa fissare all’estre- 
mità di una canna; essa varrà per estrarre intiere le 
piante, che sono provvedute di radici lunghe e robuste. 

4. Un coltello ordinario: col coltello si taghano 1 
rami di quelle piante, che per essere troppo volumi- 
nose, non si possono esportare e mettere nell’ erbario 
intiere, e delle quali perciò deve il Botanico procurarsi 


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Di - 
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60 


| solamente quelle parti, che presentano per la loro na+ 


tura un maggiore interesse; o le radici di troppo grosse 
e profonde. 

5. Una canna con estremità ferrea, alla quale sì 
possono fissare pezzi mobili, come la vanga già citata, 
un uncino di ferro, un falcetto : coll’uncino si attrag- 
gono alla portata della mano i rami troppo alti, o le 
piante acquatiche, cne vegetano ad una certa profon- 
dità, ovvero ad una certa distanza dalle sponde ; col 
falcetto si tagliano i rami elevati. 

6. L’occorrente per scrivere; quando il Botanico fa 
lunghe escursioni, e che nella stessa giornata visit a 
località diverse, e fa buona messe di piante, corre ris- 
chio di non ricordarsi più al suo ritorno la precisa 
località d’ogni specie; per il che deve prudentemente 
esser provveduto dell’occorrente per scrivere, allo sco- 
po di poter munire ogni pianta di un’apposita scheda 
sul luogo stesso, in cui la raccoglie , indicante la lo— 
calità ed anche quelle altre particolarità, che avrà po- 
tuto osservare, e che crederà utili per la storia della 
pianta. Su queste schede dovrà medesimamente prender 
‘nota di quei caratteri, che presentano alcune piante 
allo stato fresco, e che più non si possono osservare » 
quando la pianta è essiccata. 

7. Una scatola di latta: tutti conoscono la scatola 
del Botanico; essa è di forma cilindrica un po’ com- 
pressa; le sue dimensioni variano secondo che è de—- 
stinata a servire per brevi escursioni, od a lunghe 
erborizzazioni; si porta a tracollo mediante un cordou- 
.cino fissato alle due estremità, senza fatica, e senza 
incommodo; e si apre per una porzione mediana, mobile, 
a cerniera: quando deve servire per lunghe peregri- 
nazioni avrà nel suo interno alcuni scompartimenti 


64 


destinati a ricevere quegli oggetti, che possono oecor= 


rere al Botanico in simili viaggi, e le provviste cibarie: 
in questa scatola si collocano le piante appena raccolte, e 
liberate per quanto possibile dalla terra ,che attornia 
le loro radici, e vi si distendono in maniera che non 
si guastino fra loro, ed occupino il minore spazio po- 
sibile; qualora la pianta sia più lunga della scatola sì 
piega una o più volte secondo il bisogno, procurando 
di non toglierle il suo naturale portamento. 


Devesi mantenere nella scatola una convenient® 


umidità mediante la presenza di qualche corpo inzup+- 
pato di acqua, allo scopo di impedire, che il calore 
facendo evaporare l’umidità delle piante durante l’es- 
cursione, non le essichi prima del tempo, e ne impe- 
disca la preparazione. Si ovvia anche in parte a questo 





inconveniente facendo rivestire esternamente la scatola 


di una vernice chiara, la quale rimandi in gran parte 
i raggi caloriferi del sole, e impedisca il diretto con- 
tatto di questi colla sostanza metallica, di cui è fatta 
ja scatola. 

8. Un portafoglio di convenienti dimensioni, ripieno 
di fogli isolati e doppi di carta greggia, ossia senza 
colla: questo oggetto è destinato a ricevere sul luogo 
stesso della raccolta le piante troppo delicate per es- 
sere collocate nella scatola alla rinfusa colle altre, o 


per la natura dei loro organi facilmente alterabili , 0. 


per la caducità di alcune loro parti: le piante si col- 
locano in un foglio isolato con quella maggior cura, 
che è possibile, e presso a poco in quella positura , che 
devono conservare nell’erbario; per tal maniera si al- 


legerisce la fatica della preparazione al ritorno dal- | 


l’erborizzazione. 
9. Vasi di vetro o di altra sostanza di differenti 


| ivi 
ne 
65 
| capacità: in questi recipienti, che sì riempiono d’acqua, 
si \conservano le piante acquatiche, che si sciupereb- 
bero, ove si frammischiassero alle altre. 

L’erbario, come si è detto, deve servire al Botanico 
come oggetto di studio e di paragone, perciò le piante 
che lo costituiscono, devono presentare tutti i loro ca- 
ratteri, vale a dire devono avere tutti i loro organi : 
ond’ è che il Botanico non si può accontentare , co- 
me fanno gli amatori, di frammenti di piante, ma 
deve raccogliere le piante nella loro integrità dalle 
radici all’estremità del fusto, ponendo mente, che sia- 

_mo provvedute delle diverse qualità di foglie, dei fiori 
bene svolti, e dei frutti, ogni qualvolta le dimensioni 
e la natura della pianta glielo permettono. 

In molte piante la maturazione dei frutti succede 
tosto alla fioritura, ed ambedue queste funzioni ten— 
gono dietro allo svolgimento delle foglie, per maniera 
che non di rado si trovano presenti sullo stesso indi- 
viduo tutte le varie parti della pianta: in certe al 
contrario tutti gli organi essenziali non si possono in- 
contrare contemporaneamente nello stesso individuo, 
o perchè, ad esempio, la pianta ha un solo fiore, o 
perchè i fiori compaiono e cadono prima dello svolgi- 
mento delle foglie, o perchè i frutti non sono maturi, 
iche a tempo lontano dalla fioritura, o perchè infine 
la pianta è dioica: in tutte queste circostanze deve il 
Botanico procacciarsi molti individui della stessa spe- 
cie, per modo che abbia rappresentate tutte le fasi 
della sua esistenza, e possa così studiarne compiuta— 
mente la storia. Deve medesimamente raccogliere più 
individui della stessa specie, sia per avere le princi— 
pali sue varietà di statura e di aspetto, sia perchè 
mon raramente accade, che pel trasporto o per la pre- 


d 


66 
parazione le piante sì guastano e divengono inservi- 
bili, sia per potere rimpiazzare. quegli individui, che 
sono assaliti dagli insetti o dalla muffa nell’erbario, o 
sia finalmente per offrirli ai suoi corrispondenti in 
cambio di specie, che ancora non possiede. A tal fine 
fa d’uopo che conosca quali sono le piante le più ri- 
cercate fra quelle che vivono nel paese percorso ; e 


perciò tornano più gradite ai suoi colleghi, i quali gli 


invieranno in ricambio un maggior numero di piante 
nuove pel suo erbario. 


Quando le piante hanno dimensioni incompatibili | 
con quelle dell’ erbario o per la lunghezza del loro 


fusto, o per la grossezza del loro tronco, o pel volume 
delle radici e dei frutti, allora nel primo caso si piega 
la pianta una, due, o tre volte, procurando di conser- 
varle la fisonomia propria, o si staccano rami e por- 
zioni di radici, i quali ne presentino i caratteri pro- 
prii; nel secondo caso si tagliano a metà il tronco e le 
radici nella loro lunghezza; ovvero si conservano in 
disparte questi organi ed i frutti troppo grossi, ad 
evitare che il gran volume di queste parti rechi danno 
a quelle piante dell’ erbario, colle quali devono essere 
collocate per affinità dei loro caratteri giusta la clas- 
sificazione adottata. 

Per quante prove abbia fatte il Botanico, non riescì 
finora a conservare alle piante la loro freschezza ed i 
loro colori: le piante perdono gli umori, dai quali sono 
penetrate durante la loro vita , e, col loro essiccarsi, 
scompaiono quasi sempre i colori delle foglie e dei fiori. Se 
però il Botanico, appena raccolte le piante, le abbandona, 
e non le assoggetta ad alcune semplici operazioni, esse 
anneriscono, e si fanno inservibili affatto per lo studio. 

Le operazioni, che il Botanico fa subire alle pian- 








67 
te per conservarle, hanno per oggetto di procurarne 
la pronta essiccazione, e di disporre le loro parti in ma- 
niera, che si possano facilmente studiare. Le principali 
Sono le seguenti: 

Primieramente la pianta va collocata in un foglio 
di carta senza gomma, e le sue parti vanno disposte 
in modo che la pianta non perda la sua fisionomia, 
e che tutte le sue parti siano visibili e facilmente di- 
scernibili: si devono cioè distendere ed isolare le foglie, 
e disporre convenientemente i fiori, che spesso convie- 
ne di spaccare, perchè siano appariscenti le loro parti 
interne : ciò fatto si chiude il foglio, e si colloca fra 
due pacchi fatti da cinque o sei fogli della stessa car- 
ta, al quali si sovrappongono altri fogli con piante, ed 
altri pacchi fino a formarne una serie di una conve- 
niente altezza, la quale si assoggetterà ad una me- 
diocre pressione determinata o da pesi, o con torchio 
apposito. Nei primi giorni conviene cambiare spesso , 
ogni quindici o venti ore, la carta a ciascuna pianta; 
in seguito sì va via ripetendo questa operazione ad 
intervalli più distanti, finchè la pianta sia perfetta- 
mente essiccata, abbia cioè perduta tutta la sua umi- 
dità assorbita dalla carta; contemporaneamente la pres- 
sione sarà accresciuta : la. pressione, cui sì assoggetta- 
no le piante durante la loro disseccazione ha per 0g- 
getto di far conservare alle varie parti della pianta 
quella positura, che venne loro data, e di far si, che 
occupino il minor spazio possibile nell’erbario : la pres- 
sione deve crescere, come si è detto, gradatamente, e 
progredire coll’essiccazione, affinchè per essa non ven- 
sano sformate le piante, quando sono fresche, e perciò 
più suscettibili di rompersi e di schiacciarsi. Non oc- 
corre il dire, che la carta umida, la quale ha servito 


68 
a queste operazioni, sì fa essiccare, e nuovamente im- 
piegasi in seguito. 

Il tempo necessario, perchè la pianta essicchi bene, 
varia per la differente natura delle specie, secondechè 
il loro corpo è peneirato da pochi, o da abbondanti 
umori, e secondo la natura dell’ atmosfera, se secca e 
calda, ovvero se umida e fredda, se tranquilla od in 
moto. 

La pianta così preparata e bene essiccata si col- 
loca in foglio apposito, indipendente, affinchè sì possa 
estrarre dall’ erbario colla massima facilità ogni qual 
volta occorre di studiarla. 

Alcuni Botanici usano fissare la pianta al foglio 
di carta mediante gomma o colla; questo modo non 
devesi seguire, perchè non permette all’ occorrenza di 
prendere in mano la pianta e di esaminarla su tutte 
le sue faccie: si deve fissare o con uno spillo, o meglio 
con bende di carta attaccate al foglio o con spille 0 
con gomma, per maniera che la pianta si possa facil- 
mente ritrarre isolata. 

Ad ogni pianta va aggiunta una scheda, nella 
quale sta scritto 11 nome del genere, della specie, e 
dell’ autore, l’ epoca, in cui fu raccolta, e la località, 
nella quale venne incontrata. 

I fogli contenenti le piante si raccolgono tra. loro 
sovrapposti regolarmente, e sì uniscono per modo che 
siano ravvicinate tutte le specie dello stesso genere, 
e che i pacchi, contenenti i varli generi della stessa 
famiglia, si succedano nell’ordine naturale secondo la 
classificazione adottata. Gli uni collocano questi pac- 
chi, chiusi ordinariamente fra due assiti delle stesse 
dimensioni dei fogli di carta per proteggere le piante 
dagli urti e dalla pressione, in armadii divisi in tanti 


è nr 
» SE 








69 


convenienti scompartimenti, e li sovrappongono fra 
loro: gli altri li dispongono verticalmente in scaffali 
chiusi in cartoni consimili a quelli degli uffizii, sul dor- 
so dei quali scrivono l’indicazione delle famiglie, dei 
generi, e delle specie contenute, perchè riesca facile 
la ricerca delle piante. 

Alle raccolte del Botanico, come a quelle del Zoo 
logo, e particolarmente dell’ Entomologo fanno guerra 
il tarlo, e la muffa. 

A preservare per quanto possibile 1° erbario da 
cotali nemici, e ad arrestarne i guasti, quando per 
caso già vi sì introdussero, conviene primieramente , 
che le piante siano perfettamente secche; che l’erbario 
non sia collocato in luogo umido; e che di tanto in 
tanto nelle giornate secche siano aereati 1 pacchi: così 
non comparirà la muffa, che sì svolge solamente, quan- 
do le piante sono impregnate di umidità ; in secondo 
luogo, che le piante siano attorniate di sostanze forte- 
mente odorose, come sarebbe la canfora, od immerse , 
come praticano taluni, in soluzioni. particolari, ad e- 
sempio, quella di sublimato corrosivo nell’ alcool; per 
tal maniera si tengono lontane le larve degli insetti, 
le quali non raramente fanno negli erbarii guasti 
considerevolissimi. 

Visiti spesso il Botanico le sue piante, e se ne 
irova assalite o dalla muffa, o dal tarlo, vi provveda 
tosto; così non saranno mai di gravi conseguenze 1 
danni, che ne potranno derivare (1). 


(1) Bellardi. Elem. di Botanica applicata. Torino 1856. — Coloro poi 
che desiderassero avere più ampie notizie sul modo di confezionare 
convenientemente un Erbario, ponno ricorrere all’operetta di A. E- 
loffe che ha per titolo: L'art de préparer les Plantes terrestres, d'eau 
— douce et marines. Paris Albessard et Berard, 1862. Veggansi ancora: 
T. Carruel, Guida del Botanico principiante (Firenze, Cellini e C. 1866), 
e L. Eger, /l raccoglitore naturalista (Torino, Loescher, 1877). 


È 
de 
ta 








FLORA PIACENTINA 


——<lr_ 


PIANTE TASCOLARI 


CLASSE PRIMA. — DICOTILEDONI 
TALAMIFLORE (1) 


Caratteri delle Talam. — Calice polisepalo ; corolla polipetala , 
di petali liberi, inseriti sul ricettacolo. 


Fam. I. RANUNCULACEE (è). 


Car. gen. Piante erbacee o suffruticose contenenti generalmente un 
principio, acre talvolta perfino velenoso, che però fortunatamente 
scompare nella essiccazione o nella cottura. Hanno foglie per lo 
più alterne e radicali, di rado opposte, con picciuolo dilatato 
alla base a foggia di guaina. I fiori sono ermafroditi e variano 
assai nella loro disposizione. Il calice è composto di 3 — 5 se- 
pali e la corolla, i cui petali sono in numero uguale o multiplo 
di quello dei sepali, racchiude numerosi stami. - Le Ranuncu- 
lacee abbondano nelle regioni temperate dell’ emisfero boreale. 
Nell’Italia superiore sono largamente rappresentate, poichè com- 
prendono non meno di 60 specie. 


Gen. I. Clematis L. 


Etim. Dal greco klèma, klèmat-os , sarmento, perchè le Clematidee 
sono piante sarmentose, arrampicanti. 


1. Clematis recta L. (3) - Abit. Nei cespugli, negli 
alvei dei torrenti e sulle colline aride di tutta la 
provincia. 


(1) Etim. Vocab. ibr. formato dalla parola greca thàla-mos, talamo, 
e dalla latina flos, floris, fiore; — ep. delle piante dic. che hanno i 
petali e gli stami inseriti sul tàlamo o ricettacolo. 

(2) Etim. Dal latino Rana, perchè la maggior parte delle. piante 
che formano il genere tipo (Ranunculus) di questa famiglia abita i 
luoghi paludosi ove soggiornano le rane. 

(3) N. It. Fiammola, Vitalbino. 





72 ; 
2. Clematis Viticella L. (1) - Nelle siepi, frai cespugli, 
nel campi. | fe 
3. C. Vitalba L. (2) - Nelle siepi e nei cespugli, co- 
piosamente. 


4. C. Flammula L. - Nei luoghi arenosi della parte 
bassa della provincia. 


Gen. II. Thalictrum L. 


Etim. Dal greco thal-èo, verdeggio. Così dette dal bel verde dei 
loro germogli. 


5. Thalictrum angustifolium Jacq. (3) - Abit. Nelle sie- 
pi, nei cespugli, lungo i fossati di tutta la pro- 
vincia, comunemente. 


6. T. flavum L. (4) - Nei prati, presso i muri vecchi, 
comunemente. 

7. T. minus L. (5) - Nei cespugli e nei prati, special- 
mente in collina. 

8. T. aquilegifolium L. (6) - Nei luoghi umidi, selva- 
tici e alle sponde dei fossati. 


Gen. III. Anemone L. 


Etim. Dal greco ànemos, vento, perchè le piante di questo genere, 
essendo tutte di montagna, si sono considerate nascere nei luoghi 
molto espostiai venti; oppure, secondo Plinio, perchè i loro fiori non 
s'aprono che allo spirare di certi venti (primaverili). O meglio an- 
cora, scrive il Canini ( Diz. Etim.), perchè hanno un lungo stelo 
in cima al quale è il fiore con un involucro di tre fogliette semplici 
e una corolla di cinque o sei petali, che la brezza più leggiera a- 
gita e facilmente abbatte (. . male haerentem et nimia levitate cadu- 
cum - Excutiunt . . . venti. Ovidio), 


. It. Vitalba pavonazza, Viticella. 

- It. Viorna, Fior di Minuè, Vitalba. Piac.  Viderbola. 

. It. Erba cipressina, Ruta selvatica. 

. It. Erba pina, Pigamo, Ruta di prato, Verde marco. 
. It. Erba scopaja. 

. It. Talittro colombino. 


SEDE 
222Z242 


Nn n n 
oc) 





SRO 

9. Anemone Hepatica L. (1) - Abit. Nei prati e pa- 
scoli magri delle colline. 

10. A. coronaria L. (2) - Nei giardini, ove coltivasi 
per ornamento. 

11. A. ranuncoloides L. (3) - Nei luoghi erbosi o sel- 
vatici specialmente delle colline. 

12. A. trifolia L. (4) - Nei boschi e presso le siepi om- 
brose delle colline. 

13. A. nemorosa L. (5) - Nelle siepi e nei boschi di 
tutta la provincia, ma più specialmente sui colli. 

14. A. pulsatilla L. (6) - Nei prati e pascoli magri, e 
sui muri antichi di tutta la provincia. 


Gen. IV. Adonis L. 


Etim. Dal greco Adonis, Adone, in causa del colore de’ suoi fiori 
rossi, tinti, secondo la Mitologia, col sangue di Adone ferito. 


15. Adonis aestivalis L. (7) - Fra le biade in tutta la 
provincia, comune. 
16. A. autumnalis L. (8) - Nei campi. 


Gen. V. Ceratocephalus Moench. 


Etim. Dal greco héras corno e kefalè, testa, perchè i carpelli di que- 
ste Ranunculacee sono gonfi alla base a guisa di testa e terminano 
in un lungo stilo persistente che ha forma di corno. 

17. Ceratocephalus falcatus Pers. - Nella parte bassa 
della provincia e segnatamente intorno alle rive 


del Po. 


(1) N. It. Erba Trinita, Fegatella. 

(2) Anemone, Anemolo, Anemolo degli orti, Fagattino. Piac. anémò!. 
(3) N. It. Anemolo dei boschi. 

(4) N. It. Anemolo trifogliato. 


(8) N. It. Fior d’Adone. 


74 





Gen. VI. Ranunculus L. 


Etim. Vedi quanto è detto intorno all’ Etimologìa della parola Ra- 
nunculacee. 


13. 


19 


Ranunculus aquatilis L. (1) - Abit. Nelle acque sta- 
gnanti di tutta la provincia. 

R. divaricatus Schak. (2) - Nelle acque di lento 
COrSOo. 


. R. pantothrix DC. (3) — Nelle acque stagnanti. 
. R. Lingua L. (4) - Nelle paludi e luoghi acquosi 


della provincia. 


2. R. Ficaria L. (5) - Nei prati, lungo le siepi in 


tutta la provincia, comune. 


. R. repens L. (6) - Lungo i rivi, i canali, nei cam- 


pi umidi di tutta la provincia, in gran copia. 


. R. bulbosus L. (7) - Nei prati, pascoli e campi di 


tutta la provincia, comune. 


25. R. auricomus L. (8) - Nei prati e luoghi selvatici 


delle colline. 


. R. acris L. (9) - Nei prati e luoghi erbosi di tutta 


la provincia, abbondantemente. 


27. R. lanuginosus L. (10) - Nelle valli e luoghi ombrosi 


della parte montana della provincia. 


. R. velutinus Ten. (11) - Nei prati della parte bassa 


della provincia. 


N. It. Ranuncolo Soldinello, Ranuncolo acquatico. 
N. It. Ranuncolo a cerchiello. 

N. It. Finocchio da acqua. 

N. It. Ranuncolo delle canne. 

N. It. Favagello, Chelidonia minore, Favuccello. 

N. It. Crescione selvatico. Piac. Pì d'oca. 

N. It. Sedano selvatico. Piac. Silron. 


N. It. Piè d’oca, Piè corvino, Batrachio. Piac. Pé d'oca. 


) 
) 
) 
di N. It. Bottoncini d’oro. 
0 
1 





75 

‘29. Ranunculus nemorosus DC. (1) - Nei prati e pa- 

._ scoli selvatici della provincia. 

30. R. arvensis L. (2) - Comunissimo nei campi fra le 
biade e nei luoghi incolti della provincia. 

81. R. parviflorus L. (3) - Nei campi umidi. 

32. R. Philonotis Retz. (4) - Agli orli delle strade e 
dei fossati in tutta la provincia. 

33. R. sceleratus L. (5) - Comunissimo nei campi e 
prati umidi, presso i rivi e gli stagni in tutta la 
provincia. 

34. R. asiaticus L. (6) - Coltivato nei giardini per 
ornamento. 


Gen. VII. Caltha L. 


Etim. Dal greco calathos, paniere, per la somiglianza del fiore ad 
un cesto o paniere. 


35. Caltha palustris L. (7) - Abit. Nei fossati e nelle pa- 
ludi della provincia, comune. 


Gen. VIII. Erànthis Salisb. 


Etim. Dal greco er, grazia, ed anthos, fiore, perchè queste piante 
hanno fiori molto eleganti. 


36. Eranthis hyemalis Salisb. (8) - Abit. Nei luoghi 
umidi, selvatici specialmente delle colline. 


Gen. IX. Helleborus L. 


Etim. Dal greco eleon, togliere, uccidere, e bora, cibo; quindi signi- 
fica alimento mortale. 


(1) N. It. Ranuncolo dei boschi. 
(2) N. It. Signorine selvatiche. 


(3) N. It. Ranuncolo pargoletto. 

(4) N. It. Stroscione. 

(5) N. It. Erba sardonica, Appio riso, Ranuncolo di palude. 
(6) N. Il Ranuncolo rosso, Giganti, Piac. Roseutt d’Olan 
(7) N. It. Farferugio, Margheritine gialle, Calta palustre. 
(8) N. It. Piè di gallo. 





76 | I 
37. Helleborus viridis L. (1) - Abit. Presso le siepi e 
nei luoghi selvatici della zona collina e montana 
della provincia. 
38. H. foetidus L. (2) - Nei luoghi aridi, petrosi delle 
colline, poco comune. 


Gen. X. Nigella L. 


Etim. Dal latino niger negro; nome allusivo al colore dei semi di 
varie specie di questo genere. 

39. Nigella arvensis L. (3) Abit. Fra le biade, nei campi. 

40. N. damascena L. (4) - Coltivasi per ornamento, ma 

trovasi anche inselvatichita in parecchie località. 

41. N. sativa L. (5) Coltivasi per ornamento nei giardini. 


Gen. XI, Aquilegia L. 


Etim. Aquilegia è atterazione di Aquilina, suo nome nell’antica bo- 
tanica. Esso è derivato da aquila, e lo si applicò a questo genere, 
perchè i nettarii de’ fiori delle sue specie sono adunchi come l’'arti- 
glio di un'aquila. 

42. Aquilegia vulgaris L. (6) - Abit. Nei boschetti delle 
colline e nei giardini dove coltivasi per ornamento. 


Gen. XII. Delphinium L. 
Etim. Dal greco delfis, delfinos, delfino, per la lontana somiglianza 
che hanno i suoi fiori, prima di sbucciare, colla coda di un delfino. 
43. Delphinium Consolida L. (7) - Abit. Nei campi, fra 
le biade, nei luoghi ghiaiosi. 

44, D. Ajacîs L. (8) Nei campi e luoghi incolti in parec- 
chi punti della provincia, sfuggita probabilmente 
dai giardini, ove coltivasi per ornamento. 


(1) N. It. Gavolo di lupo femmina, Erba nocca. Parm. Erba del 
lantcheur. 


) N. It. Cominella, Erba spezie, Melanzio domestico. 

) N. It. Amor nascosto, Perfetto amore. Piac. Pérfett amòr. 
) N. It. Consolida reale, Fior cappuccio selvatico. , 

) N. It. Fior cappuccio, Sprone di cavaliere. Piac. spronella. 





Gen. XIII. Aconitum L. 


Etim. Diverse sono le opinioni sull’etimologia di questa parola. Si 
vuole derivara da Acona, città della Bitinia, nelle cui vicinanze è fa- 
ma che crescesse in abbondanza una specie di Aconito. Altri la vo— 
gliono derivare da acone roccia. Altri da acone pietra; perchè in ge- 
nerale le specie di questo genere crescono sulle alte montagne. Il 
Canini invece (Op. cit.) la fa derivare dal greco è (part. int.) e koné 
uccisione e verrebbe quindi a significare violento veleno. 

45. Aconitum Napellus L. (1) - Abit. Nei boschi umidi 
dell’alta montagna. 
46. A. Cammarum Bert. (2) - In alcuni punti dell’ A- 


pennino Piacentino. 


Gen. XIV. Paeonîa L. 


Etim. Dal greco péonios, salutifero, per le maravigliose proprietà 
medicinali che a queste piante si attribuirono anticamente 


47. Paeonia Mautar Sims. (3) - Abit. Coltivata per 
ornamento nei giardini. 

48. P. corallina Retz. (4) — Coltivata nei giardini. 

49. P. officinalis L. (5) - Nella parte montuosa della, 
provincia, rara. 


Fam. II. BERBERIDEE. 


Car. gen. Piante perenni legnose od erbacee. Foglie alterne, sempli- 
ci 0 composte, dentato-spinose. Fiori a grappolo. Frutto bacci- 
forme o capsulare. Semi con albume. Embrione minuto. — Abitano 
le regioni temperate d'Europa, Asfa ed America. Hanno in ge- 
nerale poca importanza. 


Gen. I. Berberis L. 


Etim. Da berbèrys, nome arabo del frutto di alcune specie di que- 
sto genere. | 


50. Berberis vulgaris L. (6) - Abit. Nelle siepi, nei ce- 


(1) N. It. Aconito, Malapelle, Aconito Napello. 

(2) N. It. Cammaro. 

(3) N. It. Peonia. 

(4) N. It. Peonia maschia. 

(5) N. It. Peonia femmina. 
(6) N. It. Berbero, Crespino, Spina acida. Piac. Cràspein. 


78 
spugli, negli alvei dei torrenti della provincia, ma. 
più specialmente nella zona collina. 


Fam. III. NINFEACEE. 


* 


Car. gen. Piante acquatiche perenni. Foglie lungamente picciuolate, 


cordate alla base. Fiori grandi nuotanti, portati da lunghi pe- 
dunculi ascellari. Petali e stami indefiniti i quali passano insen- 
sibilmente gli uni negli altri. - Di queste piante alcune delle 
quali erano e sono sacre a diversi popoli dell'Oriente, si man- 
giano in molti luoghi i semi ed i giovani rizomi ricchi di fecola. 


Gen. I. Nymphea Sm. 


Etim. Dal greco nymfe, ninfa, (affine al latino [ympha, linfa), perchè 


queste piante crescono nelle acque stagnanti o lentamente scorrenti. 


51. Nymphaea alba L. (1) - Abit. Nelle acque stagnanti 
o lentamente fluenti di tutta la parte bassa della 
provincia. 


Gen. II. Nuphar Sm. 


Etim. Formato dalla voce araba linoufar, che pur si scrive nilou- 


far, ninoufar, nilofar, e ninofar, e che esprime una specie di ninfea 
che cresce nell’Egitto. 


52. Nuphar luteum Sm. (2) — Abit. Nelle acque sta- 


gnanti o lentamente fluenti, spesso in compagnia 
della N. alba. 


Fam. IV. PAPAVERACEE. 


Car. gen. Piante erbacee aventi spesso un odore viroso e contenenti 
un succo lattiginoso or bianco, or giallo, or rossastro , narcotico 
od acre. Foglie alterne. Fiori ermafroditi. Corolla formata da 
quattro a dodici petali. Stami liberi, indefiniti. Frutto capsulare, 
globoso o siliquiforme con semi numerosi. 


(1) N. It. Carfano femmina, Nannunfaro, Ninfea. Erculea bianca , 
Giglio d’acqua. Piac. Tajer d'acqua, Capplàzz. Le Ninfee sono le re- 
gine degli stagni , le più belle tra le nostre piante acquatiche. Esse 
dovrebbero formare, come in Francia, Germania, Inghilterra, il più 
cospicuo e gradito ornamento delle grandi vasche e dei laghetti ar- 
tifiriali dei parchi e giardini di piacere. 

(2) N. It. Carfano maschio, Erculea gialla, Ninfea gialla. 








79 
Gen. I. Papaver L. 


Etim. Dalla parola celtica papa, pappa, nutrimento dei fanciulli. 


Mettevasi una volta del succo di papavero nella pappa dei fanciulli , 
per farli addormentare. 


53. Papaver Argemone L. (1) Abit. Fra le biade, spe- 
cialmente alla collina. 

54. P. sonniferum L. (2) Nei luoghi coltivati, lungo le 
vie, sfuggito dai giardini ove coltivasi per orna- 
mento. 

55. P. Rhoeus L. (3) - Fra le biade e nei luoghi ste- 
rili di tutta la provincia, comunissimo. 

56. P. dubium L.- Nei luoghi coltivati, fra le biade. 


Gen. II. Chelidonium L. 


Etim. Dal greco Chelidòn, rondinella. Così detta dagli antichi, per- 
chè credevano che la rondinella guarisse col succo di queste piante 
gli occhi malati de’ suoi pulcini. Ma forse è più verosimile che que- 
sto nome sia derivato dal vento Chelidonio che spira in primavera 
quando tornano le rondinelle. 


57. C. majus. L. (4) - Abit. Nei luoghi incolti, sopra i 
muri vecchi, comunemente. 


Fam. V. FUMARIACEE. 


Car. gen. Piante annue o perenni, esili, contenenti spesso un succo 
amaro. Foglie alterne ripetutamente divise. Fiori bianchi, rossi- 
gialli in grappoli terminali od opposti alle foglie. Frutto deiscer- 
te od indeiscente, con semi albuminosi, lucenti, crestati, oriz— 
zontali. Embrione piccolo. — Alcune piante di questa famiglia 
sono raccomandate come diaforetiche od aperitive. 


(1) N. It. Papavero bianco. Piac. Papav?r biàne. 

(2) N. It. Papavero domestico, Papavero doppio, Papavero d’ orto. 
Piac. Popavér da ort. 

(3) N. It. Papavero selvatico, Rosolaccio. Piac. Papavér salvadag , 
Confanòn. 

(4) N. It. Celidonia, Chelidonia maggiore, Cinerognola, Erba nocca. 





80 
Gen. I. Corydalis DC. 


Etim. Dal greco korydalos, elmo, perchè i fiori delle piante di que- 
sto genere hanno forma d’elmo. 


58. Corydalis tuberosa DC. (1) - Abit. Nei luoghi sel- 
vatici e presso le siepi nella zona collina. 


Gen. II. HF'umarta L. 


Etim. Dal latino fumus fumo. Il succo di questa pianta , scrive 
Plinio (Mist. Nat.), introdotto negliocchiproduce gli stessi effetti del 
fumo. Questa asserzione, a dir vero, manca di esattezza, poichè il 
succo di moltissimi altri vegetali messo nell’occhio vi produrrebbe 
lo stesso effetto. E quindi più naturale di ripetere il di lei nome 
dal cattivo odore di fumo, o di fuliggine che essa tramanda. 


59. Fumaria officinalis L. (2) - Abit. Nei campi, negli 
orti e nei luoghi incolti di tutta la provincia. 


Fam. VI. CRUCIFERE. 


Car. gen. Le Crucifere, così dette per l’apparenza di croce dei loro, 
fiori, sono piante erbacee aventi talvolta un sapore pungente. 
Le loro foglie sono alterne, o radicali senza stipole. I fiori 
varianti dal bianco al giallo, al rosso, formano dei racemi che 
si allungano per lo più dopo la fioritura. Il frutto è una siliqua 
od una siliquetta con semi. er pochi, or molti, sempre senza 
albume. Il maggior numero delle piante di questa ricchissima 
famiglia spettano alla zona temperata settentrionale, particolar- 
mente dell’ antico Continente. Nell’ emisfero meridionale sono 
molto più scarse, nelle regioni tropicali poi molto rare. For- 
mano una delle famiglie più naturali, e sono generalmente 
ricche di azoto e di zolfo; onde da una parte la loro facoltà 
nutriente, dall’altra l’odore fetido ed ammoniacale che svolgono 
nella putrefazione. 


Gen. I. Matthiola R. Br. 


Etim. Il nome di Matthiola fu dato da Rob. Brown a queste Crucifere 
in memoria e ad onore di Andrea Mattioli celebre medico e bota- 
nico nato a Siena nel 1500 e morto a Trento nel 1577. 


60. Matthiola incana R. Br. (3) - Abit. Sui muri anti- 


(1) N. It. Fumaria cava. 
) N. It. Erba acetina. Feccia. Fumosterna. Piè di gallina. 


(2 
(3) N. It. Mattiola. Fior bianco. Violacciocche bianche. 





81 
chi, presso le case in molti luoghi della provincia, 
sfuggita dagli orti ove coltivasi. 

61. Matthiola annua Sweet. (1) - Nei giardini. 


Gen. II. Chetranthus L. 


Etim. Dal greco chew, chir, mano, e anthos, fiore; i cui fiori arieg- 
giano ad una mano. 


62. Cheiranthus Cheiri L. (2) - Abit. Nelle fessure delle 
vecchie muraglie e delle rupi, nei luoghi aridi e 
sassosi delle colline, nonchè nei giardini ove col- 
tivasì per ornamento. 


Gen. III. Nasturtium R. Br. 


Etim. Dal latino masi torsio, torcimento del naso, e ciò a cagione 
del movimento che qualche specie di esso eccita nel naso. 


63. Nasturtium officinalis R. Br. (38) - Abit. Nei rivoli 
e nei luoghi acquosi della provincia. 

64. N. palustre DC. (4) - Nei luoghi paludosi , presso 
gli stagni e le acque di lento corso. 

65. N. sylvestre R. Br. (5) — Nei campi, lungo le vie 
e nei luoghi incolti di tutta la provincia, comune. 

66. N. amphibivm R. Br. (6) - Nei fossati, negli sta- 
gni e nei luoghi paludosi della provincia. 

67. N. austriacum Crtz. — Nei campi. 


Gen. IV. Barbarea R. Br. 


Etim. Da Barbara (Santa Barbara) a cui fu consacrata la specie 
principale, 


68. Barbarea vulgaris R. Br. (7) - Abit. Nei campi, 
presso i fossaii e le siepi. 


(1) N. It. Viola quarantana. Piac. Vieula Padévana. 

(2) N. It. Violacciocca gialla, Leucojo giallo. Piac. Vieula giada. 
(3) N. It. Crescione, Erba da scorbuto. Piac. Carsòn. 

4) N. It. Crescione di palude. 

) N. It. Crescione selvatico, Senapaccia selvatica. 

) N. It. Nasturzio acquatico, Sisembro acquatico. . 

) 


N. It. Erba S. Barbara. Piac. Erba d’ Santa Barbéra. 
6 





Gen. V. Turritis L. 
Etim. Dal latino turris, torre. La disposìzione delle foglie di que- 
ste Crucifere dà allo stelo una forma diritta, piramidale. 
69. Turritis glabra L. Abit. - Nei luoghi selvatici, sas- 
sosi dei colli e monti della provincia. 


Gen. VI. Arabis L. 


Etim. Da Arabides, venti sollevanti le sabbie, come i venti d’Ara— 
bia, per allusione alle località abitate dalle principali specie di 
questo genere. 


70. Arabis Turrita L. (1) — Abit. Sulle rupi e sui mu- 
ri antichi nella zona collina e montana. 

71. A. hirsuta Scop. (2) - Nei prati, tra i muri vecchi 
e sui colli di tutta ia provincia. 

72. A. muralis Bert. - Sulle rupi, fra le ruine nella 
zona collina. 

73. A. Halleri L. - Nei luoghi erbosi montani. 


Gen. VII. Cardamine L. 


Etim. dal greco cardi, cuore, e amynter, che aiuta; per la virtù attri- 
buita a queste piante di fortificare lo stomaco ed eccitare l'appetito 
74. Cardamine inpatiens L. (3) - Abit. Nei luoghi umidi, 
ombrosi e selvatici di tutta la provincia. 

75. C. Rhirsuta L. (4) - Nei campi, nei prati, nei luo- 
ghi incolti, abbondantemente. 

6. C. thalictroides All. — Zona montana. 

T. C. amara L. (5) - Presso le fonti, lungo ì rivoli e 
nel prati acquitrinosi. 

78. C. Matthioli Moretti. - Nei prati cdi , nelle pa- 
ludi, intorno agli stagni. 

19. C. pratensis L. (6) Nei prati umidi, acquitrinosi. 


(1) N. It. Gavolesse selvatiche. 
(2) N. It. Erba baccellina. 

(3) N. Ii. Billeri. 

(4) N. It. Billeri primaticcio. 
(3) N. It. Billeri amaro.. 

(6) Vioa da pesci. 





iii 
bo 


83 
. Gen. VIII. Dentaria L. 


Etim. Dalla forma del rizoma, che presenta alcune irregolarità a- 
caminate a foggia di denti. 


80. Dentaria bulbiferaL. (1) - Abit. Nei luoghi selvatici, 


umidi delle colline. 
81. D. enneaphyUos L. (2) - Nei luoghi selvatici, om- 
brosi delle colline. 


Gen. IX. Hesperis L. 


Etim. Dal greco espéra, sera. Piante i cui fiori olezzano più verso 
sera, e la notte che di giorno. 
82. Hesperis matronalis L. (3) -— Abit. Presso 1 fossati 
e le siepi spontanea, o coltivata nei giardini. 


Gen. X. Malcolmia R. Br. 


Etim. Genere dedicato da Rob. Brown alla memoria di Giov. 
Malcolm, generale e scrittore inglese, nato a Burnfoot presso Lan- 
gham nel 1769 e morto nel 1833. 

83. Malcolmia maritima R. Br. - Abit. Coltivata nei 
giardini per ornamento. 


Gen. XI. Sisymbrium L. 


Etim. Dal greco sion, sio (affine al turco, su, acqua) e ombros, piog- 
gia, umore, perchè alcuni Sisymbrium prosperano nei luoghi umidi 
e in tempi piovosi. 

84. Sisymbrium polyceratium L. + Abit. Sulle colline. 

85. S. Sophia L. - Nei campi e luoghi incolti delle 
colline, parcamente. 

86. S. officinale Scop. (4) - Nei luoghi incolti, presso 

i muri, tra 1 calcinacci, in tutta la provincia. 

(1) N. It. Dentaria baccifera. 

) N. It. Dentaria seconda. 


) N. It. Esperide. 
) N. It. Erba cornacchia, Erba crociona. 


si 





84 
87. Sisymbrium Irio L. - AI margine dei campi e nei 
luoghi incolti. 
88. S. Alliara Scop. (1) — Nei luoghi incolti e selvatici 
di tutta la provincia, comune. 
89. S. Thalianum Gaud. - Nei campi, negli orti e nei 
luoghi incolti di tutta la provincia. 


Gen. XII. Erysimum L. 


Etim. Dal greco eryo, sano, salvo. Così dette per i pretesi salutari 
effetti in medicina di alcune specie di questo genere. 


90. Erysimum orientale R. Br. (2) - Abit. Ne’ campi. 

91. E. cheiranthoides L. (3) - Nel campi arenosi, tra 
le rupi, nella zona collina e montana. 

92. E. lanceolatum R. Br. (4) — Sulle colline. 


Gen. XIII. Brassica L. 


Etim. Da Bresic, nome celtico del Cavolo. 


a 


93. Brassica oleracea L. (5) - Abit. Coltivasi copiosa- 
mente in tutta la provincia colle sue varietà. 

94. B. nigra Koch (6) - Coltivasi negli orti e nei 
campi, e nasce talora spontanea tra le biade. 

95. B. Rapa L. (7) - Coltivasi e cresce qua e là spon- 
tanea. 


(1) N. It. Ruchetta salvatica. Erba alliara. 
(2) N. It. Erisimo orientale. 
(3) N. It. Violaciocche selvatiche. 

(4) N. It. Crespinaccio giallo. 

(5) N. It. Cavolo. Piac. verza. — Questa specie comprende parec- 
chie varietà; le principali sono 6: Var. 1. Br. Oler. fruticosa. Var. 
2. Br. Oler. acephala: n. it. cavolo cavaliere, gran cavolo verde, ca- 
volo capra ecc. Var. 3. Br. Oler. bullata: n. it. Verza, Piac. verza. 
Var. 4 Br. Oler. capitata: n. it. Cappuccio. Piac. gabus. Var. 5. Br. 
Oler. caulo-rapa. n. it. cavolo rapa. Var. 6. Br. Oler. botrytis. n. it. 
cavolo fiore. Piac. cavòl-fiòr. 

(6) N. It. Senape. Piac. snavra. 

(7) N. It. Rapa. Piac. Rava. — Questa specie ha due varietà ; 
Var. 1. Rapa oleifera (Ravetta, o rapa selvatica): Var. 2. Rapa escu- 
lenta (Rapa domestica). 


85 


96. Brassica Napus L. (1) - Nei campi, lungo le vie 
montuose, spontanea ed estesamente coltivata. 
97. B. campestris L. (2) - Nei campi, lungo le vie ed 
i fossati, spontanea e coltivata estesamente. 





Gen. XIV. Stinapis L. 


Etim. Dal greco sino, io offendo, e ops, occhio, perchè i semi di 
questa pianta col loro principio irritante offendono gli occhi. 


98. Sinapis arvensis L. (3) - Abit. Nei campi, nei prati, 
in molte località della provincia. 

99, S. alba L. (4) - Fra le macerìe nei luoghi incolti, 
probabilmente sfuggita dagli orti dove coltivasi. 


Gen. XV. Diplotaxis D C. 
Etim. Dal greco diploos, doppio, e tazis, ordine, (doppio ordine) forse 
pei semi disposti nella siliqua in due ordini. 
100. Diplotaxis tenvifolia DC. - Abit. Nelle vie ghiaiose, 
presso i muri e negli alvei dei torrenti di tutta la 


provincia. 
101. D. muralis DC. - Nei luoghi coltivati, pingui, nel 


vigneti specialmente alla collina. 


Gen. XVI. Erucastrum Schimp. 


Etim. Da Eruca, poichè questa pianta in molte cose rassomiglia 
all’ Eruca che forma il genere che segue. 


102. Erucastrum obtusangulum Rchb. - Abit. Presso i 
muri e lungo le vie. 


(1) N. It. Navone selvatico, Rapaccione, Ravizzone. Piac. avùs, 
Ravizzon. Ha due varietà: B. MNapus esculenta ( Navone domestico ) 
e B. Napus oleifera (Navone selvaggio). 

(2) N. It. Rapa selvatica, Rapaccini, Colza o colsat. 

(3) N. It. Erba falcona, Senape, Senapini. 

(4) N. It. Ruchettone, Senape bianca. 


86 





Gen. XVII. Eruca DG. 


Etim. Dal latino erodere, perchè questa pianta contiene un succo | 
acre e pungente. Del resto il nome d'Eruca è antichissimo e trovasi 
in Plinio. : 
103. Eruca sativa Lam. (1) - Abit. Si coltiva negli 

orti e nei campi, ma incontrasi qualche volta in- 


selvatichita sul margine delle vie e dei campi. 


Gen. XVIII. Raphanus L. 


Etim. Secondo il Meninski dal persiano rafe che indica se non il 
nostro rafano almeno una pianta ad esso assomigliante. Altri lo 
trae dal greco rha per apocope invece di rhadios, facilmente, e da 
pheno, io apparisco. Alcuni altri pensano derivi dell’ ebraico rafa, 
medicare, guarire, per le molte proprietà terapeutiche attribuite al 
rafano. 

104. Raphanus sativus L. (2) - Abit. Coltivasi comune- 
mente negli orti pegli usi domestici. 

105. R. Raphanistrum L. (3) - Nei campi, fra le bia- 
de in molti luoghi della provincia. 

106. -R. Landra Moretti (4) - Nelle alluvioni recenti e 
nelle vicinanze del Po. 


Gen. XIX. Alyssum L. 


Etim. Dal greco à (part. priv.) e lyssa, rabbia, perchè gli anl'chi 
attribuivano a queste Crucifere Ja proprietà di guarire la rabbia. 
107. Alyssum calycinum L. - Abit. Nei campi, sui 
muri antichi e tra le macerie, specialmente in 
collina. 

108. A. montanum L. - Nella zona montana, sugli strati 
calcarei. 

109. A. campestre L. - Nei luoghi ghiaiosi, al mar- 
gine del campi. 

(1) N. It. Rucchetta domestica. 

(2) N. It. Ravanelli, Ramolacci. Piac. Ravanell. Romlazz, Romla- 
zein. Ha due varietà cioe: R. sativus oleiferus, e R. satvus esculentus. 


(3) Ramolaccio selvatico, Radichetta selvatica. 
(4) N. It. Landra. 





87 
Gen. XX. Lunaria L. 


Etim, Dal latino Luna, Luna. Ebbero queste Crucifere un tal nome per 
la forma orbicelare delle loro siligue, di colore argentino, giusta- 
mente paragonabili al disco della Luna. 

110. Lunaria biennis Moen ch (1) - Abit. Nei giardini, 
ove coltivasi per ornamento. 


Gen. XXI. Clypèola L. 


Etim. Dal latino elypeus, scudo. La siliqua di questa Crucifera, or- 
bicolare e stiacciata, rassomiglia molto bene ad un piccolo scudo. 


111. Clypèola Jonthlaspi L.- Abit. Nei luoghi arenosi, 
nelle vicinanze del Po. 


Gen. XXII. Draba L. 


Etim. Dal greco dràbe, erba ? 


112. Draba verna L. (2) — Abit. Nei muri vecchi, nei 
campi, nelle ghiaie. 

113. D. muralis L. - Fra le macerie, tra i muri vec- 
chi, nelle ghiaie, sui monti e colli della provincia. 


Gen. XXILI. Cochlearia L. 


Etim. Dal latino cochlear, cucchiaio; nome allusivo alla forma delle 
foglie di qualche specie di questo genere. 


114. Cochlearia officinalis L. (3) - Abit. Nei luoghi u- 
midi, fuggiasca probabilmente dagli orti ove sì 
coltiva. 

115. C. Armoracia L. (4) - Coltivasi negli orti e tro- 
vasi talvolta selvatica lungo i fossati e luoghi umidi. 


(1) N. It. Erba argentina, Erba Luna. 

(2) N. It. Pelosella. 

(3) N. It. Coclearia. 

(4) N. It. Armoracia, Barba forte, Cren, Crenno, Erba forte, Piz- 
zicalingua. Piac. Crein. 





88 
Gen. XXIV. Cametlina Crtz. 


Etim. Dal greco chamé, basso, e linon, lino, cioè piccolo lino, perchè 
il fusto di questa Crucifera si macera e si fila insieme al lino. 
116. Camelina sativa Criz. (1) - Abit. Nei campi fra le 

biade e negli orti ove coltivasi. 


Gen. XXV. Thlaspi L. 


Etim. dal greco thlao, io pesto, in causa dei frutti schiacciati e 

simili alle lenti, per cui sembrano pestati. 

117. Thlaspi montanum L. - Abit. Sui colli e monti 
della provincia. 

118. 7. alpestre L. - Nei luoghi aridi e petrosi delle 
montagne. 

119. 7. alliaceum L. (2) - Nei campi. 

120. 7. perfoliatum L. (3) — Nei campi, fra le biade. 

121. 7. arvense L. (4) - Nei luoghi coltivati ed incolti 
di tutta la provincia. 


Gen. XXVI. Iberis L. 


Etim. Da Iberia, antico nome della Spagna, ove come negli altri 
paesi caldi, cresce la maggior parte delle specie di questo genere. 


122. Iberis umbellata L. (5) — Abit. Coltivata e natu- 
ralizzata negli orti. | 
123. I. semperflorens L. (6) - Negli orti, ove coltivasi. 

124. I sempervirens L. (7) — Negli orti. 


N. It. Camelina, Miagro falso. Piac. Gialdeina. 
N. It. Agliata o Aglina. 
. It. Erba montanella. 
N. It, Erba storna. 

N. It. Tlaspi a mazzetti. 

N. It. Tlaspi, Traspi, Porcellana maggiore. 

) N. It. Porcellana minore. 





“% 


89 
Gen. XXVII. Biscutella L. 

Etim. Dal latino biscutum per la silicula divisa in due loggie or- 
bicolate che si staccano a maturità, offrendo l’aspetto di un doppio 
scudo. 

125. Biscutella levigata L. - Abit. Nei pascoli e prati 
della zona montana. 


Gen. XXVIII. Lepidium L. 


Etim. Dal greco lepis, lepidos, scorza, perchè gli antichi usavano in 
medicina ia scorza della radice di qualcuna delle specie di questo 
genere. 

126. Lepidium campestre R. Br. (1) - Abit. Nei luoghi 
coltivati, nei campi argillosi, comune. 

127. L. Draba L. (2) — Lungo le vie e presso i muri 
in molte località della provincia. 

128. L. graminifolium L. (3) - Presso i muri vecchi, 
lungo le vie, nei campi ghiaiosi, comune. 

129. L. sativum L. (4) — Negli orti, ove coltivasi. 

130. L. ruderale L. (5) - Lungo le vie, presso i muri, 
nei luoghi incolti di tutta la provincia. 


Gen. XXIX. Capsella DC. 


Etim. Diminutivo del nome latino Capsa, cassa o cesta, per la 
forma del frutto. 


131. Capsella bursa pastoris Moench. (6) - Abit. Nei 
luoghi incolti, sterili, negli orti, nei campi, ovunque. 


(1) N. It. Erba storna. 

(2) N. It. Erba selvatica S. Maria. 

(3) N. It. Erba da sciatica. 

(4) N. It. Crescione ortense. 

(5) N. It. Erba da cimici. Dicesi che l’ odore sparso da questa 
specie abbia la proprietà di scacciare le cimici dagli appartamenti. 

(6) N. It. Borsa di pastore, Sacco montagnolo. (Raccomandata nel- 
l'ematuria 0 pisciasangne dei bovini). 


90 
Gen. XXX. Senebiera Pers. 


Etim. Genere dedicato da De Candolle al celebre Giovanni De Se- 
nebier ginevrino, del quale abbiamo una Fisiologìa vegetale, stam- 
pata nel 1791. 





132. Senebiera Coronopus. - Abit. Nei luoghi incolti e 
pingui, negli orti, parcamente. 


Gen: NXXI: Isatist 


Etim. Dalla parola greca /satis, che signifia erba tintoria. 


133. Isatis tintoria L.(1) - Abit. Nei colli aprici ed in 
alcuni luoghi coltivata pegli usi tintoril. 


Gen. XXXII. Myagrum L. 


Etim. Dal greco myia, mosca, e agra, presa. Così denominate dal 
loro glutine, cui restano attaccate le mosche. 


134. Myagrum perfoliatum L. (2) - Abit. Fra le biade. 
Gen. XXXIII. Neslia Desv. 


Etim. Genere d’etimologia dubbia, formato da Desvauz e corrispon— 
dente al Myagrum paniculatum di Linneo ed al genere Vogelia del 
Medicus, più anticamente stabilito. 

135. Neslia paniculata Desv. - Abit. Fra le biade, nei 
campi e lungo le vie. 


Gen. XXXIV. Calepina Desv. 


Etim. Secondo alcuni è nome fabbricato a caso dall’ Adanson e 
secondo altri intitolato al nome di Ambrogio Calepino compilatore del 
famoso Lessico poliglotto. 


156. Calepina Corvini Desv. (3) - Abit. Nei luoghi er- 
bosi, incolti. 


(1) N. It. Erba guado, Glasto, Pastello. Pianta tintoria che forni— 
sce il pastello col quale si coloriscono in bleu le lane e le tele. 

(2) N. It. Miagro. 

(3) N. It. Miagro rostellato. 





9] 
Gen. XXXV. Bunias L. 


Etim. Dal greco bunos, colle, perchè alcune piante di questo ge- 
nere incontransi nei colli. 


137. Bunias Erucago L. (1) - Abit. Nei luoghi sassosi, 
incolti, non comune. 


Gen. XXXVI. Rapistrum DC. 


Etim. Da rapa per la somiglianza delle sue foglie con quelle della 
rapa. I 


138. Rapistrum rugosum All. (2) -— Abit. Nei luoghi 
incolti, ghialosi, comune. 


Fam. VII. CAPPARIDEE. 


Car. gen. Piante erbacee, o legnose, a foglie alterne, semplici o 
digitate, munite, piuttosto che di vere stipule, di aculei stipu- 
lari. Calice e corolla di quattro pezzi. Stami quando sei, quan- 
do in numero considerevole. Frutto, or secco, siliquiforme, bi 
valve; or polposo, bacciforme, per lo più monospermo. La 
maggior parte di queste piante , particolarmente quelle a 
frutto secco, sono ristrette alle regioni più calde del globo. 


Gen. I. Capparis L. 


Etim. Dal greco kapros, cinghiale (armato di zanne, irsuto); 0 
— secondo altri dall'arabo kabar o kafara, esser villoso (idea comune : 
cosa lunga, sporgente) , perchè le piante di questo genere hanno i 
filamenti staminali di una lunghezza straordinaria e la specie tipo 
è irta di spine. 


139. Capparis spinosa L. (3) - Abit. Nelle fessure delle 
rupi, e delle vecchie muraglie in collina. 


(1) Questa specie presenta una varietà che è la B. ZErucago a- 
spersa Retz. 

(2) Trovansi da noi colla specie anche le sue varietà hispidum e 
indivisum. 

(3) N. It. Capparo, Cappero. Piac. Cappar. Trovasi da noi anche 
la sua varietà C. @nermis. 





Fam. VIII. CISTINEE. 


Car. gen. Erbe lignescenti talvolta alla base, o suffrutici; foglie semplici, 
fiori a racemi. Frutto capsulare, polivalvo con semi e logge in 
numero vario. Embrione or spirale, or curvo, avvolto da albume 
farinoso o corneo.-Abitano particolarmente il bacino del M editerra- 
neo. Si coltivano parecchie specie siccome piante d’ornamento. 


Gen. I. Cistus L. 


Etim. Dal greco kistos, capsula. Le specie di questo genere hanno 
i semi rinchiusi in piccole capsule. 


140. Cistus salvifolius L. (1) - Abit. In tutta la zona 
collina. 


Gen. II. Heliànthemum Tournef. 


Etim. Dal gr. elios, Sole, e ànthos, fiore. Così denominate perchè pro- 
duconu gran copia di fiori gialli. 


141. Heliànthemum Fumana Mill. (2) - Abit. Nei luo- 
ghi petrosi e ghiaiosi della regione piana, collina 
e montana della provincia, e coltivata per orna- 
mento nei giardini. 

142. H. polifolium Hooh. - Sulle colline apriche , cal- 


.caree. 
143. H. vulgare Pers. (3) - Nei campi e luoghi aprici. 


(1) N. It. Cistio, Cisto, Cisto femmina. 
(2) N. It. Eliantemo. 
(3) N. It. Eliantemo, Panace chironio. 





93 
Fam. IX. VIOLARIEE. 


Car. gen. Erbe o frutici a foglie semplici, stipulate, per lo più al- 
terne , talvolta opposte. Fiori ermafroditi, rare volte regolari , 
solitari od in variate infiorescenze. Calice a 3 sepali. Petali 5, 
uguali od ineguali, uno dei quali d’ ordinario speronato. Frutto 
capsulare. Semi generalmente numerosi, rotondi ed alati. — E 
noto come queste piante sono gradite e coltivate perla bellezza 
e per l’olezzo dei loro fiori. Molte sono anche di uso medici- 
nale. La tintura di viole costituisce pel chimico un criterio onde 
distinguere gli acidi (che la arrossano) dalle basi (che la inver- 


discono). 
Gen. I. Viola L. 


Etim. Il nome greco della viola è Jon, ed è venuto dalla ninfa Jo. 
I poeti hanno cantato che dopo la di lei metamorfosi in giovenca , 
sia comparsa la viola per servirle di pascolo. 


144. Viola odorata L. (1) - Abit. Nei luoghi ombrosi, 
lungo le siepi, nei prati di tutta la provincia. 
145. V. hirta L. (2) - Nei pascoli delle pianure e dei 


monti. 
146. V. tricolor L. (3) - Nei campi e prati della re- 


gione montana. 
147. V. mirabilis L. - Nei boschi montani e nelle col- 


line della provincia. 
148. V. canina L. (4) - Presso le siepi, nei cespugli in 


tutta la provincia. 
149. V. montana L. (5) - Nei boschi montani e nelle 


colline. 


_(1) N. It. Viola mammola, Mammoletta, Viola maura, Violetta , 
Viola. Piac. Vieula. Trovasi frequente colla specie anche la gra- 
ziosa varietà V. odorata alba Rchb. 

(2) Anche l’ hirta, presenta una varietà di colore bianco. 

(3) N. It. Erba della Trinità, Socera, Scricchi, Viola di tre colori. 
Presenta due varietà, coltivate nei giardini, cioè l’ arvensis e la 
grandiflora. 

(4) Anche questa specie offre una varieta che è la V. Ruppii. AI 

(5) N. It. Viola dei monti, Montanina, 


94 
Fam. X. RESEDACEE. 


Car. gen. Erbe, rare volte arbustiformi. Foglie disperse, con stipule 
piccole in forma di ghiandole. Fiori per lo più ermafroditi, 
irregolari in spiche od in racemi. Per frutto una cassulatuni- 
loculare, polisperma, deiscente per l'apice aperto ; oppure carpelli 
distinti, monospermi verticillati, deiscenti dal lato interno. Em- 
brione curvo. — Le piante che formano questa picciola famiglia 
crescono quasi tutte intorno alle coste del Mediterraneo. Alcune 
specie sono diffusamenie coltivale pel grato odore dei loro fiori. 


Gen. I. Reseda L. 


Etim Dal latino resedo, calmo. Gli antichi servivansi d’una specie 


di questo genere per calmare : dolori prodotti da infiammazioni. 


150. Reseda luteola L. (1) — Abit. Nei muri antichi, 
lungo le vie, forse sfuggita dai luoghi ove colti» 
vasi. 

151. R. phyteuma L. Nei campi, nei vigneti, negli orti. 

152. R. odorata L. (2) - Nei giardini ove coltivasi pel 
grato odore dei suoi fiori. 

153. R. lutea L. (38) — Nei campi, nei luoghi incolti 
ghialosi della provincia, comunemente. 


Fam. XI. POLIGALEE. 


Car. gen. Piante erbacee o suffraticose, contenenti talvolta un succo 
amaro. Foglie alierne, di raro opposte. Fiori ermafroditi, irrego- 
lari a bocciamento imbricato e disposti a racemo. Frutto per lo 
più valvato e deiscente, sia coriaceo, sia polposo. Semi ‘nudi 
oppure circondati di peli, albuminati. — Questa famiglia è 
rappresentata in pressochè tutte le parti del globo. 


n) N. It. Bietolina, Erba gialla, Erba guada, Gualdella, Pancella. — 


2) N. It. Amorino, Amorino d'Egitto. Piac. Lasadà. 
(3) N. It. Guadona, Luteola spontanea. 












95 
Gen. I. Polygala. L. 


Etim. Dal greco polys, molto, e gala, latte, essendo le piante di 
questo genere riputate buone a produrre la secrezione di molto latte. 


154. Polygala vulgaris L. (1) — Abit. Nei prati e pa- 
scoli di tutta la provincia. 

155. P. amara L: (2) Nei prati umidi e nelle sabbie 
ed alluvioni dei torrenti. 


Fam. XII. CARIOFILLEE. 


Cur. gen. Erbe o suffrutici, rarissime volte arbusti bassi, con foglie 
per lo più opposte. Fiori per lo più ermafroditi, di rado unis- 
sessuali (per aborto o trasformazione) regolari in cima. Per frutto 
un otricello @monospermo , oppure una casella deiscente per 
mezzo di valve o di denti. — Le Carsofillee si trovano 
diffuse su tutta la terra in un grande numero di generi e di 
specie, ma tra il 30.° ed il 60.° di latitudine boreale esse si 
presentano nel massimo numero, e per lo contrario assai rare 
s' incontrano fra i tropici. 


Gen. I. Gypsophila L. 


Etim. Dal greco gypsos, gesso, e filéo, amo; piante che amano i 
terreni gessosi. 


156. Gypsophila muralis L. (3) — Abit. Nei luoghi er- 
bosi, umidicci ed anche sui muri antichi. 


Gen. II. Tunica Scop. 


Etim. Questo nome antico (poichè trovasi in Cesalpino), è d’ 0- 
rigine oscura ed incerta. 


157. Tunica saxifraga Scop. L. (4) - Abit. Sui muri an- 
tichi, sulle rupi, nei luoghi incolti, aridi della pro- 
vincia. 


(1) N. It. Erba da latte, Vecciolina. 

(2) Qua e là colla specie trovasi la varietà. P. uliginosa Rehb. 
(3) N. It. Radicetta, Struzio. 

(4) N. It. Viola garofanata. 


96 





Gen. III. Dianthus L. 


Etim. Dal greco Dios, di Giove, e anthos, fiore, fiore di Giove, 
nome che gli fu dato a motivo della bellezza di parecchie specie, 
singolarmente del garofano da giardino. 


158. Dianthus prolifer L. (1) - Abit. Nei campi argillosi, 
nei luoghi ghiaiosi di tutta la provincia. 

159. D. armeria L. (2) - Nei pascoli e prati magri, nei 
luoghi erbosi selvatici, in collina specialmente. 
160. D. barbatus L. (3) — Nei boschi e luoghi selvatici 

montani e coltivata per ornamento nei giardini. 

161. D. deltoides L. - Nei prati e pascoli aridi e secchi. 

162. D. Seguieri Vill. - Nei colli e monti erbosi. 

163. D. Carthusianorum L. (4) - Nei prati magri, e 
luoghi erbosi sterili delle colline. 

164. D. atrorubens All. (5) - Nei pascoli collini e mon- 
tani. 

165. D. chinensis L. (6) - Coltivata nei giardini per 
ornamento. 

166. D. sylvestris Wulf. - Nei luoghi petrosi e  ghia— 
iosì sterili, sui muri antichi, nelle colline. 

167. D. Caryophyllus L. (7) - Si coltiva in tutti i giar- 
dini, e incontrasi spontaneo sui muri vecchi qua 
età. 

168. D. plumarius L. (8) - Coltivata nei giardini. 

) N. It. Strigoli, Stritoli. 

N. It. Violina a mazzetti, Viola di lepre. 


N. It. Violina di Spagna. c 
N. It. Garofanini di prato, Garofano salvatico, Garofano dei 


(5) N. It. Violina a mazzetti. 

(6) N. It. Garofano della China. 

(7) N. It. Garofano domestico, Garofolo, Garofano scempio. 

(8) N. It. Pennini. — Tutte queste specie portano da noi i nomi 
Igari di Garòfi e Garéflei, e presentano molte varietà. 






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Gen. IV. Saponaria L. 


«Etim. Così detta perchè tutte le parti della pianta, e specialmente 
la radice, bollite neil’acqua, comunicano ad essa, agitandola, ia pro- 
prietà di far schiuma analoga a quella delie acque saponate. 


169. Saponaria Vaccaria L. (1) - Abit. Nei campi, fra 

le biade in tutta la provincia. 

170. S. officinalis L. (2) — Presso le siepi ed i fossati. 
sui muri antichi e sulle rupi in molte località della 
provincia. 

171. S. ocymoides L. (3) - Nei colli e campi arenosi. 


Gen. V. Cucubalus L. 

Etim. Alterato di Cacobolus, (kakòs, cattivo, e bolbòs, bulbo, getto), 
onde significa cattivo geito, cattiva pianta perchè infesta i luoghi colti. 
172. Cucubalus bacciferus L. (4) — Abit. Nelle siepi, 

nei campi, fra i cespugli e presso ì fossati in tutta 
la provincia. 


Gen. VI. Stilene L. 


Etim. Dal greco, Sialon, saliva; così detto per l'umore vischioso 
tramandato da alcune specie. 
173. Silene inflata L. (5) — Abit. Nei prati secchi, al 
margine delle vie e sui muri antichi della provincia. 
174. S. cretica L. (6) - Fra le biade in collina. 
175 S. Armerìa L. - Nei luoghi rupestri delia zona 
montana. 
176. S. gallica L. (7) — Fra le biade e nei prati della 
zona collina. 
(1) N. It. Saponaria delle vacche, Cetino, Mezzetlino. 
(2) N. It. Saponaria, Saponella. Piac. Sapònaria. 
(3) Questa specie si distingue per l’eleganza de’ suoi fiori. 
N. It. Bubbolini, Mazzancollo, Mezzettone. 
It. Erba del cucco. 


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3) N. 
6) N. It. Linastro stellato. 
7) N. It. Mazzettino. 


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cam. Silene Otites Sm. ( ve — Nei. campi. | 
muri antichi e sulle rupi nella zona collina. e mon- 
tana. DIR iu rasa C 
178. S. italica L. (2) - Nei luoghi Rito aprici d delle. 
colline. ni pai 
179. S. nutans L. - Nei prati e nei luoghi SPIRI 
delle colline. 
180. S. paradoxa L. - Nella zona montana. 


Gen. VII. Lychnis L. 


Etim. Dal greco lychnis, lucerna. Gli antichi servivansi desi stel 
di alcune specie di questo genere per formare degli stoppiai. all 
lucerne. 













181. Lo dioica L. (3) — Abit. Nei pati e campi. | st 
182. L. Flos cuculiL. (4)- Nei prati fertili e nei i Loghi A 
selvatici della provincia. 17 AG 
183. LZ. Flos Jovis Lmk. (5) - Nei monti e nei fe 
ove coltivasi per ornamento. 
184. L. coronaria Lam. - Da giardini ove coltivas 
. per ornamento. put 
185. L. Viscaria L. - Nei luoghi collini erbosi e nei 
giardini ove coltivasi. oa 
186. L. chalcedonica L. - Coltivata nei ip pi 
o. 


\ N. It. Otite. 

} N. It. Silene delle selve. 

) N. It. Violina di macchia. 

) N. It. Fior del cuculo, Margheritina rossa. 
) N. It. Fiore di Giove. 





N99 
Gen. VIII. Agrostemma L. 


—_Etim. Dal greco agros, campo, e stémma, corona, perchè i suoi 


fiori crescenti nei campi si adoperavano a far corone. 


187. Agrostemma Githago L. (1) - Abit. Fra le biade in 
tutta Ia provincia, comune. 
Gen. IN. Sagina L. 


Etim. Dal latino saginare, ingrassare, perchè si ritenne che qual- 
che sua specie ingrassasse i bovini. 


188. Sagina subulata Wimm. (2) - Abit. Nei pascoli collini 


e montani. 

189. S. apetala L. — Fra le pietre, sui muri, nei luo- 
ghi incolti di tutta la provincia. 

190. S. procumbens L. — Nei luoghi erbosi o muscosi, 
umidi, selvatici ed urbani della provincia. 


Gen. X. Spergula L. 


Etim. Spergula da spargo, io semino, perchè i semi giunti a ma-. 


furità sono slanciati a varie distanze e si compie per tal modo la 
disseminazione spontanea. 


19L Spergula arvensis L. (3) — Abit. Nei campi e luo- 
ghi coltivati. 


(1) N. It. Gettone. Piac. Guòttòon (Il seme nero che produce, chia- 
masi Gut). 

(2) N. It. Saggina. 

(3) N. It. Erba renajuola, Spergola. (Pianta utile per sovescio. 
Woght ha provato con ripetute esperienze che, dopo averla sove- 
sciata per tre volte di seguito, si raccoglie una quantità stracrdinaria 
di grano e moltissime patate. Colla sua farina si può far del pane 
medivere negli anni di carestia ). 


PI SCAPPARE 
100 
Gen. XI. Lepigonum Wahlb. 


Etim. Dal greco lepis, scaglia e gonia, angolo; perchè hanno il fusto 
angolare e sugli angoli portano delle stipole simili a squame. 





192. Lepigonum rubrum Wahlb. - Abit. Nei luoghi a +4 


renosi, collini e piani. 


Gen. XII. Alsine Wahlb. 


Etim. Dal greco dalsos, bosco. Qualche specie di questo genere 
cresce ne’ boschi e luoghi coperti. 


193: Alsine tenuifolia Wahlb. - Abit. Presso i muri, 
nei campi e nei luoghi incolti. 
194. A. laricifolia Wahlb. - Nei pascoli aridi, montani. 


Gen. XIII. Mochringia L. 

Etim. Genere intitolato a Paolo Enrico Gerardo Moehring, il quale 
nel 1731 pubblicò un’ Anatomia vegetale, e parecchie Memorie su 
diverse piante. 

195. Moehringia trinervia Clairv. - Abit. Presso le siepi 
nei luoghi selvatici di tutta la provincia. 


Gen. XIV. Arenarta L. 


Etim. Dal latino arena, sabbia. Parecchie specie di questo genere , 


erescono nei luoghi sabbionosi. 


196. Arenaria serpyllifolia L. — Abit. Nei luoghi in- 
colti e coltivati, sui muri antichi in tutta la pro- 
vincia, copiosamente. | 


Gen. XV. Holosteum L. 


Etim. Dal greco élos, tutto e ostéon, osso. Secondo Plinio i Greci 
chiamavano così per ironìa questa pianta che è fragile e mullissima. 


197. Holosteum umbellatum L. - Abit. Nei campi e nei 
luoghi coltivati ed incolti della provincia. 


ti ia: 
diit gs: 
1 





10I 
Gen. XVI. Stellaria L. 


Etim. Dalla disposizione dei petali nei fiori a modo di stella. 


198. Stellaria inedia Vill. (1) - Abit. Nei campi, nelle 
ortaglie, nei luoghi incolti di tutta la provincia, 
copiosissima. 

199. S. graminea L. (2) — Nei boschi, nelle siepi om- 
brose della collina, nei campi e nei prati. 

200. S. Holostea L. (3) — Nei luoghi erbosi, umidi dei 
boschi e dei siti selvatici, specialmente nella zona 


collina. 


201. S. saxifraga Sprengel. - Nell’ Apennino Piacen- 


tino. 
Gen. XVII. Moenchùa Ebrh. 
Etim. Genere dedicato dal Roth e da Ebrardt al botanico Moench. 


202. Moenchia mantica Bartl. - Abit. Nei prati e luo- 
ghi ‘erbosi. 


Gen. XVIII. Cerastium L. 


Etim. Dal greco ceras, corno, per la cassula somigliante ad un 
piccolo corno. 
203. Cerastium vulgatum L. (4) - Abit. Nei campi, nei 
pascoli. 


204. C. viscosum L. (5) — Nei campi e prati. 


(1) N. It. Centocchio, Centone, Gallinella, Pizza gallina, Erba pi- 

rina, Orecchio di topo, Pucinella. Piac. Erba pavareina. ( Erba 
succulenta e tenera, appetita da tutti i bestiami e fino dagli uccelli 
dì cortile) 

(2) E un ottimo foraggio. 

(3) Gradita ai bestiami; i suoi fiori sono ricercati dalle Api. 

(4) N. It. Cencio molle, Orecchio di topo. 

(5) N. It. Muschio di prato. 






102 
205. Cerastium brachypetalum Pers. - Abit. Nei luo- 
ghi erbosi della provincia, ma più comune. nella 
regione collina. 
206. C. arvense L. — Nei campi e luoghi argillosi; col- 
lini e montani. ie 
207. C. repens L. - Nelle rupi e luoghi scoscesi della 
zona collina e montana. 


208. C. campanulatum L.- Nei campi e luoghi coltivati. 


Fam. XIIH. ELATINEE. 


Car. gen. Piante erbacce, annue o perenni. Foglie opposte o verticil- 
late, intere, senza stipole. Fiori ascellari, ermafroditi, regolari, 
Sepali saldati insieme più o meno alla base. Petali 3-4-5, li 
beri, caduchi. Stami in numero pari o doppio dei petali, liberi, — 
ipogini. Frutto cassulare. — Piccola famiglia di piante, affine 
alle Zpericinee ed in parte alle Carsofillee. Sono diffuse quasi per 
tutta la terra, con eccezione delle contrade le più fredde. 


Gen. I. Elatine L. 


Etim. Dal greco elàte, abete. Le fogiie minute di alcune specie di 
questo genere sono stale paragonate per la loro forma e disposizione 
a quelle dell’ abete. 


209. Elatine Alsinastrum L. — Abit. Nelle risaie e luo- 
ghi acquitrinosi e paludosi. 


Fam. X1V. LINEE. 


Car. gen. Piante erbacee, talvolta lignescenti alla base, annue o pe- 
renni. Foglie sparse, di raro opposte, semplici, senza stipole. . 
Fiori ermafroditi, regolari, terminali. Frutto capsulare che si a- 
pre con parecchie valve dall’ apice, con semi solitari. in ogni 
loggia. Embrione senza albume. — Vivono nelle regioni tempe- 
rate di tutte il mondo. 


Gen. I. Linum L. 


Etim. Nome di origine oscura e molto antica. Secondo il De Theis 
deriva da una parola celtica, che è il nome di un uccello, il quale 
nutresi principalmente del seme di questa pianta. 





103 

“RIO. Linum villini L. 1) — Abit. Nei luoghi aspri 
e sassosi delle colline. 

211. L. strictum L. — Nei colli erbosi della provincia. 

212. L. catharticum L. (2) - Nei prati e pascoli di tut- 
ta la provincia. 

213. L. tenvifolium L. - Nelle ghiaie e luoghi incolti, 
aridissimi della provincia. 

214. L. viscosum L. - Nei prati e luoghi erbosi del 
piano. 

215. L. usitatissimum L. (3) - Coltivasi abbastanza e- 

stesamente al piano ed al colle, ma trovasi anche 

inselvatichito sulle vie e presso i murì in parec— 

chie località della provincia. 


Fam. XV. MALVACEE. 


cer. gen. Piante erbacee, fruticose, od arboree, contenenti un succo 
mucilagginoso. Foglie alterne, palminervi e stipolate. Fiori erma- 
froditi, regolari, solitari o fascicolati, ascellari o terminali. 
Frutto formato da capsule o follicoli mono o polispermi a dei- 
scenza setticida o loculicida, sovente mueronati. Semi talvolta 
coperti di peli cotonosi, senza albume. — Vegetano in grande 
quantità nelle regioni tropicali e spariscono a poco a poco verso 
il circolo polare. L’ emisfero settentrionale ed il nuovo mondo 
sono in generale più ricchi di Malvacee che non l'emisfero me- 
ridionale ed il mondo antico. — Molte sono piante officinali, ed 
altre poi si prestano ancora per altri utili impieghi ed appar- 
tengono quindi alle piante tecniche della maggiore importanza. 


Gen. I. Malva L. 


Etim. Alterato dal greco matlatto, io rammollisco, per le proprietà. 
mollienti di molte specie di questo genere. 


216. Malva Alcea L. — Abit. Nei colli aprici. 


(1) N. It. Lino salvatico, | 

(2) N. It. Lino catartico. (Cattivo foraggin di sapore amaro e 
nauseoso ). 

13) N. It. Lino, Lino domestico, Lino coltivato. Piac. Lein. (Il Lino 
coltivato offre due varietà, cioè: Lino vernìo , vernino, Ravagno , 
{ detto da noi Lein ravagn o invérnéimg) che si semina innanzi l’ in- 
verno, ed il Lino marzuolo, o estivo o statereccio 0 linetto, Piac.. 
Lein monghein, che si semina in primavera). 


104 
217. Malva moschata L. - Abit. Nei colli petrosi, incolti. 
218. M. crispa L. (1) — Negli orti ove coltivasi. 
219. M. rotundifolia L. (2) - Nei luoghi incolti, presso 

i muri e le siepi in tutta la provincia. 

220. M. mauritiana L. — Nei giardini, coltivata per 
ornamento. 

221. M. sylvestris L. (3) - Nei luoghi incolti, nei cal- 
cinacci, presso le siepi in ‘tutta la provincia. 
Gen. II. Althaea L. 

Etim. Dal greco altheo, io medico, io guarisco, in causa delle sue 

virtù officinali. 

222. Althea roscea Cav.{4)- Abit. Coltivata nei giardini 
per ornamento, e qua e là presso i muri e lungo 
le vie, affatto naturalizzata. 

223. A. officinalis L. (5) - Nei prati umidi, alle sponde 

dei fossati in tutta la provincia. 

24. A. narbonensis DCO. - Nei prati e campi. 

. A. taurinensis DC. - Nella zona collina. 

6. A. hirsuta L. - Nei campi e nei vigneti. 

27. A. cannabina L. (6) — Presso le siepi e nei luoghi 


incolti. 
Gen. III. Hibiscus L. 


Etim. Da ib, arboscello, e iròs, glutine; quindi significa arbusto 0 
arboscello glutinoso e flessibile. 


228. Hibiscus syriacus L. (7) — Abit. Nei giardini, ove 
coltivasi per ornamento. 


do 
DO 


DO do 
DD wW 
VI 


do 


(1) N. It. Malva crespa. 
(2) N. It. Malva. Piac. Malva. 
(3) N. It. Malva salvatica. 
(4) N. It. Malvone, Malva rosa, Rosone. Piac. Malvòn. ( Questa 
specie presenta numerose varietà cioè: la Malva rosa carnicina, la rossa, 
da bianca, la pavonazza ecc.). 
15) N It. Altea, Alcea, Bismalva, Buonvisco, Malvavisco. 
(6) N. It. Altea cannabina, Canape selvatico. 
(7) N. It. Chermia, Ibisco. 








a 105 
«229. Mibiscus palustris L. = Nei giardini, come pianta 
d’ornamento. 
230. H. Trionum L. — Nei campi, fra le biade in molte 
località della provincia. 


. Gen. IV. Abutilon Tournef. 


Etim. Nome di origine oscura. 


«231. Abutilon Avicenna Gaertn. - Abit. AI margine dei 
campi, in riva ai fossi, presso i muri umidi. 


Fam. XVI. TIGLIACEE. 


Car. gen. Piante arboree a foglie alterne, cuoriformi, rugose e stipo- 
late. I fiori ermafroditi, regolari ed odorosi sono accompagnati 
da una brattea molto appariscente, gialliccia. Essi hanno 5 se- 
pali e 9 petali tutti dello stesso colore gialliccio, numerosi stami 
ed un gineceo supero. Il frutto è casellare, drupaceo o noci- 
forme. — Per la massima parte le igliacee sono piante tropi- 
cali: nelle parti più temperate di ambedue gli emisferi ne al- 
lignano soltanto poche specie. Il legno bianco, tenero e leggiero 
degli alberi del genere Tia, comunemente piantati lungo i 
viali e nei giardini, è ricercato dagli intagliatori in legno, dai 
tornitori e dai falegnami in genere; il carbone si rende appro- 
priato pel disegno e per la fabbricazione della polvere pirica. 

«Anche la corteccia si presta a parecchi impieghi ed i fiori 0- 
dorosi, assai ricercati dalle Api, servono per uso di thè e di 
profumerie. 


Gen. I. Tilia L. 


Etim. Dal greco tilòn, ala, penna, per le brattee che aiutano il suo 
seme a volare, e ad essere sostenuto dal vento. Secondo altri Tilia 
viene da Telum, freccia, perchè il legno di Tiglio è proprio per fare 
delle frecce. 


232. Tilia grandifolia Ehrh. (1) — Abit. Coltivata nei 
viali e nei giardini. 
233. 7. parvifolia Ehrh. - Coltivata come la precedente. 


(1) N. It. Tiglio. Piac. ili. 


106 
Fam. XVII. EspPERIDEE. 


Car. gen. Alberi o frutici a foglie alterne composte, ridotte d’ ordi- 
nario alla sola fogliolina terminale, articolata alla sommità det 
piccinolo spesso alato. Fiori ermafroditi, regolari, solitari. e_ra- 
cemosi. Frutto moltiloculare a logge ripiene di un tessuto suc- 
colento circondante i semi. Embrione dritto, albume nullo. 
Corteccia, foglie, fiori e seorza del frutto muniti di vescichette 
ripiene di olio volatile. 


Gen. I. Citrus ‘E. 


Etim. Dal greco Kitron, limone, cedro. Secondo alcuni Citrus viene 
da Citron città della Giudea. ; 


234. Citrus Aurantium L. (1) - Abit. Coltivato comu- 
nemente per usi economici. | 
235. C. Limonium Risso (2) — Coltivato nei giardini. 





236. C. vulgaris Risso (3) - Coltivato nei giardini per 


usi economici. | 
237. C. Medica Risso (4) - Coltivato nei giardini. 


Fam. XVIII. IPERICINEE. 


Car. gen. Piante erbacee o legnose a foglie opposte © verticillate , 
talvolta alterne, generalmente sparse di punti pellucidi. Fiori di 
vario colore, per lo più gialti, composti di 4 in 5 sepali, 
liberi o saldati alla base ove notasi talvolta una scaglia pol- 
posa oppure una incavatura, e di altrettanti petali ad estiva- 
zione contorto-spirale. Stami indefiniti per lo più adelfici, quan- 
tunque non sempre. Frutto capsulare e bacciforme, comune- 
mente moltiloculare, con piccioli semi senza albume. — Sono 
sparse su tutta quasi la superficie del globo, quantunque le: 


specie legnose non si allontanino: dala: zona torrida. Conten-. 


gono tutte, nei ricettacoli vescicolari, un olio volatile ed un 
succo balsamico resinoso che cola abbondantemente dalle le- 
gnose. In grazia di questi principii, alcune (le esotiche) agiscono 
come purganti a similitudine della gomma gutta. Le nostre 
specie, eccetto l’Zperico perforato, non hanno impiego di sorta. 


(1) N. It. Arancio, Melarancio, Melangelo. Piac. Naranz. (Questa. 
specie offre un gran numero di varietà che portano diversi nomi a 
seconda specialmente degli usi a cui sono destinate, delta forma e 
sapore del frutto e delle località da cui provengano). at 
(2) N. It. Limone. Piac. Limòn. 
(3) N. It. Limone. 


(4) N. It. Cedro, Cedrato. Piac. Sédar. 


107 





Gen. I. Androsaemum All. 


. Etim. Dal greco andros, uomo, ed éma, sangue, / sangue d'uomo ), 

per allusione al colore rossiccio del succo delle foglie di questa 

pianta. 

238. Androsemum officinale A. (1) - Abit. Nei boschi 
di collina. 

239. A. anglicum Bert. - Nelle rive del Po e nei bo- 
schi umidi del piano. 


Gen. II. Hypericum L. 
Etim. Dal greco yper, troppo, per la grandissima copia di stami e 

di seme. 

240. Hypericum hirsutum L. (2) - Abit. Nel boschi e nei 
luoghi selvatici della collina. 

241. H. montanum L. - Nei luoghi erbosi, e fra i ce- 
spugli dei colli e dei monti. 

242. H. humifusum L. - Nei pascoli e luoghi erbosi di 
collina. 

245. H. tetrapterum Fries. - Presso le siepi e nei fos- 
sati di tutta la provincia. 

244. H. perforatum L. (3) - Nei prati, al margine delle 
vie, presso le siepi in tutta la provincia. 


Fam. XIX. ACERINEE. 


Car. gen. Alberi con foglie opposte, talvolta pennate, senza stipole. 
Fiori poligami, ermafroditi od unisessuali per aborto. Calice 
diviso in 5-4 o 9 lobi ad estivazione embriciata, a volte anche 
intiero. Petali uguali in numero ‘ai lobi calicinali, alterni con 
essi, talvolta mancanti. Stami 5-12, generalmente però 8. Ovario 
bilobo. Frutto composto di 2 samare, con uno o due semi senza 
albume e con cotiledoni fogliacei variamente ripiegati. — Man- 
canti nell'Africa ed in generale nell'Emisfero Sud, le Acerinee 
abitano l’ Europa, il Nord delle Americhe e delle Indie e le 
parti temperate dell'Asia, 


(1) Il Prof. Papa (Bromatologìa veterinaria) classifica questa pianta 
tra le nocive al bestiame. 

(2) N. It. Iperico. 

(3) Il Prof. Grognier ha giudicata questa specie come un veleno 
mortale per la pecora. Sui grossi erbivori però, ed in ispecie sul 
cavallo, non agisce colla stessa violenza. 





108 
Gen. I. Acer L. 


Etim. Dal latino acer, rigido, duro, per la rigidezza e durezza del 
legno di alcune specie di questo genere. Secondo altri deriva da 
acus, punta, per allusione all’uso del legno che serviva presso i La- 
tini a far delle picche e delle lancie. 


245, Acer Pseudo-platanus L. (1) — Abit. Nei boschi 
collini e montani, e coltivato in parecchi luoghi 
della provincia. 

246. A. campestre L. (2) - Nei boschi, nelle siepi e nei 
campi in tutta la provincia. 

247. A. Platanoides L. (3) - Nel boschi collini e mon- 
tani. 


Gen. II. Negundo Moench. 


Etim. Garcias, Clusio e G. Bauhino parlano d’un albero di que— 
sto nome che cresce nei paesi di Balaguata e del Malabar. Linneo 
diede questo stesso nome all’Acero a foglia di frassino della Virginia. 
Moench ne fece un genere a parte. 


248. Negundo fraxinifolium Nutt. - Abit. Coltivato co- 
munemente nei viali, nei boschetti e nei campi. 


Fam. XX. IPPOCASTANEE. 


Car. gen. Alberi a foglie opposte digitate senza stipole. Fiori erma— 
froditi od unisessuali (per aborto), irregolari ed a pannocchia. 
Frutto capsulare, deiscente, subgloboso con 3 loculi. Abitano 
l'America settentrionale, eccetto il Castagno d'India che proviene 
dall'Asia. 


(1) N. It. Acerodi montagna. Acero tiglio, Platano falso. 

(2) N. It. Acero, Chioppo, Loppio, Oppio, Testucchio. Piac. Oppi. 

(3) N. It. Acero platanoide, Acero riccio, Platanaria, Oppio riccio. 
{Dalle foglie di questa specie in estate trasuda un umore zuccherino 
assai ricercato dalle Api). 





n Lc ie 


| 109 
Gen. I. Aesculus L. 


Etim. Aesculus, secondo alcuni, deriva da esca, cibo. Questo nome 
veniva dato dagli antichi ad una specie di quercia la di cui 
ghianda poteva servir di cibo. I moderni lo applicano al Castagno 
d'India albero ignoto agli antichi. Il suo nome volgare di /ppocastano 
poi significa Castagna di cavallo, ed è allusivo all’uso che vien fatto 
del suo frutto nella Turchia pei cavalli bolsi. 


249. Aesculus Hippocastanum L. (1) — Abit. Coltivasi 
comunemente nei viali e nei boschetti. 


Fam. XXI. AMPELIDEE. 


Car. gen. Piante rampicanti a foglie alterne e palminervie, e coi 
peduncoli dei fiori opposti alle foglie, spesso sterili e mutati in 
corri. Fiori ermafroditi, piccioli, verdastri, rianiti a guisa di ra- 
cemi, mazzetti, pannocchie, e costituiti da un calice gamosepalo 
e piccolissimo con 4-5 petali, talvolta congiunti all’ àpice. Il 
frutto è una bacca rotonda, sovente monoloculare per aborto , 
polposa, con 4 0 3 semi o meno (per abortc). - La vite comune 
è originaria dell'Asia, donde passò in Grecia ed in Italia, per 
opera, credesì, dei Fenicii. Nei paesi freddi la vite non trova 
bastevole calore per maturare i suoi frutti; sotto i tropici in- 
vece questi si disseccano prima di maturare. 


Gen. I. Vitis L. 


Etim. Derivato, secondo alcuni, da una parola celtica che significa 
ulbero, arbusto, cioè il migliore degli alberi. Secondo altri deriverebbe 
dal persiano vetenk che vale grappolo d' uva. 


250. Vitis vinifera L. (2) - Abit. Coltivata su vasta 
scala in tutta la provincia colle sue molte varietà. 
251. V. laciniosa L. - Nei boschi e nelle siepi. 


Gen. II. Ampelopsis Michx. 
Etim. Dal greco àmpelos, vite, e òpsis, vista, aspetto. Questa pianta 
rassomiglia alla vite pel portamento e pella fruttificazione. 
252. Ampelopsis hederacea Michx (3) - Abit. Coltivasi 
per ornamento, ma si è resa spontanea in molti 
luoghi della provincia. 


(1) N. It. Castagno d’ India. 
(2) N. It. Vite. Piac. Vida. 
(3) N. It. Vite del Canada. 


110 
Fam. XXII. GERIANACEE. 


Car. gen. Piante erbacee a caule articolato. Foglie inferiori, opposte, 
le superiori alterne. Fiori ermafroditi; costituiti di sepali persi- 
stenti, liberi o saldati, uguali 0 disuguali e talvolta ridotti a 4 
o 2, uno dei quali talvolta speronato. Petali 5, raramente.4 , 
unguicolati, uguali o meno, liberi o leg germente riuniti alla 
base , ad estivazione contorta. Frutto consistente in. capsule 
membranose terminanti in lungo stilo che si stacca dalla base, 
si arriccia e le solleva in alto. Semi senza albume con cotile- 
doni fogliacei. — Trovansi in tutte le regioni temperate della 
terra, ma abbondano soprattutto al Capo di Buona Speranza. 
Sono per la massima parte piante ornamentali, ma alcune non 
mancano di utili applicazioni. 


Gen. IL. Geranium L. 


Etim. Dal greco gerànos, grue, a motivo della conformità del frutto 
col lungo becco della Grue. 


253. Geranium sanguineum L. (1) — Abit. Nei pascoli. 


collini e nelle siepi della provincia, ma più comune 
nella regione montana. 


204. G. Iobertianum L. (2) —- Nei luoghi incolti om- 


brosi, nel boschi, nelle siepi delle colline. 
250. G. lucidum L. - Nei boschi delle colline. 


256. G. rotundifolium L. (3) — Nei luoghi incolti, nei 


vigneti, ma non dovunque. 
257. G. columbinum L. (4) - Nelle siepi, nei cespugli 
e nel luoghi selvatici di tutta la provincia. 


208. G. dissectum L.- Nei campi e lungo le vie in tutta — 


la provincia. | 
259. G. mole L. (5) - Al margine delle vie, nei prati 
e luoghi erbosi della provincia. 
260. G. pusillum L. — Al margine delle vie e DEESO 
i muri vecchi. 
201. G. nodosum L. - Nei luoghi selvatici e sassosi. 
(4) ) N. It. Geranio sanguino, Sanguinaria. 
(2) N. It. Erba Roberta. Geranio i\obertiano. 
(3) N. It. Grisellina salvatica. 
(4) N. It. Piè di colombo, Colombina. 


(5) N. It. Piè di gallo. (Tutte queste specie vengono nel Paeaga 
tino chiamate Geràni salvàdag ). 








111 
Gen. II. Herodium Herit. 


Etim. Dal greco erodios, airone, traente anch’ esso il suo nome 
dalla forma del frutto somigliante al becco di un airone. 


262. Herodium moschatum Herit. (1) - Abit. Nei campi e 
lungo le vie, e coltivato nei giardini. 

263. H. cicutarium Herit. - Nei campi e luoghi incolti 
della provincia. 


Fam. XXIII. TROPEOLEE. 


Car. gen. Piaute erbacee, glabre, striscianti o volubili, di gusto aci- 
detto, senza stipole. Fiori composti di 3 a 5 sepali e di 1 a 5 
petali uguali o meno. Stami 6 a 10, distinti. - Sono originarie 
delle regioni temperate delle due Americhe e si coltivano per 
ornamento. 


Gen. I. Tropaeolum. L. 


Etim. Diminutivo del latino Tropheum, piccolo trofeo. Le foglie di 
questa pianta hanno la forma d’uno scudo, ed i suoi fiori somiglianp 
perfettamente per la loro forma a quegli elmi vuoti, che ornano i 
trufei delle arme. 


264. Tropeolum majus L. (2) - Abit. Coltivata nei giar- 
dini pei suoi bei fiori odorosi. 


Fam. XXIV. BALSAMINEE. 


Car. gen. Piante annue con foglie alterne od opposte, senza stipole. 
Sepali 5, irregolari, dei quali uno speronato. Petali 5, distinti, 
alterni coi sepali, oppure variamente riuniti in 2 0 3 pezzi. 
Stami in numero uguale , alterni coi petali. Frutto capsulare. 
Semi numerosi o solitari senza albume. Originarie dei luoghi 
umidi delle Indie orientali: alcune specie sono coltivate da lungo 
tempo in tutta Europa come piante ornamentali. 


(1) N. It. Erba moscata, Geranio Muschiato, Piac. Musc salvadas, 
Erba muscina. 

(2) N. It. Astuzie, Cappuccina, Fior chiodi, Fior d’astuzia, Fratini 
Nasturzio d’India. 


112 
Gen. I. Balsamina Ric. 


Etim. Dal greco balsamon, balsamo. Così chiamata per l'odore forte 
ed aromatico de’ suoi fiori eleganti. 


265. Balsamina hortensis Desp. (1) — Abit. Coltiyata 
come pianta d’ornamento nei giardini. 


Fam. XXV. OSSALIDEE. 


Car. gen. Piante erbacee contenenti un succo acido, a foglie alterne 
ternate. Fiori ermafroditi, ascellari, regolari. Sepali 5, liberi od 
appena saldati alla base. Petali in egual numero. Stami 10, più 


o meno monadelfici, gli interni più lunghi. Frutto capsulare, | 


deiscente. Trovansi in tutti i paesi caldi e temperati del globo, 


Gen. I. Oxalis L. 


Etim. Dal greco 0rys, acuto, onde ozos, aceto, per l'acidità di 
queste piante. 


266. Oxalis corniculata L. (@) - Abit. Tra le fessure 


dei muri vecchi, tra i sassi e negli orti in tutta 


la provincia. 

267. O. stricta Jacq. (3) — Nei campi, presso le siepi 
e nei boschetti in tutta la provincia. 

268. O. acetosella L. (4) - Nei luoghi umidi dei boschi 
collini e montani. 


Fam. XXVI. ZIGoFILEE. 


Car. gen. Piante erbacee od arboree a foglie opposte stipolate. Fiori 
ascellari, ermafroditi, regolari. Calice diviso in 4 0 5 pezzi. Co- 
rolla di 5 petali inseriti sul ricettacolo. Stami 10 liberi. Ovario 
semplice, a 4 o 5 logge notate esternamente da solchi. Frutto 
per lo più capsulare. — La maggior parte di queste piante abita 
le regioni tropicali e le finitime; pochissime estendonsi alle re- 
gioni temperate. 


(1) N. It. Begliuomini, Balsamino, Nolî me tangere. In alcuni luo- 
ghi della nostra provincia si mescolano all'insalata i fiori di questa 
pianta. 

(2) N. It, Acetosella, Alleluja, Pancuculo, Trifoglio acetoso, Carpigna. 

(3) N. It. Lojula maggiore. 

(4) N. It. Acetosella, Alleluja, Pancuculio. 





113 
Gen. I Tribulus L. 


Etm. Dal greco Tris, tre, e bòlos, punta. Il frutto di queste piante 
è armato di tre punte o spine. 


269. Tribulus terrestris L. (1) - Abit. Nei luoghi in- 
colti, lungo le vie campestri nelle colline. 


Fam. XXVII. RUTACEE. 


Car. gen. Piante erbacee o legnose alla base, a foglie alterne, spesso 
glandulose, senza stipole. Fiori ermafroditi, regolari, in racemi,co- 
rimbi o cime. Calice con 4 o 5 divisioni. Corolla di petali 
unguicolati, più lunghi ed alterni coi segmenti del. calice, a 
preflorazione imbriciata. Frutto per lo più capsulare. Semi 
quando compressi e scabrosi, quando ovali e lisci con poco 
albume. Embrione verde. - Sono proprie dell’antico conti- 
nente e segnatamente comuni nelle regioni del Mediterraneo e 
nella Russia Asiatica meridionale. Alcune sono dotate di virtù 
aromatica e medicinale. 


Gen. I. Ruta L. 


Etim. Alcuni fanno derivare questo nome dal greco ‘tuo, serbo, 
conservo, perchè questa pianta avea, secondo gli antichi, grande po- 
tere di conservare la sanità. Del resto questo nome è presso a poco 
lo stesso in' tutte le lingue. Una tale identità indica una antichità , 
che rende di difficile ritrovamento qualunque origine. 





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270. Ruta graveolens L. (2) - Abit. Coltivata ovunque 
negli orti per usi domestici. 


Gen. II. Dictamnus L. 


Etim. Dal nome del monte Dicta nell’ isola di Creta, ove cresce 
questa pianta che venne tanto esaltata dai poeti per le sue virtù sa- 
lutari. ]l Dictamnus de’ moderni non ha alcuna analogia con quello 
degli antichi, ma gli si die questo nome, già da lungo tempo , per 
| le sue qualità medicinali. Chiamasi volgarmente frassinella per la 
perfetta rassomiglianza del suo fogliame con quello del frassino. 


271. Dictamnus Fraxinella Pers. (3) — Abit. Nei luoghi 
selvatici, scoscesi dei colli e dei monti. 

I) N. It. Basapiè, Ceciarello, Tribolo terrestre. 

2) 


( 
(2) N. It. Ruta. Piac. £éta. 
(3) N. It. Dittamo, Frassinella, Frassinello. 


4 


1 


) 


114 
CALICIFLORE 


Car. delle Calis.-Calice gamosepalo; ricettacolo più o meno disteso sul fon- 
do del calice; corolla diali 0 gamdpetala; petali e stami inseriti sulla 
porzione del disco distesa sul calice; ovario libero od aderente. 


Fam. XXVIII. CELASTRINEE. 


Car. gen. Piante legnose, a foglie stipolate per lo più opposte. Fiori 
ascellari, ermafroditi, od unisessuali per aborto. Calice diviso in 
4 0 5 pezzi. Corolla regolare coi petali in numero pari ai pezzi 
del calice. Stami in numero uguale ai petali ed alterni con essi. 
Ovario libero con 2, 4 o 6 logge. Frutto comunemente secco , 
deiscente. — Le Celastrinee sono variamente sparse in tutte quasi 


le regioni calde del globo; più abbondantemente però altrove 
che fra i tropici. 


Gen. I. Staphylea L. 


Etim. Abbreviato di staphylodendron, suo nome nell’antica botanica, 
chè viene dal greco stafyléo, grappolo, e dendron, albero, cioè albero a 
grappoli. La fruttificazione di questa pianta è disposta in piccoli grappoli. 
272. Staphylea pinnata L. (1) - Abit. Nei boschi e nei 

luoghi selvatici di collina. 


Gen. II. Evonymus L. 


Etim. Da éu, bene, e onyim-a, nome. Così dette per antifrasi, per- 
chè sono perniciose al bestiame. 


273, Evonymus europeus L. (2) - Abit. Nei boschi, nelle 
siepi, e nei cespugli in tutta la provincia. 


(1) N. It. Lacrime di Giobbe, Naso mozzo, Pistacchio falso, Pi- 
stacchio salvatico. RO DO 
(2) N. It. Berretta da prete, Evonimo, Fusaggine, Fusano, Fusaria , 
Silio, Ruistico salvatico. Piac. Fusàn. 





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Di 





+ 


115 
Fam. XXIX. RAMNEE. 


Car. gen. Piante legnose con foglie per lo più alterne, e provvedute 
di stipole. Fiori ermafroditi od unisessuali, regolari, piccoli, ver- 
dastri, in varie infiorescenze. Calice 4-5 fido colle lacinie deci- 
due, ed il tubo persistente, più o meno aderente all’ ovario. 
Petali spesso squamiformi, alterni col calice. Stami opposti ai 
petali, e pari ad essi nel numero. Ovario per lo più triloculare 
con loggie uniovolate. Stili 1-3. Frutto per lo più drapaceo 
contenente 1-4 noccioli. - Molte di tali piante possedono so- 
stanze amare ed acri, come pure coloranti. I frutti di alcune 
sono commestibili, quelli di altre si mostrano nocivi. 


Gen. I. Zizyphus L. 


Etim. Formato, secondo alcuni, dalla parola indiana zizi, giuggiola 
detta anche Zizola), e dal greco féro, porto. 


( 

274. Zizyphus vulgaris L. (1) — Abit. Si coltiva e tro- 
vasi qua e là naturalizzato in molte località della 
provincia. 


Gen. II Palturus Juss. 


Etim. Nome d’ ignota origine ed antichissimo. Plinio, Columella e 
Virgilio parlano di questo arboscello. Virgilio fa dire ad uno dei 
pastori, che dopo la morte di Dafni la terra invece di grate mam- 
molette e purpurei narcisi, altro non produce che cardoni e Paliuri 
armati di acute spine : 

Pro molli viola, pro purpureo narcisso 
Carduus, et spinis surqit paliurus acutis. 
Eglog. V. 38. 


275. Paliurus aculeatus Lam. (2) — Abit. Nelle siepi e 
nei cespugli in molti luoghi della provincia. 


Gen. III. Rhamnus L. 


Etim. Questo nome dato dagli antichi a piante differentissime, 
deriva, secondo il signor Théis, da una parola celtica che significa ramo. 


270. Rhunnus cathartica L. (3) - Abit. Nei boschi, nei 
cespugli e nelle siepi. 


I) N. It. Giuggiolo, Zizzolo. Piao. Zinzavrein. 
2) N. It Paliùro. 
3) N. It. Ramno catartico, Spin cervino, Spin Merlo, Spin quercino. 


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116 


Fam. XXX. TEREBINTACEE. 


4 

Car. gen. Alberi od arbusti contenenti un succo resinoso, odorifero, 
gommoso o lattiginoso, talvolta caustico o venefico. Foglie alterne 
senza stipole, semplici, o composte. Fiori piccoli ermafroditi od 
unisessuali. Calice persistente o no, formato di 2-3 o di 5-7 
sepali, talvolta riuniti alla base. Corolla regolare, di petali in 
numero uguale ai sepali, talvolta mancante. Stami uguali o meno, 
tutti od in parte fertili nello stesso numero dei petali, ed allora 
alterni con essi, oppure in numero doppio o quadruplo ed allora 
in parte opposti. Ovario contenente un solo ovolo. Frutto dru- 
paceo o cassulare indeiscente. — Questa famiglia è divisa in pa- 
recchie tribù, e comprende un gran numero di piante esotiche, 
tropicali, molte delle quali coltivansi nei giardini. Poche sol- 
tanto abitano le regioni mediterranee d' Furopa. 


Gen. I. Rhus L. 


Etim. Questo termine, derivato da un vocabolo celtico che significa 
rosso, Sapplicò a queste piante pel colore dei loro frutti. 


278. Rhus Coòtinus L. (2) - Abit. Nei colli aprici, sassosi, 
279. R. Coriaria L. (3) - Nei giardini, ove coltivasi. 
280. R. typhina L. (4) Coltivata come la precedente. 


Fam. XXXI, LEGUMINOSE. 


Car. gen. Questa famiglia, una delle più numerose del regno vegetale, 
comprende delle piante di ogni dimensione, e del più svariato 
aspetto, dagli alberi più elevati alle umili erbe: e pel gran nu- 
mero di sostanze che fornisce all'economia domestica, alla me- 
dicina, alle arti ecc. è forse fra tutte la più importante. Nè lo 
è meno per l’industre apicultore, poichè essa fornisce molte piante 
avidamente cercate dalle Api. Le leguminose hanno foglie alterne, 
stipolate, generalmente composte talvolta sensibili (sensitiva). 1 
fiori sono ermafroditi, di raro unisessuali per aborto. Il calice è 
5-3 dentato o bilobiato, decido o marcescente. La corolla re- 
golare papilionacea o subrosacea è inserita sul fondo del calice. } 


) N. It. Alno nero, Frangola, Pùtine. 

(2) N. It. Cotino, Ruoso, Scotano. 

(3) N. It. Sommacco, Rhu, Sorbo salvatico? 
(4) N. It. Sommacco peloso, Sorbo salvatico. 


2 LO nà 


277. Rhamnus Frangula L. (1) — Abit. Nei boschi, nei i 
cespugli e nelle siepi ombrose. I 









117 


petali sono o meno, liberi o di raro saldati fra loro e cogli 

stamii, due inferiori spesso saldati pei margini contigui. I stami 

sono monadelfi, o diadelfi, di raro affatto liberi, inseriti presso 

. ai petali. L’ovario è libero più o meno pedicellato, semplice 
terminato da un unico stilo o da uno stimma non diviso. Il 
frutto è un legume, qualche volta conformato a drupa mono- 
sperma e indeiscente; più spesso allungato, bivalve, con semi 
tissati ad un trofospermo posto lungo la sutura esterna; l’em- 
brione manca di endospermo ed è munito di una radichetta di- 
ritta o ricurva. Molte leguminose esotiche servono come piante 
d’ ornamento nei giardini. 


Gen. ‘I 'Ulex L. 


Etim. Dal greco hulé, selva, per le località che abita. Secondo altri 
questa parola ha per radicale un vocabolo celtico che significa punta, 
poichè le foglie di questo arbusto sono pungenti e dure come spine. 
281. Ulex europeus L. (1) - Abit. Nei campi arenosi 

delle colline. 


Gen. II. Spartium L. 


Etim. Dal greco sparton, legame; così detto dall'uso che si fa de’ suoi 
rami pieghevoli e tenaci. 


282. Spartium junceum L. (2) - Abit. Nei luoghi collini, 
sassosi e coltivata in qualche località. 


Gen. III. Sarothamnus Wimm. 


Etim. Dal greco saros, scopa e thamnos, cespuglio, per allusione 
agli usi delle specie principali. 
283. Sarothammus scoparius Koch (3) - Abit. Lungo il 
Po, presso la foce della Trebbia e nei boschi mon- 
tuosi. 


Gen. IV. Genista L. 


Etim. Dalla parola celtica gen, che significa piccolo cespuglio, o 
da gonu, ginocchio, per allusione agli angoli del caule. 


284. Genista germanica L. (4) - Abit. Nei boschi e nei 
pascoli secchi di tutta la provincia. 


N. It. Ginestra, Ginestra di Spagna, Fiori di fiorita. Piac. Znéstar. 
3) N. It. Ginestra da granata, G. da carbonai, Scornabecco. 


o N. It. Ginestra spinosa, Ginestrone. 
(4) N. It. Bulimacola di bosco. 


118 
285 Genista pilosa L. (1) — Abit. Nei luoghi montani 
selvatici della provincia. 
286. G. genuensis Pers. (2) - Nella zona montana. 
287. G. tinctoria L. (3) — Nei prati, nei cespugli e nei 
boschi di tutta la provincia. 
288. G. diffusa W. = Neil pascoli aprici montani. 


Gen. V. Cytisus L. 


Etim. Secondo Plinio avrebbe ricevuto il nome dell’ isola Cino 
nell’ Arcipelago Greco, dove fu trovata una pianta di questo genere 


( Cytisus Laturnum ) e donde venne trasportata nelle diverse parti 
della Grecia. 


289. Cytisus prostratus Scop. (4) — Abit. Nei luoghi 
selvatici, collini e montani. 

290 C. capitatus Jacq. (5) — Nei boschi aprici, special- 
mente collini, di tutta la provincia. 





291. C. sessilifolius L. (6) — Nei luoghi selvatici, al. 


colle e al piano. 

292. C. nigricans L. (7) - Nei luoghi selvatici, collini 
e montani. 

299. C. Laburnum L. (8) - Nei boschi montani. 


Gen. VI. Lupinus L. 


Etim. Dal latino lupus, lupo, perchè queste piante hanno delle ra- 
dici vivaci che estenuano le specie che loro crescono vicine. . 


294. Lupinus albus L. (9) - Abit. Coltivasi, ma è ora 
completamente naturalizzato nella provincia. 


) N. It. Ginestra tubercolosa. 
) N. It. Ginestra cartilaginosa. 
) N. It. Baccellina, Braglia, Cerretta, Ginestrella, G. dei tintori, 
gio. (Questa pianta da sola tinge in giallo, col Guado in verde; 
per questo si coltiva in qualche località nei terreni argillosi ). 
) N. It. Citiso sanguigno. 
) N. It. Citiso ombrellato. 
)) N. It. Citiso ginestrino, Majella. 
N. It. Maggio. i 

N. It. Avorno, Avorniello, Brendoli, Liburno, Ciondolino, Majo. 
uesta specie è il Citiso di Virgilio, coltivato in Puglia come pianta 
foraggio). 
(9) N. It. Lupino. Piac. Lévein. 


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Se CIA 119 
Gene VII. Onònis L. 


Etim. Dal greco onos, asino, e onemi, esser utile, avuto riguardo 
che qualche specie di questo genere è ricercata dagli asini. 


295. Onònis spinosa L. (1) — Abit. Nei prati e campi. 


296. 0. repens L. (2) — Nel pascoli e campi sterili. 

297. O. Cherleri Bert. (3) — Nei luoghi arenosi special- 
mente in collina. 

298. O. natrix L. (4) — Nei luoghi incolti, aridi e sab- 
biosi della provincia. 


Gen. VIII. Anthyllis L. 


Etim. Dal greco anthos, fiore, e joulos, lanuggine, perchè ib calice 
è coperto di fitta peluria. 


299. Anthyllis culneraria L. (5) -— Abit. Nei prati sec- 
chi. 


300. A. montana L. (6) — Nell’alta montagna. 


Gen. IX. Medicago L. 


Etm. Da Media, paese dei Medii, per l’ origine della specie più 
comune. 


301. Medicago Gerardi W. (7) - Abit. Fra i cereali e 


nei pascoli di collina, volgare. 
302. M. minima L. (8) - Nei luoghi incolti, sterili e sui 


muri vecchi. 


1) N. It. Anonide, Bulimacula, Fermabue, Erba dell’asino. 

2) N. It. Gli stessi nomi della specie precedente con cui spessa 
è confusa. Piac. Bardònadag. 

3) N. It. Bulimacola montana. 

(4) N. It. Erba bacaja. 

(5) N. It. Vulneraria. 

(6) N. It. Vulneraria montana. 

(7) N. It. Medica pelosetta. 

(8) N. It. Trifogliolino lappoloso. 


120 


della provincia. 

504. M. denticulata W. (2) - Nei luoghi sterili, are- 
nOSÌ. 

305. M. lupulina L. (3) - Nei prati e luoghi erbosi e 
incolti di tutta la provincia. 

306. M. orbicularis All. (4) - Nei luoghi coltivati, lun- 
g0 le callaie e vie campestri. 

307. M. falcata L. (5) — Nei prati secchi, sui muri 
vecchi di tutta la provincia. 

308. M. sativa L. (6) - Nei prati e luoghi erbosi. É 
coltivata estesamente in tutta la provincia come 
eccellente pianta da foraggio. 


Gen. X. Trigonella L. 


Etim. Diminutivo di trigono (dal greco treîs. tre, e gonia, angolo), 
così detto per la forma triangolare del fiore. 


309. Trigonella Fonum gracum L. (7) - Abit. Colti- 
vata estesamente in molte località della provincia. 

310. 7. monspeliaca L. (8) — Nelle fessure dei muri 
vecchi e nei luoghi sterili , sassosi. 


) N. It. Trafoglio pratense, Trafogliolo di prato. 

) N. It. Medica uncinata. 

) N. It. Trifogliolino selvatico. 

) N. It. Trifoglio cecleato, Fondello. 

) N. It. Erba medica di fior giallo. Piac. Erba medga salvadga. 

) N. It Medicagine, Erba medica, Erba Spagna, Cedrangola , 
Fieno d’Ungherìa, Piac. Erba medga. 

7) N. It. Fieno greco. Piac. Fein gréch. 

8) N. It. Sertola stellata. 





803. Medicago inaculata W. (1) — Abit. Nei luoghi col+ 
tivati e lungo le vie campestri nella parte bassa 








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121 
Gen. XI. Melilotus Lam. 


Etim. Dal greco meli, miele, e Zotos, dolce. Questa pianta attrae 
singolarmente le Api, alle quali procura miele in abbondanza. 


311. Melilotus officinalis Desr (1) - Abit. Nei campi, 
presso le siepi ed 1 fossati in tutta la provincia. 


312. M. alba Desr (2) —- Nei luoghi incolti e lungo i 
fossati e le vie dei campi. 

313. M. macrorhiza Pers (3) — Nei prati, alle rive dei 
fossati e nei luoghi umidi erbosi. 


Gen. XII. Trifolium L. 


Etim. Dal latino tres, tria, tre, e folium, foglia, per allusione alle 3 
foglioline componenti ciascuna foglia. 


314. Trifolium subterraneum L. (4) - Abit. Lungo 1 
torrenti in collina. 

315. 7. fragiferum L. (5) — Nei luoghi erbosi umidi. 

516. 7. resupinatum L. (6) — Nei luoghi erbosi. 

317. 7. glomeratum L. (7) — Nei luoghi erbosi in collina. 

318. 7. repens L. (8) - Nei luoghi erbosi, lungo il mar- 
gine delle vie e dei fossati in tutta la provincia. 

519. 7. Aybridum L. (9) - Nei prati umidi. 

320. T. elegans Savi (10) - Nei siti erbosi della zona 
collina. | 


It. Erba vetturina, Erba solfina, Meliloto odoroso. 

It. Meliloto bianco, Tribolo bianco, Meliloto di Silesia. 
It. Meliloto gigantesco. 

It. Trifoglio sotterraneo. 

It. Trifoglio fragolino. 

. Trifoglio trafoglino. 

It. Trifoglio pallottino. 

It. Trifoglio bianco, Trifoglino, Trifoglio d’ Olanda. 
It. Trifoglio fistoloso. 

It. Trifoglio grazioso. 


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324. T. montanum L. (3) — Nel prati e pascoli dell 
325. T. lappaceum L. (4) - Nei luoghi aprici arenos: | 
326. T. pratense L. (5) - Nei prati e luoghi erbos. 


327. T. medium L. (6) - Nei pascoli collini e montani. 


122 ; | 


321. Trifolivum caspitosum Reiner (1) - Abit. Nei pae 


scoli collini e montani. 


522. T. strictum W. K. - Nei luoghi erbosi di collina. 
3. T. ochroleucum L. (2) - Nei pascoli selvatici, sec- 


chi di tutta la provincia. 
colline e det monti. 
del piano. 


della provincia, ove pure coltivasi estesamente. 


528. T. alpestre L. (7) - Nei pascoli collini e montani, 


329. T. rubens L. (8) - Nei luoghi erbosi, secchi, colli-. 


350. T. arvense L. (9) - Nei campi e prati sterili. Co- 


donde discende talora alla pianura colle terre tra- 


sportate dai numerosi torrenti che solcano la parte 
meridionale della nostra: provincia. 


ni e montani della provincia. 


munissimo. 


331. T. incarnatum L. (10) - Nei pascoli e prati d 


392. 7. angustifolium L. (11)i- Nei luoghi incolti, arid . | 


7 


tutta la provincia, ove coltivasi anche estesamente 
della provincia. 


(1) N. It. Trifoglio rupino. 

(2) N. It. Trifoglio giallognolo. 
N. It. Trifoglio montano. 
N. It. Trifoglio lappolo. 


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N. It. Trifoglio serpentino. 

N. It. Trifoglio alpestre. 

N. It. Trifoglio rosso. 

N. It. Erba lepre, Piè di lepre. Piac. Main. Vi l 

) N. It. Trifoglio Pesarone, Trifoglio doppio. Piac. Tarfeuj ladein, 
arfeu) Arzan. 

(11) N. It. Coda di volpe. 


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N. It. Trifoglio dei prati, Trifoglio rosso. Piac. Tarfeu), Barsan | 








SE 123 
— 333. Zrifolium scabrum L. (1) - Abit. Nei luoghi incolti 
| aridissimi. 
394. 7. striatumn L. (2) - Nei luoghi ghiaiosi, aprici 
— della provincia, ma specialmente in collina. 
335. 7. agrariwim L. (3) - Nei prati e luoghi erbosi 
della provincia, segnatamente nella zona collina. 
336. 7. procumbens L. (4) - Nei campi, nei prati e luo- 
ghi erbosi. 
3837. T. patens Sihreb (5) - Nei luoghi erbosi in tutta 
la provincia. 
338. T. minus Sm. (6) — Nei pascoli di collina. 
3839. 7. stellatum L. (7) - Nei prati secchi selvatici, in 
alcune località della provincia. 
340. 7. filiforme L. (8) - Nei prati umidi nella zona 
collina. 
Gen. XIII. Dorychium Tournet. 
Etim. Nome greco di origine oscura. 
341. Dorychium suffruticosun Vill. (9) - Abit. Nei pa- 
scoli montani. 


Gen. XIV. Bonjeania Rchb. 


Etim. Genere dedicato al Botanico Bonjean Farmacista di Cham- 
bery che ha illustrata la Flora del Monte Genisio. 


342. Bonjeania hirsuta Rchb. (10) - Abit. Nei luoghi 
sterili ed incolti e in riva ai torrenti. 


1) N. It. Trifoglio dei muri. 

2) N. It. Trifoglio volpino. 

3) N. It. Trifoglio luppolino Trifoglio selvatico. 

(4) N. It. Trifoglio a palloncini, Cecerello selvatico dei prati. 


. Trifoglio dorato. 

It. Trifoglio minuto. 

It. Trifogliv stellato. 

It. Trifogliolino capillare. 

) N. It. Trafogliolo senza lappola. 

0) N. It. Erba velia, Stringi amore. (E pianta tenera e nutriente 
si potrebbe con vantaggio coltivare ). 


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Gen. XV. Lotus L. 


Etim. Nome d’origine dubbia, ma probabilmente, secondo alcuni, 
d'origine Egiziana. 


343. Lotus corniculatus L. (1) - Abit. Nei prati e luo- 
ghi erbosi di tutta la provincia. 
14. L. tenuis W. K. (2) - Nei prati e luoghi umidi 
di preferenza. 


Gen. XVI. Tetragonòlobus Scop. 


Etim. Dal greco tetras quattro, gonia, angolo, e lobos legume, per 
la forma quadrangolare di esso. 


345. Tetragonòlobus purpureus Moench. - Abit. Colti- 
vata nei giardini per ornamento. 

346. T. siligquosus Roth (3) - Nei pascoli umidi e alle 
sponde dei fossati in molti luoghi della provincia. 


Gen. XVII. Glycyrriza L. 


Etim. Dal greco glykys, dolce, e riza, radice. È noto il sapore 
dolce della radice di questa pianta. 


547. Glycyrriza glabra L. (4) - Abit. Cresce spontanea 
presso il Castello di Montecanino nel Comune di 
Pomaro. 


(4) N. It. Ginestrino, Trifoglio giallo, Mulaghera. ( Questa pianta 
fornisce una grande quantità “di foraggio , alto ed eccellente, tanto 
per essere trasformato in fieno, quanto per farlo pascolare. Potrebbe 
quindi formare oggetto d'una cultura speciale ). 3 

(2) N. It. Loto ‘Sottile. 

(3) N. It. Loto dei prati, Scandalida. il 

4) N. It. Glicirizza, Legno dolce, Liquirizia, Regolizia, Uguiziay “i 
Piac. tagliata Lègn ‘dic. 3 








125 
Gen. XVIII. Galega L. 
Etim. Secondo Ruellio il nome Galega, sarebbe una derivazione dal 
Glaua dei latini e dal Glaucion dei Greci, perchè la Galega officinalis a- 
vrebbe qualche somiglianza colla descrizione del G/avcson di Dioscoride. 


Altri lo fanno derivare da gala, latte, e a, aîg0s, capra, perchè riputata 
ottima pel latte delle capre, donde il nome volgare di Capraggine. 


348. Galega officinalis L. (1) - Abit. Nei prati palustri, 
presso le siepi e nei luoghi incolti di tutta la pro- 
vincia. 

Gen. XIX. Robinia L. 
Etim. Genere intitolato alla memoria di Giovanni Robin francese, 
custode ,dell’ orto regio di Parigi sotto Enrico IV e Luigi XIII. - 

Vespasiano Robin suo figlio sotto-dimostratore delle piante al giar- 


dino del Re, fu il primo a coltivare la robinia pseudoacacia , della 
quale aveva avuti i semi dall'America. 


349. Robinia pseudocacia L. (2) - Abit. Si coltiva nelle 
siepi e nei boschetti, ed ora nasce affatto sponta— 
nea in più luoghi della provincia. 


Gen. XX. Colùtea L. 


Etim. Dal greco Koloao, far rumore, perchè i frutti vescicosi di 
quest’ arbusto fanno un rumore di scoppio, quando si schiacciano, il 
che diverte assai i fanciulli. Di qui il nome francese di Baguénandier 
che serve a baguénander o a divertire. 

350. Colktea arborescens L. (3) — Abit. Nei colli e monti 


della provincia. Coltivata anche nei giardini. 
Gen. XXI. Astragàlus L. 


Etim. Da Astragalos nome dato da Plinio ad una pianta leguminosa. 


B5l. Astragàlus hamosus L. (4) - Abit. Nelle muraglie 
della città e dei vecchi edifizii. 


(1) N. It. Capraggine, Erba capraia, Ruta caprarià, Lavanese. 

(2) N. It. Acacia, Falsa acacia, Falsa gagia, Pseudacacia, Robinia, 
Piac. Rubinia. 

(5) N. It. Colutea, Erba vescicaria, Senna falsa. 

(4) N. It. Meliloto falso, Seme di Meliloto ? 


a 
» Mer c'e, 





126 | | 
352. Astragalus glycyphyMos L. - Abit. Nei luoghi sel- 
vatici, presso le siepi e nei luoghi incolti della 
provincia. 
353. A. Cicer L. (1) — Nei prati e pascoli montani. 
354. A. monspessulanus L. - Nei pascoli montani. 
355. A. Onobrychis L. - Nei pascoli aridi e nei luoghi 
ghialosi di tutta la provincia. 
356. A. austriacus Jacq. - Nei pascoli della zona cal 


lina. 
Gen. XXII. Scorpiurus L. 


:tim.Dal greco skorpios, ssorpione, coùra,coda, perla forma del frutto. 


357. Scorpiurus subvillosa L. (2) - Abit. Nei luoghi 
elevati. 


Gen. XXIII: Corona TE 


Ev. Dal latino corona, corona, per la disposizione dei fiori. 


Coronilla Emerus L.(3)- Abit. Nei luoghi selvatici 

del piano e del colle. i 
359. C. minima L. (4) - Nei luoghi collini e montani. 
369. C. varia L. (5) — Al margine dei campi e dei 

fossati, presso le siepi in tutta la provincia. 


Gen. XXIV. Artrolobium Desv.. 


Etim. Dalle paro!e greche anthron, articolazione, e lobas, legume, pel 
legume articolato. 


361. Artrolobium scorpioides Desv. (6) - Abit. Nei 
campi fra le biade. 

) N. It. Coce selvatico. Piac. Zizar salvàdag. 

2) N. It. Erba brusca, Erba lombrica, 

N. It.Emero, Erba cornetta, Ginestra selvatica, Ginestra di bosco. 


N. 
N. Ît. Scor pioide minuta. 
) N. It. Erba ginestrina, Vecciarini. 









n © Gen. XXV. Hippocrepis IL. 


124 


Etim. Dal greco higpos, cavallo, e krepis, pantofola, calzatura, atte- 
sochè il frutto si presenta arcuato e frastagliato in uno dei suoi lati 
a smarginature profonde, simulanti un ferro da cavallo. Tournefort 
fu il primo a chiamare questo genere Ferrum equinum. 


362. Hippocrepis comosa L. (1) - Abit. Nei pascoli 
magri della provincia, più frequente però nella 
regione collina. 


Gen. XXVI. Onobrychis Tournet. 


Etim. Dal greco Onos, asitto, e brycho, io raglio, perchè gli asini, 
come tutti i bestiami, la cercano con avidità. 


363. Onobrychys sativa Lam. (2) - Abit. Nei prati 


secchi e nei luoghi ghiaiosi di tutta la provincia. 
364. O. saxatilis D. C. (3) - Nei luoghi erbosi di collina. 
365. 0. Caput-galli Lam. (4) - Nei prati e luoghi erbosi. 


Gen. XXKRIE.:Cicer: E: 


Etim. Secondo molti deriva dal greco kikos, o da cicys, forza, robu- 
stezza, perchè i ceci si credettero sempre alimenti proprii soltanto 
degli stomachi robusti. 


300. Cicer arietintm L. (5) - Abit. Fra le biade spon- 


taneo, e coltivato nella maggior parte della pro- 
vincia. 


(1) N. It. Sferra Cavallo. 
(2) N. It. Lupinella, Fienosano, Fieno santo, Cedrangola, Erba 
spagna selvatica. (Samfoin commun e Esparcette dei Francesi ). Piac. 


Lbveina. ( Leguminosa benefica che trasformò e che deve ancora 


trasformare delle desolate steppe in fertili terreni ). 
(3) N. It. Lupinella assottigliata. 
(4) N. It. Lappoli. 
(5) N. It. Cece, Cece giallo, Cece bianco. Piac. Zizàr biane. 


+ Frotdiea . 
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Gen. XX VILI. Vicra Ea 


Etim. Dal greco Bicion (cangiato come per solito il B in ”, 0 se ? 
condo alcuni “dal latino vincia, legato, cioè attaccato, per gli ste li che 


si attortigliano fra loro o alle piante vicine. à 


367. Vicia Faba L. (1) - Abit. Coltivata su vasta scala 

nei campi e negli orti in tutta la provincia. 

368. V. bithynica L. (2) - Nei luoghi erbosi della zona 

montana, & 

369. V. dasycarpa Ten. (3) - Nei campi tra le biade. 

370. V. cassubica L. (4) - Nei boschi collini e montani. 

371. V. Gerardi D. C. (5) - Nei luoghi incolti, ‘selvatici 

della zona collina. | n 
372. V. hirta Pers. (6) — Nei campi fra le biade. È 
373. V. grandiflora Scop. (7) - Nei luoghi erbosi sec= 

chi delle colline. o 

374. V. lathyroides L. (8) - Nei pascoli e prati sec- | 

chi di collina. dr 

375. V. sativa L. (9)- Nei prati e fra le biade di tutta 

la provincia, comunemente. 

376. V. angustifolia Roth (10) - Nei campi fra le biade. | 
77. V. sepium L. (11) - Nei boschi e nelle siepi om- (ai 
brose in tutta la zona collina. » 

378. V. narbonensis L. (12) - Nei campi fra le biade. 









9) 
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DI 


(1) N. It. Fava, Fava comune, Fava nostrale. Piac. Fàva. (Presenta 
3 Varietà principali dette: Piccola Fava, Grossa Fava e Fava da orto. 
It. Cicerchia dentellata. 
lt. Zizania. 
it. Veccia lentichina. 
It. Veccia montanina. 
i. Veccia irsuta. 
It. Farfallona. 
It. Veccia serena. 
. It. Veccia, Veccia nostrale. Piac. Veuzza. 
SANTE Veccia sottile. 
) N. It. Veccia silvana. 
2) N. It. Veccia selvatica. 


mei 


129 





Gen. XXIX. Ervum L. 


Etim. Deriva dal nome celtico Erv che vale lente o lenticchia. 


379. Ervum Lens L. (1) - Abit. Coltivasi estesamente, 
ma rinviensi inselvatichita lungo le strade e al 
margine dei campi in molte località della provincia. 

380. E. Wirsutum L. (2) — Nei campi fra le biade. 

381. E. Ervilia L. (3) — Nei campi fra le biade. 

382. E. tetraspernum L. (4) - Nei campi e luoghi col- 
tivati di collina. 


Gen. XXX. Pisum L. 


Etim. Dal celtico pis, che significa singolare, unico, per l’ eccel- 
lenza del seme, oppure così denominato dalla fragilità del suo fusto 
che abbisogna d'appoggio, o secondo altri così detto perchè si col- 
tivava presso Pisa assai anticamente. 


383. Pisum sativum L. (5) - Abit. Coltivasi in quasi tutta 
la provincia, ma nasce qua e là quasi spontanea. 
384. P. arvense L. (6) - Come la precedente. 


Gen. XXXI. Lathyrus L. 


Etim. Lathyrus è nome dato da Teofrasto ad una pianta legumi- 
nosa la cui etimologìa parrebbe essere la seguente. In Greco la è 
particella intensiva e thero significa v0 scaldo, così detto perchè gli 
antichi attribuirono alla pianta detta volgarmente Cicerchia delle pro- 
prietà afrodisiache. 


385. Lathirus Aphaca L. (7) - Abit. Nei campi fra le 
biade in tutta la provincia, copiosamente. 

386. L. pratensis L. (8) - Nei prati presso le siepi 
di tutta la provincia, comunemente. 


(1) N. It. Lente, Lenticchia. Piac. Lintiggia. 

(2) N. It. Veccia tentennino. 

(3) N. It. Capogirlo, Straccabue, Ingrassabue, Mochi. 

(4) N. It. Tentennino. 

(5) N. It. Pisello. Piac. Riviott. 

(6) N. It. Pisello rubiglio, Pisello selvatico , Pisello grigio, Pisello 
delle pecore, dei porci, dei piccioni. Piac. Arvéja. 

(7) N. it. Afaga, Fior galletto, Mullaghera, Veccia bastarda. 

(8) N. It. Erba galletta, Pisello dei prati. 


9 





130 Pn 

387. Làthyrus Nissolia L. (1) — Abit. Nei campi tra le. 3 
biade. 

388. L. hirsutus L. (2) - Fra le biade e nei luoghi 
incolti in tutta la provincia. 

389. ZL. odoratus L. (3) - Coltivasi nei giardini per 
ornamento. 

390. L. angulatus L. (4) - Nei campi fra le biade. 

391. L. Cicera L. (5) Fra le biade, nei campi spon- 
tanea, ma talora si coltiva. 

392. ZL. sativus L. (6) - Nei campi e luoghi coltivati. 

393. L. sylvestris Bert. (7) Nelle siepi e nei cespug'i 
specialmente selvatici di tutta la provincia. 

394. L. tuberosus L. (8) - Nei prati e campi. 


Gen. XXXII. Orobus L. 


Etim. Dal greco oro, eccitare, e bous, bue, in causa delle proprietà 
nutritive di queste piante. 


395. Orobus niger L. (9) - Abit. Nei boschi e luoghi 
selvatici di collina. 

396. 0. tuberosus L. (10) - Nei boschi collini e montani. 

397. O. variegatus Ten.(11)- Nei boschi montani. 

398. 0. vernus L. (12) — Nei boschi e luoghi selvatici 
della zona, collina. 


) N. It. Cicerchia semplice. 

2) N. It. Cicerchia pelosa. 

) N. It. Pisello odoroso. 

) N. It. Cicerchia scarlata. 

5) N. It. Cicerchia moco, Cicerchia, Mochi. Piac. Zizarella. 

6) N. It. Cicerchia, Pisello quadrato, Ingrassamanzo. Piac. Zizérceia. 
)N It Ceserone, Cicerchia selvatica, “Cicerchione, Rubiglione. 
di N. It. Ghianda di terra. 


19) N. It. Orobo au tieni (Foraggio molto appetito dai cavalli 
e che potrebbe essere utile per la sua precocità). 


131 





Gen. XXXIII. Apios DC. 


Etim. Dal greco apios, pesa, in causa della radice tuberosa a fog- 
gia di pesa di queste leguminose. 


599. Apios tuberosa Moench (1) - Abit. Nei boschi 
presso il Po. 


Gen. XXXIV. Phaséolus L. 


Etim. Dal latino Phaselus, navicella, burchiello, per la forma 
de’ suoi semi. 
400. Phasdolus vulgaris L. (2) — Abit. Si coltiva negli 
orti di tutta la provincia. 
401. Ph. multiflorus W.- Sì coltiva come la prece- 
dente. 


Gen. XXXV. Vigna Savi. 
E.im. Genere stabilito da Gaetano Savi e di Etimologia ignota. 
402. Vigna melanophtalmos Wilprs - Abit. Si coltiva 
negli orti 
Gen. XXXVI. Gleditschia L. 


Etim. Genere dedicato alla memoria di Giovanni Gleditsch nato a 
Lipsia, contemporaneo di Linneo, che si distinse in un modo par- 
ticolare nella conoscenza delle piante. Egli fu Professore di botanica 
a Berlino, Direttore del pubblico giardino, ed uno de’ più laboriosi 
membri dell’ Accademia delle scienze di quella città. Si è reso ce- 
lebre per parecchie sue opere, e specialmente pel suo Methodws 
fungorum, impresso a Berlino nel 1753. Le sue frasi diagnostiche 
sono chiare, e fondate su degli attributi veramente caratteristici. 


193. Gleditschia triacanthos L. (3) - Abit. Si coltiva 
comunemente nelle siepi e nei giardini. 


(1) N. It, Pere di terra. (Questa pianta è indigena dell’ America» 
ed è ora spontanea sulle rive del Po in molta abbondanza. Il suo 
tubero viene proposto in sostituzione del pomo di terra ). 

(2) N. It. Fagiuolo, Fagiolo. Piac. Fasew. Infinite sono le varietà 
di Fagioli arrampicanti o nani adoperati a nutrimento dell’uomo. Le 
più comunemente coltivate da noi sono le seguenti: Faseu dall’aquila 

Fagiolo romano }, F. da frà ( Fagioli senza filo ), F. gris ( Fagioli 

rizzoli ), £. nostràn. F. dall’ occ” ( Fagiolo dall’occhio, Fagiolo or- 
dinario ), £. rampighein ( Fagiolo galletto ), Fasoleina ( Var, del Fa- 
giolo dall’ occhio ), Fasòlon (Fagiolone, Fagiolo marchiano), F. bianc 
{ Fagioìo bianco), F. giad. ( Fagiolo giallo ). 

(3) N. It. Acacia spinosa, Gleditsia spinosa. 


Gen. XXXVI. CercisDì 


Etim. Dal greco kerkidos , spola; così denominate dalla forma del 
loro baccello, a spola. 


404. Cercis siliquastrum L. (1) - Abit. Nei cespugli e 
nelle siepi, e coltivata anche negli orti e giardini. 


. Fam. XXXII. AMIGDALEE. 


Car. gen. Alberi o frutici trasudanti spesso un succo gommoso, con 
foglie alterne stipolate. Fiori ermafroditi. Calice 5 —dentato co— 
perto internamente da una espansione del ricettacolo. Petali 5. 
Stami 20 liberi, inseriti insieme coi petali sul tubo del calice. 
Cvario libero uniloculare con due ovoli. Frutto drupaceo conte- 
nente uno o due semi. Embrione dritto senza albume. -- Le 
piante di questa famiglia diversificano da quelle molto affini 





delle Rosacee e delle Pomacee per la natura del frutto e soprat- | 


tutto pel loro principio componente caratteristico che è l’ acido 
prussico, uno dei più violenti veleni organici, il quale trovasi 
nei semi ed in alcune specie anche nella corteccia e nelle fo— 
glie. Quanto alla loro diffusione, esse non oltrepassano le re— 
gioni temperate e calde dell’emisfero settentrionale. 


Gen. I. Amygdalus L. 


Etim. Amygdalus deriva, secondo alcuni, dalla parola greca am?- 
chàs, scanalatura, ed è applicato a questo genere perchè il nocciolo 
d’alcune sue specie ha delle strie, delle scanalatnre. Martini crede 
che derivi da un vocabolo ebreo che significa (vigilante) per allu— 
sione alla precocità del fiore del mandorlo (Amygdalus communis). 


4105. Amygdalus communis L. (2) - Abit. Si coltiva comu- 
nemente e trovasi spesso inselvatichito nelle siepi. 


(1) N. It. Albero di Giuda, Albero di Giudea, Siliquastro. 

‘2) N. It. Mandorlo, Mandolo. Piac. Amandola. Presenta due varietà, 
cioè : M. comm. dulcis e 3. comm. amara. Spetta alla prima il Mandorlo 
molto precoce detto Handorlo di S. Caterina. Ad esso allude |’ Ala- 
manni nei seguenti versi: 


CRE IRA il poco accorto 
Mandorlo aprico, che sovente pianse 
Tardi i suoi danni; ch’anzi tempo ( ahi lasso! ) 
De’ suoi candidi fior le tempie cinse. 
{ Coluv. Lib. 1). 
I Mandorli potrebbero formare una sorgente non piccola di ric- 
chezza per la nostra collina, specialmente, quando se ne curasse ed 
estendesse la coltivazione. 





Saia 139 

406. Amygdalus nucipersica Rehb (1) - Abit. Si coltiva 
negli orti. 

407. A. Persica L. (2) - Coltivasi negli orti, nei frut- 
teti e nelle vigne. 

408. A. hybrida Dierb. — Coltivasi come la precedente. 


Gen. II. Prunus L. 


Etim. Secondo alcuni questo nome, (molto antico }) è di origine 
asiatica. 


409. Prunus Lauro-cerasus L. (3) - Abit. Coltivasi 
nei giardini e boschetti artificiali. 
410. P. Cerasus L. (4) - Coltivasi da per tutto e si è 
reso quasi spontaneo nelle siepi e nei campi. 
411. P. avium L. (5) - Nei boschi e nelle siepi colline 
della provincia. Coltivasi frequentemente. 

412. P. Armeniaca L. (6) - Coltivasi negli orti e frut- 
teti. 

413. P. spinosa. L. (7) - Nei cespugli e nelle siepi di 
tutta la provincia, comunemente. 


(1) N. It. Pesca noce. Piac. Persagh nòs. 

(2) N. It. Persico, Pesco. Piac. Persagh. Questa specie offre molte 
varietà. Le più comuni da noi sono le seguenti: Pérsagh albérges. 
(Pesca alberge), P. d@ràs ( Pesca duracina, Cotogna ), P. gniffar 
{ P. sanguignola ), P. s’ciappareù ( P. spiccatoia, Spicca e Burrona). 

3) N. It. Lauroceraso, Lauro di Trebisonda, Lauroregio. 

di) N. It. Ciliegio, Ciriegio, Marasca. Piac. Zrésa. 

(5) N. It. Ciriegiolo, Ciliegia frataja. (Queste due specie di Cilie- 
gie presentano un grande numero di varietà (circa 70): e da noi 
sono coltivate più specialmente le seguenti: la Duracina. ( Piac. 
sgran fgnon), la Visciola (Piac. vissola ), la Moraiuola (Piac. mòrra), 
la Marasca od Amarina ( Piac. mareina ). 

(6) N. It. Albicocco, Armellini, Umiliaco, Albercocco. (Ha due 
var ecà principali l'una a nocciolo dolce (Meliaco, Moniaca, Muliaca. 
Piac. Miaga) e l’altra a nocciolo amaro (Albicocco nostrale. Albi- 
cocca. Piac. Arbicòce). 

(7) N. It. Prugno, Prugnolo, Prunello, Pruno salvatico, Spino nero, 
Susino di macchia. Stringiculo. Piac. Spein négar, Bragneu. 


1° PEA PRIMA 
PRI Ae 


* 604 


134 | 
414. Prunus cerasifera Ehrh - Abit. Coltivasi in tutta 
la provincia. 
415. P. insiticia L. (1) - Nelle siepi e nei broli della 
provincia, ove eziandio coltivasi. 


416. P. domestica L. (2) - Negli orti e. frutteti “ove 


coltivasi. 
Fam. XXXIII. RosAcEE 


Car. gen. Piante erbacee o frutticose a foglie d’ ordinario pennato- 
partite, munite di stipole per lo più aderenti al picciuolo. Fiori 
ermafroditi regolari. Calice con 4 o 5 divisioni ed anche più. 
Petali 4-5. Stami 20 o più, liberi, inseriti calice sul insieme 
coi petali, Molti ovari liberi a stilo laterale. Semi senza albume; 
embrione dritto. - Le Rosacee, ricche di generi e di specie, sono 





unu” 


quasi una proprietà esclusiva delle zone settentrionali fredde, 


temperate e calde. Nelle regioni tropicali ne vivono soltanto 
poche specie sulle sommità più fresche dei monti. Molto più rare 
si mostrano al di là del Tropico del Capricorno. Parecchie di esse 
offrono pratiche applicazioni nella medicina, nell’industria ecc. 0 
portano frutti mangiabili. Molte poi per la bellezza ed il grato odore 
dei loro fiori vengono coltivaté nei giardini e nei vasi. 


Gen. I. Spirea L. 


Etim. Dal greco speira, spira. I pieghevoli rami di parecchie spe- 
cie di questo genere, servivano, secondo Plinio, a far corone e 
ghirlande. 


417. Spiraea  sorbifolia L. (3) - Abit. Nei giardini 
ove coltivasi. 

418. S. salicifolia L. - Nei luoghi rupestri, sassosi e 
ne’ giardini ove coltivasi. 


(1) N. It. Susina salvatica. 

(2) N. It. Prugno, Susino, Susino domestico. Piac. Brugna. ( Nu- 
merosissime sono le varietà del P. Domestica). Da noi coltivansi più 
specialmente le seguenti: Susina damaschina. {Piac. Brugna dami- 
schema, o Mischeina ), la S. Catelana o Catalana, la S. Mirabolana , 
la S. Prugnuola, la S. Campana, la $. Amoscina, (Piac/ Masseinga). 

(3) N. It. Barba caprina. 


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wi @ RR L 
135 


419. Spirea hypericifolia L.- Abit. Coltivasi nei giardini. 

420. S. crenata L. — Coltivasi come la precedente. 

421. S. Aruncus L. (1) — Nei boschi umidi di collina. 

422 S. Ulmaria L. (2) — Nei prati umidi e lungo i 

fossati della zona collina. 

423. S. Filipendula L. (3) - Nei prati e pascoli di 
tutta la provincia, ma più copiosa nella regione 
collina e montana. 


Gen. II. Kerria DC. 


Etim. Genere stabilito dal De Candolle in onore del Botanico. K er. 


424. Kerria japonica DC. - Abit. Coltivata come pian- 
ta ornamentale ne’ giardini. 


Gen. III. Geum L. 


Etim. Dal greco gevo, io fo gustare; così detto dal buon odore di 
garofano che le radici di alcune sue specie esalano e principalmente 
il G. urbanum detto appunto Cartofillata. Altri ne deriva il nome 
dalla Terra (in greco ghe ) a cui questo genere si vuole fosse 
dedicato. 


425. Geum urbanum. L. (4) - Abit. Nei luoghi erbosi 
e selvatici della provincia. 
426. G. rivale L. (5) — Nei prati umidi e al margine 
(ei fossati in parecchie località. ù 


1) N. It. Barba caprina. 

2) N. It. Olmaria, Regina dei prati. 

3) N. It. Filipendola. Piac. Erba di tài. 

h N. It. Ambretta selvatica, Erba benedetta, Cariofillata, Garofa- 
nata (Buon foraggio per tutti gli erbivori, atto ad aumentare la 
seerezione del latte. In alcuni luoghi le sue foglie sono mangiate 
in insalata ). 

(5) N. It. Cariofillata acquatica. 


Gen. IV. Rubus L. 


Etim. Rubus a rubro colore, perchè i frutti del Rovo, essendo 


rossi prima che sieno maturi, fanno parere colla loro grande quan- 

tità l’ Arboscello come tutto rosso, quando si rimirano in certa 

distanza. A 

427. Rubus Idaeus L. (1) - Abit. Nei boschi montani 
è coltivato e naturalizzato nella pianura. 4 

428. R. caesius L. (2) - Nei boschi e nei luoghi sel- 
vatici umidi di tutta la provincia. 

429. ER. corylifolius Sm.- Nei cespugli e nelle siepi. 

430. R. fruticosus L. (3) — Nelle siepi e nei cespugli 
di tutta la provincia, comunemente. 

431. R. tomentosus W. (4) - Nei boschi di collina. 


Gen. V. Fragaria L. 


Etim. Dal latino fragrare, render buono odore. È noto il grato 
odore che mandano le fragole. 


452. Fragaria grandiflora Ehrh (5) - Abit. Coltivata negli 
orti e giardini. 

433. F. collina Ehrh (6) = Nei luoghi erbosi magri e 
nei pascoli collini. 

434. PF. vesca L. (7) - Nei luoghi erbosi, presso le 
siepi e nei boschi di tutta la provincia. 

435. IP. elatior Ehrh (8) - Nei boschi collini e monta- 
nì, e coltivata negli orti. 


(1) N. It. Lampone, Ampomelle, Frambò, Rovo Ideo. Piac. Frambos. 

(2) N. It. Rogo di fior bianco, More di macchia, More campa- 
gnole, Rovo. 

Hi N. It. Rovo, Rogo di macchia. Piac. Mòrra. 

4} N. It. Rovo peloso. 

(5) N. It. Fragola ananassa, Fragola ananassina, Fragola del Chili. 
Piac. Magistra. 

(6) N. It. Fraganella, Fragoletta. Piac. Magidstrein. 

(7) N. It. Fragola, Erba fragole, Fragaria, Fraule, Fravolaria. Piac. 
Maqistar. 

(8) N. It. Fragola di Germania, Fragola moscadella. 





e 


| 137 
Gen. VI. Potentilla L. 


Etim. Così detta da potentia, attese le grandi virtù terapeutiche 
attribuite alle piante di questo genere. 


430. Potentilla Anserina L. (1) - Abit. Nei pascoli , 

lungo le vie campestri in tutta la provincia, ma 
non copiosamente. 

437. P. supina L. (2) - Nei luoghi ombrosi, umidi, 
nelle alluvioni recenti e vicinanze del Po. 

438. P. alba L. (3) - Nei pascoli secchi della pianura 
e dei colli in tutta la provincia. 

439. P. Fragariastrum Ehrh (4) — Nei cespugli e bo- 
schetti della zona collina. 

440. P. tormentilla Sibth (5) - Nei pascoli e prati di 
collina. , 

441. P. reptans L. (6) - Nei pascoli umidi, alle spon- 
de dei fossati in tutta la provincia. 

442. P. argentea L. (7) — Nei pascoli e nei colli a- 
prici secchi della provincia. 

443. P. verna L. (8) - Nei pascoli del piano e del colle. 

444. P. hirta L. (9) — Nei luoghi asciutti, erbosi di 
collina. 

445. P. recta L. (10) — Nei colli aprici, sui muri vecchi 
di tutta la provincia. 


(1) N. It. Argentina, Piè d'oca. (Erba tonica, amara, impiegata a 
diversi usi domestici ). 

(2) N. It. Piè d’oca verde, 

(3) N. It. Pentafillo bianco. 

(4) N. It. Fragola secca. 

(5) N. It. Tormentilla. (Così detta dai tormini dissenterici ch’ essa 
provoca ). 

(6) N. It. Centifoglio, Erba pecorina, Cinquefoglio. Piac. Magiòstreina. 

(7) N. It. Cinquefoglio bianco. 

{8) N. It. Fragolaccia primaticcia. 

(9) N. It. Fragolaccia rossa. ( Comunica ai pascoli della collina, 
quando abbonda, proprietà salubri ed aromatiche). 

(10) N. It. Cinquefoglio, Fragolaccia. 


Vota vr. di 


138 va 
Gen. VII. Agrimonia L. 


Etim. Dal greco agros, campo, e mone, soggiorno; (soggiorno nei 
campi), per indicare l’ordinaria stazione di questa pianta. 


446. Agrimonia Eupatoria L. (1) - Abit. Nei luoghi*er- 





bosi, lungo i margini delle vie e presso i fossì in 


tutta la provincia. 


Gen. VILI. Aremonia Neck. 


Etim. Dal greco aèr, aria, e mone, soggiorno, per allusione ai 
luoghi ove vegetano le piante di questo genere. 


447. Aremonia Agrimonioides Neck. - Abit. Neiluoghi 
selvatici montani. 


Gen. IX. Rosa L. 


Etim. Secondo il De Theis, il nome della Rosa viene dal celtico 


rhood o rhudd che significa rosso, donde i Greci avrebbero formato 


rodon e i Latini rosa. 


448. Rosa sulphurea Ait. (2) - Abit. Coltivata per or- 
namento nei giardini. x 

449. R. Eglanteria L. (3) - Coltivata come la prece- 
dente. I 

450. R. arvensis L. (4) - Nei boschi e nelle siepi. 

451. R. microphylla Roxh (5) = Nei giardini ove colti- 
vasi per ornamento. 

452. I. cinnamomea L. - Nei cespugli in alcune loca- 

lità e coltivata nei giardini. 


(1) N. It. Così chiamata dal Re Mitridate Eupatore, creduto i 
primo a trovarla. 

(2) N. It. Rosa gialla. 

(3) N. It. Rosa gialla, Rosa di Cimice. 

(4) N. It. Rosa di macchia, Rosellina di macchia, Rosellina di 
pruni, Rovo canino. 

(5) N. It. Rosa dalle foglie piociole. 





139 

453. Rosa pimpinellifolia L. - Abit. Nei cespugli, ne’ de- 
clivi petrosi dei monti e coltivata nei giardini. 

454. R. indica L. (1) - Coltivata nei giardini. 

455. R. canina L. (2) - Nelle siepi e nei cespugli di 
iutta la provincia. 

456. R. rubiginosa L. (3) - Nelle siepi e nei luoghi 
selvatici. 

457. R. collina. W. (4) - Nelle siepi e cespugli in 
collina. 


458. R. tomentosa Sm. - Nei cespugli montani. 


459. R. damascena L. (5) - Coltivata e quasi naturaliz- 
zata in tutta la provincia. 


460. R. pumila Jacq. — Nelle siepi, nei cespugli e nei 


boschi. 

461. R. multiflora L. (6) - Nei giardini ove coltivasi. 

462. R. gallica L. (7) - Nelle siepi, neì cespugli e 
coltivata nei giardini. 

463. R. centifolia L. (8) - Coltivata e quasi natura- 
lizzata in tutta la provincia. 


(1) N. It. Rosa in diana. 

(2) N. It. Rosa canina, Ballerini, Caccabelli, Rosa salvatica. Piac. 
Reusla salvadga. 

13) N. It. Rosellina rossa. 

(4) N. It. Rosa dei colli. 

(5) N. It. Rosa di Damasco, Rosa nostrana. Piac. Reusla nòstrana. 

(6} N. It. Rosa della Granduchessa. 

(7) N. It. Rosa comune, Rosa d’orto, Rosa mistica. 

(8) N. It. Rosa a bottoni, Rosa di cento foglie. Piac. Reusla déppia, 
doppion. ( Molte belle varietà di Rose coltivansi ne’ nostri. giardini 
tra le quali primeggiano le seguenti: R. Angiola, R. bianca, R. mu- 
schiata, R. boraccina, R. d'Olanda, R. di Maggio, .R. florida o del 
price Piac. Reusla dél Bèngal, R. minima, R. d'ogni mese, ed 
altre). 





tto di 
Fam. XXXIV. SANGUISORBEE. 


Car. gen. Fiori ermafroditi, poligoni o monoici. Calice con 3, 4, 
5 o più divisioni. Stami 4 o meno per aborto , od indefi- 
niti inseriti sulla fauce del calice. Ovarii 1,2, 4, muniti 
di uno stilo terminale o basilare, uniovolati. Stimma globoso 
o piumoso. Frutto risultante da uno o più carpelli chiusi entro 
al calice indurato. - Le sanguisorbe sono piante erbacee, annue 
o perenni a foglie alterne, palmato-lobate o pennate. Sono astrin- 
genti e poco presentano di particolare. 


Gen. I. Alchemilla L. 


Etim. Così detta dal pregio in che gli Alchimisti tenevano la ru- 
giada delle sue foglie pel compimento di quella ciarlatanerìa che 
chiamavano la grand’ opera. 


464. Alchemilla arvensis L. (1) - Abit. Nei campi di: 
tutta la provincia, copiosamente. 

465. A. vulgaris L. (2) - Nei prati e pascoli della 
pianura e dei monti. 

466. A. alpina L. - (3) Nell’alta montagna. 


Gen. II. Sanguisorba L. 


Etim. Dal latino sanguis, sangue, e sorbeo, io assorbo. 


467. Sanguisorba officinalis L. (4) — Abit. Nei prati umidi, 
paludosi di tutta la provincia. 


(1) N. It. Alchemilla, Alkimilla. 

(2) N. It. Alchimilla, Erba stella, Stellaria, Piede di Leone. 

(3) N. It. Conosciuta nelle Farmacie anche col nome di A. argentea, 
a motivo delle sue foglie che sono di un bel verde lucente al di 
sopra ed argentine al disotto. i 

(4) N. It. Pimpinella grande, Pimpinella dei giardini, Sanguisorba. 
Piac. Pimpinella. (È la pianta che fu tanto decantata in Inghilterra. 
sotto il nome di Burnet). 





141 
Gen. III. Poterium L. 


Ekm. Dal greco poterion, tazza, per la forma del calice. 


468. Poterium sanguisorba L. (1) - Abit. Nei prati e 
luoghi erbosi magri e negli orti ove coltivasi. 


Fam. XXXV. POMACEE. 


Car. gen. Le pomacee formano alberi od arbusti talvolta spinosi. 
Hanno foglie sparse semplici o pennate. Stipole libere e d’ordi- 
nario caduche. Fiori ermafroditi regolari sviluppantisi spesso 
prima delle foglie. Calice con cinque divisioni libero o aderente 
all’ ovario. Stami in numero di 20. Ovario con parecchie logge 
contenenti due o più ovoli attaccati a delle placente centrali. 
Frutto carnoso. Semi senza albume; embrione dritto. - Le po- 
macee sono proprie dell'emisfero boreale e sono frequenti in 
Europa, Asia ed America settentrionale. Nella parte boreale 
dell’Africa all'incontro si trovano raramente. I frutti contengono 
una mescolanza di acido malico e zucchero, e per ciò molte 
specie di tali piante offrono frutti saporiti. Oltre di ciò molte 
di esse rendonsi utili anche per il loro legno. 


Gen. I. Crataegus L. 


Etim. Dal greco kra-tos, forza, e ak-é, punta, per le forti e acute 
spine delle quali sono fornite le specie di questo genere. 

469. Crataegus Pyrocantha Lind. (2) - Abit. Nei ce- 
spugli e nelle siepi. . 

470. C. Azarolus L. (3) - Coltivasi negli orti, special- 
mente nella regione collina e montana. 

471. C. Oxyacantha L. (4) - Nei cespugli e nelle siepi 
di tutta la provincia, ma più comune nella pia— 
nura. 

472. C. oxyacanthoides Thuill. — Nelle siepi, nei bo- 
schetti del piano. 

(1) N. It. Pimpinella, Pimpinella piccola, Sorbastrella. (Le sne 
proprietà aromatiche, eccitanti, la rendono molto alimentare ed utile 
per gli armenti ovini. 

(2) N. It. Azzaruo!o, Lazzaruolo. 

(3) N.It. Azzarolo, Lazzaruolo, Razzerolo, Tricocco. Piac.Pòm Lazzarein. 


(4) N. It. Bagaja, Biancospino, Lazzeruolo selvatico, Ossiacanta, 
Pruno aguzzino. Piac. Spein biane, Cagabéi. 


142 
Gen. II. Mespilus L. 


Etim. Dal greco meéspilon, Nespolo. 


473. Mèspilus germanica L. (1) — Abit. Nei boschi 
della regione collina e montana e coltivato in tutta 
la provincia. 


Gen. III. Pyrus L. 


Etim. Pyrus viene, secondo alcuni, da Pyramis, perchè il frutto di 
quest’ albero è spesso di figura in certo modo piramidale. 


4T4, Pyrus Malus L. (2) - Abit. Nelle siepi, nei boschi 
e coltivato estesamente in tutta la provincia. 

475. P. communis L. (3) - Nelle siepi, nei boschi e 
coltivato estesamente. 


Gen. IV. Cydonia Tournef. 


Etim. Dal nome di una città dell’isola di Candia, ov è originaria 
questa pianta. 


476. Cydonia vulgaris Pers. (4) - Abit. Coltivasi ed è 
quasi spontanea nelle siepi e negli orti di tutta 
la provincia. 


(1) N. It. Nespolo. Piac. Néspòl. 

(2) N. It. Melo. Piac. Pom. (Molte varietà di Meli si coltivano nella 
nostra provincia; le principali sono: Pòm dla carréra (Mela Casolana), 
Pim popein (M. francesca ), Pòm reus (M. rosa), Pom ruzneint (M. 
roggia, M. ruggine). Pòm matass (M. appiolona). i 

(3) N. It. Pero, Pero domestico. Piac. Pér. ( Le varietà prince. della 
provincia sono: Pér Bàrgamott (Pera bergamotta), Per buttér (P. burè 
o butirra), Pér bòn cristian (P. buon-cristiano ), Pér ducal (P. del 

Duca), Pér San Giovanna (P. S. Giovanni), Pér dall'inveran (P. verni- 
“na, P. serbaticcia), Pér martéin seucch (P. Martin secco), Pér S. 


Pédar (P. sampiera), Péîr ruznéint (P. rugginosa), Pér salvadag, Par-. 


galla ( P. selvatica, Peruggine), Pér spadòon (P. spadona), Pér gnoce 
(P. bugiarda), Pér zuzbon (P. brutta e buona, P. succia ), Pér vir- 
gòlòs ( P. virgolosa ). 

(4) N. It. Cotogno, Melo Cotogno. Piac. Pom Codugn. 








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143 
Gen. V. Aronia Pers. 


Etim. Nome d’ etimologia incerta, forse derivato dal gr. aro, 
condisco, per la fragranza e grato odore dei fiori delle piante di 


questo genere. 


4TT. Aronia rotundifolia Pers. (1) - Abit. Nei boschi della 
zona montana. 


Gen. VI. Sorbus L. 


Etim. Dicesi, che Sorbus venga dal verbo Latino Sorbére, sorbire, 
perchè la polpa delle Sorbe mature è molle, e facile a sorbire. 


478. Sorbus Aria Crtz (2) - Abit. Nei boschi montani. 

479. S. torminalis Crtz (3) - Nei boschi e luoghi sel- 
vatici di collina. 

480. S. Aucuparia L. (4) - Nei boschi di collina. 

481. S. domestica L. (5) - Nei boschi collini e monta- 
ni e coltivato frequentemente. 


Fam. XXXVI. GRANATEE. 


Car. gen. Questa famiglia componesi del solo genere punica, ricco di 
parecchie specie costituenti piante arboree o frutticose a foglie 
opposte, senza stipole, con fiori ermafroditi regolari e terminali. 
Calice con molte divisioni, aderente all’ ovario. Stami numerosi 
inseriti coi petali salla fauce del calice. Ovario a logge moltio— 
volate sovrapposte, 3 inferiori a placenta centrale, 6 superiori a 
placenta parietale. Frutto sferico coronato dal lembo del calice. 
Pericarpio coriaceo, tramezzi membranosi. Semi senza albume, 
involti da una polpa trasparente. - Le granatee formano intieri 
boschi in Persia. La scorza dei frutti serve in tintura per pre- 
parare un colore nero. La scorza della pianta è raccomandata 
come potente febbrifugo. Della varietà selvatica, spontanea in 
alcuni luoghi, si fanno sovente siepi. Il frutto poi si adopera 
sovente nella preparazione di bevande acidule, rinfrescative. 


(1) N. It. Pero corvino., 

(2) N. It. Sorbo biancastro, Matallo. 

(3) N. It. Ciavardello, Bacarello, Mangiarello ecc. 

(4) N. It. Sorba lazzeruola, Sorba salvatica ottobrina. Piac. Sorba 
salvadga. 

(5) N. It. Sorbo, Sorbo domestico. Piace. Sorba. 


= 


144 
Gen. I. Punica L. 


Etim. Dal latino punicus, cartaginese, perchè abbondava nel terri- 
torio di Cartagine. Secondo altri viene da puniceus rosseggiante, rosso, 
poichè il fiore e il frutto del melagrano hanno un colore rosso. 


» 


482. Punica Granatum L. (1) - Abit. Negli orti ove 
coltivasi. | 


Fam. XXXVII. ONAGRARIEE. 


Car. gen. Le onagrarie sono piante perenni, per lo più erbacee, 
con foglie opposte od alterne. Fiori ermafroditi, ascellari e 
terminali. Calice monosepalo, aderente all’ ovario superiore di- 
viso in più lobi. Petali pari in numero ed alterni coi lobi del 
calice a bocciamento spirale od imbriciato. Stami inseriti sulla 
fauce del calice insieme coi petali, pari a questi nel numero, 
oppure doppi o la metà solamente. Ovario aderente al calice, 
formato di più logge ripiene d’alcuni ovoli attaccati ad un asse 
centrale. Stilo filiforme. Stimma semplice o 2 - 4fido Semi 
senza albume; embrione dritto. ll frutto è una cassula o una 
bacca. A questa famiglia, divisa dai Botanici in tre sezioni, ap- 
partengono anche alcune interessanti specie acquatiche e palustri. 


Gen. I. Epilobtum L. 


Eiim. Il suo nome indica la posizione della corolla; infatti deriva 
dal greco epi, sopra, e loba, baccello; così denominato, perchè il fiore 
è inserito sulla sommità dell’ ovario o del frutto, che per essere 
lunghissimo, fu paragonato ad un baccello. 


483. Epilobimn Dodonei Vill. (2) - Abit. Nei luoghi 
ghiatosi sterili della pianura e dei colli. 

484. E. hirsutum L. (3) - Alle sponde dei fossati e nelle 
paludi di tutta la provincia, copiosamente. 

485. E. parviflorum Schreb (4) - Nei luoghi acquitri- 
nosl di tutta la provincia. 


1) N. It. Granato, Melagrano, Melogranato. Piac. Pom Granà, 
2) N. It. Epilobio, Camenerio, Sfenice. 
3) N. It, Viola di palude. 

4) N. It. Garofanini da acqua. 








145 
Gen. LI. Oenothera L. 


Etim. Dal greco Onos, asino, e thera, preda, cioè pascolo per gli 
asini. 
486. Oenothera biennis L. (1) - Abit. Nei luoghi in- 
colti, negli alvei dei torrenti, nelle alluvioni del 
Po e nei giardini ove coltivasi per ornamento. 


Gen. III. Isnardia L. 


Etim. Genere dedicato alla memoria di Antonio Tristan Danti 
d’ Isnard, Professore al giardino del Re, e membro dell’ Accademia 
delle scienze, cui somministrò parecchie memorie sulle piante dal 
1716 al 1724. 


487. Isnardia palustris L. (2) - Abit. Nei fossati, ne- 
gli stagni e nelle paludi. 


Gen. IV. Circea L. 


Etim. Così detto, perchè il frutto di questa pianta aderisce agli 
abiti e ritiene a sè le persone, come già Circe coi suoi famosi incanti 
traeva a sè gli uomini. 


488. Circoa lutetiana L. (3) — Abit. Nei boschi om- 
brosi.e nei luoghi selvatici di tutta la provincia. 


Gen. V. Trapa L. 


Etim. È abbreviato di Calcitrapa, macchina da guerra a quattro 
punte, che impiegavasi per arrestare Ja cavalierìa. Il frutto della 
trapa comune è armato di quattro forti spine. 


459. Trapa natans L. (4) — Abit. Negli stagni, e nei 
fossati in tutta la provincia. 


(1) N. It. Originaria della Virginia è naturalizzata da molto tempo 
in Italia. Molte altre specie si coltivano nei giardini, tra le quali 
l' O. purpurea, la rosea, la frutticosa, la tetraptera ed altre. 

(2) N. It. Isnardia. 

(3) N. It. E chiamata Erba dei maghi, Erba degli incanti per alcune 
ridicole proprietà attribuitele dagli antichi. 

ti) N. It. Castagna acquatica, Castagna di palude, Castagnola, Tri- 
bolo acquatico. (Il nome di Castagna d’acqua dato a questa pianta, 
indica sufficientemente come il suo frutto sia commestibile). 


10 





146 
Fam. XXXVIII. ALORAGEE. 


Car. gen. Le aloragee sono erbe acquatiche sommerse o nuotanti, & 
foglie verticillate. Hanno ‘iori regolari ermafroditi od unisessuali. 
Calice con 4 divisioni ed aderente all’ovario. Petali 4 alterni 
coi lobi del calice ed inseriti sulla fauce di esso. Stami in nu- 
mero pari 0 doppio dei petali. Frutto secco o drupaceo. Embrione 
dritto. — Sono rare nella zona calda e frequenti all’incontro nei 
climi temperati o freddi. Non essendo fin qui suscettibili di altre 
applicazioni, potrebbonsì, quando abbondano, raccogliere per con- 
vertirle in concime. 


Gen. I. MyriophyUum L. 

Etim. Da myria, numero grande, indeterminato, e fyllon, foglia, per 
le foglie numerosissime e frastagliate delle specie di questo genere. 
490. Myriophyllvm spicatum L. (1) - Abit. Nei fossati, 

negli stagni e nelle acque a lento corso. 
491. M. verticillatum L. - Nei fossati, negli stagni e: 
luoghi acquosi di tutta la provincia. 


Fam. XXXIX, 1PPURIDEE. 


Car. gen. Piante acquatiche, erette, a foglie verticillate. Fiori erma— 
froditi. Calice intero col tubo adeso all’ovario. Corolla nulla. Un 
solo stame inserito sul margine del calice dal lato esterno. Ovario 
uniloculare, uniovolato. Stilo filiforme incastrato entro un solco 
deli’ antera. Frutto drupaceo. Seme sprovvisto di albume. — 
Questa famiglia è da noi rappresentata dal solo genere Mippùris. 


Gen. I. Hippuris L. 


Etim. Dal greco ippos, cavallo, e urà, coda. Piante che hanno fo— 
glie lineari verticillate, come setole di coda di cavallo. 


492. Hippuris vulgaris L. (2) - Abit. Nei rivoli, nei 
fossati e negli stagni. 


Fam. XL. CALLITRICHINEE. 


Car. gen. Piante acquatiche sommerse o muotanti, a foglie. opposte, 
intere. Fiori asce lari solitari, ermafroditi o poligami. Due brattee 
opposte alla base del fiore. Calice nullo o minimo. Corolla nulla. 
1 Stame coll’ antera reniforme unilocalare. Ovario libero. Stili 
2. Frutto membranaceo 0 subcarnoso separantesi a maturità in 
quattro carpelli indeiscenti. 


(1) N. It. Millefillo, Roscola, Fertro. Millefoglio d’acqua. 
(2) N. It. Coda di cavallo. 








Gen. I. Callitriche L. 


Etim. Dal greco kalòs, bello, e thriz, trichos, pelo, capello. Le fo- 
glie delicate delle specie di questo genere sono disposte in bei mazzi 
sulla superficie delle acque in modo che sembrano una vera capi- 
gliatura. 


493. Callitriche autumnalis L. (1) - Abit. Nei fossati, 
nei canali e stagni della provincia. 
494. C. verna Bert. - Come la precedente. 


Fam. XLI. CERATOFILLEE, 


Car. gen. Le Ceratofillee sono erbe sommerse, a foglie cellulari, ver- 
ticillate,, dicotome. Portano fiori monoici: i maschi con perigonio 
polifillo e da 12 a 20 antere sessili: i femminei nudi, con ovario 
libero, uniloculare, uniovulato, un solo stilo, ed uno stimma 
filiforme obliquo, che persiste. sul frutto. Quest’ ultimo è una 
noce monosperma indeiscente. Il seme è senza albume ed ha 
apparentemente 4 cotiledoni verticillati dei quali i due più 
grandi, opposti. - Anche questa famiglia è rappresentata dal 
solo genere Ceratophyllum di nessuna applicazione. 


Gen. I. Ceratophyllum L. 


Etim. Dal greco kéras, corno, e fyllon, foglia; piante le cui foglie 
sono accuminate, forcute e addenteliate. 


495. CeratophyUum demersum L. (2) - Abit. Nei fos- 
sati e stagni di tutta la provincia. 

496. C. submersum L. - Nei fossati e stagni della 
provincia, ma più raramente. 


Fam. XLII. LITRARIEE. 


Car. gen. Erbe annue o perenni a foglie alterne od opposte , 
senza stipole. Fiori ascellari o terminali ed ermafroditi, talvolta 
incompleti. Calice monosepalo, dentato, libero persistente. Petali 
( quando esistono ) inseriti sulla fauce del calice. Stami liberi, 
inseriti subito al disotto dei petali. Ovario 2-4 loculare moltio- 
volato a placenta centrale. Cassula membranosa cinta dal calice, 
2-4 loculare, od uniloculare per la scomparsa dei tramezzi. 
Semi senza albume, embrione dritto. - Alcune specie esotiche 
sono usate in medicina e nell’arte tintoria, altre sono bellissime 

. piante ornamentali. 


(1) N. It. Erba gamberaja, Gramigna dei pesci. 
12) N. It. Coda di volpe, Fertro. 


148 
Gen. I. Lythrum L. 


Etim, Dal greco Zythron , sangue delle ferite, per allusione al co- 
lore dei fiori. 


497. Lythrum Salicaria L. (1) - Abit. Alle sponde dei 
fossati e nei luoghi paludosi in tutta la provincia. 

498. L. Hyssopiîfolia L. - Nei pascoli umidi, nelle pa- 
ludi e luoghi acquitrinosi. 

499. L. Thymifolia L. - Nelle località della precedente. 


Gen. II. Peplis L. 


Etim. Peplis viene da peplon , nome greco della Portulaca. I mo> 
derni Botanici diedero questo nome alle piante che formano il ge- 
nere presente, perchè i loro fiori sono cinti di un involucro a somi- 
glianza di quelli della Portulaca ( Porcellana). 


500. Peplis Portula L. - Abit. Nei pascoli umidi, pa- 
ludosi e presso le acque stagnanti. 


Gen. III. Ammannia L. 


Etim. Genere dedicato alla memoria di Paolo padre e Giovanni 
figlio Ammann. Quello terminò di vivere nel 1690 e diede alla luce 
il catalogo delle piante dell’ orto di Lipsia. Giovanni fu poi Profes- 


sore di botanica a Pietroburgo, e pubblicò nel 1739 le figure e le. 


descrizioni delle piante le più rare, spontanee nelle Russie. Alcune 
di queste figure disegnate sugli originali esistenti nel giardino del- 
l’ Accademia di Pietroburgo meritano grandi elogi. 


501. Ammannia verticillata Lam. - Abit. Nei luoghi 


paludosi e nelle risaie. 


(1) N. It. Salicaria, Riparello, Verga rossa dei fossi. (Questa pianta a 
motivo della sua elegante fioritura forma uno dei più bei ornamenti.della 
riva delle acque; i suoi fiori appaiono in estate e sì mantengono per 
lungo tempo). E astringente e raccomandata nella diarrea. 





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149 
Fam. XLIII. TAMARISCINEE. 


Car. gen. Frutici a foglie minute sessili, alterne, imbricate, cadu- 
che. Fiori ermafroditi , terminali a spiga. Calice con 4 o 
5 divisioni. Petali in numero uguali alle divisioni del calice 
ed alterni coi lobi di esso. Stami uguali in numero ed 
alterni coi petali, oppure in numero doppio. Filamenti liberi od 
uniti alla base. Ovario libero uniloculare, moltiovolato. Cassula 
trivalve. Semi chiomati senza perisperma, embrione dritto. — 
Crescono nell’ emisfero settentrionale, particolarmente verso il 
sud o sulle coste dei mari, oppure nei luoghi sabbiosi, umidi, 
sulle rive dei torrenti, ecc. 


Gen. I. Tamarix L. 


Etim. Così chiamato perchè cresce in abbondanza sulle sponde del 
Tamaris, o Tambris, ora Tambra, fiume della Spagna. 


502. Tamarix gallica L. (1) — Abit. Nelle sabbie allu- 
vionali della Trebbia e del Po. 


Gen. II. Myricaria L. 


Etim. Dal greco myriké, mirica ; perchè le piante di questo genere 
producono nocciuole simili a quelle della mirica. 


503. Myricaria germanica Desv. (2) - Abit. Nelle ghiaie e 
sabbie del Po e dei torrenti di tutta la provincia. 


Fam. XLIV. FILADELFEE. 


Car. gen. Piante legnose a foglie opposte. — Fiori ermafroditi, ter- 
i minali, a racemo od a corimbo, formati da un calice aderente 
all’ovario, da una corolla di 4-5 petali liberi e da 20 o più 
stami inseriti insieme coi petali sulla fauce del calice. — Il frutto 
è una cassula. Tutte sono piante ornamentali. 


(1) N. It. Mirice, Tambrice, Tamarice, Tamerigio, Tamarisco, Scopa 
marina, Cipresco salato. (Le ceneri di questa pianta contengono 
molto solfato di soda. Le sue galle sono astringenti e coloranti, € 
quindi applicabili alla medicina ed all’arte tintoria ). 

2 N. It. Miricaria germanica. (La sua scorza è amara, astringente 
e balsamica ). 


Gen. I. Philadelphus L. 


Etim. Dal greco filèo, amo, e adelfos, fratello. Così dette, perchè # 
rami di queste piante sono fra loro uniti e intralciati. 


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504 Philadelphus coronarius L. (1) - Abit. Nei giar- 
dini ove coltivasi. 


Fam. XLV. CUCURBITACEE. 4 


Car. gen. Piante per la massima parte erbacee, annuali, rampicanti, 
rare volte suffrutici od arbusti con foglie digitate, alterne. Fiori 
ascellari, monoici o dioici, assai di raro poligami. Calice quin- . 
quedentato o quinquelobato. Corolla per lo più a petali saldati, 
d’ ordinario attaccati al calice. Stami 5, triadelfi, monadelfi, 0 
assai di raro liberi, colle antere flessuose. ©Ovario comune+ 
mente policulare, poliovulato, con placentarii parietali. Un solo 
stilo sormontato da uno stimma trilobato e quinquelobato. Il 
frutto, più o meno succolento, è una peponide coi semi, a ma- 
turità, sparsi in un tessuto fibro-cellulare o polposo. Il testo dei 
semi è coriaceo; il perisperma è mancante, ed i cotiledoni sono 
fogliacei o venati. - Quantunque originarie in massima parte 
delle regioni calde dei due emisferi, le Cucurbitacee ponno però 
in buon numero coltivarsi d’ estate anche nelle regioni tempe- 
rate e fredde dell’ Europa, poichè esauriscono la loro vita nel 
corso di pochi mesi. In pressochè tutte queste piante si tro- 
vano sostanze amare, resinose che agiscono violentemente e che 
hanno però la loro sede ora nella radice, ora nella corteccia 
del frutto e persino nella sostanza carnosa del medesimo. In 
molte di esse poi la polpa del frutto contiene zucchero, muci- 
laggine, acidi e principii aromatici. I semi contengono olio grasso. 
Per tali differenze si spiega, perchè alcune specie si designano 
siccome venefiche, mentre altre si coltivano come piante ali- 
mentari. Anche in medicina tali piante ritrovano talvolta un 
qualche impiego. 


Gen. I. Lagenaria Ser. 


Etim. Dal greco lagenos, bottiglia, per la forma del frutto. 


505. Lagenaria vulgaris Ser. (2) - Abit. Negli orti ove 
coltivasi. 
(1) N. It. Fior angiolo, Gelsomino della Madonna, Salindia, Sa- 
linga, Siringa. Piac. Sireinga. 
(2) N. It. Zucca da mostarda, Zucca da vino, Zucca bianca o fra- 
tala. Piac. Zicca da mostarda, Zucca da vein. 


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Gen. II. Cucumis L. 


Etim. Dal radicale celtico cuce, che significa ogni cosa cava, in 
<ausa dei frutti vuoti, serventi a far vasi. 


506. Cucumis Dudaim L. (1) — Abit. Coltivasi negli 
orti. 

507. C. sativus L. (2) - Negli orti e nei campi ove 
coltivasi. 

508. ©. Melo L. (3) - Colivasi come la precedente specie. 


Gen. ILI. Citrullus Neck. 


Etim. Citrullus a citreo colore; perchè il frutto prende un color 
cedrino, quando è maturo. i 


509. Citrullus vulgaris Schrad L. (4) — Abit. Coltivasi 
nelle ortaglie e nei campi pegli usi economici. 


Gen. IV. Bryònia L. 


Etim. Dal greco Bryo, vegeto, abbondo. Così dette per la loro ve- 
‘getazione rigogliosa. 


510. Bryònia «diovica L. (5) — Abit. Nelle siepi e nei 
cespugli di tutta la provincia, comunemente. 


511. 5. alba L. (6) — Nelle siepi e nei cespugli, par- 
camente. 


Gen. V. Momoòrdica L. 


Etim. Derivato dal latino momordi, passato remoto del verbo mor- 
dere, morsicare. I semi di queste piante, irregolarmente appianati è 
schiacciati, sembrano essere stati morsi. 


512. Momòrdica Balsamina L. (7) — Abit. Negli orti 
ove coltivasi. 


1) N. It. Poponcino di Gerusalemme, Popone odoroso, P. Indiano. 

2) N. It. Cedriuolo, Cetriolo, Citriuolo, Pinca, Treciolo. Piac. Cucùmar. 

(3) N. It. Popone, Melone. Piac. Mlòn (Molte sono le varietà di Po- 
pone che si coltivano nella provincia. Le più comuni sono di scorza 
reticolata, altre di scorza liscia dette Meloni arancini. Havvene di 
scorza bernoccoluta dette Zatte, estra queste ve ne sono frequente- 
mente di polpa bianca detti Zatte moscatelle) . 

(4) N. It. Anguria, Cocomero. Piac. Anguria. 

‘ N. It. Barbone, Brionia, Fescera, Zucca marina. 
6) N. It. Brionia, Fescera, Zucca selvatica. Piac. Zucca salvadga. 
(7) N. It. Momordica, Balsamina, Caranza, Viticella. 


. 


Gen. VI. Ecbàllion Rich. 


Etim. Dal greco Ek, fuori, e ballos, getto. Il fruttu di queste Cucur— 
bitacee se è toccato all’ epoca della maturità, si apre elasticamente e 
lancia i semi a una grande distanza. 


513. Ecbàllion Elaterium Rich. (1) — Abit. Nei luoghi 
incolti di collina. 


Gen. VII. Cucurbita L. 





Etim. La stessa già data pel genere Cucumis. 


514. Cucurbita Pepo L. (2) - Abit. Coltivasi. copiosa- 
mente nelle ortaglie pegli usi economici. 


515. C. Melopepo L. (3) - Come la precedente. 

516. C. verrucosa L. - Come la precedente. 

517. C. clodiensis Nacc. - Come la precedente. 

518. C. lagenaria L. — Come la precedente. 

519. C. ovifera L. — Come la precedente. 

520. C. aurantia W.- Coltivasi qua e là nelle ortaglie. 
521. C. clypeiformis Bauh. (4) - Coltivasi come la pre- 


cedente. 
522. C. maxima Duch. (5) — Come la precedente. 
523. C. pileiformis Duch. Come la precedente. 
524. C. macrocarpa Gasparr. - Come la precedente. 


(1) N. It. Cocomero asinino, Cetriolo selvatico, Elaterio. 

(2) N. It. Zucca, Zucca da mangiare. Piac. Zucca. 

(3) N. It. Zucca turca. ( Anche le Zucche presentano molte varietà 
di cui ecco le principali: Zucca bianca o frataia (Melopepo carne alba; 
Piac. Zicca da mostarda), Zucca candiota, cioè di Candia. ( Piac. 
Gandiott), Zucca a berlingozzo, a pasticcino, Berretto turco, Turbante 
( Pepo clypeiformis; Piac. Zucchein a pastizzein), Zucca popona, ma- 
dornale. (Piac. Zucca dla reuda), Zucca a cedrato ( Pepo verrucosa). — 
I semi di Zucca, cetriolo e melone si usano in medicina sotto il nome 
di semi freddi. I 

(4) N. It. Zucca a corona. Zucca a pasticcio. 

(5) N. It. Zucca madornale. 





sua ei ‘a 
pe 153 
| Fam. XLVI. PORTULACEE. 


Car. gen. Erbe annue, carnose, a foglie intere senza stipole. Fiori 
ermafroditi, ascellari o terminali. Calice con 2, 3 0 più divi- 
sioni. Petali liberi o saldati insieme. Stami definiti, opposti e adesi 
ai petali, oppure indefiniti liberi. Ovario adeso al calice, o libero 
uniloculare, a placenta centrale libera. Stimmi 8 o più sessili 0 
sorretti da un solo stilo. Cassula coperchiata o trivalve. Embrione 
cingente un albume carnoso. — Alcune di queste piante sono 
coltivate per ornamento ; altre sono usate in medicina e nella 
economia domestica. 


Gen. I. Portulaca L. 


Etim. Uno de’ nomi antichi ed oscuri cui non saprebbesi attribuire 
un'origine positiva. Secondo Linneo viene dal latino portula, ( pic- 
cola porta), ed allora sarebbe allusivo alla sua qualità lassativa, od 
alla forma delle sue foglie. 


525. Portulaca oleracea L. (1) - Abit. Nei luoghi col - 
tivati ed incolti di tutta la provincia. 


526. P. grandiflora Cambes. — Coltivasi per ornamente 
nei giardini. 


Fam. XLVII. PARONICHIEE. 


Car. gen. Piante erbacee o suffruticose, a foglie per lo più opposte, 
munite di stipole scariose. Fiori ermafroditi, ascellari o termi- 
nali. Calice con 5 divisioni, persistente. Petali 5 simulanti tal- 
volta degli stami sterili. Stami 5 o meno, liberi ed opposti ai 
lobi del calice. Ovario libero uniloculare, moltiovolato a placenta 
centrale, oppure unovolato. Due o tre stili liberi od uniti alla 
base. Frutto secco trivalve od indeiscente. Albume farinoso, cinto 
per lo più dall’ embrione. - È una famiglia che comprende 
piante di poca importanza, abitanti l'Europa australe, l’ Africa 
e FAMA ERziento l'America. Giacciono generalmente sdraiate sul 
suolo. 


ia, N. It. Erba porcellana, Porcellana, Procaccia. Piac. Pòrz/ana. 
{ Usata come pianta rinfrescante ed antiscorbutica. I semi della me- 
desima, infusi nel vino, credonsi emmenagoghi ). 


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Gen. I. Herniària L. 


Etim. Nome allusivo alle virtù che si attribuiscono a queste piante 
contro le ernie. 

527. Herniària glabra L. (1) - Abit. Nei campi are- 
nosi e lungo le vie nella zona collina. x 
528. H. irsuta L. - Nelle ghiaie, sabbie e luoghi incolti 

della provincia. 


Gen. II. Polycarpon L. 


Etim. Dal greco polys, molto, e Karpos, frutto. Piante che produ- 
cono una grande quantità di semi. 


529. Polycarpon tetraphylvim L.- Abit. Nei luoghi 
incolti, negli orti e nelle vie campestri in tutta 
la provincia, comunemente. 


Fam. XLVIII SCLERANTEE. 


Car. gen. Erbe annue, o perenni a foglie opposte, senza stipole. Fiori 
ermafroditi. Calice campanulato con 4 o 5 divisioni a boccia- 
mento imbricato persistente. Corolla nulla. Stami 1-10 inseriti 
sulla fauce del calice. Ovario libero. Stili 1-2. Otricolo mem- 
branoso, chiuso entro al calice indurato. Embrione posto all’in- 
torno di un albume farinoso. — Famiglia composta di un sole 
genere e di pochissima importanza. 


Gen. I. Scleranthus L. 


Etim. Dal greco skleròs duro, e ànthos, fiore. Piante il cui frutto è 
composto di grani saldati colla base del perigonio, che è persistente 
e durissimo. 


530. Scleranthus annuus L.- Abit. Nei campi e luoghi 
coltivati. 
531. S. perennis. L. (2) — Nella zona montana. 


(1) N. It. Erba turca, Erniaria, Erniola, Millegrana. | 
(2) N. It. Dicesi che su questà pianta viva il Coccus polonicus, in- 
setto che fornisce una cocciniglia, detta Cocciniglia di Polonia, di 

qualità inferiore. 








Fam. XLIX. CRASSULACEE. 


Car. gen. Piante erbacee, a foglie sparse, di raro opposte, succolenti. 
Fiori ermafroditi, terminali regolari. Calice fesso o partito. Petali 
pari in numero ai lobi del calice ed alterni con essi, liberi o 
riuniti alla base. Stami inseriti sul calice insieme coi petali, pari 
a questi in numero od in numero doppio. Ovari opposti ai pe— 
tali liberi o riuniti alla base ed inseriti su di una squama. Semi 
minutissimi attaccati alla sutura interna degli ovari; embrione 
dritto senza albume, oppure coperto da un albume sottilissimo. 
-——- Le Crassulacee trovansi in quasi tutte le cinque parti del 
mondo in quantità varia, generalmente nei luoghi asciutti, a- 
ridi e nudi. Esse devono la loro freschezza secondo alcuni agli 
alimenti che assorbirebbero dall’ aria; secondo altri alla poca o 
miuna evaporazione che esse presenterebbero. 


Gen. I. Sedum L. 


Etim. Dal latino sedare, calmare, mitigare. Nome allusivo alle virtù 
medicinali delle specie di questo genere. 


532. Sedum latifolivin Bert. (1) - Abit. Nei prati e 
campi. 

533. S. gallioides All. - Nei prati e campi di collina. 

554. S. monregalense Pers. - Zona montana. 

535. S. album L. (2) - Nei muri vecchi e fra i sassi 
in tutta la provincia. 

536. S. dasyphillum L. - Nelle rupi ombrose e nei 
muri vecchi di collina. 

5537. S. reflexum L.(3)- Nei muri antichi, nelle rupi, 
nel luoghi ghiaiosi di tutta la provincia. 

538. S. acre L. (4) - Nei campi e muri vecchi. 

939. S. sexangulare L. - Nei luoghi ghiaiosi, muri 
vecchi e rupi della provincia. 


1) N. It. Erba grassa. 

2) N. It. Erba granellosa, Erba grassa, Erba pignola, Pinocchiella. 
) N. It. Sapravvivolo dei muri. 

) N. It. Boraccino duro, Erba da calli, Semprevivo minore. 


| 


156 | si 
Gen. II. Sempervivum L. 


Etim. Dal latino semper, sempre, e vivum, vivo. Le specie di que— 


sto genere conservano sempre verdi le loro foglie. 


540. Sempervivum tectorum L. (1) - Abit. Nelle fes- 
sure delle rupi, nei tetti e muri antichi, ma. non 
ovunque. . 


Fam. L. CATTEE. 


Car. gen. Veri mostri del regno vegetale le Cactee sono piante pe— 
renni e frequentemente legnose, di forma varia, or globosa., or 
allungata, or compressa ecc. Il caule, liscio scanalato o ber— 


noccoluto, può essere in un sol pezzo oppure in varii, articolati. 


fra di loro. Raramente munito di foglie, detto caule porta invece 
dei fasci di spine particolari, più o meno regolarmente disposti. 
I fiori effimeri per lo più, diurni o notturni, generalmente soli 
tarii ed appariscenti, compongonsi di un calice gamosepalo, 
superiore formato da numerosi filli o sepali saldati in basso e 
liberi alla sommità, difficilmente distinguibili dai petali, essi pure 
perigini e numerosi. Stami indefiniti a filamenti sottili e lunghè” 
Ovario uniloculare, moltiovolato. Frutto polispermo, liscio 0 co- 
‘perto di squame, tubercoli od altro. Semi senza albume. Quan- 
tunque reperibili in varie parti del mondo, le Cactee sembrano 
però tutte originarie dell’ America. Prediligono i luoghi caldi, 
asciutti, soleggiati. 


Gen. I. Opuntia. L. 


Etim. Opuntia ab Opunte, a cagione che le foglie di questa pianta 
messe nella terra producono delle radici, come faceva una pianta , 
che chiamavasi una volta Opuntia, perchè nasceva ne’contorni d’una 
città della Grecia, detta Opus. 


541. Opuntia vulgaris Mill. (2) — Abit. Coltivasi come 
pianta ornamentale nei giardini. 


(1) N. It. Semprevivo, Semprevivo maggiore, Erba da calli, Sem- 
revivo dei tetti. 
(2) N. It. Fico d’ India. 


4 





; 157 
Fam. LI. GROSSULARIEE. 


Car. gen. Arbusti inermi o spinosi. Foglie alterne o fascicolate; fiori 
ascellari a racemo. Calice gamosepalo, superiore, 4-5 partito, 
regolare, colorato. Gorolla di 3 petali, talvolta piccolissimi. Stami 
uguali in numero ai petali od alterni con essi. Ovario unilocu— 
lare, infero, poliovolato, a due stili più o meno saldati su di 
loro. Il frutto è una bocca globulosa, ombilicata, polisperma. 


Semi albuminosi, nidulanti in una polpa. 


Gen. I. Ribes L. 


Etim. Nome d’una pianta acida, menzionata dai medici arabi, che 
non si conobbe bene se non in questi. ultimi tempi, e che è il 
Rheum ribes. Essa contiene un succo acido piacevole, che serve d’un 
uso alimentare in tutto il Levante. Se ne paragonò il gusto a quello 
del nostro Ribes, cui applicossi il nome per estensione. 


542. Ribes Grossularia L. (1) - Abit. Coltivasi nelle 
siepi e negli orti. 

543. R. aureum Pursh. - Coltivasi nei giardini. 

044. R. nigrum L. (2) - Coltivasi come la precedenie. 

545. R. rubrum L. (3) - Coltivasi nelle siepi e negli 
orti in molte parti della provincia. 


Fam. LII. SASSIFRAGEE. 


Car. gen. Erbe od arbusti a foglie alterne od opposte, semplici 0 com- 
poste, con o senza stipole. Calice tuboloso, gamosepalo, diviso 
superiormente in 2-5 lobi. Corolla che talvolta manca, formata 
di tanti petali, quante sono le divisioni del calice ; androceo di 
stami in numero eguale o doppio, od indefiniti. L’ovario circon- 
dato da un disco ipogino e composto di 2 a 5 carpelli, libero 
od aderente, contiene ordinariamente molti ovuli. Il frutto ca- 

sulare o bacciforme, racchiude generalmente molti semi albu- 
minati. Fatta eccezione di alcune usate in medicina e nelle con- 
cerìe, quasi tutte le altre specie di questa famiglia sono pura- 
mente ornamentali. 


(1) N. It. Uva spina. 
6 N. It. Ribes nero. 
3) N. It. Ribes rosso, Ribes volgare. 





158 | 
Gen. I. Saxtfraga L. 


Etim. Dal latino sazum, sasso, e frango, rompo. Varie specie dî 
questo genere crescono tre le roccie pietrose, e per analogia si con- 
chiuse che fossero buone pel male della pietra. 


546. Saxifraga bulbifera L. (1) - Abit. Nei luoghi ‘er- 
bosì collini. 

547. S. tridactylites L. (2) - Nei campi, nei luoghi a- 
renosi, sui muri antichi di tutta la provincia, 
comunemente. i 


Fam. LIII. OMBRELLIFERE. 


Car. gen. La famiglia delle ombrellifere è una delle più naturali e più 
numerose, la quale ebbe e conservò il suo nome dalla maniera 
d’infiorescenza che le è propria; cioè ad ombrello. E generalmen- 
te formata da piante erbacee aromatiche o venefiche, a foglie 
alterne, di raro opposte, coi picciuoli guainanti. I fiori sono er- 
mafroditi, di raro poligami o dioici. Calice aderente all’ovario, 
intiero e dentato; corolla di 3 petali ad estivazione imbriciata. . 
Stami 5 epigini alterni coi petali. Ovario inferiore, bilobo, bi- 
loculare, con due stili, che si dilatano alla base in un disco 
epigino (stilopodio) il quale occupa la metà dell’ apice dell’ovario, 
Il frutto componesi di due acheni o carpeilt, che a maturità si 
separano l'uno dall'altro, e pendono ciascuno da una colonnetta 
(carpopodio ). Semi aderenti strettamente al pericarpo e muniti 
di albume. Le ombrellifere, lasciando a parte alcune specie or- 
namentali, ponno comodamente scompartirsi in economiche ed in 
medicinali. Le prime si usano unicamente come aromi, 0 come 
cibi; delle ultime, alcune sono più o meno velenose o sospette. 
Volendo dire poi qualehe cosa anche della loro, importanza nel- 
l’apicoltura (essendo questo libro destinato anche agli apieoltori), 
faremo osservare che un gran numero delle piante della presente 
famiglia sono pollinifere e mellifere e che perciò vengono avida- 
mente cercate dalle api; e che alcune specie costituiscono d’estate 
l’unica ricchezza di certe località montuose, aride e sterili. 


Gen. I. Hydrocòtyle L. 


Etim. Dal greco ydros, acqua, kotyle, cavità, vaso, scodella. Nome 
allusivo alla forma delle sue foglie, e ai luoghi acquatici ove cresce 


548. Hydrocòtyle vulgaris L. (3) - Abit. Nei luoghi a- 
cquosi, paludosi, all’orlo degli stagni e dei fossati , 
ma parcamente. 


1) N. It. Sassifraga bulbifera. 
2) N. It. Sassifraga rossa, Erba tettaiola, Lucernicchia. 
3) N. It. Scodella d’acqua. 


| 








159 
Gen. LI. Sanicula L. 


Etim. Dal latino sanare, guarire. La Sanicula europaca è una pianta 
vulneraria alla quale si attribuirono un tempo delle virtù quasi 
miracolose. 


549. Sanicula europaea L. (1) - Abit. Nei boschi om- 
brosi, collini e montani. 


Gen. III. Eryngium L. 


# Etim. Dal greco eryngos, fiocco di barba che pende dal mento, dal 
becco, e ciò per la disposizione dei fiori e dei frutti in capolini, che st è 
voluta paragonare all’ingrosso alla barba delle capre; oppure da eryge, 
rutto, perchè gli antichi attribuivano a queste piante la proprietà di 
promuovere i rulti. 
550. Eryngium campestre L. (2) - Abit. Nel margine 
arido delle vie e nei luoghi incolti, ghiaiosi 
551. E. amethystinum L. (8) - Nei luoghi aprici, ghia- 
iosi. | 
Gen. IV. Apium L. 


Etim. Nome derivato da una parola celtica che significa acqua. Le 
specie di questo genere crescono nei siti umidi ed acquitrinosi. 
552. Apium graveolens L. (4) - Abit. Lungo i fossati 

d’acqua dolce in alcune località e coltivato nelle 
ortaglie. 
Gen. V. Petroselinum. 

Etim. Dal greco petra, pietra, e selinum, che significa lo stess» che 
apio, e quindi Apio nato fra le pietre. Da petroselino fecesi il sinco- 
pato petrosello, divenuto in Toscana petrosemolo e petrosillo che nel- 
l'alta Italia è cangiato in prezzemolo. 

553. Petroselinum sativum Hoffm. (5) - Abit. Coltivasi 
in tutti gli orti, donde sfugge e trovasi insel- 
vatichito all’orlo dei fossati, presso i muri in 
tutta la provincia. 


(1) N. It. Sanicula, Erba fragolina. Piace. T)cca e sana. 

(2) N. It. Erba da cento teste, Bocca di Cincv, Calcatreppo, Cardo 
stellato, Erba da colica, Eringio. 

3) N. It. Cardo stellario, Eringio ametistino, Spina di S. Francesco 

4) N. It. Appio, Sedano, Senido, Erba sedanina. Piac. Silar, 

(5) N. It. Prezzemolo. Piac. Savòr. 


i rai e 


v 


160 
Gen. VI. Trinia Hoffm. 


Etim. Genere dedicato a Trinius botanico russo. 


554. Trinia vulgaris D. C. - Abit. Nei pascoli magri» 
collini e montani. . 


Gen. VII. Stsoni L. 


Etim. Dalla parola celtica sisun, ruscello, per allusione alle loca- 
lità dove cresce. 
555. Sison Amomum L. (1) - Abit. Presso le siepi, nei 
— luoghi anzidetti. 


Gen. VIII. Ammi L. 


Etim. Dal greco ammos, arena, e ciò perchè alcune piante di que— 
sto genere crescono nei luoghi arenosi, o perchè producono un pic- 
colo verme di forma analoga ai granelli di sabbia. 

556. Ammi majus L. (2) - Abit. Nei campi e presso i 
fossati, ma parcamente. | 
Gen. IX. Aegopodium L. 

Etim.Dal greco aîxe,aigos, capra, e pous, podos, piede, a motivo della 
forma delle sue foglie paragonate al piedi di capra. 

557 Aegopodium Podagraria L. (3) - Abit. Presso le 
siepi ombrose, nei luoghi selvatici, comunemente. 


Gen. X. Carum L. 


Etim. Trasse, secondo alcuni, il suo nome dalla Caria, paese ove 
abbondano queste Ombrellifere. 

558. Carum Carvi L. (4) - Abit. Nei prati e pascoli 
della provincia, ma più copioso nella regione col- 
lina. 

(1) N. It. Ammi. i 
(2) N. It. Ammi, Capo bianco, Comino nostrale, Rindomolo, Riz- 
zomolo. 


(3) N. It. Pianta della podagra, Podagraria, Angelica silvestre. 
(4) N. It. Caro, Garni, Comino tedesco. 





ARA. 4 St 7 # A x i, 


161 
Gen. XI. Pimpinella L. 
Etim. Si vuole derivi da Bipinella, che verrebbe dal latino bis, due 


volte, e pinella, diminutivo di pinna riferito alla forma delle foglie 
pennate 0 bipennate, di cui questo genere va munito. 





5059. Pimpinella peregrina L. (1) - Abit. Nei luoghi 
incolti dei colli, rara. 

560. P. Anisum L. (2) — Negli orti ove coltivasi. 

561. P. magna L. (3) - Nei prati e luoghi erbosi della. 
provincia, comunemente. 

562. P. Saxifraga L. (4) - Nei prati e pascoli dei colli. 


Gen. XII. Stum. L. 


Etim. Dal greco sino, io nuoco. Altri la trae dalla natura della 
pianta perchè stw, in celtico, vale acqua. 


0603. Sium latifolivm L. (5) - Abit. Nelle acque stagnanti 
o di lento corso e nei luoghi paludosi. 

564. S. angustifolium L. (6) - Colla specie precedente. 

565. S. repens Jacq. - Colla precedente. 


Gen. XIII. Bupleurum L. 


Etim. Dal greco Bus, Bue, e pleuron, costa, perchè, secondo alcuni, 
Sì pretese che queste piante facessero gonfiare i bovini e quindi in- 
nalzare le coste; e secondo altri -per allusione alla forma delle foglie 
in molte specie rassomiglianti alle coste del Bue. 


566. Bupleurum tenvissimum L. (7) - Abit. Nei luoghi 
“umidi, acquitrinosi. 


(1) N. It. Tragosellino lappollino. 

(2) N. It. Anaci, Anacio, Anice, Anise, Aniso. Piac. Anas. 
. (3) N. It. Tragosellino maggiore. (Colle sue numerose foglie for- 
nisce una grande quantità di foraggio buono che piace molto alle 
bestie cornute. Dalle sperienze di Parmentier risulta che le Pimpi- 
nelle, e specialmente questa, aumentano la secrezione del latte). 

4) N. It. Tragosellino becchino. . 

(5) N. It. Erba cannella. (Pianta acre, venefica). L; 

(6) N. It. Sedanina d’acqua. "i 

(7) N. ‘It. Bupleuro grappoloso. ni 





dp 


162 


567. Bupleurum Gerardi Murr. - Abit Nella Zona — 


collina. | 
568. B. falcatum L. (1) - Nella zona collina e montana. 
569. B. aristatum Bert. (2) - Nei campi e luoghi in- 
colti, abbastanza comune. i 
570. B. rotundifolivim L. (3). - Nei campi fra le biade. 
Gen. XIV. Oenanthe L. 
Etim. Dal greco oine, vite, e anthos, fiore; fiure di vite, per allu- 
dere all'odore o al colore dei fiori. 


571. Oenanthe Phellandrivin Lam. (4) - Abit. Nei fossi, 
nelle paludi e negli stagni di tutta la provincia. 

572. Ve. fistulosa L.(5) - Nei prati paludosi e presso i 
fossati e gli stagni. 

575. Oe. Lachenalii Gm. (6) - Nei luorhi paludosi di 
collina. 

574. sua Pollich (7) - Nei prati grassi, 
umidi. 

575. Oc. pimpinelloides L. (8) — Nei prati umidi e nei 
luoghi selvatici, ombrosi della provincia. 


Gen. XV. Aethusa L. 


Etim. Dal greco aitho, io ardo, o da authusso, io infiammo, in causa 
deil’acreline delle O.mbrellifere, a cui gli antichi davano un tal nome. 


570. Aethusa Cynapium L. (9) - Abit. Nei luoghi incolti 
e selvatici, ma talora anche nei coltivati e perfi— 
no negli orti. 


(1) N. It. Orecchia di lepre. 

(2) N. It. Odontite minore. 

(3) N. It. Cinquefoglio giallo, Polmone di bue, Perfogliata, Erba 
d’ amore. 

(4) N. It. Cicutaria, Millefoglio acquatico. (Pianta venefica, ma che 
perde le proprietà nocive colla disseccazione; quindi è meno perico— 
losa della Cicuta. Il principio attivo a cui sono riferibili le sue pro— 
prietà, è la Fellandrina, che, secondo Chapoteau, potrebbe sustituirsi 
alle preparazioni di chinina). 

(5) N. It. Finocchio selvatico. ( Pianta venefica, di odore viroso ). 

(6) N. It. Finocchio verdlemare. (Nociva). 

(7) N. It. Finocchio napolino. (i’ianta velenosissima ). 

(8) N. It. Finocchio o Prezzemolo selvatico. ( Ha presso a poco le 
proprietà deleterie delle specie precedenti ). 

(9) N. It. Piccola Cicuta, Prezzemolo selvatico. (Velenosa). 


x 





163 
Gen. XVI. Foeniculum Hoffm. 


Etim. Foeniculum è feno, fieno, perchè questa pianta seccata, 
diventa gialla, e rassomiglia al fieno. (Lemery). 


577. Foeniculum officinale AIl. (1) - Abit. Tra le fes- 
sure delle rupi e nei luoghi incolti. 

578. F. dulce DC. (2) - Coltivasi nelle ortaglie per usi 
economici. 

579. PF. sativum Bert. (3) - Coltivasi negli orti. 


Gen. XVII. Seseli L. 


Etim. Nome dato da Dioscoride a diverse Ombrellifere. Secondo 
Theis deriverebbe da Seycey/yous, nome arabo di questa pianta. 
580. Séseli elatum L. (4) - Abit. Nei luoghi incolti di 

collina. 
5S1. S. montanuin L. - Ne’ luoghi montuosi incolti. 


Gen. XVIII. Libanotis Crtz. 


Etim. Dal greco libanon, incenso. Le foglie di queste Ombrellifere 
stropicciate esalano odor d’incenso. 


582. Libanotis montana All. (3) - Abit. Nei colli e monti 
selvatici. 


Gen. XIX. Cnidium Cuss. 
Etim. Dal greco Knidion, nome dato dagli antichi a diverse piante. 


5$3. Cnidium apioides DC. — Abit. Nelle rupi montane. 


Gen. XX. Selinum L. 


Etin. Dal greco Selinon, nome dato al Prezzemolo. 


584. Selinum Carvifolia L. (6) - Abit. Nei prati sel- 
vatici e boschi di collina. 


(1) N. It. Finocchio officinale. 

(2) N. It. Finocchio, Finocchino. Piac. Scartòzzein.. 
(3) N. It. Finocchio volgare. Piac. Erba bona. 

4) N. It. Finocchio selvatico. 

5) N. It. Libanotide. 

6) N. It. Selinu. 







Gen: xi Angelica | 
Etim, Così detta pel suo grato odore e per le sue "a . 


585. Angelica sylvestris Li (1) - Abit. Presso i i 
e nei luoghi umidi e paludosi. 


Gen. XXII. Ferula Ls 


Etum. Così chiamata per lo stelo ordinariamente grosso, adopet 
per far bacchette. 


I | 586. Ferula Feruligo Bert. (2) — Abit. Nei prati ste 



















hi collini e montani. he 
DIE codoni NIDI: Peucedanunm Jess 

«© 08 Etim. Da un composto greco che significa) amaro come RE pece; op- i 
Bei pure da peuce, pino, e danos, combustibile, per allusione alla forma La 
(ERA delle foglie 0 al succo resinoso estratto da alcune specie. Di 
| _»‘’587. Peucedanum officinale L. (3) - Abit. Nella zc 









montana. 
588. P. Chabraei Rehb. - Nelle siepi e nei SUE dei i 
colli. 890 
i 589. P. Cervaria Lai — Nei luoghi. sassosi , selvatici 
di collina. 
590. P. Oreoselinum Much. - Nei prati magri di tutt 
la provincia. "Sa "vi 
591. P. venetum Koch. - Nelle. siepi e nei cespug]: 5a 
della zona montana. i sale 


gg 

4‘ è n ’ 
AI» 
toy, 


(i) N. It. Angelica, Angelica selvatica; Angelica silvestre. ( Que ; 
pianta, elegante pel suo portamento, è classata tra le VD 

i more) VA Dt 
(2 5 N. It. Finocchiaccio, Finocchio salvatico. 19 Ù SAC 

(3) N. It. Finocchio porcino, Peucedano. To CRE 





) 
fog 16 
Sa 
Ù 
(PRA Lat» 


165 
Gen. XXIV. Tommasinia Bert. 

Etim. Genere dedicato all’ illustre botanico Muzio Tommasini che 

ha illustrate le piante dell’ Istria e del littorale di Trieste. 

592. Tommasinia verticillaris Bert. (1) - Abit. Nei colli 
e monti della provincia. 


Gen. XXV. Anethum L. 


Etim. Da àanethon, nome greco del Finocchio. 
593. Anethum graveolens L. (2) - Abit. Coltivasi negli 
orti. 


Gen. XXVI. Pastinàca L. 


Etim. Dal latino pastus, nutrimento, vale a dire pianta alimentare. 


594. Pastinàca sativa L. (3)- Abit. Nel prati e all’or- 
lo dei fossati in tutta la provincia. 


Gen. XXVII. Heracleum L. 


Etim. Da Meracles, Ercole: così denominato perchè VM. Sphrondylium 
fù dedicato ad Ercole, o forse perchè messo in uso da Ercole , © 
perchè gli vennero attribuite virtù prodigiose. Secondo altri derive- 
rebbe da Heraclea città della Macedonia, nei contorni della quale fu 
per la prima volta osservato. 


595. Heraclewn Sphondyliwm L. (4) - Abit. Nei pascoli 
umidi e presso i fossati e le siepi ombrose. 


Gen. XXVIII. Tordylum L. 


Etim. Dal greco tordylion, nome dato a diverse piante Ombrelli- 
fere e principalmente al Finocchio di Creta. 


596. Tordylivim maximum L. (5) - Abit. Nei luoghi in- 
colti, specialmente nella zona collina. 


(1) N. It. Corrisponde all’Angelica verticillaris di Linneo e partecipa 
deile proprietà delle altre Angeliche. 

(2) N. It. Aneta, Aneto, Finocchio puzzolente. 

13) N. It. Pastinaca, Elafobosco, Pastricciani. (La radice di questa 
pianta coltivata è raccomandata come ottimo foraggio, non inferiore 
a quello che somministra la radice della Carota). , n 

(4) N. It. Panace Erculeo, Sedano dei prati, Branca orsina. (E dagli 
autori collocata tra le Ombrellifere velenose). 

(5) N. It. Tordilio. 


è 8. 
e 


166 





Gen. XXIX. Laserpiium L. 


Etim. Da Laser che anche in latino indica il succo di questa 
pianta, e dal celtico pit 0 pat, abbondante, cioè abbondante di succo. 
La parola laser sembra ancor essa di origine celtica, mentre in quella 
lingua las significa acqua. 


597. Laserpitium gallicum L. (1) - Abit. Nei boschi del 
piano e del colle. 

598. L. prutenicum L. - Nei luoghi erbosi dei boschi 
collini e montani. 


Gen. XXX. Orlaya Hoffm. 


Etim. Genere dedicato ad Orlay medico e naturalista di Mosca. 


599. Orlaya grandiflora Hoffm (2) Abit. Nei luoghi 
ghiaiosi, presso le siepi e fra le biade, nella zona 
collina. 

600. 0. platycarpos Koch - Nei campi fra le biade. 


Gen. XXXI. Daucasdte 


Etim. Dal greco daco o deco, che più comunemente dicesi dasno, 
io mordo, io pungo, e ciò pel sapore pungente delle foglie di que- 
ste piante. 


601. Daucus Carota L. (3) —- Abit. Nei prati e pascoli 
di tutta la provincia. 

602. D. sativus Hort. (4) — Negli orti ove coltivasi pe- 
gli usì economici. 

603. D. Broteri Ten. (5) — Nei prati e campi di collina. 


(1) N. It. Seselio, Seselio montano. 

(2) N. It. Lappola, Zecca. ( Questa specie, unitamente a quella che 
segue, sono nocive alle raccolte dei cereali, quando si moltiplicano 
molto. 1 loro frutti irti di aculei se si trovano misti ai grani d'ave- 
na, disgustano gli animali ). 

(3) N. It. Carota selvatica, Pasticciona. Pastinaca. 

(4) N. It. Carota domestica. Piac. Carottola. 

(5) N. It. Lappola pastricciona. 


167 
Gen. XXXII. Caucalis Hoffm. 
Etim. Nome greco dato a diverse Ombrellifere. 
604. Cuucalis daucoides L. (1) Abit. Fra le biade nei 
campi arenosi. 


Gen. XXXIII. Turgenia Hoffm. 


Etim. Secondo alcuni così detto perchè dedicato ad A. 7urgeneff 
consigliere di Stato a Mosca, e secondo altri dal latino turgeo , 10 
sono gonfio, per la forma rigonfiata del frutto. 


605. Turgenia latifolia Offm. (2) — Abit. Nei campi fra 
le biade. 


Gen. XXXIV. Toòrilis Hoffm. 


Etim. Dal greco toreyo, cesellare, perchè il frutto presenta delle 
coste profondamente impresse. 


606. Torilis nodosa Gùrtn. — Abit. Nei campi e luoghi 
incolti e selvatici di tutta la provincia. 

607. T. infesta Sm. - Nei campi. 

608. 7. Anthriscus DC. - Nelle siepi e luoghi incolti 
della provincia. 


Gen. XXXV. Scandia L. 


Etim. Nome greco dato a questa pianta o ad una specie di Cer- 
foglio. 
609. Scandix Pecten Veneris L. (3) — Abit. Fra le bia- 
de e nei luoghi incolti di tutta la provincia. 


Gen. XXXVI. Anthriscus Hoffm. 


Etim. Nome dato da Plinio ad una pianta somigliante allo Scandix. 
610. Anthriscus Cerefolium Hoffm. (4) — Abit. Coltivasi 
e trovasi qua e là spontaneo. 
1611. A. vulgaris Pers. (5) — Nei luoghi incolti. 


(1) N. It. Làppola canaria. (Moltiplicandosi soverchiamente riesce 
nociva ai campi. l semi di essa, raccolti e macinati con quelli di 
frumento, rendono il pane nero, ‘amaro e forse nocivo ). 

3 Ha le qualità nocive della C. daucoides. 

N. It. Pettine di Venere, Erba crocetta. 
: N. It. Cerfoglio. 
(5) N. It. Lappola. 


c». 


165 





Gen. XXXVII. Chaerophylum L. 


Etim. Dal greco chairon, giocoso, e phyUlon, foglia, foglia che rallegra ci 
col suo grato odore. i 
e 
612. Chaerophyllum temulum L. (1) — Abit. Nei cespu- 
gli e nelle siepi. 


Gen. XXXVIII. Contum L. 


Etim. Dal greco koneion, nome dato alla grande Cicuta. 


613. Conium maculatum L. (2) - Abit. Nei luoghi in- 
colti, ombrosi, presso i muri, fra i calcinacci, non 
però dovunque. 


Gen. XXXIX. Physospernum Cuss. 


Etim. Dal greco physa, vescica, e spermum, seme, seme vescicoso 
atteso il suo frutto turgido. 


614. Physospernun aquilegifolium Koch. — Abit. Nei 
boschi collini e montani. 


Gen. XL. Smirnium L. 
Etm. Da Smyrna, mirra, in causa delle qualità della pianta. iu 


615. Smirnium perfoliatum Mill. (8) — Abit. Nei prati 
selvatici di collina. | 


(1) N. It. Anacio selvatico, Pastricciani, Gerfoglio salvatico. 

(2) N. It. Cicuta, Erba grande, Cicuta grande. Piac. Cicùta. (Questa 
pianta sembra corrispondere alla vera Cicuta degli antichi, a quella 
che servì all'odio di Anito contro Socrate! L'odore viroso ed ingrato 
che specialmente le sue foglie esalano, palesa di per sè ch’ essa è 
un'erba pericolosa. L’ alcaloide o il principio attivo tratto dalla 
Cicuta dicesi Concina, Conicina o Cicutina e costituisce un veleno 
assai più potente della stessa Cicuta ). 

(3) N. It. Smirnio di Candia. 








169 
Gen. XLI. Bifora Hoffm. 


Etim. Da bis, due, e fori, porta, per la struttura del frutto por 
tante due aperture. 


616. Bifora testiculata DC. (1) — Abit. Fra le biade nel 
campi. 
617. B. radians M. B. — Fra le biade. 


Gen. XLII. Coriandrum L. 


Etim. Dal greco koris, cimice. Queste Ombrellifere stropicciate colle 
dita, esalano un odor fetido simile a queilo delle cimici. 


618. Coriandrum sativum L. (2) — Abit. Coltivasi negli 
orti. 


Fam. LIV. ARALIACEE. 


Car. gen. Alberi, arbusti, suffrutici od erbe a foglie sovente palmi- 
nervie, lobate senza stipole. Calice aderente, intiero o dentato. 
Corolla composta di 2 a 10 petali a preflorazione valvata od 
anche mancante. Stami in numero uguale o doppio dei petali 
ed alterni con essi. Ovario per Jo più pluriloculare a logge 1- 
ovulate: stili in numero uguale alle logge, a volte saldati. Frutto 
polposo o secco comprendente parecchie celle 1-sperme. Semi 
albuminosi. Le Araliacee abitano i paesi tropicali e solo in mi- 
nimo numero trovansi nelle regioni temperate. Se ne coltivano 
parecchie specie nei giardini come piante d’ornamento. 


Gen. I. Hedera Do 


Etim. Sono varie le opinioni sull’etimologia di questo nome. Chi lo 
fa derivare dal latino hazrere, star appoggiato, perchè l'Edera s'arrampica 
alle muraglie ecc.; chi da edere, mangiare, perchè rode le muraglie 
alle quali si attacca; ma tali origini se non sono false, sono almeno 
azzardate. Pare pertanto più naturale che hedera sia alterato d' una 
parola celtica che significa corda. E noto il modo, col quale questa 
pianta s'avvinghia agli alberi. 


619. Hedera Helix L. (3) — Abit. Sui muri e sugli al- 
beri vecchi in tutta la provincia. 
(1) N. It. Coriandolo salvatico. 


- (2) N. It. Coriandolo, Coriandro. Piac, Coriandal, Colandar. 
3 N. It. Edera, Ellera, Ellera arborea, Lellera. Piac. Rampigareula. 


170 
Fam. LV. CoRrNEF. 


Car. gen. Piante carnose a foglie opposte, caduche. Fiori ermafroditi. 
Calice 4dentato. Petali e stami in numero di 4 ed alterpì fra 
loro. Ovario inferiore, 2-3 loculare, ad ovoli solitari, stilo fili- 
forme e stimma semplice. Il frutto è una drupa incoronata dagli 
avanzi del calice con un nocciolo biloculare. Semi albuminati. 
— Sono proprie delle regioni temperate dell’ emisfero setten- 


trionale. 
Gen. I Cornus L. 


Etim. Dal latino cornu, corno. Si paragonò la durezza del suo legno 
con quella del corno. 


620. Cornus sanguinza L. (1) — Abit. Nelle siepi e nei 
luoghi selvatici di tutta la provincia. 

621. C. Mas L. (2) — Spontaneo nei luoghi collini e 
montani selvatici, e coltivato qua e la negli orti. 


Fam. LVI. LORANTACEE, 


Car. gen. Frutici parassiti perforanti la scorza degli alberi sul cui 
legno siimpiantano, succhiando il sugo elaborato. Foglie oppo- 
ste, semplici, intere. Fiori unisessuali od ermafroditi. Calice ade- 
rente all’ ovario a lembo intero o lobato. Corolla 4partita, 0 
di 4 0 più petali a bocciamento valvare. Stami pari in numero 
ed opposti ai petali, antere talvolta sessili. Ovario uniloculare 
uniovolato, ovoio eretto. Uno stilo od uno stimma sessile. Frutto 
bacciforme, embrione accompagnato da un albume carnoso. — Tre 
sole specie se ne conoscono in Europa: le altre sono sparse 
nelle regioni tropicali. 


“Gen. I. Viscum. L. 


Etim. Questo nome ha per radicale una parola celtica che significa 
arbusto, cioè l’ arbusto per eccellenza. Il visco della quercia era in 
grande venerazione presso i Celti. Seconlo altri viene dal latino 
Viscum o Viscus, glutine o gomma, pel suo frutto ripieno di so- 
stanza glutinosa, 


622. Viscum album L. (3) — Abit. Parassito di vari al- 
beri, specialmente di quelli della famiglia delle 
Amigdalee e delle Pomacee. 

(1) N. It. Risangnine, Sanguigno, Sanguine, Verga sanguinea. 


(2) N. It. Cornaio, Corniolo, Cornio. Piac. Corndl. 
(3) N. It. Vischio, Veschio, Pania. 


Mr * % 
171 
Gen. II. Loranthus L. 


Etim. Dal greco loron, staffile, e ànthos, fiore. Così detto perchè 
la corolla tubolosa delle piante di questo genere, profondamente di- 
visa in quattro o cinque parti, prende la figura di uno staffile. 


623. Loranthus europaeus Jacq. (1) — Abit. Parassito 
delle quercie. ‘ 


Fam. LVII. CAPRIFOGLIACEE. 


Car. gen. Piante erbacee o legnose a foglie opposte senza stipole. Fiori 
ermafroditi. Calice monosepalo saldato coll’ ovario a 4 o 5 denti; 
corolla gamopetala a 4 o 5 divisioni. Stami 4 o 5 inseriti nella 
corolla. Ovario inferiore con 2 0 3 logge; ovuli solitarii o parecchi. 
Frutto bacciforme, spesso uniloculare. Embrione occupante l’asse 
di un albume carnoso. — (Queste piante contengono, specialmentè 
nella corteccia, una sostanza amara ed acre e nei fiori non di 
rado dell’olio etereo , resina ed acidi particolari; talune con- 
tengono nel frutto acido malico e zucchero. 


Gen. I Adòxa L. 


Etim. Nome d'origine greca e significante oscura, senza gloria. Le 
piante di questo genere crescono nei boschi, e fa d’uopo guardarle 
da presso per distinguerne il fiore, che è del colore stesso delle foglie. 
624. Adòxa Moscatellina L. — Abit. Nei luoghi ombro- 


sì e muscosi dei boschi collini e montani. 
Gen. II. Sambucus L. 


Etim. Dal greco sambyce, sambuca, strumento musicale che nel 
principio si fece col legno di sambuco privo di midollo. Altri lo de- 
riva da Sambyx nome dell’ inventore di questo strumento. 


625. Sambucus Ebulus L.(2) — Abit. Lungo i margini 
delle vie e nei luoghi incolti di tutta la provincia. 
626. S. nigra L. (3) — Nei boschi, lungo i fiumi e nelle 
siepi in tutta la provincia. 
(1) N. It. Visco quercino. Piac. Vise. 
(2) N. It. Ebbio, Ebulo, Sambuco erbaceo, Sambuco salvatico. Piac. 
Sambîtg. ( A questa specie si attribuisce la facoltà di cacciare effica— 


cemente le Cimici. 
(3) N. It. Sambuco, Sambuco montano, Zambuco, Zambuco arboreo. 





72 
Gen. ILI. Viburnum L. 
Etim. Dal latino viere, legare. | 
627. Viburnum Tinus L. (1) — Abit. Coltivasi comune- 
mente nei boschetti artificiali. ‘ 
628. V. Lantana L. (2) .- Nei luoghi incolti, presso le 
siepi e nei boschi. 
629. V. Opulus L. (3) = Nei boschi e nelle siepi. 
Gen. IV. Lonicera L. 


| Etim. In memoria di Adamo Lonicer botanico alemanno-nato nel 
1528, morto nel 1586, autore di un’opera, che merita poco la nostra 


attenzione. — Un altro Lonicer per nome Giovanni, ha commentato 
Dioscoride nel 1343. 


650. Lonicera Xylòosteum L. (4) — Abit. Nei boschi spe- 
cialmente collini e montani. 
651. L. Periclymenum L.. (5) - Nelle siepi e luoghi 
selvatici e ‘coltivata nei boschetti artificiali. 

652. L. sempervirens L. (6) - Coltivasi nei boschetti 

artificiali e nelle siepi. 
633. L. etrusca Santi (7) — Fra i cespugli nei luoghi 
arenosi di collina. 


Gen. V. Symphoricarpos Juss. 


Etim. Dal greco symforeo, porto insieme, e karpos, frutto. I 
Wfrutti delle piante di questo genere sono uniti fra loro in furma di 
capolino. 


634. Symphoricarpos vulgaris Michx. — Abit. Coltivasi 
nel giardini come pianta ornamentale. 
6535. S. racemosus Michx. — Come la precedente. 


(1) N. It. Lagro salvatico, Lauro salvatico, Lauro Tino, Legno lano, 
Lentaggine, Tino. 

(2) N. It. Lantana, Lentaggine, Vavorna, Viburna. 

(3) N. It. Maggì, Maggio, Pallone, Pallone di Maggio, Pallone di 
neve. 

(4) N. It. Abbracciabosco, Madreselva. 

(9) N. It. Madreselva, Periclimeno. i 

(6) N. It. Madreselva. i 

(7) N. It. Madreselva, Mansorrino, Yincibosco. 








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n° 





saga | 173 
Fam. LVII. STELLATE. 


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Car. gen. Erbe a foglie senza stipole, per solito verticillate. Infiore- 


scenza ascellare 0 terminale. Fiori ermafroditi di raro unisessuali 
per aborto. Calice aderente col lembo dentato o subnullo. Corolla 
monopetala inserita sul calice. Stami inseriti sulla corolla, pari 
in numero ed alterni coi lobi di essa. Uno stilo spesso bifido. 
Frutto secco o subdrupareo, indeiscente, spesso didimo, e divisi- 
bile in due carpelli. Embrione dritto occupante |’ asse di un 
albume corneo. 
Gen. I. Sherardia L. 


Etim. Alla memoria di Giacomo e Guglielmo fratelli Sherard inglesi. 
Jì primo era proprietario d’un ricco giardino di piante rarissime 
ad Eltham nella contea di Kent, di cui Dillenio ci diede un ragio— 
nato catalogo sotto il titolo di Mortus Meltamensis impresso in Lon- 
dra nel 1732. Guglielmo poi suo fratello, grande coltivatore di piante, 
visse molti anni a Smirne come Console della Gran Bretagna, e scrisse 
parecchie cose di Botanica tra le quali va lodato un supplemento 
alle opere del celebre Ray. 


636. Sherardia arvensis L. (1) — Abit. Comunissima 
negli orli erbosi delle vie, nei prati e nei campi. 
Gen. II. Asperula L. 
Etim. Dal latino asper, ruvido, perchè le piante di questo genere 
sono ruvide al tatto. 
637. Asperula arvensis L. (2) - Abit. Nei campi, fra le 
biade. | 


638. A. odorata L. (3) — Comune nei luoghi boschivi 


ombrosi di collina. 

639. A. taurina L. - Nei luoghi selvatici, umidi di col- 
lina. 

640. A. laevigata L. — Nei luoghi incolti di collina. 

641. A. tinctoria L. (4) — Nei luoghi incolti, aspri della 
zona collina e montana. i 


(1) N. It. Toccamane. 

(2) N. It. Stellina ruvida. ( Utilissima come foraggio, meriterebbe 
di essere coltivata nelle praterie temporarie ). 

(3) N. It. Regina dei boschi, Stellina odorosa. (La più elegante 
delle Asperelle, spande un gratissimo odore che attira le Api. Si può 
prendere in infuso a modo del thè; messa in piccola dose nel vino, 
gli comunica un gusto delicato). 

(4) N. It. Erba della squinanzia, Erba dell’ angina, Stellina dei 
tintori. (Le ossa degli uccelli nutriti colle sue radici si tingono in 


rosso). 


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174 


642. Asperula cynanchinca L. (1) — Abit. Gomune nei 
colli secchi e sassosi, donde discende anche nella 4 


pianura. 
Gen. III. Rubia L. i 


Etim. Dal latino ruber, rosso, attesa la materia colorante rossa 
prodotta dalla fuba tmetorum. 


643. Rubia tinctorum L. (2) - Abit. Coltivasi qua e là. 
per gli usi tintorii, e trovasi pure spontanea nella 


zona collina. 


Gen. IV. Gallium L. 


Elim. Dal greco galion, per la proprietà attribuita ad alcune piante 
di questo genere di coagulare il jatte. 


644. Gallivim pedemontanum AI. - Abit. Nei luoghi sec- 


chi di collina. 
645. G. verum L. (3) — Nei prati secchi e lungo i mar- 
gini delle vie ovunque. 

646. G. cruciata Scop. (4) - Comune lungo i margini 
delle vie, presso le siepi in tutta la provincia. 
647. G. vernum Scop. — Nei luoghi selvatici ombrosi 

di collina. 
648. G. palustre L. — Nei fossati e nel prati paludosi 
di tutta la provincia. 
649. G. tricorne L. -— Nei luoghi ghiaiosi incolti. 
650. G. parisiense L. - Nei prati di collina. 
651. G. uliginosum L. — Nei prati umidi, muscosi e 
presso gli stagni ‘e le paludi. 
(1) N. It. Squinanzia. 
(2) N. It. Robbia domestica, Robbia dei tintori. (Coltivavasi un tem- 
po estesamente in Italia (Plinio, Dioscoride). Gli animali che man- 
giano radici di robbia, finiscono per avere le ossa colorate di rosso. 


îl latte delle vacche assume la medesima tinta, ed il burro diventa 
color giallo-zafferano). 


(3) N. It. Gallio, Galio, Erba solfina, Ingrassabue. 
(4) N. It. Erba croce gialla. 










175 

652. Gallivm Aparine L. (1) — Abit. Comune tra le 
siepi e nei luoghi incolti in tutta la provincia. 

653. G. purpurevwin L. — Tra le fessure delle rupi nel- 
la zona collina e montana. 

654. G. Mollugo L. (2) — Nei prati e luoghi erbosi di 

tutta la provincia. 

5 G. pusillum L. - Nei prati boschivi e nei colli. 

656. G. sylvaticum L. — Nei luoghi boschivi di tutta 
la provincia. 

657. G. lucidum All. - Nei luoghi aridi, sassosi, tanto 
elevati che dimessi. 


Sì 
I 


(S) 


Fam. LIX. VALERIANEE. 


Car. gen. Piante erbacee annue o perenni, colle radici talvolta 0- 
dorose. Foglie cauline opposte sensa stipole. Fiori terminali, er- 
mafroditi, di raro unisessuali per aborto, subregolari o irrego— 
lari a pannocchia corimbiforme. Calice aderente, lembo involto 
avanti e durante la fioritura, svolgentesi quindi in forma di 
pappo ; oppure dentato od incospicuo. Corolla monopetala 
3-4-5fida inserita sulla sommità del tubo del calice, spesso 
gibbosa alla base e talvolta speronata. Stami 1-3 inseriti 
sulla corolla. Ovario uniloculare oppure 2-3 loculare con una 
sola loggia fertile: ovolo solitario pendente. Embrione diritto 
senza albume. Le Valerianee abitano principalmente i paesi tem- 
perati dell'emisfero boreale neli’ antico continente. Le specie 
annuali erbacee sono usate non rare volte nell’ economia do- 
mestica; le altre nella radice o nel rizoma contengono ol 
etereo e resine, ed hanno un odore penetrante pa:ticolare e ser- 
vono per usi medicinali o di profumerìa. 


Gen. I. Centranthus DC. 


Etim. Dal gr. kentron, pungolo, e anthos fiore, nome allusivo allo 
sperone di cui è guarnita la base dei fiori delle piante di questo 
genere. 

658. Centranthus ruber DC. (3) — Abit. Nel giardini, 
ove coltivasi per ornamento. 
N It. Spronella, Speronella, Asprella, A:taccavesti, Srappacoglie. 


(1) 
(2) N. It. Caglio bianco, Ingrassabue. 
(3) N. It. Ocimoido, Valeriana rossa. 


176 







Gen. IL Valeriana 60 


Etim. Dal latino valere, per le virtù mediche delle piante di que= 
sto genere. i 


nati in collina. Lo 
663. V. olitoria Moench (5) — Nei campi e nelle ortaghe | — 


659. Valeriana officinalis L. (1) — Abit. Nei luoghi u- 
midi, selvatici e presso i fossati. % n 
660. V. dioica L. (2) — Alle sponde dei fossati e nei | 
luoghi umidi in tutta la provincia. 
661. V. Phu L. (8) - Qua e là ne luoghi umidi, pro- 
babilmente sfuggita dagli orti ove coltivasi. î 
Gen. ILI. Valerianella Moench. | | 

Etim. Diminutivo di Valeriana. È 
662. Valerianella echinata DC. (4) — Abit. Nei semi= 4 


in tutta la provincia. 
664. V. Auricula DC. — Nei campi e vigneti. - ur 
665. V. mixta Dufr. - Nei campi. | 
666. V. dentata Dufr. — Nei campi e luoghi coltivati. 


Fam. LX. DIPSACEE. 


Car. gen. Le Dipsacee sono piante erbacee a foglie opposte, ed @ 
fiori piccioli ermafroditi riuniti in capolini terminali, e tutti 
insieme circondati da un verticello di 8 fogliette o brattee. Ogni. 
fiore è poi avviluppato in un piccolo involucro particolare, 0. © 
calice esterno formato di bratteole, ed ha il calice con 3 denti, 
la corolla tubolosa, con lembo irregolare, 4 stami, 1 pistillo. 
ed un’ achena per frutto. Abitano le regioni temperate, e spe- 
cialmente il bacino del mediterraneo. 


(1) N. It. Valeriana, Valeriana silvestre. vi 
(2) N. It. Valeriana minore. ; 
(3) N. It. Amantilla, Valeriana maggiore, Valeriana ortense. Piac. 

Valériana, Erba di gatt. ( Le Valeriane furono raccomandate in 

tutti i tempi per le loro virtù stimolanti, antispasmodiche e febbri- | 

fughe ). I 
(4) N. It. Erba riccia. 3 000] 
(5) N. It. Dolce mangiare, Dolcetta, Agnellin grasso. (Le Valeria- 

nelle sono gradite ai hestiami e contribuiscono a formare un ot- 

timo fieno nei prati ove si trovano). 


& 
io 





Lo iLOCa 
E 177 

Gen. I. Dipsacus L. 

Etim. Dal greco dipsa, sete, perchè la cavità delle foglie che ab- 
bracciano il fusto raccoglie la pioggia, quasi ne avesse sete. 

667. Dipsacus Fullonum L. (1) — Abit. Era un tempo 
coltivato in varie parti della provincia ed ora 
trovasi qua e colà inselvatichito. 

668. D. sylestris Mill. (2) - Lungo i margini delle vie 
e dei fossati in tutta la provincia. 

669. D. laciniatus L. (3) — Nei prati paludosi e lungo 
i rivoli e fossati. 


Gen. II. Cephalaria Schrad. 
Etim. Dal greco Kephale , testa, pei capolini globusi somiglianti ad . 
una testa. 
670. Cephalaria transylvanica Schrad (4) — Abit. Nei 
margini dei campi e presso le siepi, specialmente 
in collina. 


Gen. III. Knautia Coult. 


Etim. Genere dedicato a C. Knaut medico e botanico Sassone 
morto nel 1694. 


671. Knautia sylvatica Dub. (5) - Abit. Nei luoghi 
selvatici collini e montani. 
672. K. arvensis Coult (6). - Nei prati e pascoli. 


Gen. IV. Succisa M. K. 


Etim. Così detto dalla forma della radice. 


73. Succisa australis Rchb.(7) - Abit. Nei prati paludosi. 


(0) N. It. Cardo da scardassare, Cardo da panni. Piac. Scardàzz. 
( È pianta che un tempo coltivavasi anche nella nostra provincia 
pel bisogno delle manifatture delle lane). 

(2) N. It. Cardo di Venere, Verga da pastore. 

(3) N. It. Pettine. 

(4) N. It. Vedovella maggiore. 

(5) N. It. Vedovina dei boschi. 

(6) N. It. Gallina grassa, Gallinaccia. 

(7) N. Ht. Vedovina serpeggiante. 


12 


178 
674. Succisa prafensis Moench (1) - Abit. Nei luoghi 
erbosi magri, specialmente collini. 
Gen. V. Scabiosa R. S. 


Etim. Il suo nome sembra derivare da Scabies, rogna, a motivo 
delle proprietà antisporiche attribuite ad alcune specie di questo 
genere. | 


675. Scabiosa Columbaria L. (2) - Abit. Comune in 
tutti 1 prati e pascoli della pianura e dei monti. 





676 S. atropurpurea L. (8). — Coltivasi nei giardini — 
e trovasi anche inselvatichita nei luoghi prossimi. . 


Fam. LXI. ComposTE. 


Car. gen. E la famiglia più numerosa, . poichè comprende da sola la 
decima parte delle piante fanerogame conosciute. - Le Composte 
sono piante per lo più erbacee, facilmente riconoscibili per la 
loro infiorescenza a capolino. Numerosi piccioli fiori sono ra— 
dunati sopra un ricettacolo comune e circondati da un comune 
involucro da sembrare quasi un sulo fiore, che anticamente era 
infatti creduto tale e detto perciò fiore composto. I singoli fiori 
hanuo un calice per lo più minutamente diviso in peli, ed u- 
na corolla che riveste le due forme di linguetta e di tubo. 
Sonovi Composte, che hanno nel margine del capolino fiori a lin- 
guetta e nel rimanente fiori a tubo, mentre altre hanno unicamente 
fiori dell'una o dell’altra sorta : onde una divisione delle Composte 
in tre categorie. Oltre a ciò sono i fiori ora completi, ora incom— 
pleti. Gli stami, quando presenti, sono in numero di cinque , 


inseriti sulla corolla, con sottili filamenti, e con antere allun—. 


gate congiunte insieme in guisa da formare una guaina attorno 
allo stilo; gli stimmi sono due, più o meno distinti, il gem- 
mulario è infero. — Il frutto è sempre un achenio coronato dal 
calice. persistente (pappo), è contenente un seme solo in un’u- 
nica casella. - Le Composte abbondano bene spesso o di so— 
stanze amare e toniche o di olii volatili, o di materie colo— 
ranti, di olii fissi, di fecola e di inulina. Parecchie sono piante 
di bell’effetto e quindi ornamentali. Sì ponno perciò comoda— 
mente distribuire in quattro categorie, medicinali cioè, industriali. 
alimentari ed ornamentali. Molte di esse poi sono ricercate dalle 
Api, alle quali forniscono in abbondanza polline: e miele , 
quindi la coltura di esse può tornare utilissima agli Apicoltori. 


(1) N. It. Morso del diavolo. 

(2} N. It. Vedovina selvatica. 

(3) N. It. Vedovina, Vedovella.: Piac.  Vedovélla. (Questa specie , 
propria dei giardini, presenta un gran numero di varietà recanti 
fiori bianchi, rossi, pavonazzi ecc. 


179 





Gen. I. Eupatorium L. 


Etim. Dal greco ew, bene, ed hepar, fegato, quindi pianta buona per 
il fegato. Da “altri credesi così detta in causa di Mitridate Eupatore 
Re del Ponto che la mise in uso. 


677. Eupatorium cannabinum L. (1) - Abit. Alle rive 
dei fossati e presso le siepi. 


Gen. II. Nardosmia Cass. 


Etim. Dal greco nardos, nardo , pel grato odore che emanano le 
piante di questo genere. 


678. Nardosmia fragrans Rchb. — Abit. Coltivasi fre- 
quentemente negli orti e giardini, e trovasi. qua 
e là inselvatichita nelle vicinanze. 


Gen. III. Tussilàgo L. 


Etim. Così detto dal latino tussim agere, cacciare la tosse, per le 
virtù mediche di queste piante, che si credettero ottime contro la 
tosse. 


679. Tussilàgo Farfara L. (2) — Abit. Nei luoghi ar- 
gillosi umidi di tutta la provincia. 


Gen. IV. Petasites Gaertn. 


Etim. Dal greco Petuso, futuro di petao , io distendo, apro, di- 
spiego, e trasse questo nome forse a motivo delle sue larghissime 
foglie. i 


680. Petasites officinalis Gaertn (3) - Abit. Nei prati 
umidi e luoghi selvatici acquosi della provincia. 


Gen. V. Linòstris DC. 


x Etim. Dal greco linon, lino. 


631. Linòstris vulgaris DC. (4) — Abit. Nei luoghi: 


petrosi, ghiaiosi e secchi di tutta la provincia, ma 
specialmente nella zona collina. 
I 
5 


%, 


(1) N. It. Erba S. Bibiana, Canapa selvatica. 

(2) N. It. Farfara, F'arfarello, Ugna d'asino, Tossi'agine; Piè d'asino 
Pinc. Farfarélla, Pò d'asndin. 

(3) N. it. Farferugio, Petasite, Tussilagine maggiore. 

(4) 


4) N: It. Spilli d'oro di fog Lia stretta. 


180 
Gen. VI. Aster L. 
Etim. Dal greco astar, astro, per allusione al capolino raggiato. 
682. Aster cricoides L. (1) — Abit. Coltivasi nei giar+ 
dini. | | 
683. A. Novae Angliae Ait. - Coltivasi come la  pre- 
cedente. 

684. A. Amellus (2) L. - Nei pascoli collini e montani. 

685. A. Novi Belgii L. - Originario dell’ America set- 
tentrionale, coltivasi nei giardini e trovasi insel+ 
vatichito nelle siepi e rive dei fossati qua e là. 

Gen. VII. Coellistephus Cass. 
Etim. Dal greco kàllis, bellezza, e stefo, corona. Così dette dai 

bellisimi fiori disposti a corona. 

686. Coellistephus chinensis Neès (3) - Abit. Coltivasi 
nei giardini 


Geni VIII Bellis 


Etim. Così detto per la gentilezza di queste piante. 
687. Bellis perennis L. (4) — Abit. Nei prati e luoghi 
erbosi della provincia, copiosamente. 


Gen. IX. Erigeron L. 


Etim. Dal greco eri, particella accrescitiva e geron, vecchio, voce 
sinonima quasi di senecio, così denominato dai fiocchi bianchi o 
pappi che costituiscono una capigliatura analoga a quella dei vecchi. 


688. Erigeron canadensis L. (5) - Abit. Sul muri, nei 
luoghi incolti copiosamente. 

689. E. acris L. (6) - Nei luoghi magri, ghiaiosi di 
tutta la provincia. È 


) N. It Astro. Piac. Astar. 

) N. It. Astro giallo. |, 

(3) N. It. Adone. Piac. Astar. 
) 


(5) N. It. Saeppole. 


) 
(6) N. It. Ceppita salvatica. 








181 
Gen. X. Boltonia Herit. 


Etim. All’onore di Giacomo Bolton, botanico inglese morto sul prin - 
cipio del secolo presente, autore d’un’ opera sulla Felci della Gran- 


Bretagna. 


690. Boltonia asteroides Herit. — Abit. Coltivasi per or— 
namento nei giardini. 


Gen. XI. Solidago L. 


Etim. Da solidari, saldare, per la proprietà attribuita ad alcune piante 
di saldare le fratture delle ossa, proprietà estesa forse anche alla 
specie più comune di questo genere. 


691. Solidago Virga avrea L. (1) — Abit. Nei luoghi 
selvatici di collina. 

692. S. sempervirens L. — Coltivata per ornamento 
nel giardini. 

693. S. glabra Desf. - Coltivasi come la precedente. 

694. S. canadensis L. - Come la precedente. 

695. S. longifolia Schrad. - Come la precedente. 


Gen. XII. Buphthalmum L. 


 Etim. Dal greco bus, bue, e ophtalmos occhio: occhio di bue, perchè 

1 suoi fiori si sono trovati somiglianti agli occhi di questo animale. 

696. Buphthalmum salicifolium L. - Abit. Nei luoghi 
erbosi di collina. 

697. B. spinosum L. (2) — Nei luoghi incolti, presso 
le siepi, rara. 


Gen. XIII. Inula L. 


Etim. Dal greco inaein, purificare, per allusione alle proprietà 
mediche. 


698. Inula Conyza DC. (3) - Abit. Nei luoghi incolti, 
presso le siepi e i fossati; non frequente. 
(1) N. It. Verga d’oro, Erba da pesci, Erba giudaica, Erba pagana. 


(2) N. It. Spraggine salvatica. 
(3) N. It. Coniella, Conizza, Lingua di Leone. 


bi. 


Aa Se, STO Re 


182 

699. Inula graveolens Desf. (1) - Abit. Nei luoghi incolti. 
di collina. 

700. I. Helenium L. (2) - Nei prati e campi fuggiasca 
dagli orti ove coltivasi. 

701.1 ensifolia L.- Sulle rupi di collina e nelle ghiaie 
deì torrenti. 

702. I. hirta L. — Nei colli erbosi e nei prati in tutta 
la provincia. 

703. I. salicina L. (3) - Nei luoghi erbosi magri. 

704. I. squarrosa L. - Nei prati e pascoli collini e 
montani. 

705. I. montana L. - Nei luoghi montani sterili. 

706. I. Brittanica L. (4) - Nei luoghi inondati e pres- 
so i fossati. 


Gen. XI V. Pulicaria Gaertn. 


Etim. Dal latino pulex, credendole piante atte a discacciare le pulci. 
707. Pulicaria vulgaris Gaertn. — Abit. Nei luoghi 
umidi, inondati. 
108. P. disenterica Gaertn. (5) — Al margine dei fossati 
e nelle siepi. i 
709. P. viscosa Cass. (6) - Nei luoghi incolti, sassosi. 


Gen. XV. Dahlia Cav. 


Etim. All’onore di Andrea Dahl botanico svedese, il quale scrisse 
‘parecchie osservazioni botaniche sul sistema di Linneo pubblicate 
a Gottinga. 


710. Dahlia variabilis Desf. (7) - Abit. Coltivasi per or- 
namento nei giardini. 


(1) N. It. Ceppica, Cespita. 

(2) N. It. Enula, Erba dei dolori, Enula campana, Lella. (L'Enula 
«campana con parecchie altre specie dello stesso genere, godono fama 
di agire sulla pelle e si raccomandano nelle malattìe di petto). 

(3) N. It. Spragginella. 

(4) N. It. Erba da gambe, Laurentina. 

(5) N. It. Incensaria ? 

{6) N. It. Scepita, Melacciola, Melangola. 

(7) N. It. Dalia. 


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Gen. XVI. Zinnia L. 


Etim. Alla memoria di Giovanni Zinn alemanno, professore di 
botanica a Gottinga del quale abbiamo il catalogo delle piante con- 
tenute nell’ orto di quella città, impresso nel 1757. 


711. Zinnia multiflora L. (1) - Abit. Coltivasi per or- 
namento ne’ giardini. 
712. Z. elegans Jacq. - Coltivasi come la precedente. 


Gen. XVII. Rudbeckhia Cass. 


Etim. In memoria della famiglia Rudbeck la quale diede tre bo- 
tanici. Olao il padre, ed Olao pure il figlio, nonchè un nipote per 
nome Olao-Giovanni. Nacque il primo nell’anno 1630, fu professore 
nell’ Università d’Upsala, e pubblicò varie opere. Tra queste s' an- 
novera quella che porta per titolo: Campi elisi, nella pubblicazione 
della quale ebbe l’aiuto di suo figlio Olao. Questa grand’ opera che 
constava di dodici volumi in foglio, lavorata secondo l’ordine del Pinace 
di Gasparo Baubin, miseramente incendiossi, a riserva de’ due primi, 
l’anno 1702 nell'occasione d’un incendio ch’ebbe luogo ad Upsala. — 
Il figlio poi è l’autore della Lapponia illustrata impressa in Upsala 
nel 1701 in lingua svedese e latina; come pure di parecchie disser- 
tazioni botaniche. Il nipote finalmente ci lasciò una dissertazione 
botanica su d'una specie di Pedicularis, impressa in Upsala nel- 
l’anno 1731. 


713. Rudbeckia speciosa Vender. — Abit. Coltivasi per 
ornamento nei giardini. 


Gen. XVIII. Calliopsis Rehb. 


Etim. Dal greco kalos, bello, ed ops, aspetto. 
714. Calliopsis tinctoria DC. - Abit. Coltivasi ne’ giardini. 


Gen. XIX. Bidens. L. 


Etim. dal latino bis, due, e dens, dente, per allusione ai due denti 0 
reste, sormontanti gli achen. 


715. Bidens bullata L. (2) - Abit. Nei luoghi paludosi. 
716. B. cernua L. - Presso i fossati e gli stagni e nei 
luoghi inondati. 
717. B. tripartita L. (3) Nei luoghi paludosi, presso le 
fosse e gli stagni. 
(1) N. It. Zinnia, Arzinnia. 


(2) N. It. Forbicina. 
(3) N. It. Canapa acquatica. 


”# 


Gen. XX. Helianthus L. 


Etim. Dal greco helios, Sole, ed anthos, fiore: fiore del Sole, perchè 


184° 


i capolini di queste piante volgono per lo più il loro disco verso 


il Sole. 

718. Helianthus annuus L. (1) - Abit. Coltivasi ne’ giar- 
dini. ° 

719. H. tuberosus L. (2) — Coltivasi per uso alimentare 
e si riproduce spontaneamente. 

720. H. multiflorus L. (3) - Coltivasi nei giardini. 


Gen. XXI Sanvitalia Cav. 


Etim. Genere dedicato alla famiglia Sanvitali di Parma. 
721. Sanvitalia procumbens Lam. - Abit. Nei giardini 
ove coltivasi. 


Gen. XXII. Tagetes L. 


Etim. Nome mitologico. Tagete era una divinità degli Etruschi, che 
insegnò l’arte degli Aruspici. Si diede questo nome per allusione 
ad un genere le cui specie producono dei bei fiori. 


722. Tagetes erecta L. (4) — Abit. Coltivasi per orna- 
mento nei giardini. 
723. T. patula L. (5) - Coltivasi come la precedente. 


(1) N. It. Clizia, Coppa di Giove, Corona reale, Eliotropio , Sele 
indiano, Girasole, Rosa di Gerico, Tornasole, Mirasole. Piac. Girasòl. 
{I fiori del Girasole sono graditi alle Api e producono molto miele; 
i semi sono appetiti dagli uccelli e forniscono olio buono a parecchi 
usi; le foglie raccolte in estate piacciono ai bestiami. In complesso 
è una pianta che dovrebbe essere maggiormente coltivata. 

(2) N. It. Pero da terra, Tartufo bianco. (Pianta da raccomandarsi 
agli agricoltori, poichè è la meglio atta a sostituire il pomo di terra). 
Piac. Pèr da terra. 

(3) N. It. Girasole doppio, Girasole egiziano. 

(4) N. It. Fiore da morto, Garofano indiano, Puzzole gialle, Puz- 
zole grandi. 

(5) N. It. Garofano minore indiano, Garofano Messicano, Puzzole 
piccole, Puzzole scure. 





185 





Gen. XXIII. Carpestum L. 


Etim. Da una locuzione greca, la quale significherebbe gambo di 
paglia. — Le scaglie esteriori del calice embriciato delle piante di 
questo genere, sono di una consistenza secca ed arida come quella 


della paglia. 
724. Carpesiiim cernuum L. — Abit. Nei luoghi om- 
brosì incolti di tutta la provincia. 


Gen. XXIV. Filago L. 


Etim. Dal datino filum, filo, per allusione al cotone che copre la 
superficie d/ queste piante. 
725. Filago arvensis L. (1) - Abit. Comune nei prati 
e nel campi. 
726. F. germanica L. (2) - Nei margini delle vie e nei 
luoghi incolti di tutta la provincia. 


Gen. XXV. Gnaphalium L. 


Itim. Dal greco gnaphalon, fiocco di lana, perchè quasi tutte le 
specie hanao il caule e le foglie cotonose che assomigliano a fioc- 


chi di Jana. 
7î7. Gnaphalium uliginosum L. - Abit. Nei terreni ar- 
gillosi, imondati. 
728. G. luteo-album L. - Nei luoghi incolti, presso i 
muri, non ovunque. 
Gen. XXVI. Helichrysum Gaertn. 
Etim. Dal greco elios, Sole, e chrysos, oro. Nome allusivo ai loro fiori 
di un bel color giallo d’oro. 
729. Helichryswn angustifolium DC. — Abit. Nei prati 
e campi. 
730. H. orientale DC. (3) — Coltivasi per ornamento nei 
giardini. 
(1) N. It. Cannapicchia piramidale. 


(2) N. It. Bambagia selvatica. 
(3) N. It. Elicriso, Perpetuini, Zolfino. 


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w 


Gen. XX VII. Artemisia 1) 





186 


Etim. Artemisia Regina della Caria diede il proprio nome a questo 
genere, che prima chiamavasi Partemio. Tuttavia havvi chi crede, che 
questo nome siagli stato imposto per onore di Diana, chiamata A rthemis 
dai Greci, perchè le Artemisie furono giudicate particolarmente utili 
alle donne come emmenagoghe: o più verosimilmenie tal nome ge- 
nerico deriva dal greco artemos, sano, quasi volesse dire pianta che sana. 


731. Artemisia Dracunculus L. (1) — Abit. Coltivasi co- 
munemente pegli usi economici. I 
732. A. vulgaris L. (2) - Nei campi, presso le siepi, nei 

luoghi incolti. 
733. A. Abrotanum L. (3) - Coltivata e quasi sponta- 
nea in molti luoghi della provincia. | 
734. A. campestris L. (4) - Nei luoghi incolti, petrosi, 
sulle vecchie muraglie, specialmente in collina. 
735. A. scoparia W. K. - Nelle alluvioni recenti e vi- 
cinanze del Po. | 
736. A. camphorata Vill. (5) — Nei luoghi petrosi cel- 
lini e montani e nelle ghiaie dei torrenti e del Fo. ‘ 
737. A. Absinthium L. (6) — Nei luoghi incolti di co) 
lina, negli orti, coltivata e spontanea in molte lo- 
| calità della provincia. | | 


. {1) N. It. Dragoncello, Dragone, Targone. (Mescolasi da molti al- 
l'insalata per darle gusto aromatico ). 

(2) N. It. Artemisia, Amatella, Erba lucina, Erba medicinale, As- 
sensio delle siepi. 

(3) N. It. Abrotano, Abrotano maschio. 

(4) N. It. Amarella. 

(5) N. It. Abrotano spontaneo. Il sapore di questa pianta è un 
po’ canforato. i 

(6) N. It. Assenzio, Assenzio romano. (Il principio amaro-aromatico 
dell’ Assenzio, come di altre Artemisie, dicesi Absinthiina ). 


x dl 






| ! 187 
Gen. XXVIII. Tanacetum L. 


. Etim. Dal greco Athanasia, immortalità, per le grandi virtù medi- 

cinali che gli antichi attribuirono alla pianta Tanacetum vulgare. 

738. Tanacetum Balsamina L. (1) - Abit. Coltivasi fre- 
quentemente negli orti e trovasi inselvatichita 
nelle vicinanze. 

739. T. vulgare L. (2) — Presso le siepi, nel letto dei 
torrenti e negli urti. 


Gen. XXIX. Achillea L. 


Etim. Da Achilleus, Achille, che si narra aver messo in uso una 
pianta di questo genere, imparata a conoscere dal Centauro Chirone 


740. Achilléa tomentosa L. (8) — Abit. Nei luoghi in- 
colti e specialmente nei colli erbosi secchi. 
741. A. Ptarmica L. — Nei pascoli umidi pedemontani. 


742. A. nobilis L. (4) - Nei campi e prati collini. 

743. A. millefoliwn L. (5) - Nei luoghi incolti ed er- 
bosìi di tutta la provincia. 

744. A. setacea W. K. - Nei prati e campi. 


Gen. XXX. Anthemis L. 


Etim. Parola greca che vale piccolo fiore. 
745. Anthemis tinctoria L. (6) - Abit. Nei luoghi incolti 
specialmente nella zona collina. 
746. A. altissima L. (7) - Nei luoghi incolti. 


(1) N. It. Erba amara, Erba amara dalle foglie grandi, Erba co- 
stina, Erba S. Maria, Menta greca. Piac. Erba amara. 

(2) N. It. Tanaceto, Atanasia, Daneta. 

(3) N. It. Millefoglio giallo. 

5 N. It. Achillea Siderite. 
. (5) N. It. Millefoglio, Erba pennina, Achillea. ( Dicesi che il sue 


‘odore allontani le mosche ed altri insetti dai prati ove abbonda). 


{6) N. It. Assenzio selvatico, Buftalmo, Occhio di bue, Tignamica. 
(7) N. It. Bruciaculo, Capomillone, Cocola, Cota. 


188 St 
747. Anthemis arvensîis L. (1) - Abit. Nei campi e nei 
luoghi incolti copiosamente. | 
748. A. Cotula L. (2) — Nei luoghi incolti, al MREBlaa 
delle vie in tutta la provincia. 


Gen. XXXI. Matricaria L. 


Etim. Dal latino matrix, matricis, utero, per le proprietà uterine 
della Camomilla. 


749. Matricaria Chamomilla L. (3) — Abit. Nei campi, 
lungo le vie e nei luoghi incolti di tutta la pro 
vincia, comunissima. 


Gen. XXXII. Chrysanthemum L. 


Etim. Dal greco chrysos, oro, e anthos, fiore, così detto perchè al- 
cune specie “hanno i ‘loro fiori di un bel color d’oro. 


750. Chrysanthemunm Leucànthemum L. (4) - Abit. Nei 
prati e luoghi erbosi di tutta la provincia. 

751. C. corymbosum L. - Nei luoghi collini e montani 
selvatici. 





‘ 


752. C. Parthenium Pers. (5) - Presso i muri vecchi, 
nei luoghi incolti e nei giardini ove coltivasi. 

753. C. indicum Sabin. (6) - Coltivasi nei giardini. 

754. C. sinense Sabin. (7). — Coltivasi come la precedente. 


Gen. XXXIII. Pinardia Cass. 


Etim. Nome creato da Necher in memoria del Pinard uno degli 
autori d'una lista delle principali piante di Rouen inserita nel Dizio- 
nario del Buchoz. 


755. Pinardia coronaria Less. - Abit. Negli orti ove 
coltivasi. 


) N. It. Camomilla Bastarda. (Confusa spesso colla Camomilla vera. | 
N. It. Camomilla mezzana, Cotula fetida. 
N. It. Camomilla, Matricaria, Antemide. Piac. Camòmilla, 

It. Grande Margherita, Bellide maggiore. Piac. Margaritein 


pi Crisantemo. 


N. 
sul It. Amareggiola, Amarella, Matricale. 
N. It. Crisantemo della China. 





189 
Gen. XXXIV. Doronicum L. 
Etim. Secondo alcuni deriva dall’ arabo durungi o doronìgi che 
tale in greco come Pardalianches , i quali due nomi sono stati dati 


l'uno al genere e l’altro alla specie; e secondo altri deriverebbe dal 
greco doron, dono, e nice, vittoria. 


756. Doronicum Pardalianches L. (1) — Abit. Nei bo- 
schi collini e montani. 


Gen. XXXV. Arnitica L. 


Etim. Si pretende derivi per corruzione dalla parola greca ptar— 
nyme, io sternuto ; perchè i fiori e le radici dell'Arnica promovono lo 
sternuto. 

757. Arnica montana L. (2) - Abit. Nei luoghi erbosi 


selvatici dei monti. 


Gen. XXXVI. Senecio L. 


Etim. Dal latino senex, vecchio, perchè il ricettacolo defiorato as- 
somiglia ad una testa calva o di vecchio. 

758. Senecio vulgaris L. (3) - Abit. Nei campi e nei 
luoghi incolti della provincia. 

759. S. viscosus L. - Nei luoghi ghiaiosi collini e monta ni 


760. S. sylvaticus L. - Nei colli e ne’ monti. 
761. S. paludosus L. — Nei prati paludosi e lungo gli 
stagni e i fossati. 
762. S. saracenicus L. - Nei roveti umidi e nell’alveo 
de’ torrenti. 
763. S. Cineraria DC. - Coltivasi per ornamento nei 
giardini. 
(1) N. It. Doronico. (Il suo nome specifico deriva dal greco Pardos, 
pantera, e ageesi, strangolare, perchè credevasi che gli antichi se ne 


servissero a far morire le bestie feroci nei circhi, etimologìa giusti— 
ficata anche dal nome volgare datogli di Morte delle pantere. ). 

(2) N. It. Arnica, Betonica di monte. ( E dotata di pregevoli qua- 
lità medicinali). 

(3) N. It. Cardoncello, Erba Calderina, Erba spelliciosa, Erba uc- 
cellina, Fior d’ogni mese, Piè d’uccellino, Senecione, Sollecciola. 


Mugi» 


764. Senecio erucifolius L. = Abit. Nei colli erbosi sob (+ 


vatici. 
765. 
766. S. aquaticus Huds. - Nei prati paludosi e nelle fosse. 
767. S. Jacobaca L. (1) - Nei campi e lungo le vie ed i 
fossati campestri in tutta la provincia. x: 


Gen. XXXVII. Calendula in 


Etim. Il suo nome deriva da Calendae che significa il primo gior— 
no del mese, a cagione dei fiori, di cui si adorna ogni mese la Ca- 
lendula officinalis, anche d'inverno, quando il freddo non è rigido. 
Dai latini fu detta Solsequium cioè che segue il Sole, perchè i suot 
fiori sbocciano quando risplende l’astro del giorno e tengono sem— 
pre a lui rivolto il loro disco, chiudendosi quand’esso tramonta. 


768. Calendula arvensis L.(2) — Abit. Nei campi e luo— 


ghi coltivati, in collina specialmente. 


769. C. officinalis L. (3) — Coltivasi comunemente ne- 


S.erraticus Bert. — Nei luoghi umidi, acquitrinosi. 






gli orti, donde sfugge e riproducesi spontaneamen- 


te ne’ luoghi vicini. 


Gen. XXXVIII. Echinops L. 


Etim. Dal greco echinos, riccio, ed èps, aspetto. I capolini rotondi 
e ruvidi di varie specie di quest; genere somigliano ad un riccio. 


770. Echinops sphaerocephalus L. (4) — Abit. Ne’ luo- 
ghi asciutti specialmente collini. 


771. E. Rithro L. - Ne’ declivi incolti collini e montani, — 
Gen. XXXIX. Cirsîum Tournef. SI 


Etim. Dal greco cirsos, varice, perchè una delle sue specie fu cre= 


duta ottima contro le varici delle gambe. 
TTR. Cirsium acaule ‘All. (5) - Abit. Nei pascoli collini 
e montani. | 


ir e RA 


(1) N. It. Erba S. Jacopo, Jacobea, Matricale selvatico, Erba chi- 


tarra. (I semi di tatte le specie di Senecio sono graditi ai piccioli. 


uccelli). 
(2) N. It. Fior rancio dei campi, Fior rancio salvatico. 
(3) N. It. Calendola, Calendula, Fior di ogni mese, Fior rancio. 
Fiorrancio. Piac. Fiér da mort. o 
(4) N. It. Cardo di capo tondo, Echinopo, 
(5) N. It: Camaleone rosso. | 








i st 191 
| 773. Cirsium palustre Scop. - Abit. Nei prati paludosi 
fp e ne’ luoghi acquosi in tutta la provincia. 


774. C. lanceolatum Scop. (1) - Lungo le vie ed i fos- 
sati e ne’ luoghi incolti in tutta la provincia. 
775. ©. italicum DC. - Nelle vicinanze del Po. 
776. C. eriophorum Scop. (2) - Nei pascoli e luoghi 
selvatici collini e montani. 


TT7. C. arvense Scop. (3) - Nei campi e nei luoghi 


incolti di tutta la provincia. 
778. C. oleraceum Scop. (4) - Nei prati umidi ed alle 
sponde dei fossi. 


Gen. XL. Cynara L. 


Etim. Dal greco kynara, pianta spinosa, carciofo. 


779. Cynara Scòlymus L. (5) — Abit. Si coltiva nelle 
ortaglie per uso culinare, e si riproduce talora 
spontaneamente. b 

780. C. Cardunculus L. (6) - Coltivasi come la prece— 
dente. 


Gen. XLI. Silybum Gaertn. 


Etim. Dall’ebraico sillon, spina, ed hibra, fornire alimento, e quindi 
‘ Spina alimentatrice, perchè questa pianta spinosa si è creduta molto 
alimentare. 


781. Siybum Marianum Gaertn. (7) - Abit. Ne’ luoghi 
incolti e lungo il margine delle vie. 


1) N. It. Cirsio. 
2) N. It. Cardo scardiccio. 
(3) N. It. Astone, Stoppione, Stroppione. 
(4) N. It. Cardo dei prati. 
(5) N. It. Carciofo, Carciofo domestico. Piac. Articiòc ch. 
(6) N. It. Caglio, Carciofo salvatico, Cardo, Cardo spinoso, Callie, 
 Presame, Presuola, Sgalera. 
(7) N. It. Cardo S. Maria, Cardo mariano, Erba del latte. 


A 
( 


192 ; | 
Gen. XLII. Carduus L. 


Etim. Nome antico dato al Carciofo e trasportato a questo genere. 


782. Carduus nutans L. (1) - Abit. Lungo i margini 
delle vie e dei fossati in tutta la provincia. 

783. C. pycnocephalus Scq. (2) - Ne’ luoghi incolti. 

784. C. multiflorus Gaud. - Ne’ luoghi secchi incolti. 

785. C. crispus L. (3) - Lungo le vie e ne’ luoghi aridi 
incolti. 


Gen. XLIII. Onopordon L. 


Etim. Dal greco Onos, asino, e porde, rumore del ventre, perchè 


cagiona delle ventosità agli asini che ne mangiano. 


786. Onopordon Acanthium L. (4) - Abit. Nei luoghi 
incolti, selvatici, nei ruderi e nei calcinacci, ma 
parcamente. 


Gen. XLIV. Lappa Tournef. 


Etim. Dal greco lampsanein, prendere, per allusione all’ invoglio 
irto di punte uncinate, che afferra gli abiti delle persone. 


787. Lappa tomentosa Lam. - Abit. Ne’ luoghi incolti, 
specialmente montani e collini. 


788. L. major Gaert. (5) — Nei luoghi selvatici, presso 


le siepi. 
789. L. minor DC. (6) - Ne’ luoghi incolti, al margine 
delle vie in tutta la provincia. 


Ul N. It. Cardo rosso. 
pi 


N. 
ina It. Scoppione. 





Pa 





193 
Gen. XALV. Cartina L. 


,Etim. Così chiamato perchè ai tempi di Carlo Magno si credette 
di scoprire in una pianta di questo genere delle virtù antiepidemich e 
e fu usata nelle armate di quell’Imperatore. 


790. Carlina acaulis L. (1) - Abit. Nei pascoli montani. 
791. C. vulgaris L. (2) - Nei luoghi ghiaiosi, sterili. 


Gen. XLVI. Serràtuia L. 


Etim. Dal latino serra, sega, per allusione alle foglie dentate 
a sega. 


792. Serratula tinctoria L. (3) - Abit. Nei luoghi sel- 
vatici e nei prati di collina. 


Gen. XLVII. Càrthamus L. 


Etim. Formato dal nome arabo qortom, il quale esprime in quella 
lingua l’azione del tingere. 


793. Càrthamus tinctorius L. (4) - Abit. Nei siti erbosi, 


selvatici di collina. Coltivasi anche in alcuni luo- 
ghi per la sostanza tintoria che fornisce. 


Gen. XLVIII. Centrophylum Neck. 


Etim. Dal greco kentron, ago, e phyllon, foglia, attese le sue fo — 
glie pungenti. 


794. Centrophyllum lanatum DC. (3) — Abit. Nei luo- 
ghi incolti e ghiaiosi. 


(1) N. It. Camaleone, Camaleone bianco, Carlina, Carlo pinto. 
(2) N. It. Carlina. 
(3) N. It. Cerretta, Serratula, Seretra. 
4) N. It. Cartamo, Grogo, Zafferano falso, Zafferano matto, Zaf- 
feranone, Zaffrone. 


(5) N. It. Atrattile? Scardiccione. 
13 


Gen. XLIX. Centaurea L. 


194 


Etim. Denominazione data dagli antichi ad una pianta, di cui il 
centauro Chirone si servì per guarire da una ferita fattagli ad un 
piede da Ercole con una freccia. 
795. Centaurea Calcitrapa L. (1) - Abit. Nei luoghi 
sassosi sterili. 
796. C. solstitialis L. (2) - Nei luoghi incolti e lungo 
le vie in tutta la provincia. 

797. C. nigra L. (3) — Nelle località della precedente. 

798. C. Jacea L. (4) - Nei prati secchi e lungo le stra- 
de campestri. 

799. C. nmigrescens W. (5) - Comune ne’ prati, al mar- 
gine dei fossati in tutta la provincia. 

300. C. montana L. (6) — Nei pascoli montani. 

301. C. Cyanus L. (7) — Comunissima fra le biade in 
tutta la provincia. 

802. C. splendens L. — Nei luoghi aridi, aprici di collina. 

803. C. scabiosa L. = Nei luoghi aridi, ghiaiosi della 
provincia, ma più copiosa nella regione collina. 

804. C. maculosa Lam. - Nelle sabbie ed alluvioni dei 
torrenti e del Po. 

305. C. paniculata Lam. - Nei margini delle vie, sui 
muri vecchi, nei prati magri. 


alba, Stuccioli. 


(1) N. ft. Galcatreppola, Calcitrapa, Cardo stellato, Geceprete, Spina 


2) N. It. Geceprete. 

(3) N. It. Lingua di cane. 
5 N. It. Argentaria. 
6) 


e 


N. It. Fior d’Aliso grande. 
N. It. Ciano maggiore. 

(7) N. It. Fior d’Aliso, Groce di S. Stefane, Ciano minore, Battise- 
gola, Centanrea del grano. (Gentile pianticella che spicca co’ suoi 
eleganti fiori blen nei campi di frumento; trovasi pure nei prati 
argillosi. Se essa è una pianta mediocre in mezzo ai prati, nei campi 
però contribuisce a migliorare la paglia). 


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195 
Gen. L. Crupina Pers. 


Etim. Nome d’etimologìa oscura. 


806. Crupina vulgaris Pers. — Abit. Nei luoghi sterili 
di collina. 


Gen. LI. Xeranthemum L. 


Etim. Dal greco eros, asciutto, e anthemum, fiore, perchè le piante 
di questo genere prediliggono i luoghi asciutti. 
807. Xeranthemum cylindricum Sm. (1) — Abit. Nei 
luoghi sterili sassosi. 
808. X. annuum L. (2) - Nei Iuoghi aprici, secchi di 
collina. 


Gen. LII. Scolymus L. 


Etim. Dal greco scolypto, io lacero, per le pungenti spine di cui 
è armata questa pianta. 


809. Scolymus hispanicus L. (3) - Abit. Nei luoghi ste- 
rili ghiaiosi. 


Gen. LITI. Lapsana L. 


Etim. Dal greco “ampso, futuro di lampo, io riluco, risplendo, cioè 
illustre per le sue proprietà. Altri cava questo nome dal greco La- 
pazo, io rammollisco , perchè gli antichi la credevano atta in cata- 
plasmi ad ammollire gl’induramenti delle mammelle. 


810. Lapsana communis L. (4) - Abit. Nei luoghi in> 
colti, ne’ campi e negli orti, comune, 


1) N. It. Perpetuini. 
2) N. It. Perpetuini. ( Questa specie offre due varie tà, l’una a fio 


bianco, detta Perpetuini bianchi, l’altra a fiori purpurei, detta Lerpe- 
tuin pavonazzi ). i 


(3) N. It. Barba gentile, Cardo scolimo. 
(4) N. It. Erba lalda, Erba delle mammelle, Cavolo selvatico. (La 


Lampsana degli antichi era un' erba mangiata dai poveri e dagli 
Anacoreti ). 


196 
Gen. LIV. Rhagadiolus Tournef. 


Etim. Così detto dalla proprietà a queste piante attribuita di gua- 
rire le ragadi. i 
811. Rhagadiolus stellatus Gaertn. (1) — Abit. Nei luo- 
ghi erbosi di collina. 


Gen. LV. Cichòrium L 


Etim. Dal greco cicheo, io ritrovo, e da horos, colle, oppure da 
orchos, orto, perchè questa pianta cresce spontanea nei colli e si 
coltiva negli orti. 
812. Cichòrium Endivia L. (2) — Abit. Si coltiva co+ 
munemente negli orti per uso culinare. 

813. C. Intybus L.(3) - Spontaneo nei prati, nei cam- 
pi, lungo le vie in tutta la provincia, e coltivato 
appositamente. 


Gen. LVI. Thrincia Roth. 


Etim. Dal greco thriz, capello, per gli achenii piumosi o criniti : 
eppure, secondo alcuni, genere dedicato a Cosimo Thrinci autore di 
un libro d’agricoltura. 


814. Thrincia hirta Roth. — Abit. Nei pascoli umidetti 
arenosi. 


Gen. LVII. Leontodon L. 


Etim. Dal greco leon, leontos, Leone, e odous, odontos, dente , 
dente di Leone. 


S15. Leontodon autumnalis L. — Abit. Nei prati e pa- 
scoli di collina. 
816. LZ. Rastilis L. — Nei prati e luoghi erbosi pingui. 


(1) N. It. Piè d'uccellino. 

(2) N. It. Endivia, Endivia annua, Endivia crespa, Endivia dome- 
stica, Indivia, Mazzocchi, Porcellia. Piac. Indivia. 

(3) N. It. Radicchio, Cicorio, Cicoria, Cicorea. Piac. Girgnal, Gorgnaà 
salvadag. ( Radicchio di campo). Una varietà di questa specie a più 
grossa radice, a foglie molto più grandi, coltivata in Germania e 
nel nord della Francia, dicesi Cicorio da caffè. Colle radici torreffatte di 
essa sì prepara il noto Caffè di cicoria. td 


197 





Gen. LVIII. Picris L. 


Evim. In greco picris picridos, è una specie di Cicorio, così detio 
da picros, amaro. 


817. Picris hieracioides L. (1) - Abit. Frequente nei 
luoghi incolti e selvatici. 


Gen. LIX. Helminthia Juss. 


Etim. Dal greco helmyns, helmynthos, verme, così denominato, per- 
chè gli achenij compressi somigliano, anche per essere un po’ striati 
trasversalmente, agli articoli del verme detto Tenia. 


818. Helminthia echioides Gaertn (2) — Abit. Ne’ luoghi 
incolti di collina. 


Gen. LX. Tragopogon L. 


Etim. Dal greco trago, Capro, e pogon, barba, per le bianche. piu- 
me del pappo, che uscendo dal fiore formano delle setole in cui si 
è creduto vedere la figura delle barbe del Becco. 

819. Tragopogon porrifolius L. (3) - Abit. Ne’ siti 
incolti di montagna. Coltivasi in qualche luogo 
nelle ortaglie per uso culinare. 

820. 7. major Jacq. (4) - Nel prati vecchi. 

821. 7. pratensis L.(5) — Nei prati in tutta la provincia. 


Gen. LXI. Scorzonera L. 


La 
Etim. Deriverebbe da una parola spagnuola scurzo, nome di un 
serpente velenoso, contro la morsicatara del quate la specie princi 
pale si ritenne efficace; oppure così detto per la scorza nera della 
radice. 


822. Scorzonera hispanica L. (6) — Abit. Nei prati. 
Coltivasi spesso per uso culinare. 
823. S. rosea W. K. (7) — Nei prati montani. 


) N. It. Linguelle. 

) N. It. Spraggine. 

) N. It. Barba di Becco, Raperonzolo salvatico, Salsifino. 
) N. It. Gli stessi nomi del precedente. 

) N. It. Gli stessi nomi delle due specie precedenti. 

) N. It. Scorzonera di Spagna, Viperaria. 

7) N. It. Scorzonera rosea. 


& 


98 


lini e montani. 


Gen. LXII. Podospermum DC. 


Etim. Dal greco pus, podos, piede, e sperma seme. Composte la 
cui achena è sostenuta da un lungo picciuolo. 
825. Podospermum laciniatum DCO. - Abit. Nei luoghi 
incolti di collina. 


Gen. LXIII. Hypochaeris L. 


Etim. Dal greco kypo, sotto, e chiros, porco; così denominato dal- 
l'avere la maggior parle delle sue specie le foglie coperte di peli 
ruvidi, come le setole dei porci, oppure secondo Theis, perchè la 
sua radice viene con avidità mangiata dai porci. 

826. Hypochaeris radicata L. — Abit. Nei prati e luo- 
ghi erbosi di tutta la provincia. 

827. H. maculata L. — Nei pascolì collini e montani. 

828. H. glabra L. (2) — Nei luoghi arenosi coltivati. 


Gen. LXIV. Robertia DC. 


Etim. Genere dedicato al celebre Leopoldo Robert. 


829. Robertia taraxacoides DC. - Abit. Nei luoghi mon- 
tani selvatici. i 


Gen. LXV. Taràxracum Juss. 


Etim. Dal greco tarasso, scompiglio, sconvolgo, perchè il globo 
presentato dai frutti coi pappi viene sconvolto e disperso al più leg- 
giero soffio della bocca. 


830. Taràxacum palustre DC. (3) *- Abit. Nelle paludi 
e nei luoghi erbosi inondati. 


(1) N. It. Scorzonera di Boemia. ( Alcune specie di .Scorzonera 
sono oggetto di una coltura molto estesa per la radice e pei loro 
giovani getti, alimento tanto gradito quanto sano e nutritivo ). ) 

(2) N. It. Le tre specie nostrali indicate, essendo amare, godono di 
proprietà non dissimili da quelle del gruppo delle Cicoriacee, 

(3) N. It. Pisciacane di palude. 





l 
824. Scorzonera humilis L. (1) - Abit. Nei pascoli col- 


__ iau 





199 
831. Tardxacun corniculatum DC. - Abit. Nei prati e 
luoghi erbosi. 
832. T. officinale Wigg.- Nei prati, nei luoghi erbosi, 
lungo le vie e i muri in tutta la provincia. 
833. 7. Dens-Leonis Desf. (1) - Nei pascoli specialmente 
collini e montani. 


Gen. LXVI. Chondrilla L. 


Etim. Dal greco condros, mucchio, grumo, per alludere all’invoglio 
farinoso. 


834. Chondrilla juncea L. (2) - Abit. Nei campi, nei 
vigneti di tutta la provincia. 
835. C. prenanthoides Vill. — Nelle ghiaie del Po. 


Gen. LXVII. Prenanthes L. 


Etim. Dal greco, prénes, inclinato, e anthos fiore. I fiori di alcune 
specie di questo genere sono costantemente inclinati, 
836. Prenanthes purpurea L. - Abit. Nei boschi col- 
lini e montani. 


Gen. LX VILI. Lactùca L. 


Etim. Così detta dal succo latteo che contiene. 


837. Lactùca perennis L. (3) — Abit. Tra le fessure 
delle rupi montane e colline. 

838. L. muralis Fries. - Nei boschi e luoghi selvatici 
ombrosi 

839. L. Scariola L. (4) - Nei luoghi incolti, sui muri 
vecchi in tutta la provincia. 


(1) N. It. Capo di Frate, Dente di Leone, Pisciacane, Soffione, Gru- 
gno di porco. Piac. Pissacan. (È una delle specie meteoriche più 
comuni, conosciuta dai più remoti tempi, giacchè si veggono le sue 
foglie dipinte sui vetri dei templi gotici. Vegeta in qualunque ter- 
reno. Le sue foglie si ponno mangiare in insalata; e se questa pianta 
si coltivasse in un terreno fertile e spesso jinaffiato, si potrebbe ren- 
derla un alimento grato. È noto poi comei ragazzi sifdivertano col sof- 
fiare nel globo presentato dai frutti rivestiti dei loro bellissimi Pappi) 

(2) N. It. Lattugaccio. 

(3) N. It. Lattuga montana. 

(4) N. It. Acciughero, Endivia selvatica, Lattuga selvatica. 


200 
840. Lactùca saligna L. (1) - Abit. Nei luoghi ghiaiosi, 
lungo le vie in tutta la provincia. 
841. L. sativa L. (2) - Si coltiva in tutti gli orti in 
più varietà per uso culinare, e si riproduce qua 
e colà spontaneamente. 


Gen. LXIX. Sonchus L. 


Etim. Dal greco sonchos , vuoto, fungoso, molle, perchè le sue spe- 
cie hanno un fusto fragi'e e vuoto. 


842. Sonchus oleraceus L. (3) — Abit. Nei campi, ne— 


gli orti, nei luoghi incolti di tutta la provincia. 

843. S. asper Vill. (4) - Nei luoghi incolti, nei campi, 
presso i muri. 

844. S. arvensis L. (5) - Nei campi e nei luoghi pin- 
gui di tutta la provincia. 

845. S. palustris L. (6) — Nei prati palustri, alle rive. 
dei fossati e dagli stagni. 


Gen. LXX. Crepis L. 


Etim. Dal greco crepis, pantofola, nome antico di una pianta ignota 
ai botanici e così detta da Plinio, perché si crede avesse paragonata 
la forma delle sue foglie a quella di una pianella. Questo nome 
venne quindi trasportato da Linneo al genere in discorso, perchè 
ha capolini muniti alla base di un invoglio in forma di calzare. 


846. Crepis setosa Hall. fil. - Abit. Nei prati, nei cam- 
pi, nei luoghi incolti di tutta la provincia. 

847. C. taurinensis W. — Nei prati e campi. 

848, C. scariosa W. — Nelle località della precedente. 


(1) N. It. Lattuga salcigna. 

(2) N. It. Lattuga domestica, Lattuca. Piac. Lattàga. ( Se ne colti- 
va nella provincia una varietà detta Lattuga sanguigna e nel dialetto 
Lattùga marchesa ). 

(3) N. It. Crespino liscio. 

(4) N. It. Cicerbita crespina, Cicerbita spinosa. 

A N. It, Crespino dei campi. 

6) N. It. Crespino di palude. 





201 

(849. Crepis foetida L. - Abit. Nei luoghi ghiaiosi, nei 
campi sterili e lungo le vie. 

850. C. leontodontoides Al. (1) = Nei uo in collina. 

851. C. pulchra L. (2) - Nei campi e nei luoghi col- 
tivati. 

852. C. tectorum L. (3) - Nei campi magri e sui muri. 

853. C. virens Vill. (4) - Al margine dei campi e del- 
le vie. 

854. C. biennis L. (5) - Nei prati e luoghi erbosi. 


Gen. LX XI. Hieracium L. 


Etim. Dal greco hyerax, hyeracos , sparviero; così denominato per 
l'antica tradizione che gli uccelli di rapina si servano del succo di 
questa pianta per fortificare la vista. 


855. Hieracium Pilosella L. (6) — Abit. Nei prati ma- 
gri, sui muri vecchi e nei margini delle vie. 
856. H. florentinum W. (7) - Nei prati e campi asciutti. 
857. H. murorum L. (8) — Sui muri antichi e nei luo- 

ghi erbosi selvatici di collina. 
858. H. staticefolium All. (9) - Nelle balze montane e 
colline, donde discende negli alvei dei torrenti di 


tutta la provincia. 
859. H. Auricula L. - Nei prati e campi asciutti. 
860. H. sywaticum W. (10) - Nei luoghi boschivi. 
861. H. umbellatum L. (13) - Presso le siepi e ne’ luo- 
ghi selvatici di tutta la provincia. 


It. Radicchiella dente di Leone. 
It. Erba dolce. 

It. Radicchietta prataiuola. 

It. Radicchiella verdiccia. 

It. Radicchiella bienne. 

. Orecchio di topo, Pelosella. Piac. Erba molinàra. 
It. Pelosella prataiuola. 

. Geracio silvano. 

It. Geracio livido. 

It. Geracio tardivo. 

It. Geracio ombrellato. 





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202 

862. Hieracium echioides W. K.- Abit. Nei luoghi in- 
colti di collina. 

863. H. sabaudum Al. (1) - Nei colli erbosi. 

864. H. boreale Fries. - Nei luoghi collini selvatici. 

865. H. Lactaris Bert. - Nei prati. 

866. H. porrifolium L. - Nei luoghi sassosi collini e 
montani. 


Fam. LXII. AMBROSIACEE. 


Car. gen. Piante annue talvolta spinose, aventi foglie per solito 
alterne, picciuolate, lobate, senza stipole. Fiori unisessuali, i 
inaschi formanti dei capolini cinti da un invoglio polifillo o 
moltifillo, i femminei solitari o geminati entro un invoglio 
monofillo. Perigonio dei fiori maschi monofillo Bdentato a 
bocciamento valvare. Stami 5 inseriti sul fondo del perigonio, 
liberi o monadelfi, stilo filiforme, stimma ottuso. Fiori femminei 
senza perigonio, ovario nudo, stilo terminato da due stimmi al- 
îungati. Frutto seceo formato dall’invoglio indurato chiudente li 
acheni a modo di pericarpio. Semi senza albume ad embrione 
dritto. — Questa famiglia è rappresentata dal solo genere Xanthium. 


Gen. I. Xanthtum L. 


Etim. Dal greco xanthòs, giallo, per allusione al color giallo che 
domina nei fiori delle piante dì questo genere. 
867. Xanthium spinosum L. (2) — Abit. Lungo le vie 
nei calcinacci in tutta la provincia. 
868. X. strumarium L. (3) — Nei luoghi incolti ghia- 
iosi di tutta la provincia. 
869. X. italicum Moretti - Nei luoghi sterili, incolti. 


(1) N. It. Geracio autunnale. 
(2) N. It. Lappola. 
(3) N. It. Bardana minore, Lappa minore, Lappola a oliva, Lap- 
polone, Xanthio. | 





na 
CAI 


gere 
het 


2083 
Fam. LXIII. CAMPANULACEE. 


Car. gen. Piante erbacee bienni o perenni, di raro annue. Foglie 
alterne senza stipule. Fiorì ermafroditi, e generalmente di co— 
lore azzurro. Calice con 5 divisioni. Corolla campanulata, tubo- 
losa con 5 lobi. Stami 5, liberi inseriti sull’ ovario e distinti 
in tutta Ja loro lunghezza. Ovario a 5 logge; stilo sormontato 
da uno stimma con due 0 più divisioni. Per frutto una cassula 
deiscente. — Le Campanulacee abitano in paesi temperati. Con- 
tengono generalmente un succo amaro ma innocuo. Parecchie 
sono commestibili e molte sono coltivate quali piante d’ orna- 


mento. fa 
Gen. I. Jàstone La. 


 Etim. Forse dal greco /aso, Dea della salute, che deriva da yasome, 
futuro di jaome, io curo, per le virtù salutari attribuite ai fiori di 
questa pianta. 


870. Jasione montana L. (1) - Abit. Nei pascoli ed 
ericeti collini e montani. 


Gen. II. Phytèuma L. 


Etim. Dal greco phyteuma, cosa che è piantata, e deriva da phytevo, 
io pianto, per indicare la vigorìa della pianta. 
871. Phytèuma orbiculare L. - Abit. Nei prati e pa- 
scoli selvatici dei monti. 
872. Ph. Michelii Bert. - Nei prati e pascoli montani 
e collini. 


Gen. III. Campànula L. 


Etim. Nome derivato dalla forma della corolla fatta a campana. 


873. Campànula Medium L. (2)- Abit. Nei luoghi secchi 
incolti di collina. Coltivasi frequentemente per or- 
namento. 

874. C. glomerata L. (3) — Nei pascoli e prati magri 
dei colli e dei monti. 

(1) N. It. Vedovelle celesti. 
8; N. It. Giuliette, Viola maura, Campanula grande. 


(3) N. It. Questa pianta in Russia è creduta utile contro la rab- 
bia canina, 


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204 

875. Campanula Dtanaifoli L. (1) — Abit. Nei monti 
e nel letto del torrenti. 

876. C. persicifolia L. (2) - Nei boschi montani. 

877. C. Rapunculus L. (3) - Nei margini erbosi delle 

| vie e nei pascoli. 

878. C. patula L. -Nei campi e prati di collina. 

879. C. piramidalis L. - Nelle fessure dei muri anti- 
chi e nei luoghi sassosi di collina. 

880. C. bononiensis L. - Nei prati secchi collini. 

881. C. Rapuncoloides L. - Nei luoghi selvatici, Deo 
siepi e nei campi in collina. 

882. C. Trachelium L. - Nelle siepi e ne’ luoghi sel- 
vatici in tutta la provincia. 


Gen. IV. Specularia Heister. 


Etim. Dal latino speculum, specchio, a motivo del lembo della 
corolla piano come uno specchio. 


883. Specularia speculum L. (4) — Abit. Fra le biade 
in tutta la provincia. 


(1) N. It. La C. rotundifolia è così variabile nel suo abito che 
fu per errore lacerata in diverse specie. . 
(2! N. It. Campanella, Campanella azzurra, Campanella turchina, 
Giglio di S. Luigi. di 
3 ) N. It Raponzo, Raperonzolo. (Così detta per la sua radice © I 
carnosa, mangiabile in insalata, e che assai piace ai porci ). 08 
(4) N It. Billeri rossi, Fior capuccio scempio, Pentagonia, Gngesti e i 
chio di Venere. (La radice e i giovani getti di essa potrebbero f 
mangiarsi). 





: i $ 08 7 205 
* Fam. LXIV. ERICINEE. 


Car. gen. Arbusti e arboscelli d'una forma elegante, aventi in ge- 
nerale foglie semplici, alterne, raramente opposte, verticillate o 
piccolissime ed a foggia di scaglie imbricate. I fiori sono erma- 
froditi, regolari o subregolari. Calice persistente: sepali 4-5 ‘liberi 
o più o meno saldati insieme alla base. Corolla monopetala, con 
4 o 5 lobi o partita, a bocciamento imbricato. Stami 8-10, di 
raro 5 ipogini, liberi. Ovario libero moltiloculare, a placente 
centrali. Stilo filiforme, stimma globoso o peltato.Frutto cassu— 
lare o baccato. Semi minutissimi; embrione occupante l’asse 
di un albume carnoso. — L’infiorescenza delle Eriche è varia— 
bilissima e graziosa; le specie belle sono esotiche. Non vi 
hanno piante più gradite alle Api delle Eriche, ma il miele 
copioso che forniscono non è molto pregiato. 


Gen. I. Calluna Salisb. 


Etim. Da kallunein, scopare, perchè se ne fanno scope. 


884. Calluna vulgaris Salib. (1) — Abit. Comune nelle 
radaie de’ boschi e ne’ prati magri specialmente 
di collina. 


Gen. II. Erica L. 


Etim. Dal greco erico, io spezzo, perchè supponevasi in qualche 
specie di questo genere la virtù di sciogliere i calcoli della vescica, 


885. Erica arborea L. (2) - Abit. Nei boschi e luoghi 
incolti di collina. 


_ (1) N. It. Erica, Scopa, Grecchia, Brentoli, Checchia, Ringrentoli, 
Gonfia nugoli, Sorcelli, Scopa piccola. Piac. Brùs. 

(2) N. It. Erica arborea, Scopa arborea, Scopa da fastella. (Le Api 
sono amantissime dei fiori di queste piante, onde Linneo, lasciò 
scritto dell’ Erica: Apibus gratissima mel copiosissime suppeditat: hac 
vero abundante, mel rufescit. 





206 | 
Fam. LXV. MoNOoTROPEE. 


Car. gen. Questa piccola famiglia, formata per la maggior parte di 
piante esotiche, non è rappresentata da noi che da una sola 
specie. È questa una pianta perenne, parassita sulla radice degli 
alberi, scolorita in tutte le sue parti. Le foglie sono rappresen- 
tate da squame sparse sul caule. I fiori ermafroditi , subregolari 
pallido-biancastri formano dei racemi terminali. Il calice e la 
corolla persistenti hanno 4-5 divisioni. Stami 8-10 liberi 1pogini. 
Ovario libero. Cassula deiscente. Semi minutissimi. alati. E pianta 
di nessuna importanza e poco frequente. 


Gen. I. Monotropa L. 


Etim. Dal greco monos, solo, e trépo, volgo. I fiori di questa pianta 
si curvano da una sola parte. 


886. Monotropa Hypopitys L. - Abit. Nei boschi opa- 
chi collini e montani. 


COROLLIFLORE. 


Caratteri della Coroll.- Calice libero monosepalo. Corolla monopetala 
ipogina. Stami inseriti sulla corolla. Ovario libero. 


Fam. LXVI. AQUIFOGLIACEE. 


Car. gen. Alberi cd arbusti a foglie alterne, dentato-spinose senza 
stipole, persistenti. Fiori ‘ascellari, ermafroditi od unisessuali per 
aborto, regolari, a bocciamento embricato. Calice dentato. Corolla | 
con parecchie divisioni, ipogina. Stami alterni colle lacinie della 
corolla. Ovario con parecchi loculi; ovoli pendenti. Stimma 
subsessile. frutto drupaceo indeiscente. Embrione dritto occu- 
pante la sommità di un grosso albume carnoso. — Anche questa 
famiglia è rappresentata da un solo genere. 


Gen. I. Ilex L. 


Etim. Questo nome bha per radice una parola celtica, che signi- 
fica punta. I Latini lo avevano posto all’ elce, la cui foglia è spinosa. 
Entrando quest’ albero nel genere Quercus, chiamossi /lex questo 
genere, le cui specie s'assomigliano nel fogliame all’ elce. 


887. Ilex Aquifolium L.(1) — Abit. Nei boschi di collina. 


(1) N. It. Agrifoglio, Alloro spinoso, Pizzica ‘topo, Pugnitopo mag=. 
giore. f 








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Be ram. LXVIL. OLEACEE. 


207 


Car. gen. Alberi od arbusti con foglie opposte, semplici 6 pennate, 
senza stipole. Fiori per lo più ermafroditi, in racemi od in pan- 
nocchie. Calice quadridentato o quadripartito. Corolla quadrifida. 
Calice e corolla talvolta mancanti. Stami in numero di due. - 
Ovario libero, a 2 logge pluriovulate. Gemmule pendenti ana- 
trope. Il frutto o è carnoso ( bacciforme o drupaceo) od è ca- 
sullare o nociforme. Seme per lo più unico nelle logge. Em- 
brione in albume carnoso. — Le Oleacce abitano a preferenza i 
paesi temperati e si rendono rimarchevoli per il loro ciclo fio— 
rale di due parti. Esse si prestano a motteplici usi e sono assai 
ricercate dalle Api. 


Gen. I. Olea L. 


Etim. Da, un vocabolo celtico che significa olio, o meglio dal lati- 
no oleum. E noto che dalle bacche dell’ Qlea europea si ottiene l’olio 


di cui focciam uso. 


888. Olea europaea L. (1) — Abit. In collina ove un 
tempo coltivavasi e dove è pienamente naturaliz- 
zata. 


Gen. II. Ligustrum L. 


Etim. Secondo Vossio questo nome deriva dal latino ligare, legare, 
e si applicò a,questa pianta per l’uso che si faceva de’ suoi rami 
lunghi, e pieghevoli. 


889. Ligustrum vulgare L. (2) - Abit. Nei boschi e 
nelle siepi in tutta la provincia. 


(1) N. It. Olivo, Ulivo. 

(2) N. It. Chambrassene, Guistico, Lavistico, Libistico, Ligustico , 
Ligustro, Luistico, Olivella, Olivetta, Rovistico, Ruischio, Ruvistio. (11 
Ligustro, i cui giovani rami si intessono sovente in canestri, con— 
tiene nelle sue scure bacche un principlo particolare chiamato ligu- 
“lina, scoperto anni sono e proposto a riconoscere e dosare le più 
piccole quantità di carbonato calcare contenuto in un liquido). 


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dr 
- 


208 
Gen. III. Syringa L. 


Etim. Syvinga è nome d’una Ninfa d'Arcadia, la quale perseguitata 
dal Dio Pane rifugiossi in un fiume, ove fu trasformata in canna, 
di cui Pane fece il primo flauto. Il legno della Siringa è  midoiloso 
e suscettibile d'essere vuotato. 1 Turchi se ne servono per. costruire 
le luro più belle canne da pipa. — Il nome francese Lilac, è formato 
dal persiano Agemlilag. 


890. Syringa vulgaris L. — Abit. (1) - Nei giardini o- 
ve coltivasi e nelle siepi, resa affatto spontanea: 


Gen. IV. Fraxinus L. 


Etim. Dal greco frazis, sepimento, in causa del dissepimento 
del frutto che trovasi disposto in modo un po’ diverso che in molti 
fruttì di altre piante. 


891. Fraxinus excelsior L. (2) - Abit. Nei boschi se- 
gnatamente collini e montani qua e là insieme — 
ad altre piante, intorno ai campi. 

892. F. Ornus L. (3) — Nei luoghi boschivi e nelle 
siepi in collina. 


Fam. LXVIII. GELSOMINEE. 


Car. gen. Frutici a foglie opposte. Fiori ermafroditi, terminali a pan- 
nocchia od a corimbo. Calice dentato o diviso. Corolla mono— 
petala, sovente tubolosa e irregolare con 4-5 o più divisioni al 
lembo. Stami 2. Ovario biloculare a logge uniovolate ; ovoli e— 
retti. Frutto cassulare o baccato, semi senza albume, embrione 
diritto. — Sono più frequenti nelle regioni tropicali che nelle 
temperate. 


(1) N. It. Siringa, Lillac, Lillà, Litago. 

(2) N. It. Frassine, Frassino 

(3) N. It. Avornio, Orniello, Orno. Piac. Frassén. Sopra 1° Orniello 
raccogliesi, in Sicilia specialmente, la manna; su questa e sulla 
prima specie poiraccolgonsi le Cantarelle o Cantaridi usate nelle pre- 
parazioni de’ vescicatorii. 





209 
Gen. I. Jasminum L. 
. Etim. Dicesi che Jasminum venga da Jasme, parola greca, che 


significa odor medicinale, perchè il fiore del Gelsomino. ha molto 


_ odore, e serve per la medicina. Altri fanno derivare questo nome 


dalla parola Ebraica Samin, cioè profumo; perchè questo fiore pro- 
fuma i luoghi nei quali si mette. 


893. Jasminum fruticans L. (1) - Abit. Coltivasi per 
ornamento nei giardini. 

894. J. officinale L. (2) - Coltivasi come la precedente. 

895. J. grandiflorum L. (3) Come la precedente. 


Fam. LXIX. ASCLEPIADEE 


Car. gen. — Piante perenni, per lo piu erbacee, talvolta volubili , 

| spesso lattiginose. Foglie opposte, talvolta verticillate, di raro 
alterne, intere, senza stipole. Fiori ermafroditi disposti in con- 
nubi od ombrelle semplici. Calice quinquefido. Curolla di varie 
forme. Stami 3 coi filamenti spesso saldati insieme. Polline, 
riunito in masse affisse alle glandole dello stimma. Due ovarii , 
due stili ed un solo stimma dilatato, pentagono, glandoloso su- 
gli angoli. Frutto composto di due follicoli; placente aderenti 
in principio alla sutura , e più tardi libere. Semi imbri- 
cati, pendenti. Albume scarso , embrione dritto. Le Asclepiadee 
AA purganti, emetiche, alteranti ed usansi come tali in me- 
icina. 


Gen. I. Vincetoricum Moench. 


Etim. Dal latino vinco, io vinco, e dal greco toricon, veleno , così 
detto perchè le sue radici si credevano un contravveleno. 


899. Vincetoricum officinale Moench. (4) — Abit. Nei 
luoghi ghiaiosi incolti e selvatici della provincia 
Gen. II. Gomphocarpos R. Br. 
Euim. Dal gr. gòmfos, chiodo, e karpos, frutto, per allusione alla 
forma acuminata dei frutti delle piante di questo genere. 
897. Gomphocarpos fruticosus R. Br. — Abit. Nei glar- 
dini ove coltivasi per ornamento. 


(1) N. Tt. Gelsomino giallo. 

(2) N. It. Gelsomino comune. Piac. Giàsmen. 

(3) N. It. Gelsomino Catalogno, Gelsomino di Spagna. 
(4) N. It. Vincetossico, Bozzoli, Erba seta selvatica. 


14 


RE Tate oa” SOIA 





210 ‘GR IETSi e 
Gen. III. Asclepias L.' 4 

Etim. Dal greco Askalepios, Ascalepio, Asclepio, Esculapio, il cui B 
senso letterale è: che esercita la medicina. Vari medici dell’ antichità ti 
portarono il nome di Asclepiade, o Esculapio, il più celebre dei | 


quali fu quello che visse circa un. secolo prima di Cristo, e 
che passa pel fondatore della Setta degli empirici. 


398. Asclepias Cornuti Decaisn. (1) - Abit. Nei giardini. 
Fam. LXX. APOCINEE. 


Car. gen. — Frutici od arbusti spesso lattiginosi. Foglie opposte o 
verticillate-terne intere. Stipole nulle o glanduleformi. Fiori er— 
mafroditi, regolari, ascellari solitarii od a corimbo terminale. 
Calice d’ordinario quinquefido persistente. Corolla monopetala 
ipogina, imbutiforme o nappiforme, col lembo diviso. Stami 5 
inseriti sulla corolla ed alterni coi lobi di essa. Filamenti liberi. 
Antere libere conniventi al disopra dello stimma. Polline pol- 
veroso. Due ovarii uniloculari, od uno biloculare, stili due, oil 
uno. Un solo stimma. Frutto follicolare drupaceo o baccato. Em- 
brione dritto occupante Il asse di un albume carnoso. — Fre- 
quentissime nelle regioni tropicali o vicine, hanno pochi rap- 
presentanti in Europa. 


Gen. I. Vinca L. 


Etim. Antico nome di questa pianta di cui non ci è nota la giu- 
sta origine. Parecchi botanici lo fanno derivare dal latino wwnceire, 
legare, pei suoi steli lunghi e forti; altri dal latino vincere, vincere, 
perchè pare che vinca il freddo conservando le sue foglie nell’ in- 
verno. 

999. Vinca minor L. (2) - Abit. Presso le siepi e nei 
luoghi incolti. 
900. Y. major L. (3) - Presso le siepi e L cespugli. 


Gen. II. Nerium L. 


Etim. Dal greco neròs, umido. L’Oleandro ama le rive dei ruscelli 
e dei fiumi dell’ Italia, della Grecia e della Spagna, e della altre 
terre dell'Europa meridionale. 


901. Nerium Oleander L.(4)- Abit. Coltivasi ne’ giar- 
dinì per ornamento. 


(1) N. It. Albero della seta, Seta d’India, Pianta della seta. 
(2) N. It. Fior da morto. 
(3) N. It. Fior da morto, Lunaria minore, Pervinca, Provenca , 
Vinea, Viola da morto. 1 RTAS 
(4) N. It. Alloro indiano, Ammazza l’asino, Lauro d'India, Lauro. 
resco, Leandro, Oleandro, Mazza di S. Giuseppe, Nerio. 








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e 


toxo Fam. LXXI. GENZIANEE; 


2171 


Car. gen. > Famiglia composta di vegetali erbacei o frutescenti, con 
ori opposti, interi, glabri, e con foglie solitarie, terminali © 
ascellari o riunite in spighe semplici. - Calice monosepalo , 
spesso persistenle con 5 divisioni; corolla monopetala, regolare, 
ordinariamente a 5 lobi imbricati prima del loro sviluppo; sta- 
mi nello stesso numero delle divisioni della corolla, colle quali 
si alternano ; ovario con una sola loggia contenente molti ovoli 
attaccati a due trofospermi parietali o suturali, bifidi dal lato 
interno; stilo semplice o profondamente bipartito, di cui ogni 
divisione porta uno stimma. Il fruttoè una cassula biloculare 
che contiene moltissimi semi, e s'apre in due valve, di cui i 
margini rientranti s'uniscono ai trofospermi. I semi sono picco- 
lissimi. e il loro embrione, che è diritto, è racchiuso nell’ asse 
di un trofospermo carnoso. — Tutte le Genziane sono amarissi- 
Ine e per conseguenza toniche e più o meno febbrifughe. 


Gen. I. Menyanthes L. 


Etim. Dal gr. méne, Luna, e anthos, fiore, per allusione alle vantate 
proprietà emmenagoghe de’ suoi fiori. — Secondo altri da minyòs, 
piccolo, minuto, e dnihos, fiore, pe’ suoi fiori piccolissimi. 


902. Menyanthes trifoliata L. (1) - Abit. Nei luochi 
DD 


erbosi palustri, nei fossati e nelle vasche dei giar-. 


dini. 
Gen. II. Limnànthemum Gm. 


Etim. Dal gr. limne, stagno, palude e anthos, fiore. Le piante di 
questo genere fivriscono ne’ luoghi palustri 


903. Limnànthemum Nymphoides Linck - Abit. Nei. 


luoghi umidi, paludosi e nelle alluvioni recenti del Po. 
Gen. III. Chlora L. 


Etim. Dal gr. chloròs, verde, pe’ suoi fiori di colore giallo verda- 
stro. 
904. Chlora perfoliata L.(2) - Abit. Nei prati e pascoli 
umidi e nei letti dei torrenti. 


1) N. It. Trifoglio fibrino, Trifoglio palustre. 
(2) N. It, Clora. 


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Gen. IV. Gentiàna L. 





im. Nome dedicato da Dioscoride a Gentius Re dell’Illi rio, che pel 


primo ne fece conoscere le virtù. 


905. Gentiàna ciliata L. (1) - Abit. Nei pascoli montani. 


906. 


G. acaulis L. (2) = Nei pascoli dei più alti monti. 


907. G. verna L. (3) - Nei pascoli montani. 


Ei 


Gen. V. Erithraea L. 


im. Dal greco eryikros, rosso, per allusione al colore della co- 


rolla. 


908. Erithraca Centaurium Pers. (4)- Abit. Nei prati e 


909 


Car. 


‘nei luoghi selvatici, umidetti in tutta la provincia. 
. E. pulchella Fries. - Nel luoghi erbosi umidi. 


Fam. LXXII. BiGnonIAcEE. 


gen. Alberi od arbusti scandenti. Foglie opposte, semplici o 
composte, senza stipole. Fiori ermafroditi per lo più irregolari , 
a racemo od a corimbo, Calice quinquelobato o bilabiato. Go- 
rolla ipogina decidua bilabiata. Stami 5 dei quali 1-3 sterili o 
rudimentali. Ovario biloculare con un tramezzo paralello, o per- 
pendicolare alle valve. Semi alati, albume nullo, embrione dritto. 
— Sono piante originarie delle calde regioni del Globo, frequen- 
temente però coltivate anche in piena terra nei nostri climi. 
Fatie poche eccezioni, le Bignoniacee sono piante puramente 
ornamentali, pei loro fiori vagamente colorati e pel loro bell’ a— 


. spetto. Riescono di bell’effetto nei viali le Catalpe colle larghe loro 


foglie e coi lunghi frutti rassomiglianti a sigari. Le Tecome poi 
impiegansi sovente a tappezzare muri, coprir pergolati ecc. 


(1) N. It. Genziana, Caccia febbre, Biondella. 

(2) N. It. Genzianella, Genziana minore. . 

13) N. It. Genzianella. 

(4) N. It. Centaurea, Centaurea minore, Caccia febbre (Le Genziane 


Siora 


ccomandano pel principio amaro di cui sono più o meno ricche, , 


per cui si usano come rimedi tonici e febbrifuzhi). 





218 





Gen. I. Tecoma Juss. 


Etim. Tecoma è abbreviato di Tecomazochitt, nome che si dà a que- 
sta pianta nel Messico. 


910. Tecoma radicans Juss. (1) - Abit. Coltivasi nei 
giardini per ornamento. 


Gen. II. Catalpa Scop. 


Etim. Le Catalpe furono scoperte nel. 1726 nella Carolina dal Catesby, 
il quale ne portò i semi in Inghilterra, sotto il nome di Catalpa col 
quale sono conosciute in America. Queste belle piante sono ora ben 
naturalizzate in Italia e in Francia. ( Poir). 


911. Catalpa bignonioides Walt. (2) - Abit. Nei viali 
e giardini per ornamento. 
912. C. syringifolia Sims. - Coltivasi frequentemente 
nei viali pubblici e nei giardini. 
Fam. LXXIII. SESAMEE. 


Car. gen. Piante erbacee a foglie opposte od alterne, senza stipole , 
con fiori ascellari solitari. Calice gamosepalo, corolla gamope- 
tala, ipogina, irregolare, a lembo bilabiato ed a tnbo ventricoso. 
Stami dinami, inchiusi, con un rudimento di un quinto stame 
abortivo. Ovario generalmente uniloculare, talvolta falsamente 
poliloculare, a pochi ovuli; stilo unico, stimma diviso, frutto 
drupaceo o capsulare. Semi non alati e senza albume. - Abitano 
le regioni tropicali e particolarmente l'Africa. 


Gen. I. Martynia L. 


Etim. Genere, dedicato a Giovanni Martyn inglese, membro del- 
la Società reale di Londra, professore di botanica nell’ Università 
«di Cambridge, ed autore di varie opere, tra le quali si annoverano 
le sue Decades rariorum ecc. impresse a Londra nel 1728. Tommaso 
suo figlio ha pubblicato il Catalogo del Giardino di Cambridge. 


913. Martynia proboscidea L. (3) - Abit. Coltivasi nei 
giardini per ornamento. 


1)°N. It. Tecoma, Gelsomino americano. 

i N. It. Catalpa, Bignonia. Il decotto delle cassule fresche della 
Catalpa comune è stato proposto in medicina contro l'asma. Questi 
medesimi frutti, quando sono secchi, sono fumati come il tabacco, 
e perciò hanno preso il nome volgare di sigari. Si crede che le Api, 
le quali si pascono dei fiori di questa Catalpa, diano un miele cat- 
tivo e pericoloso. 

(3) N. It. Martinia, Craniolaria, Pianta dell’uccello. 


‘214 ; | 
Fam. LXXIV. ConvoLvoLAcER. 


‘Car. gen. Erbe, suffrutici ed arbusti, per lo più avviticchiantisi, 
sovente con succo latteo. Foglie alterne senza stipole, talvolta 
mancanti nelle specie parassite. Fiori ermafroditi, regolari, soli— 
tari od in cime, talora in glomeruli. Calice per lo più di 4.0 5 
sepali. Corolla campanulata od infundibuliforme, quadrifida o 
quinquefida. Stami 4-5. Ovario supero sovente sopra un disco 
con 1-2-4 logge, e 4 ovuli. Frutto per lo più casellare. Em- 
brione in uno scarso albume mucilagginoso , od incurvato all’in- 
fuori dell’albume carnoso. Abbondano nella zona calda e man- 
cano nei climi freddi. Molte di tali piante nel loro rizoma tu- 
bercoloso e ricco di amido, albergano ancora un succo resinoso 
irritante, che si rende appropriato per uso medicinale; in altre 
questo manca ed i loro tuberi somministrano un importante 
nutrimento. — Alcune specie pei loro bei fiori vengono coltivate 
nei giardini e sulle finestre come piante d’ornamento. 


Gen. I. Pharbitis ‘Chois. 
Etim. Etimologìa incerta. 


914. Pharbitis hispida Chois. (1) - Abit. Coltivasi nei 
giardini per ornamento. 


Gen. II. Convolvulus L. 


Etim. Dal latino Convolvo, io avvolgo, per l’aggrupparsi e l’avvolto- 
larsi del caule di queste piante attorno ad altri vegetali o ad altri corpi. 


915. Convolvulus arvensis L. (2) - Abit. Nei campi, ne- 
gli orti, e così pure nei luoghi incolti di tutta la 
provincia. 

916. C. Cantabrica L. (3) - Nei luoghi sassosi, incolti 
ed aprici di collina. | 

917. C. tricolor L. (4) - Coltivasi per ornamento nei 
giardini. 





2) N. It. Filucchio, Filuppio, Vilucchio, Vilucchio minore, Vitic- 
. Piac. Campanein. 

N. 1t. Erba bicchierina? 

.N. It. Convolvolo , Rampichini, Campanelle, Vilucchio di tre 
colori. Piac. Campanein. 


) N. It. Campanelle rosse. 
) 





per 215 
‘918. Convolvulus sepium L. (1) - Abit. Ne’ cespugli e 
j nelle siepi di tutta la provincia. 


Gen. III. Cuscuta L. 


Etim. Da Kalutas, nome greco, di una pianta rampicante o piuttosto 
da Kechout, nome arabo dato a questa pianta. 





919. Cuscuta Epithymum L. (2) - Abit. Cresce nei 
prati, sulle erbe mediche, sui trifogli ecc. 


Fam. LXXV. BoRRAGINEE. 


Car. gen. — Piante erbacee annue o perenni, di raro suffruticose, co- 
perte ordinariamente d' peli rigidi. Foglie alterne per lo più 
intere senza stipole. Fiori ermafroditi formanti dei racemi o spi- 
ghe unilaterali scorpioidi. Calice diviso o dentato persistente. 
Corolla ipogina 3fida regolare o ineguale. Stami 5 inseriti sulla 
corolla ed alterni colle lacinie di essa. Ovario 4-partito, 4-0- 
vulato, oppure bipartito, 4-loculare, con ovali attaccati alla parte 

iù bassa della loggia. Stilo semplice, sorgente dal centro e 
dalla base delle parti dell’ovario. Stimma semplice o bifido. Il 
frutto componesi di 4, tal fiata di due carpelli monospermi, con- 
tenenti dei semi senza albume. — Abbondano nelle regioni tem- 
perate dell'emisfero settentrionale. Le radici di alcune speeie 
sono usate nell’arte tintoria. Sono pure in generale piante emol- 
lienti ed alcune commestibili ed ornamentali. Hanno poi molta 
importanza come piante mellifere e pollinifere. 


Gen. I. Heliotropium L. 


Etim. Dal greco Helios, Sole , e ‘trope, volgimento, perchè i suoi 
fiori si volgono verso il Sole. 


920. Heliotropium europaeum L. (3) - Abit. Nei cam- 
pi e nei luoghi incolti in parecchie località della 
provincia. 


(1) N. It. Campanelle bianche, Rampichino bianco, Smilace liscia, 
Vilucchio bianco, Vilucchio maggiore, Vilucchione. 

(2) N. It. Cuscuta, Epitimbra, Epitimo, Granchierella, Lino di le- 
pre. Piac. Rev del Diavol, Greingol. (Pianta parassita assai dannosa 
ai prati. Il miglior rimedio per liberarsene è quello indicato dal 
Bonafous, di passare cioè al vaglio le sementi delle piante che si 
gettano nei prati, perchè rimangano privi dei semi delle Cuscute. 

(3) N. It. Eliotrovio, Erba dei porri, Verrucaia. 


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216 


921. Heliotropium peruvianum L. (1) - Abit. Coltivasi 


per ornamento nei giardini. 


Gen. II. Asperugo L. 


Etim. Dal latino asper, ruvido, perchè la pianta è ruvida al tatto, 


922. Asperugo procumbens L. (2) - Abit. Nei calcinac- 
ci e nel luoghi incolti. 
Gen. III. Echinospermum Swartz. 


Etim. Dal greco echinos, riccio, e sperma, seme, attesochè i suoi 


carpelli sono coperti da aculei uncinati, come le setole del Riccio. 


923. Echinospermum Lappula Lehm. (3) — Abit. Nel 
luoghi ghiaiosi ed incolti di tutta la provincia. 
Gen. IV. Cynoglossum L. 
Eim. Dal greco cyon, cynos, Cane, e glossa, lingua, lingua di Cane, 


così detto perchè una delle sue specie ha le foglie somiglianti alla 
lingua del Cane. 


924. Cynoglossum officinale Li. (4) = Abit. Nei luoghi | 


incolti, aridi, presso le siepi. 


925. C. pictum L. - Nei luoghi ghiaiosi incolti di tutta 


la provincia. 
Gen. V. Borago L. 


Etim. Si pretende che il nome Borago sia una corruzione di cor 
ago usato dai Lucani, significante : che anima i cuore (quod cor- 


dis affectibus opituletur), come dice Apuleio e ciò perchè la Borragi- 


ne era creduta una pianta capace di rianimare le forze del cuore. 


926. Borago officinalis L.(5) - Abit. Negli orti e luoghi 


coltivati della provincia, quasi spontanea. 


1) N. It. Eliotropio peruviano, Vainiglia. Piac. Vaniglia. 
2) N. It Lingua di bue. 
(3) N. It. Vainiglia selvatica, 
(4) N° It Cinoglossa, Erba della Madonna, Erba vellutiaa, Linzua 
di Cane. i 
(5) N. It. Borragine, Borrana, Buglossa vera. Piac. Borràsa. 





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217 







Gen. VI. Anchusa L. 


Etim. Dal greco anchousa, che significa lingua di Bue per l’asprez- 
za delle foglie paragonate alla ruvidezza della lingua dei bovini. 


A 927. Anchusa officinalis L. (1) - Abit. Ne’ luoghi sec- 
È chi, magri. 

| 928. A. italica L. (2) - Nei campi, nei vigneti, lungo 
le vie. 


Gen. VII. Lycopsis L. 


Etim. Dal greco Lycos, Lupo, ed 0psis, aspetto, perchè il fiore az- 
“ gurro e rotondo delle specie di questo genere venne paragonato agli 
occhi azzurri del Lupo. 
929. Lycopsis arvensis L. - Abit. Nei campi e luoghi 
coltivati di tutta la provincia. 


Gen. VIII. Symphytum L. 


. Etim. Dal greco sunphuton, che significa in latino Consolida, per- 
chè creduto atto a consolidare le parti ossee rotte. 

930. Symphytum officinale L. (3) - Abit. Nelle siepi 
ombrose, presso i fossati di tutta la provincia. 
931. S. bulbosum Schimp. - Nei luoghi ombrosi selvatici. 
932. S. tuberosum L. (4) - Nei luoghi ombrosi in tutta 

la provincia. 


Gen. IX. Onosma L. 


Etim. Dal greco Onos, Asino, e osma, odore, perchè l’Onosma e- 
chioides L. sparge odore spiacevole che si è trovato somigliante a 
quello dell’Asino. î 


9393. Onosma montanuin Bert. (5) - Abit. Nei luoghi 
aridi, ghiaiosi. 


BT Borrana selvatica, Buglossa volgare, Lingua buona, Lin- 
1 ovina. 
(2) N. It. Borrava selvatica, Buglossa. 
(3) N. It. Consolida maggiore, Erb: confermo, Erba rustica. 
| x di op paternostrale, Consolida tuberosa. 
\ N. It. Erba viperina. 





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Gen. X. Cerinthe 19% 


Etim Dal greco Ceros, cera, e anthos, fiore, perchè dal suo fiore 
le Api estragg ono il materiale per fare la cera. 


934. Cerinthe minor L. (1) - Abit. Nei luoghi séechi, 
incolti, al margine dei campi in tutta la provincia. 


Gen. XI. Echitum L. 


Etim. Dal grego echis, echios, Vipera, perchè il suo frutto è costi- 
tuito di 4 carpelli così stretti assieme e rugosi da imitare in qualche 
modo la testa della Vipera; oppure così detto a motivo delle macchie 
che si osservano sul caule paragonate alle macchie tracciate sulle 
squame della Vipera. 

935. Echium vulgare L. (2) — Abit. Al margine delle 
vie e nei luoghi incolti e ghiaiosi. 
936. E. italicum L. (3) - Nei luoghi arenosi incolti. 


Gen. XII. Pulmonaria L. 


Etim. Così chiamato per le macchie che si trovano sulle foglie 
specialmente della Pulmonaria officinalis, macchie assomigliate aì tu- 
bercoli polmonari. 


937. Pulmonaria officinalis L. (4) - Abit. Nei boschi 
e luoghi ombrosi di collina. 7, 

938. P. augustifolia L. - Nei boschi e luoghi umidi 
di collina. 


tI N. It. Cerinte, Gerinta. (I fiori di Cerinte sono graditissimi alle 
ADI e Geoponici insinuano di spargerli intorno alle arnie). 


. Huc tu jussos adsperge sapores 
Tr "33 melissyphilla et Cerinthae ignobile gramen. 
(Virg. Georg. 4, v. 62). 


(2) N. It. Buglossa selvatica, Viperina. 
(3) N. It. Echio. 
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3) 
4) N. It. Polmonaria, Polmonaria seconda. 





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i Gen. XIII. Lithospermum L. i 
Erin Dal gr, lithos, pietra, e sperma, seme, attesa la durezza dei de 
| suoi semi paragonata a quella delle pietre. R 
959. Lithospermum purpureo-cacruleum L. (1) - A- ; “dl 
bit. Nei luoghi cespugliosi, secchi. ‘e 
940. L. arvense L. - Nei campi e luoghi coltivati. , 
941. L. officinale L. (2) - Nei luoghi sassosi e incolti di 
n. di tutta la provincia. A 
| È 
Gen. XIV. Myòsotis L. 3 
Etim. Dal greco Mys, Myos, Topo, e 0vs, otos, orecchio: orecchio di Ri 
Topo, a motivo delle foglie di molte specie che sono lanceolate e pelose ca 
come le orecchie del Topo. pi 
5 o i i; 
| 942. Myoòsotis palustris L. (3) - Abit. Nei fossi, e nel Ri 


_ luoghi ombrosi umidi di tutta la provincia. 

943. M. hispida Schlecht (4) - Nei campi arenosi. 

944. M. intermedia Link. - Nei campi e nei prati di 
tutta la provincia. 

_ 945. M. stricta Link. - Nei campi e nei luoghi incolti 
di tutta la provincia. 


‘ Fam. LXXVI. SoLANACEE. 


Car. gen. — Piante generalmente erbacee , poche semilegnose, pochis- 
sime legnose. — Le Solanacee hanno calice persistente, mono- 
; sepalo, diviso poco profondamente in 5 lobi; la corolla per lo 
più regolare, e divisa pure in 5 parti; gli stami in numero di 
5; lo stilo semplice con stimma ora semplice ora bilobo, il quale 
| —‘’—“sormonta l’ovario. Il frutto è capsulare o bacchiforme con due 
o tre logge. — Il numero delle Solanacee è considerevole. Ab- 
bondano nell'America meridionale; scarseggiano nelle zone tem- 
perate e mancano quasi affatto nelle regioni fredde. Le applicazioni 


} 

| 

| 10) N. It. Migliarino, Strigolo selvatico. 
(2) N. It. Litospermo, Migliasole, Migliarino, Miglio duro, Miglio 
cattivo. Piac. Corai dia Madonna. 

do di) N. It. Orecchia di topo, Miosotide palustre. 

_ (% N. It. Vainiglia selvatica. 





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delle quali sono suscettive le Solanacee sono di diversa natura 


e di molta importanza. Mentre l’uomo trova in certe parti di 


alcune specie un sano ed abbondante nutrimento, incontra prin- 
cipii letali in altre da queste poco dissimili. Alcune portano 
principii farmaceutici utilissimi, altre materiali di ordinaria e 
grande consumazione. . 


Gen. I. Solanum L. 


Etim. Dal latino solari, consolare, per le. salutevoli proprietà di 
alcune specie di questo genere. 


946. Solanum tuberosum:L. (1) - Abit. Coltivato ovun- 


que ed estesamente pegli usi economici. | 
947. S. esculentum Dun. - Negli orti ove coltivas. 
948. S. nigrum L. (2) - Comunissimo nei luoghi ste- 
rili e incolti, presso i muri in ogni parte della 
provincia. | 
949. S. miniatum W. (3) - Nei luoghi incolti, secchi. 
950. S. Pseudocapsicum L. - Negli orti ove coltivasi. 


951. S. Dulcamara L. (4) — Nei luoghi ombrosi, presso. 


le siepi e nei cespugli. 


Gen. II. Lycopersicum Mill. 


Etim. Dal greco Lycopersicon, nome dato da Galeno al Pomodoro. 


952. Lycopersicum esculentum Mill. (5) - Abit. Si coltiva 


nelle ortaglie, e trovasi inselvatichito qua e là nei 


siti incolti. 


(1) N. It. Pomo di terra, Patata. Piac. Pom da terra. 


(2) N. It. Ballerina, Erba taora, Uva lupina, Solatro, Srigio. (Que— _ 


sta Solanacea, assai frequente, ha un odore viroso, fetido, narcotico, 


un sapore erbaceo, ma spesso nauseoso, per cui niun animale la 


tocca). j 
(3) N. It. Morella corallina. (Questa e la specie precedente vengo—. 
no chiamate nelle campagne: £rba mérra). 
(4) N. It. Dulcamara, Vite di Giudea. Piac. Dulcamara. 
(5) N. It. Pomo d’oro, Pomodoro, Pomi d’amore. Piac. Tomatas 


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Eivso Gen. III. Capsicum L. 


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tim. Dal greco kipto, mordo; così chiamato pel suo gnsto bru- 
. clante, che sembra mordere le labbra. 


. 953. Capsicum annuum L. (1) - Abit. Coltivasi nelle. 


ortaglie per uso commestibile. 
954. C. grossum L. (2) - Coltivasi come la precedente. 


Gen. IV. Physalis L. 


Etim. Dal greco physa, vescica, onde physalis, bolla che sorge dal- 


l’acqua, perchè il calice è gonfio-vescicoso. 


955. Physalis Alkekengi L. (3) - Abit. Ne’ luoghi sel- 
vatici, presso le siepi, nel boschi. 


956. Ph. pubescens Wild. (4) — Coltivasi nei giardini. 


Gen. V. Hyoscyamus L. 


Etim. Dal greco hys, hyos, Porco, e cyamos, Fava, Fava di Porco, 
perchè il frutto è una cassula che malamente imita il grano di fa- 
va, e perchè i porci la mangiano innocuamente. 


957. Hyoscyamus niger L. (5) - Abit. Comune ne’ luo- 
ghi incolti e presso i vecchi muri. 


958. H. albus L. (6) - Ne’ luoghi pingui, incolti, ma 


raramente. 


(1) N. It. Peperone, Pepe d’india. Piac.. Pavròn. 
(2) N. It. Peperone grosso (Oltre a queste due specie coltivansi anche 


le altre note sotto i nomi di C. cerasiforme, Tomatiforme e Violaceum, 


adoperate come condimento di vari cibi pel loro sapore piccante). 
(3) N. It. Alchechengi, Ciliegia, Palloncini, Vescicaria. 
(4) N. It. Erba rara, Ananasso, Ciliegine. Piac. Mareina dél Malabar. 


{La bacca acidetta e gialla di questa specie che in tutto, menochè 
«nel gusto e nel colore si assomiglia all’altra spontanea, si serve co- 
— me frutta e si conserva nello cpirito come le Marasche). 

(5) N. It. Giusquiamo nero, Dente cavallino, Fava porcina, Erba 


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apollinea. (E classata fra i veleni narcotici che agiscono sul sistema 
cerebrale). 
(6) N. It. Giusquiamo bianco. 


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Gen. VI. Nicotiana” 


Etim. Genere dedicato a Giovanni Nicot Ambascia 
Portogallo, ìl quale nel 1559 fece passare in Francia i 
bacco che un fiammingo avea recati dalla Florida, — hi pri 
fu presentata a Caterina de’ Medici, ed è perciò che si ch 
che presso di noi Italiani LErba della fegina. — Il suo! nome 
poi, che prevalse agli altri nella società, viene da un cantone 
mo chiamato 7 abago, ove lo trovarono la pr volta gli 
gnuoli , 


959. Nicotiana rustica L. (1) - Abit. Coltivasi. qua. x 
negli orti e giardini. di 
960. N. Tabacum L. (2) - Coltivasi come la. preceden 


Gen. VII. Pelunia Juss 


Etim. Latinizzato da Petun, suo nome nel Brasile. 


961. Petunia nyctaginiflora Juss. — Abit. Coltivasi 
ornamento nei giardini. 3! 


Gen. VIII. Datura ti. 


Etim. Nome tratto, secondo il Lemery, da Datiro, che così " 
mava nelle Canarie questa pianta. Secondo Linneo deriverebbe 
una parola turca. & 


962. Datura Stramonium L. (8) - Abit. Comune s 
vie, nei luoghi incolti e presso i letamai. 
963. D. Metel L. (4) — Negli orti ove coltivasi. 


Di: N. It Tabacco, Erba regina, be sacra, Erba 5. Conca 
Tornabuona, Nicoziana, 

(3) N. It. Stramonio, Strimonio, Pomo spinoso, Noce spinosa. (È 
be du diable, herdbe aux sorcier dei Francesi. Narcotica in gradi 
“mente; possiede anche nin’ azione assai irritante sul tubo gi Ti 
(4) N. It. Noce metella. 




















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| Fam. LXXVIL. Verpascre. 


‘ar. gen. — Piante erbacee a foglie alterne. Calice persistente diviso, 
«poco profondamente in 3 lobi. Infiorescenza terminale racemosa. 
Corolla rotata ineguale. Antere uniloculari inserite trasversalmente 
_ edobbliquamente sull’apice dilatato dei filamenti. Stilo e stimma 
«semplice. Frutto cassulare o bacciforme polispermo. — Le piante 
«di questa poco numerosa famiglia appartengono specialmente 


MAR RR o. 
PARERI TAO lo per ME E 


“alla zona temperata. Le fogiie di alcune specie hanno vdore disgu- b. 
stoso, narcotico e riescono mucilagginose, amaro gnole ed alquanto sa 

“acri al gusto. I fiori al contrario servono a preparare delle piace - Re 
voli infasioni, le quali addolcite con sciroppo di gomma, con Lr 
« ——uechero e con miele sono efficacissime nei reumi, nei catarri, 24 
‘nelle coliche e in tutte quelle altre morbose affezioni che ri- pe 
| —chieggono l’uso di lozioni emollienti. G 


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Gen. I. Verbascum L. 


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o Etim. Verbascum quasi Barbascum, dice il Linneo, a motivo del 
pelame che copre lo steio e ie foglie. 


964. Verbascum phaeniceun L. - Abit. Nei luoghi er- 
 _—bosi dei monti. 

1965. V. floccosum W. - Nel margine incolto delle vie 
«e nei luoghi arenosi specialmente collini. 

966. V. Trapsus L. (1) - Nei luoghi incolti, nell'alveo 
«| dei torrenti e nelle radure dei boschi sterili. 
967. V. Phlomoides L. (2) — Comunissimo al margine 
«delle vie e ne’ luoghi incolti di tutta la provincia. 
968. V. Blattaria L.- Comune ne’ siti ghiaiosi, incolti. 
969. V. virgatunm R. S. - Ne’ luoghi incolti. 










O70. V. nigrum L. - Ne’ luoghi ghiaiosi collini e nel 


È letto dei torrenti. 


(I) N. It. Barabasco, Verbasco, Tasso barbasco, Tassobarbasso, Gas 

ragnasco, Candela regia. Piac. Tass barbass. 
Di ti 

(2) N. It. Barbarastio. 

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C) "OTTO Hi x 






994 
Fam. LXXVIII. SCROFULARIACEE. 


Car. gen. - Piante per lo più erbacee a foglie alterne opposte & 
verticillate. Fiori ermafroditi, irregolari ed ineguali, di raro 
regolari, talvolta ascellari, oppure terminali a cima, a. grappolo 
od a spiga. — Calice diviso persistente. Corolla monopetala, 
ipogina decidua a bocciamento embriciato. Stami 4 didinami 
oppure due soltanto inseriti sulla corolla. Ovario libero biloculare . 
moltiovolato calle placente aderenti al tramezzo. Frutto cassulare 
Embrione dritto; cinto da un albume carnoso. — Abitano a prefe—, 
renza le regioni temperate dell’ emisfero settentrionale; alcune 


specie però sono diffuse su tutta la terra. Molte sogliono ado— 


perarsi in medicina; altre servono d’ornamento ai nostri giar- 


dini ed alle nostre serre. 
Gen. I. Gratiola L. 

Etim. Nome latino diminutivo di gratia, così detto per le grandi 
proprietà medicinali attribuite dagli antichi alia Gratiola officinalis per 
cui venne detta nelle farmacìe anche Gratia Dei. 

971. Gratiola officinalis L. (1) — Abit. Nei prati acqui- 
trinosi e nei luoghi umidi di tutta la provincia. 


Gen. II. Digitalis L. 
Etim. Dal latino digitus, dito, per la forma della corolla a modo 

di un ditale da cucire. 

972. Digitalis purpurea L. (2) - Abit. Trovasi qualche. 
volta nei luoghi incolti e nelle ghiaie del torrenti, e 
coltivasi in alcune località negli orti e giardini 
per usi medici e per la bellezza de’ suoi fiori... 

973. D. lutea L. (3) - Nei luoghi selvatici, nei boschi 


dei colli e dei monti. 


(1) N. It. Graziola, Grazia Dei, Stancacavallo. Piac. Graziéula. (Il 
latie. delle vacche che hanno mangiato il fieno contenente un po' di 
Graziola, acquista delle proprietà purgative). 

12) N. It. Digitale. 

(3) N. It. Capo di Cane, Erba aralda, Erba nalda, Fior gentile, 
Stanca cavallo. (Tutte le digitali sono da collocarsi fra le piante ve- 
nefiche, capaci di determinare vertigini e deiezioni alvine copiose. — 
Borjean però ha itituite esperienze sulle foglie della D. purpurea 
ed ha dimustrato che si ponno adoperare senza inconvenienti a nu- 
trire i polli). 








RI 
Gen. III. Antirrhinum L. 


Etim. Dal greco antì,a somiglianza, e rin, naso, per allusione alla 
forma dei fiori i quali rappresentano le narici di un Vitello, di un 


Leone ecc. 


974. Antirrhinum Orontium L. - Abit. Nei luoghi col- 
tivati e negli incolti in collina. 

975. A. majus L. (1) - Nei muri vecchi, nelle fessure 
delle rupi e nei giardini ove coltivasi. 


Gen. IV. Linaria Juss. 


Etim. Derivato dal latino Linum, in causa della somiglianza delle 
foglie con quelle del Lino. 
976. Linaria minor-Desf. - Abit. Nelle ghiaie e nei 
campi arenosi. È 
977. L. vulgaris Moench. (2) - Nei campi, ai margin* 
delle vie e ne’ luoghi incolti di tutta la provincia. 


978. L. supina Desf. - Nei luoghi incolti. 


979. L. simplex DC. - Nei campi e luoghi incolti di col- 
lina. 

980. L. Cymbalaria Mill. - Tra le fessure dei muri vecchi 
ombrosi, in tutta la provincia. 


981. ZL. Elatine Mill. - Nei campi argillosi. 


982. L. spuria Mill. (3) — Nei campi. 


(1) N. It. Antirrino, Bocca di Leone, Capo di Bue, Capo di Cane, 
Lino dei muri, Violacciocco selvatico. 

(2) N. It. Linaria volgare, Erba linajuola, Erba pei dolori , Abro- 
tine salvatico, Erba strega, Osiride, Ramerino salvatico, Urinaria. 
{ Contiene questa pianta nel fundo dello sperone un nettare assai 
ricercato dalle Api, le quali non potendo giungere colla loro tromba 
all'estremità dello sperone, lo traforano nella parte inferiore per estrarne 
il liquido. I fiori di questa specie usansi talvolta in alcuni luoghi 
per tingere in giallo). 

(3) N. It. Cencio molle, Veronica femmina. 


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226 | bi 
Gen. V. Scrophularia ESSO 


Etim. Così detto dalla proprietà attribuita dagli fee: a queste 
piante di guarire la scrofola. 


. 
983. Scrophularia canina L. (1) — Abit. Nelle ‘ ghiaie 
dei torrenti e nei luoghi aridi incolti di tutta la 
provincia. 
984. S. aquatica L. (2) - Nei fossati, negli stagni e nei 
luoghi paludosi. 
985. S. nodosa L. (3) - Presso i fossati e le siepi. 


Gen. VI. Veronica L. 


Etim. Secondo alcuni deriverebbe dal persiano Vironike che. vale 
lo stesso che Veronica. Secondo Linneo sarebbe una corruzione della 
parola Fetonica. Veronica è anche nome proprio femminile. 


986. Veronica prostrata L. - Abit. Nei prati magri. 
987. V. latifolia L. (4) - Nelle valli umide ed ombrose. 


988. V. scutellata L.- Nei fossi e nelle paludi, ma non 


ovunque. 

989. V. Beccabunga L. - Nei fossi, neile paludi e 
negli stagni. 

990. V. Anagallis L. (5) - Nelle acque stagnanti, nei 
luoghi palustri. 

991. V. Chamaedrys L. (6) - Nei luoghi erbosi, spe- 
cialmente selvatici di tutta la provincia. 


(î) N. It. Ruta canina, Ruta selvatica. 
(2) N. It. Scrofularia. 
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4) N. It. Ve ronica a larghe foglie. 
) N. It. Beccabunga, Crescione. 
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(6) N. it. Veronica ‘maschio. 






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) N. It. Castrangola, Ferraria, Millemorbia, Scrofularia maggiore. 134 











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992. | dui Ve ronica officinalis ri (1) - Tn Nei luoghi osi di 
sO selvatici, sui muri vecchi, ma non ovunque. aio 
993. V. hederifolia L. - Fra le biade, negli orti e sul- 
(le vie. 
994. V. Buxbaumii Ten. (2) - Nei campi, fra i semi- 
È bi, . nati, negli orti, copiosamente. 
995. V. didyma Ten. - Nei campi. 

996. V. spicata L. - Nei prati magri della pianura e 


È dei colli. 

di 997. V. triphyllos L. - Nei campi e nelle ortaglie. 
998. V. verna L. — Nei campi aprici sterili. 
_ 999. V. arvensis L. - Comune fra le biade e negli orti. 
1000. V. praecox All. - Nei campi in collina. 

Di 1001. V. acinifolia L. - Fra le biade nei campi e nelle 

HE ortaglie. 

1002. V. serpyllifolia L. (3) - Nei luoghi erbosi umi- 

detti, lungo i fossati di tutta la provincia. 


"capi td. : î 
Fava Gen. VII. Lindernia L. 


Z enere dedicato a Francesco Lindern botanico di. Alsazia, tù 
qual nel 1728 pubblicò un’opera intitolata il Tournefort d’Alsazia. 


1008. Lindernia pyridaria All. — Abit. Nei luoghi in- 
nondati durante il verno, e presso le paludi e gli 
stagni. 


Ng Gen. VIII. Limosella L. 


}a. Etim. Deriva dal latino limus, fango. Questa pianta cresce ordina- 
e “riamente nelle acque stagnanti, e fangose. 









































— 1004. Limosella aquatica L. - Abit. Nei luoghi innon- 
dati, ombrosi. 


; -(D N. It. Veronica officinale, CORRA The europeo, The svizzero, 
Veronica maschio. 

__ (2)La Veronica Burbaumii è un fiore che brilla, colla sua corolla 

& tatolca, nei prati e nei luoghi erbosi ai primi tepori di primavera. 

In generale però anche le altre specie sono primaverili e precoci. 

_ (8) a. It. Erba guada selvatica, Erba selvatica. 


228 
Gen. IX. Melampyrum L. 
Etim. Deriva” dal greco melas, nero, e pyros, grano, onde significa: 

grano nero, nome che gli è stato dato, perchè il suo seme è nerastro 

1005. Melampyrum pratense L. (1) - Abit. Nei luoghi 
erbosi selvatici e nei boschi. 

1006. M. nemorosum L.- Nei boschi e luoghi selvatici. 

1007. M. cristatum L. - Nei prati secchi e luoghi sel- 
vatici. 

1008. M. arvense L. (2) - Nei campi e nei prati. 


Gen. X. Rhinanthus L. 


Etim. Dal greco rkin, naso,e anthos,fiore; perchè la corolla presenta nel 
suo labbro superiore due becchi paragonati a nasi. 


1009. Rhinanthus Crista galli L. (3) — Abit. Nei prati 
e luoghi erbosi. 

1010. R. Alectorolophus Pollich. - Nei prati e fra le biade. 

1011. R. minor Ehrh. - Nei prati e luoghi erbosi. 

1012. R. major Ehrh. - Colla precedente. 


Gen. XI. Euphrasia L. 


Etim. Dal greco .eù, bane, e phren, mente, o phraso, io parlo, così 
detto, perchè a qualche sua specie il volgo attribuì la proprietà di 
rischiarare la mente, amministrata in infuso fatto nel vino. 


1013. Euphrasia officinalis L. (4) — Abit. Nei prati e 
pascoli collini e montani. 
1014. E. lutea L. (5) - Nei colli e monti. 
1015. E. Odontites L. - Nei campi umidicci e luoghi 
ombrosi. 
11) N. It. Melampiro. 


) N. It. Coda di Volpe, Comino, Melampiro. 

(3) 

d'’ gall. 
(4) N. It. Eufragia, Eufrasia, Eufrasina, Luminella. 


(5) N. It. Eufrasia gialla, Eufrasia montana. 


N. It. Alectoloforo, Cresta di gallo, Corona di Re. Piac. Creusta 








dat 229 
1016. Ewphrasia serotina L. (1) - Abit. Nei prati del 
piano e del colle. 


Fam. LXXIX. OROBANCHEE. 


Car. gen. -— Piante erbacee parassite sulle radici di altre piante, per 
lo più delle leguminose. Gaule eretto munito di squame invece 
di foglie. Infiorescenza terminale a spiga od a racemo. Fiori er- 
mafroditi irregolari od ineguali, di raro regolari. Calice diviso, 
persistente. Corolla monopetala ipogina decidua a bocciamento 
imbricato. Stami 4 didinami, oppure due soltanto inseriti sulla 
corolla. Ovario uniloculare colle placente parietali. Frutto cas- 
sulare. - Le Orobanchee non hanno alcuna applicazione impor- 
tante; sono invece assal dannose e da distruggersi. 


Gen. I. Phelipaea C. A. Mey. 


Etim. Dal greco phelos, inganno, e pieo, io fo; così denominato dal 
danno che reca alle piante a spese di cui vive. 


1017. Phelipaea ramosa C. A. Mey. (2) - Abit. Nei prati 
e luoghi erbosi, parassita sulle radici di piante di- 
verse (3). 

1018. Pr. caerulea C. A. Mey. - In collina, sulle ra- 
dici dell’ Achillea Millefolium e sul Trifoglio nel 
secondo anno. 


Gen. II. Orobanche L. 


Etim. Dal greco Orobos, ervo, Lenticchia, e aucho, io soffoco ; 
perchè vivendo queste piante assai spesso sulle leguminose ( rappre- 
sentate in questo nome dalle Lenticchie) le soffocano e fanno perire. 


1019. Orobanche cruenta Bert. (4) - Abit. Sulle radici 
delle leguminose nei prati e luoghi selvatici in. 
tutta la provincia. 


(1) Alcuni autori collocano queste due ultime specie nel genere 
Bùrtsia, genere dedicato a Giovanni Bartsch, medico e amico di Linneo. 

(2) N. It. Succiamele piccolo. 

(3) Vale a dire sulla Canapa, sul Trifoglio, sulla Cochlearia Armo- 
racia, sul Tabacco, sul Salanum nigrum, sul Mais ecc. 

(4) N. It. Succiamele sanguigno, Erba Lupa, Fiamma, Fuoco sel- 
vatico, Melocchio. 


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250 


1020. Orobanche rubens Wallr. (1) - Abit. Sulle radici 


dell'erba medica e d’altre leguminose. 


1021. O. pruinosa Lapey (2) - Sulle radici. di diverse; 


piante in collina. 

1022. O. Galii Duby (3) - Sulle radici delle piante ru- 
biacee, ed altre, nei prati. 

1023. O. minor Sutt. (4) - Sulle radici del trifoglio (5) - 


Gen. III. Lathraea L. 


Etim. Dal greco lathréos, nascosto. Le piante di questo genere hanno 
il loro gambo ramoso nascosto sotterra e non vi si discerne che il 
fiore. 


1024. Lathraea squamaria L. - Abit. Nei luoghi om- 
brosi selvatici di collina. 


Fam. LXXX. LABIATE. 


Car. gen. Piante erbacee, di raro fruticose, per lo più aromatiche. Fo- 
glie opposte senza stipole. Fiori ermafroditi, irregolari ed ascel- 
lari formanti per lo più dei fascetti opposti simulanti col loro 
insieme dei verticilli. Calice tuboloso persistente. Corolla mono- 
petala spesso bilabiata. Stami 4 didimani o due soltanto. Ovarii 
4 uniloculari, uniovolati, stilo unico posto in mezzo agli ovarii. 
Embrione dritto senza albume. Abbondano nelle regioni tempe- 
rate e sono tutte piante innocenti. Molte, per non dir quasi tutte, 
coltivansi per la bellezza e la fragranza onde sono dotate, alcune 
sono medicinali, altre economiche ed altre industriali. Importan— 
tissimi poi sono i rapporti che questa famiglia ha coll’apicoltura. 
Basti il dire che in tutta’ Europa il miglior miele ed il più 
fragrante è quello che le Api attingono dalle Labiate. 


(1) N. It. Succiamele pratajuolo. 

2) N. si e di fave. (Così detta perchè parassitica sulla Vicia Faba 
nei colli. 
3) N. It. Succiamele garofanato. 

) N. It. Succiamele minore. 


L. 
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L. nei colli. 


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5) Ritrovata pure sulla Medicago luppulina L. e sull’ Hedera helix. 






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Kee; fi I. Ocymum E 


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Bin Dal greco dz0, olezzo, pel soave odore che mandano le piante 
i questo genere. | 

TA Ocymum Basilicum L. (1) - Abit. Coltivata in 
«tutti gli orti e giardini pel grato odore delle sue 
_—. foglie. 


Pei 





Gen. II. Lavandula L. 


Etim. Lavandula a lavando; perchè si adopera lo Spigo comune ne i 
osi i e nei lavatoi; oppure perchè le lavandaie ne mettono nei pan- 
ni lavati ed imbiancati, per dar foro un buon odore. 


1026. Lavandula vera DC. (2) - Abit. Nei luoghi aridi 
dei colli in qualche rara località. Coltivasi pure 
negli orti e giardini. 


Gen. III. Mentha L. 


Etim. Dal greco meinthe, nome dato a queste piante. 


1027. Mentha arvensis L. (3) - Abit. Nei campi umidi 
i di tutta la provincia. 

_ 1028. M. rotundifolia All. (4) - Lungo i margini dei 
fossati e dei canali e nei cespugli in tutta la pro- 
DL vincia. 

; 1029. M. viridis L. (5) - Lungo i rivoli e al margine 
dei prati umidi. ( 
1030. M. sylvestris L. (6) - Comunissima agli orli delle 
| ‘vie, nei campi e nei luoghi incolti in tutta la 
provincia. 


lin PSR STIRO NE IRE VaAati 













MUR . It. Ocimo, Basilico, Basilico maggiore. 

dal N. It. Lavanda, Lavandula, Spigo, Nardo italiano, Spigo Nardo. 
v  Piac. Levanda. 

(3) N. It. Menta campestre. 

3 (4) N. It. Mentastro. 

K: (5) N. It. Menta, Menta ‘comune, Menta d’orto, Piac. Meinta. 

Va pe) N. It. Menta salvatica, Mentastro, Mentone. 








23 
1031. Menta aquatica L. (1) - Abit. Comunissima nei 
luoghi umidi, sulle sponde dei rivoli e dei fossati. 
1032. M. suavis Guss. - Nei luoghi erbosi. 
1033. M. sativa L. - Nei luoghi erbosi umidi e lungo 
le fosse e i canali. 
1034. M. piperita L. (2) - Coltivasi comunemente negli 
orti insieme alla sua varietà detta piperita crispa. 
1035. M. gentilis L. (3) - Sulle rive erbose dei fossati 
in parecchie località della provincia. 


Gen. IV. Pulegium Mill. 


Etim. Vuolsi tratto dal latino pulex, pulce, sul supposto che il suo 
fumo uccida le pulci. 


(2°) 


1036. Pulegium vulgare Mill. (4) - Abit. Nei luoghi èù- 
midi, alle sponde dei rivoli. 


Gen. V. Lycopus L. 
Etim. Dal greco Lycos, Lupo, e pous, podos, piede: piede di Lupo. 


1037. Lycopus exaltatus L. — Abit. Nei luoghi umidi, 
acquosi. 

1038. L. europaeus L. (5) - Comune ne’ luoghi umi- 
di, paludosi. 


1) N. It. Menta acquatica. 

(2) N. It. Menta pepe, Menta peperina, Menta piperita, Menta vi- 
erina. 
È (3) N. It. Menta cedrata. 

(4) N. It. Menta romana, Mentuccia, Menta salvatica, Nepitella sal- 
vatica, Poleggio, Puleggio, Pulezzo. 

(5) N. It. Marrubio acquatico, Siderite prima. 





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Gen. VI. Rosmarinus L. 


—  Etim. Rosmarinus è una parola composta di due voci latine ros, 
rugiada, e marinus, marino, onde significa Rugiada marina, perchè 

«questa pianta , la quale abbonda ne’contorni dei mari del mezzodì 

dell’ Europa, ne riceve i vapori, che cadono in forma di rugiada. 


1039. Rosmarinus officinalis L. (1) - Abit. Negli orti 
ove coltivasi. 


Gen. VII. Salvia L. 


Etim. Dal latino salvus, secondo il Lemery, in causa delle nume- 
rose virtù medicinali che gli antichi attrisuirono alla Salvia officinalis. 
Altri lo fa derivare dal greco saos, salvo, e bios, vita. 


1040. Salvia officinalis L. (2) - Abit. Coltivasi in tutti 
gli orti e nasce frequentemente nelle vicinanze 
tra le fessure dei muri quasi spontanea. 

1041. S. verticillata L. - Ne’ luoghi calcarei dei colli 
e dei monti. 

1042. S. glutinosa L. - Nei luoghi ombrosi selvatici 
umidi. 

— 1043. S. Sclarea L (3) - Negli orti e giardini ove col- 
tivasi. 

1044. S. pratensis L. - Nei prati e luoghi erbosi. 

1045. S. Verbenaca L. - Nei luoghi erbosi. 

1046. S. clandestina L. - Nei luoghi erbosi selvatici. 


(1) N. It. Ramerino, Rosmarino, Rosmarino cotonario. Piac. Usma- 
réin, Rusmaréin. 

(2) N. It. Salvia, Salvia comune, Salvia da uccelli, Salvia domestica, 
Salvia maggiore, Salvia nostrale. Piac. Salvia. 
- (3) N. It. Erba d’agresto moscadello, Erba Moscadella, Erba S. Gio- 
vanni, Erba scanderona, Salamanna selvatica, Scanderona, Scarlea, 
Scarleggia, Sclarea, Trippa di Dama, Trippa Madama. 


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234 





Gen. VIII. Origanum L. 


Etim. Dal greco oros, monte, e garao, io godo, perchè qualche spe- 
cie di questo genere gode e vegeta nei monti. 2 


1047. Origanum Majorana L. (1) - Abit. Coltivasi co- 
munemente. negli orti e giardini per usi economici. 
1048. O. vulgare L. (2) — Nei luoghi aridi e presso 
le siepi. | 
1049. O. paniculatum Koch. - Negli orti e giardini 0-. 
ve coltivasi. 
1050. 0. Dictamus L. (3) - Coltivasi ne’ giardini. 
1051. 0. turbinatum Vog.-Coltivasi come la precedente. 


Gen. IX. Thymus L. 


Etim. Dal celtico gallico tiom, da cui è derivato il thymon dei 
Greci ed il ‘hymus dei Latini. Altri lo cava dal greco thyo, io accendo 
degli odori, per l’uso che ne facevano gli antichi prima dell’ invenzione 
dell’incenso, affinchè spandesse un odore soave atto a togliere quello 
ingrato delle vittime che si immolavano, 


1052. Thymus vulgaris L. (4) - Abit. Si coltiva negli. 
orti per condimento e per ornamento. 
1053. T. SerpyUum L. (5) - Comunissimo sul ciglio 

erboso delle vie, nel prati e campi. 


(1) N. It. Amarago, Maggiorana, Majorana. gentile, Origano eracle— 
otico, Persa, Persia bianca, Sansuco. 
(2) N. It. Erba Acciuga, Erba da acciughe, Origano, Rigamo, Ac- 
ciughero. 
(3) N. It. Dittamo, Dittamo di Candia, Dittamo di Creta. Piac. Erba 
panneina. 
(4) N. It. Timo, Erbucce, Pepolino, Semolino, Sermolino salvatico. 
(5) N. It. Timo, Pepolino, Sermoilno, Serpillo, Timo cedrato. ( 1 
fiori del Yimo sono gratissimi alle Api ed il miele è più delicato e più 
bianco, quando quest’ erba sia stabilita in vicinanza delle arnie. Ciò 
era conosciuto fino dagli antichi, per cui leggiamo nella Georgica lib. 
iv, v. 80, di Virgilio.) 
Haec circum caside virides, et olentia late 
Serpylla, et graviter spirantis copia thymbrae 
Floreat. — Ossia tradotto : 
Fiorenti olezzin dolcemente intorno (alle arnie) 
Casia e serpillo con timbrea fragrante. 


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pe x vita 4 ste, p Ne 
bi ati MIS ‘a Glechòma Lo 


Eiimi dal greco glechon, puleggio, o da glucus. piacevole, per essere 
cun grato alimento alle Pecore. 


pe Glechòma hederacea L. (1) - Abit. Nei luoghi 
incolti e lungo i margini delle vie. 


Gen. XI. Satureja L. 


__—Etim. Derivato, al dire di alcuni, da ss’ atar, nome di cui si servono 
gli Arabi per chiamare molte piante labiate. Secondo Linneo invece 

ì deriverebbe dal greco satyros, satiro, per allusione alle sue qualità 
afrodisiache. 


1055. Satureja hortensis L. (2) - Abit. Coltivasi negli 

3 orti. | 

1056. S. montana L. (3) - Nelle ghiaie dei torrenti , 

sui murì antichi specialmente nella zona collina 
e montana. 


Gen. XII. Calamintha Moench. 


—_Etim Dal greco cale, bella, e minthe, menta: bella menta. 

















i luoghi erbosi, presso le siepi e nei boschi. 
1058. €. Acinos Clairv. - Nei luoghi erbosi. 

1059. C. patavina Host. - Nei luoghi erbosi selvatici. 
Ù 1060. C. Nepeta Clairv. (5) - Al margine erboso delle 
vie, presso le siepi e nei luoghi selvatici di tutta 
la provincia. 

Pr, 1061. C. officinalis Moench. (6) - Nei luoghi selvatici e 
0 li le siepi in collina. 


p° N. It. Edera terrestre. . 

È ) N. It. Coniella. Cunila, Cunilia, Peverella, Santoreggia, Santo- 
reggia domestica, Satureia, Savoreg ggia. i 

sea) N. It. Santoreggia. 

(4) N. It. Calaminta, Clinopodio, Clinopodio volgare. 

(5) N. It. Nepitella, Nepotella, Niepitella, Nipitella. 


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1057. Calamintha Clinopodium Benth (4) - Abit. Nei 


bee 0) N. It. Calaminta, Calaminta montaua, Calamento, Calamento 





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236 i 
Gen. XIII. Melissa L. 


Etim, Dal greco melyssa, che vuol dire Ape; così denominato dal- 
l'avidità con cui le Api estraggono il miele dai suoi fiori. Altri lo 
fa derivare da Melisse, Ninfa di Diana, scopritrice del miele. 


1062. Melissa officinalis L. (1) — Abit. Presso le siepi 
e nei luoghi incolti di tutta la provincia. Colti- 
vasi pure negli orti. 


Gen. XIV. Hyssòpus L. 


Etim. dall’ ebraico £zob, da cui venne il greco /ssopos; si fece 
questo genere, senza perà che questa nostra pianta corrisponda a quella 
che Dioscoride e le Sacre Carte chiamarono con questo nome. 


1063. Hyssoòpus officinalis L. (2) - Abit. Ne’ luoghi a- 
prici, petrosi. 


Gen. XV. Nepeta L. 


Etim. Vuolsi così detto dal latino nepa, Scorpione, perchè una delle: 
specie di questo genere credevasi buona a guarire il morso dello 
Scorpione. 


1064. Nepeta Cataria L. (3) - Abit. Nei calcinaccìi e 
nei luoghi incolti di collina. 


Gen. XVI. Melittis L. 


Etim. Dal greco meli, miele; così detto perchè le piante di questo 
genere forniscono coi loro fiori molto miele alle Api; oppure dal greco 
melitta, Ape. 


1065. Melittis MelissophyllIum L. (4) - Abit. Nelle siepi 
ombrose e nei boschi. 


(1) N. It. Oppiastro, Cedornella, Cedroncella, Cedronella, Cetrina, 
Citraggine, Erba Cedra, Erba cedronella, Limoncina, Melacitola, Me- 
lissa. Piac. Erba Limineina. (Come è noto questa pianta da giovane 
tramanda un odore simile a quello del cedro o di limone, il quale 
odore però, invecchiando la pianta, si cangia in fetido. 

(2) N. It. Isapo, Isopo, Issopo. i Rot 

(3) N. It. Cataria, Erba gatta, Erba gattaia, Menta dei gatti. Piac. 
Erba gatta. (Quest erba esala un odore, ora grato, ora grava e di- 
sgustoso, dal quale sono attratti i gatti, i quali amano avvoltolarsi 
sopra di essa per inebbriarsi nell’ olio volatile dì cui abbonda. 

(4) N. It. Erba grata alle Api, e che i geoponici insinuano, a:spar- 
gere intorno alle arnie. 


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BENT 237 
Jet Gen. XVII. Lamium L. 
Etim. Forse dal celtico lam, per lan, bello. 

1066. Lamium amplexicaule L. - Abit. Nel campi e 
nei luoghi incolti. 

1067. L. purpureum L. (1) - Nei campi, negli orti e 
nei luoghi incolti, copiosamente. 

1068. ZL. album L. (2) - Presso le siepi, i muri vec- 
chi e nei luoghi incolti. 

1069. L. maculatum L. (3) - Presso le siepi, i cespu- 
gli e nei luoghi incolti. 


Gen. XVIII. Galeobdolon Huds. 


Etim. Dal greco galee, Donnola, e obden, in presenza, perchè la spe- 
cie G. luteum ha una corolla che presenta il muso di Donnola. 


1070. Galeobdolon luteum Huds. - Abit. Nei luoghi sel- 
vatici, umidi, collini e montani. 


Gen. XIX. Galeopsis L. 


Etim. Dal greco gale, Gatto, ed opsis, vista, somiglianza, così detto per 
la forma de’ suoi fiori paragonati alla testa di un Gatto. 


1071. Galeopsis Tetrahit L. (4) - Abit. Fra le biade e 
tra i ruderi e calcinacci. 
1072. G. Ladanum L. - Nei seminati, e nei luoghi 
coltivati di tutta la provincia. 


Gen. XX. Stachys L. 


Etim. Dal greco stachys, spica, per la disposizione dei fiori a spica. 


1073. Stachys annua L. (5) - Abit. Nei luoghi colti- 
vati, magri e sassosi. 


(1) N. It. Dolcimiele, Marrobio, Succiamiele. si 

(2) N. lt. Lamio bianco. 

(3) N. It. Erba Milzadella, Dolcimele, Galiopsi, Lamio macchiato, 
Ortica lattea, Ortica morta. 

4) N. ft. Erba judaica. | 

5) N. It. Erba strega, Erba stregona, Erba turca. 


sia ela 
us Pa 
alzi 


talor dei ara nel i UE incolti. | PR ILE A 
1075. S. sylvatica L. (1) - Presso le siepi. ‘ omibrose e 
luoghi selvatici. "Aeg 060 
1076. S. palustris L. (2) - Alle sponde dei fossati e. 
dei MOSS: ac in tutta la provincia. AC i 


1078. Ss. italica Mill. - Nei dodo e lungo le vie 
collina. î 


Gen. XXI. Betonica L. 


Etim. Nome convertito da Vetonica per issor ‘rezione in Betor 
Infatti secondo Plinio è così detta, quia Vetones cam (a VORO RE 


1079. Betonica officinalis L. (4) - Abit. Nei prati ma- 
gri e nei luoghi selvatici del piano e del colle. 


Gen. XXII.R Sideritis L. L 


Etim. Dal gr. sideros, ferro, atteso il colore ferruginoso de’ 
fiori. 


1080. Sideritis montana L. - Abit. Nei campi mast 


Gen. XXIII. Marrubium L. #" 


Etim. È il nome dato da Plinio ad una pianta atta. a guarire. 
morsicature delle Vipere. Secondo Linneo deriverebbe dal” now 
«un Castello o d’una terra d'’ Italia. 


1081. Marrubium vulgare L. (3) - Abit. Nei inoghi hi in- 
| colti, magri di collina. ii 


(1) N. It. Matricale î 
(2) N. It. Scabbiosa. (Le sei specie di Stackys che crescono nella n S 
provincia, un tempo vantate, sono piante di niun conto, 0 
inoltre rifiutate dal bestiame e dovrebbero perciò esser distratte) is 
(3) N. It. Erba S. Pietro, Salvia selvatica. 
(4) N. It. Bettonica, Brettonica, Vettonica. (La tanto vantata. 
tonica, più nota del resto di nome che di fatto, è. frequente sul 
nire dell’ estate, specialmente nei luoghi erbosi di collina. E 
pianta che esala un odore aromatico debole, poco gradito, P 
tra l'altre cose, nessun animale la tocca. 
uz It. Mal Robbio, Marobbio, Marubio, Mentastrico, Mor 
- Robbio 





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’ + saldo. 0 
Sp i third ' # PL pi i £ 
i i, FREDO il tai TI 


"i i di è; 
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sei Ùi Gen. (XXIY. Ballota L. 


E Etim . Da Balloti nome dato da Dioscoride al Marrubio nero, e che 
eriva dal greco ballo, io getto , io ferisco, a motivo del suo cattivo 
0 odore. 


‘1082. Ballòta nigra L. (1) - Abit. Nelle siepi, nei luo- 
“Coe ghi incolti di tutta la provincia. 

Mi. 
SI Gen. XXV. Leonùrus L. 


|  Etim. Dal gr. Leon, Leone, ed oura, coda: coda di Leone, e ciò dalla 
f; sorolla incurvata a tre frastagli, lancsolati, uguali. 


È 1083. Leonòrus Cardiaca L. (2) - Abit. Presso i muri 
e nei luoghi incolii. 


Dov 1% 
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Se Gen. XXVI. Chaiturus Host. 


Di°4 
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Etim. Dal gr. chaite, chioma, e owra, coda, così detto perchè i suoi 
cor somigliano al fiocco terminale della coda di Leone. 
1084. Chaiturus Marrubiastrum Reichb. - Abit. Lungo 
ri se le vie e presso i muri, ma parcamente. 


Gen. XXVII. Scutellaria L. 


È: di Etim. Così detta pel calice fatto a guisa di scodella. 


s 1085. Scutellaria Columnae AI (3) - Abit. Nei prati 
Be: e luoghi erbosi. | 
1086. S. galericulata L. - Presso i fossati, nelle paludi 
st gato ‘e nei prati umidi. 
2 1087. S. hastifolia L. - Nei «PIAH acquosi e lungo È 
un fossati. 
bali; 


(1) N. It. Ballote, Cimiciotto, Marrobio bastardo, Marrobio fetido, 
obio nero, Marrobio selvatico. 

N N. It. Cardiaca.. 

(3) N. It. Scntellaria. 





240 
Gen. XXVIII. Prunella L. 


Etim. Da Brunella, perchè d’origine germanica. (Brunellenkraut). 
1088. Prunella grandiflora Jacq. - Abit. Nei pascoli 
e prati collini e montani e nell’alveo dei torrenti. 
1089. P. vulgaris L. (1) - Nei prati e luoghi erbosi 
selvatici. i 
1090. P. alba Pall. - Nei prati e pascoli secchi de 
piano e del colle (2). 


Gen. XXIX. Ajuga L. 
Etim. Dal latino Ajuga 0, come altri legge, abiga 


1091. Ajuga Chamacepitys Schreb. (3) -Abit . Nei campi 
e lungo le vie campestri. 


1092. A. reptans L. (4) — Comunissima nei prati e 


luoghi erbosi. 
1093. A. genevensis L. - Nei luoghi arenosi campestri 
delle colline e dei monti (3). 


Gen. XXX. Teucrium L. 


Etim. Trasse tal nome, perchè, secondo Plinio, il Re di Frigia 
Teucro adoperò pel primo una pianta di questo genere contro molte 
malattie. 


1094. Teucrium Botrys L. (6) - Abit. Nei luoghi ghia- 
iosì calcarei del piano e del colle. 


(1) N. It. Basilico selvatico, Brunella, Consolida minore, Erba mora, 
Morella, Prunella. i i È 1 

(2) Le Prunelle sono piante non rare nei prati e nei pascoli, dotate 
di virtà toniche e gradite assai ai bestiami. vu A 

(3) N. It. Camepitio primo, Erba viva, Ivartetrica, Iva artritica. 

(4) N. It, Bugula, Consolida media, Erba Laurentina, Erba Lauren- 
ziana, Erba S. Lorenzo, Lorenza, Morandola. i 

(5) (Le pecore amano assai queste piante, tutte un po aromatiche, 
nutrienti, e leggermente toniche). 

(6) N. It. Camedrio secondo. 





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al 241 


— 1095. Teucrium montanum L. (1) - Abit. Nei luoghi 

‘sassosi, aridissimi del piano e del colle. 

1096. 7. Chamaedrys L. (2) - Nel margine erboso delle 
vie e nel prati secchi. 

1097. 7. Scordium L. (3) - Nei prati paludosi e nelle 
alluvioni recenti del Po (4). 


Fam. LXXXI, VERBENACEFE. 


Car. gen. Erbe vd arbusti a foglie semplici o composte, opposte 0 
verticillate, di raro alterne, senza stipole. Fiori ermafroditi, ir- 
regolari, a spiga od a pannocchia terminale. Calice tuboloso 
persistente. Corolla decidua. Stami 4 didinami o 2 soltanto. 0- 
vario libero biloculare o quadriloculare. Frutto secco o drupaceo. 
Embrione dritto, albume nullo. — Abbondano nelle regioni tro- 
picali d'Asia e d'America ; scarseggiano nell’ Europa e nell’ A- 
merica settentrionale. Alcune contengono principii aromatici, 
altre sono usate in medicina e parecchie coltivansi nei giardini 
pei loro bei fiori. 


Gen. I. Vitex L. 


Etim. Dal latino vitilia, vetrice, vimine, vinco, per allusione alla 
flessibilità e pieghevolezza dei lunghi rami di alcune specie di que—- 
sto, genere. 


1098. Vifex Agnus castus L. (5) - Abit. Negli orti ove 
__coltivasi, e qua e là nelle siepi e nelle fessure dei 
muri vecchi, umidi, quasi spontanea. 


(1) N. It. Teucrio montano. 

(2) N. It. Erba d’ogni mese, Erba querciola, Calamandrea, Ca- 
lamandrina, Camedrio, Querciola. 

(3) N. It. Scordeo, Scordio. 

(4) Queste piante contengono in abbondanza un principio amaro 
ed aromatico, che le rende toniche e stimolanti. 

(5) N. It. Agno casto, Agnocasto, Pepe dei Monaci, Pianta dei Mo- 

 naci, Vitice, Alberc del pepe, Legno casto. — Esprimeva anticamente 
la castità, e se ne facevano letto le sacerdotesse di Cerere. Fu al tempo 
nostro, o piuttosto nei secoli testè trascorsi, adoperato medicinalmente 
nel senso di questo concetto degli antichi; ma, per quanto se ne sa, 
senza buon fondamento di ragioni. Era pure coltivato un tempo, per le 
ragioni sovraesposte, negli orti dei Conventi: di qui il suo nome volgare 
di Pepe dei Monaci, Pianta dei Monaci. 
16 





242 
Gen. LI. Verbena L. 


Etim. Dal latino verrere, nettare, perchè la Verbena un tetapor 
serviva a nettare gli altari. Secondo altri poi è sincopato di Veneris 
vena, perchè la specie comune era in gran voga presso le maghe , 
che la impiegavano sopra tutto per sforzarsi di riaccendere le fiamme 
d'un amore vicino ad estinguersi. 


1099. Verbena officinalis L. (1) — Abit. Nei luoghi in- 
colti e al margine delle vie, copiosamente. 


Gen. III. Lippia L. 


Etim. Genere dedicato ad Agostino Lippi, medico e naturalista 
valente, nato a Parigi nel secolo XVII. Egli aveva ottenuto dal Re 
Luigi XIV di accompagnare Lenoir Duroule vice-console a Damiata 
ed inviato al Sovrano di Abissinia, onde studiare quei paesi tanto 
interessanti. Fu assassinato insieme coll’Ambasciatore a Sennaar dopo 
aver fatte molte scoperte nella storia naturale e specialmente nella 
botanica. 


1100. Lippia citriodora Kunth. - Abit. Coltivasi nei 
giardini. 


Fam. LXXXII. ACANTACEE. 


Car. gen. Piante erbacee o fruticose, a foglie opposte o radicali senza 
stipole, intere o pennatifide. fiori ermafroditi, irregolari, ascel+ 
lari o terminali, a spiga od a racemo, di raro solitarii. Calice 
con parecchie divisioni. Corolla irregolare, per lo più bilabiata, 
Stami or 2, or 4, didinami ( due di essi sovente sterili ). L’o- 
vario, collocato sepra wu disco ipogino, ha 2 logge, con 2 0 
più ovuli, stilo semplice e stimma generalmente bilobo. ll frutto 
è una capsula a deiscenza loculicida, biloculare., ciascuna con 2 
o più semi attaccati ad un podosperma particolare e privi di 
albume. — Le Acantacee sono in generale piante di ornamento, 
talvolta di magnifico effetto e notevoli specialmente per la ele- 
ganza del loro fogliame. La foglia dell’ Acanto si trova spesso 
negli ornati architettonici; è caratteristica del capitello corinzio: 
Si narra che l’architetto Callimaco da Corinto ne formulasse 
l'idea dopo aver visto un paniere di fiori stato deposto su una 
Me elegantemente abbracciato all'intorno da una pianticella 

Acanto. 


(1) N. It. Berbena, Colcmbaria, Erba bona, Erba colombina, Erba 
iroce, Erba crocetta, Erba crocina, Erba sacra, Erba luna, Verbena, 
Yermena, Verminaca. 


243 





| Gen. I. Acanthus L. 


Etim. Dal greco dkmiha, spina. Quasi tutte le specie di questo 
genere sono fornite di spine. 


1101. Acanthus mollis L. (1) - Abit. Nei giardini ove 
coltivasi per ornamento. 


Fam. LXXXIII. UTRICULARIEE. 


Car. gen. Piante erbacee acquatiche perenni. Foglie radicali aeree 
intere, oppure sommerse moltifido-capillari coi segmenti termi- 
nati spesso da vescichette. Fiori ermafroditi, irregolari, terminali 
solitari od a racemo. Galice diviso, persistente. Corolla mono- 
petala, bilabiata, speronata. Stami 2 inseriti sulla base della co- 
rolla. Ovario libero uniloculare. Frutto cassulare. Albume nullo. 
- Le specie che compongono questa piccola famiglia, sono di- 
‘stribuite per tutta la terra ed hanno pochissima importanza. 


Gen. I. Utricularia L. 


Etim. Dal latino uter, cire, utereufus, piccolo otre, nome allusivo 
alle appendici rigonfie, vescicolari della sua radice. 


1102. Utricularia vulgaris L. {2) - Abit. Nelle acque 
di lento corso o stagnanti in tutta la provincia. 


Fam. LXXX1V. PRIMULACEE. 


Car. gen. Piante erbacee perenni, o di raro annue. Foglie opposte, 
di rare verticillate od alterne, talvolta tutte radicali. Fiori er- 
mafroditi regolari solitarii ascellari, oppure ad ombrello alla 
estremità di peduncoli radicali; talvolta verticiliati od a pannoc- 
chia alla sommità del caule. Galice 4-5 fido, o 4-5 partito per- 
sistente. Stami inseriti sulla corolla, pari in numero ed opposti 
i lobi di essa. Ovario libero uniloculare a placenta centrale 
libera. Frutto cassulare. Embrione dritto, albume carnoso. - Abi- 
tano perlo più le regioni temperate e fredde dell'emisfero setten- 
trionale, e sono, per la massima parte, piante di abbellimento. 


{1) N. It. Acanto, Branca orsina, Carcioferaccio, Erba marmoracia, 
Marmoracia. 

(2) N. It. Otricolaria, Erba vesciea, Erba pennina. ( Vedi le .Yo- 
zioni preliminari di Botanica paragrafo XIII, pag. 48). 


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244 
Gen. I. Lysimàchia L. 
Etim. Vuolsi così detto da Lisimaco Re di Tracia, che pel primo 
la trovò. Ma forse meglio si trae questa voce dal celtico Llys, erba, 
e mach, pianura, ovvero mach per bach, valle, erba della valle, della 
pianura, dove cresce assai bene. i 
1103. Lysomdchia vulgaris L. (1) - Abit. Nei luoghi 
‘erbosi umili. Lo 

1104. L. punctata L.- Lungo i fossati e gh stagni in 
collina. 

1105. L. nummularia L. (2) - Nei luoghi umidi, limo- 
sì di tutta la provincia. 

1106. ZL. nemorum L. (3) - Nei boschi di collina. 


Gen, II Anagallis L. 


Etim. Dal greco anagelao, io scoppio in riso, perchè si è creduto. 


che questa pianta col togliere le ostruzioni di fegato e di milza, 

dissipasse la tristezza, l'ipocondria. 

1107. Anagallis arvensis L. (4) - Abit. Nei campi fra 
le biade e nei luoghi incolti. 

3108. A. caerulea Schreb. - Nei luoghi sterili e in- 
colti e nei campi (3). 


Gen. ITI, Androsace L. 


Etim. Dal greco andròs, uomo, € salos, scudo, per la somiglianza 
«della sua foglia larga e rotonda collo scudo degli antichi. 


1109. Androsace maxima L. - Abit. Ne’ luoghi sco- 
scesi, selvatici della zona collina. 


(1) N. It. Lisimachia, Mazza d’oro. 

(2) N. It. Borissa, Centimorbia, Erba quattrina, Irundinaria, Num- 
molaria, Quattrinaria, Quattrinella, Erba soldina. 

(3) N. It. Centonchio giallo. 

(4) N. It. Anagallide, Gentonchio rosso, Erba che fa cantare le gal- 
line, Mordigallina. 

(3) Il Prof. Magne classa le Anagallidi fra i veleni narcotici. Altri poi 
raccontano, e comunemente si crede dal volgo, che i piccioli uccelli 
delle nostre campagne avvelenino, coi semi di queste piante, i loro 


novelli quando li vedono caduti in ischiavitù dell’uomo, e ciò fac- 


ciano apportandoglieli da essi stessi per cibo nelle gabbie ove quelli 
sl trovano imprigionati. 





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245 
Gen. IV. Primula L. 


di qui pure il nome volgare di primavere. 


1110. Primula officinalis Jacq. (Primula veris Bert.) (1) - 
Abit. Spontanea nei prati montuosi e coltivata 


per ornamento nei giardini. 


1111. P. Sinensis Lind. (2) - Coltivata per ornamento 


nei giardini. 
1112. P. acaulis Jacq. (3) - Nei luoghi selvatici, alle 
sponde dei fossati tanto nella pianura che nei monti. 


1113. P. elatior Jacq. - Coltivata per ornamento nei 


giardini. 
Gen. V. Hottonia L. 


Etim. In memoria di Hotton Botanico e professore a Leida, nato nel 
1648 e morto nel 1709. Pubblicò dei Discorsi accademici e delle 0s- 
servazioni sopra parecche piante medicinali, inserite nelle Yransazioni 


filosofiche. 
1114. Hottonia palustris L. (4) — Abit. Nelle paludi, 
negli stagni e nelle acque di lento corso. 


Gen. VI. Cyclamen L. 


Etim. Dal greco Kyclos, circolo, rotondità, per la forma orbicolare 
e schiacciata che presenta il suo tubero. 


1115. Cyclumen europacvm L. (5) - Abit. Nei luoghi 


) 

) N. It. Primavera della China. 
(3) N. It. Primavera. 
È ) N. It. Fertro. 

) N. It. Ciclamino, Artanita, Pan terreno, Pan porcino. (Questo 
nome gli deriva dall’essere il Porco assai ghiotto del suo tubero). 


. Etim. Deriva dal latino primus, primo, perchè molte specie di 
«questo genere offrono i primi fiori all’apparire della primavera , e 








246 " 
selvatici ombrosi, nelle fessure delle rupi, nei 
colli, nei monti e nei giardini ove coltivasi (1). 


Gen. VII. Saàmolus L. 


MT, T . . DI . . @ 
Etim. Nome celebre negli annali dell’antica Gallia e dato dalla 
religione Diuidica ad un vegetale sacro, i di cui fiori di un bel 


1116. Samolus Valerandi L. (2) - Abit. Alle rive dei 
fossati e nei prati paludosi in tutta la provincia. 


Fam. LXXXV. GLOBULARIEE. 


Car. gen. Piante erbacee o suffruticose perenni. Foglie intere alterne: 
o radicali marcescenti. Fiori ermafroditi subregolari, a capolino 
terminale od ascellare. Caliee fido persistente. Corolla Sfida 
per lo più ineguale. Stami 4 alterni coi lobi della corolla, il 
quinto mancante tra i due lobi superiori. Ovario libero unilo— 
culare, uniovolato. Otricolo indeiscente. Embrione dritto accom- 
pagnato da un albume carnoso. — Abitano l’Eurepa temperata e 
meridionale ed alcune di esse hanno virtù medicinale. 


Gen. I. Globularia L. 


Etim. Derivato dal latino globus, globo, nome allusivo alla riu- 
nione de’ suoi fiori in capolini globosi. 


1117. Globularia vulgaris L. (3) - Abit. Nei prati sec- 
chi e nei luoghi ghiaiosi di tutta la provincia. 


(1) Il Ciclamino è pianta sospetta. Parecchi anni sono da questa spe- 
cie il Prof. Sebastiano De Luca estraeva in Parigi una sostanza 
particolare analoga al Curaro (tanto raccomandato da qualche tempo 
per la cura del tetano ), da lui nomata Cyclamina, la quale, innocua, 
se ingoiata per le vie alimentari, riescirebbe velenosissima se in- 
trodotta per ferita, sostanza che forse potrebbesi sostituire al Curaro 
predetto nella cura del tetano. 

(2) N. It. Lino da acqua, Samolo. 

(3) N. It. Bottonaria, Morine, Boselline di monache, 







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è 25 | Fam. LXXXVI. PLUMBAGINEE. 


Car. gen. Piante perenni acauli o caulescenti, per lo più erbacee. 
Foglie radicali od alterne senza stipole. Fiori ermafroditi, regola- 
riacapolino od a pannocchia. Calice S5dentato pieghettato persi- 
stente. Corolla quinquepetala, oppure monopetala Bpartita. Stami 
5 opposti ai petali od ai lobi della corolla. Ovario libero unilocu- 
lare uniovolato. Stili 5 oppure 1 con 5 stimmi. Embrione dritto , 
albume carnoso. - Abbondano nelle regioni calde. Alcune sono u- 
sate in medicina; molte si coltivano per abbellimento nei giardini. 


Gen. I. Armeria W. 


Etim. Nome d’etimologìa incerta ed oscura. — Secondo alcuni dal 
celtico ar, mor (in riva al mare) per allusione alla predilezione della 
specie principale per le plaghe marittime. 


24 


1118. Armeria plantaginea W.- Abit. Nelle alte mon- 
tagne. 
1119. A. pubescens Linch (1) - Coltivasi nei giardini: 


Fam. LXXXVIL PLANTAGINEE. 


Car. gen. — Piccola famiglia di piante erbacee, spesso prive di caule, 
+ con foglie tutte radicali e con fiori ermafroditi od unisessuali 
regolari, disposti in spiche semplici e serrate. Calice e corolla 
«con 4 divisioni regolari. Stami % inseriti sul ricettacolo o sulla 
corolla. Ovario libero ad una, due o rarissime volte a 4 logge. 
Un solo stilo. Embrione dritto ‘occupante 1’ asse di un albume 
carnoso. — Questa famiglia presenta alcune specie un tempo assai 
‘usate in medicina per un princi pio astringente e mucilagginoso 
che contengono, e tratto tratto ritolte all’ oblìo cui sembrano 


destinate. 
Gen. I.ePlantago L. 


Etim. Secondo i più deriva da planta, perchè le sue foglie sono 
somiglianti alla pianta di un piede umano. 

1120. Plantago lanceolata L. (2) - Abit. Nei prati e 
luoghi erbosi, al margine delle vie in tutta la pro- 
vincia. 

(1) N. It. Brillantini, Capolini, Spilli, Spilloni di dama. 
(2) N. It. Arnoglossa, Capo di serpe, Lingua di Cane, Coltellana , 


Cinque nervi, Lanciuola , Petacciola, Piantaggine, Piantaggine mi- 
pore, Piantaggine lunga. 





a 


del ‘ Mi 
dis PATO 


1121. Plantago media L. (1) — Abit. Nei prati e luo- 
ghi erbosi di tutta la provincia. / 

1122. P. major L. (2) - Nei luoghi incolti e nei prati 
in tutta la provincia. 

1123. P. arenaria W. (3) - Nei siti sterili arenosìi e 
nelle alluvioni recenti. 


1124. P. Cynops L. (4) - Coltivasi nel giardini. 
1125. P serpentina Lmk. (5) - Nelle ghiaie e sabbie 


del Po e dei torrenti e nei colli aridi. 
MONOCLAMIDEE. 


Caratteri dette Monoclam. — Invoglio fiorale semplice. 
Fiori spesso unisessuali. 


Fam. LXXXVIII. AMARANTAGCEE. 


Car. gen. — Piante erbacee. Foglie alterne od opposte senza stipole, 
nè guaine. Fiori poligamo-monoici od ermafroditi, verdicci 0 
colorati formanti dei gruppetti, dei capolini, o delle pannocchie 
spiciformi. Perigonio 3-5 partito scarioso. Stami 3-5 ipogini 
liberi o monadelfi. Ovario libero. Frutto indeiscente o cassulare - 
coperchiato. Embrione curvo ravvolto intorno ad un albume 
carnoso, — Amano comunemente le regioni secche e sassose 0 
ghiaiose, raramente le regioni paludose e saline. Si osservano 
nelle regioni temperate, e nella torrida, mentre mancano nelle 
fredde. In Europa si coltivano nei giardini come piante di or- 
namento, a motivo dei colori variati che pigliano i loro cauli, 
le foglie e i fiori nella stagione autunnale. — La Regina Cristina 
di Svezia, celebre non meno pel suo ingegno che per le sue 
avventure, cultrice appassionata delle arti, delle scienze e spe- 
cialmente della botanica, era taffhente invaghita di queste piante 
che nel 1658 creò l’ Ordine cavalleresco dell’'Amaranto. 


(1) N. It. Gentonervia, Piantaggine, Piantaggine medi a. 
0) N. It. Centonervia, Petacciola, Piantaggioe, Piantaggine. mag- 
giore. Piac. Piantana. — 

(3) N. It. Palicaria, Psillio. 

4) N. It. Pulicaria legnosa. 008 
. (5) N. It. Serpentina. (Le Piantaggini, in genere, sono medicinali. 
E noto come pei piccoli uccelli delle nostre gabbie rac colgansi 1 
frutti delle mostre comuni Piantaggini. Secondo De Candolle una 
grande quantità di P. arenaria si manda da Nimes e da Montpellier 
nel Nord dell'Europa per le fabbriche di mussoline. Tutti poi cono- 
scono forse quanto uso si faccia dell’acqua di Piantaggine, special- 
mente nei collirii. 





ne 249 
sab s Gen. I. Amaranthus L. 

Etim. Dal greco à, part. priv. e mareno, appassisco ; così detto 
perchè i fiori delle varie specie di questo genere conservano a lungo 
bellezza e fraoschezza. 

1126. Amaranthus tricolor L. (1)- Abit. Coltivasi per or- 
namento nei giardini e si riproduce spontaneamente. 

1127. A. albus L. - Nei luoghi incolti e nei campi. 

1128. A. Bltum L. (2) - Nei siti incolti e coltivati , 
nelle vie, nei campi. 

1129. A. retroflexus L.- Nei campi e luoghi coltivati. 

1130. A. caudatus L. (3) — Coltivasi per ornamento nei 
giardini e si riproduce qua e colà s pontaneamente 

1131. A. pariculatus L. (4) - Coltivasi nei giardini. 


Gen. II. Euxolus Rafin. 


Etim. Dal gr. eù, buono, e xolés, succo, per allusione al succo di 
qualche specie mangiata in alcune contrade come gli spinacci. 


1132. Ewaolus viridis Moq. = Abit. Nei siti incolti. 
1133. E. deflexus Rafin. - Presso i muri e nelle vie 
urbane. 


Gen. III. Celosia L. 


Etim. Dal greco kelòs, splendido, o da Kelòo, disecco ; per allu- 
sione ai loro fiori eleganti, i quali conservano il loro vivace colore 
anche diseccati. 


1154. Celosia cristata L. (5) - Abit. Coltivasi per or- 
namento nei giardini. 


(1) N. It. Fior di gelosia, Maraviglia, Maraviglie di Spagna, Pap- 
pagallo, Amaranto. 
(2) N. It. Biedone, Bledone, Blito, Blito bianco. 
(3) N. It. Blito maggiore, Code, Codole, Discipline. 
(4) N. It. Discipline. 
(5) N. It. Celosia, Cresta di gallo, Gelosia, Amaranto. 


250 dc ag 
Gen. IV. Gomphrena L. 





Etim. Dal gr. gònfos, chiodo ; così denominati dalle pagliette acute 
ehe si trovano tra un fiore e l’altro, o dai fiori riuniti in capolino 
globuloso quasi a forma di testa di chiodo. 


1135. Gomphrena globosa L. (1) - Abit. Coltivasi per 
ornamento nei giardini. 


Fam. LXXXIX. NITTAGINEE. 


Car. gen. — Piante frutticose od erbacee. Cauli articolati, foglie op- 
poste. Fiori ermafroditi, o di raro dioici per aborto, cinti alla 
base da un invoglio spesso caliciforme. Perigonio coroilino tu- 
boloso alla base. Stami 5 o più, di raro meno, spesso saldatì 
insieme alla base. Ovario libero uniovolato. Stilo semplice. Frutto 
indeiscente, cinto dalla base del perigonio indurito. Embrione 
cingente un grosso albume farinoso. — Abitano le parti più calde 
del globo, ad eccezione di poche specie. Tutte poi sono piante 
ornamentali. 


Gen. I. Mirabilis L. 


Etim. Dal latino, mirabilis, ammirabile. Nome dato a questo genere 
per le varietà del colore dei fiori della .Mirabilis Jalapa sul medesimo 
individuo. 


1136. Mirabilis Jalapa L. (2) - Abit. Coltivasi nei giar- 


dini. 
1137. M. dichotoma L. (3) — Coltivasi come la prece- 
dente. 


(1) N. It. Amarantoide , Perpetuini, Amarantina , Sciamito. Piac 
Amarant. 

(2) N. It. Bella di notte, Fior di notte, Gelsomino della notte, Gel- 
somino di Spagna, Meraviglia gialappa o sciarappa. Ù 

(3) N. It. Bella di notte, Gelsomino della notte , Meraviglia. ( Le 
radici della M. Jalapa creduta già la pianta vera della Gialappa, e 
quelle delle M. dichotoma, sono purganti. Tutte poi queste piante 


sono ornamentali, e chiamate comunemente Belle di notte forse per- 
bè i loro fiori si aprono e mandano soave profumo durante la notte,. 


251 





Fam. XC. FITOLACCEE. 


Car. gen. Piante, erbacee. Foglie alterne senza stipole nè guaine. 
Fiori ermafroditi, o di raro dioici, terminali. formanti delle spi- 
ghe o dei grappoli opposti alle foglie. Perigonio 4-5 partito a 
bocciamento imbricato. Stamiinseriti sul fondo del perigonio , 
pari in numero ed alterni coi lobi di esso, ovvero più numerosi. 
Ovario libero; numero degli stili uguale a quello delle logge. 
Per frutto una bacca striata, color porporino violaceo, con 10 0 
12 logge monosperme. Embrione circondante un albume carno— 
so. - Abitano per la maggior parte le regioni calde. In Europa 
non se ne trova alcuna specie allo stato silvestre. Alcune spe- 
cie contengono sovente sostanze acri, di azione emetica; altre 
forniscono sostanze coloranti. 


Gen. I. Phytolacca L. 


Etim. Vocabolo ibrido formato dal gr. fytòn, pianta e lacca, lacca. 
I fiori e le bacche hanno un colore rosso, simile a quello della 
iacca o ceralacca. 


1138. Phytolacca decandra L. (1) - Abit. Coltivasi negli 
orti, ma attualmente cresce anche spontanea in 
parecchie località. 


Fam. XCI. CHENOPODEE. 


Car. gen. Piante per lo più erbacee, foglie d’ordinario alterne senza 
stipole, Fiori ermafroditi od unisessuali nudi o bratteati; per lo 
più verdicci riuniti in gruppetti formanti col loro insieme dei 
racemi o delle pannocchie spieiformi. Perigonio 4-5 partito a 
bocciamento imbricato. Stamì inseriti sul fondo del perigonio 
pari in numero ed opposti ai lobi di esso, od anche in numero 
minore. Ovario uniloculare uniovolato. Uno stilo semplice, ap- 
pure 2-3-4partito Frutto indeiscente secco o bacciforme. Embrio- 
‘ne anulare o spirale cingente un albume farinoso, di raro man- 
cante. — Scarse nelle regioni torride, abbondano invece nelle 
regioni settentrionali dell'Europa ed Asia. Alcune sono econo- 
miche e commestibili; altre servono a diversi usi industriali ; al- 
cune sono medicinali. 


(1) N. It. Colore, Lacca , Fitolacca, Uva turca, Uva nera, Ros- 
«setto. (Le bacche rossigne di questa pianta contengono un succo 
rosso-pavonazzo e vengono impiegate talvolta a tingere sciroppi » 
«onfetti-ed anche il vino. 





"252 pia, 
Gen. I. Salsola L. 
Etim. Dal latino salsus, salso, salato. Riducendo in cenere le piante 
di questo genere si ottiene da esse della soda. | 
1139. Salsola Kali L. (1) — Abit. Nelle alluvioni re- 
centi del Po. | 


Gen. II. Corispermum L. 


 Etim. Dal greco kòris, Cimice, e spèrma, seme. Così detto perchè 
i semi delle specie che lo compongono, hanno forma simile a 
quella di un Cimice. 


1140. Corispermum Marschallii Stev. - Abit. Nelle 
alluvioni recenti del Po. 


Gen. III. Polycnemum L. 


Etim. Dal greco polys, molto e Kneme, gamba, per allusione a’suoi . 
steli molto ramosi. 


1141. Polycnemum arvense L. - Abit. Nei luoghi are--. 
nosi campestri della provincia. 


Gen. IV. Kochia Roth. 


Etim. Genere dedicato al Botanico tedesco Koch. 
1142. Kochia scoparia Schrad. (2) — Abit. Nei luoghi. 
incolti, aridi. 
Gen. V. Chenopodium L. 


Etim. Dal greco chen, chenos, Oca e pous, podos, piede, per la di i 
sposizione delle foglie in qualche sua specie a zampa d’Oca. 


1143. Chenopodium Vulvaria L. (3) - Abit. Lungo i. 
muri e nei luoghi incolti, e sterili. 


(1) N. It. Cali, Erba Cali, Riscolo, Soda. 

(2) N. It. Scoparia, Bel vedere. 

(3) N. It. Connina, Ficcatole, Erba che puzza di Baccalà, Erba 
puzzolona, Vulvaria. (Il nome specifico di questa pianta le deriva © 
dall'odore che tramandano le sue foglie dipendente da un sotto-car— 
bonato d'Ammoniaca libero che si sviluppa nell’atto della vegetazione). 
Ildottor Vincenzo Griseri in una sua memoria, inserita nel Giornale. 
della R. Accademia. Medico-Chirurgica di Torino, ritiene che questa. 
pianta oltre l’Ammoniaca contenga un particolare alcaloide detto da, 
lui Olidina, tanto per indicare che si estrae da questa pianta (detta. 
pure C. olidum, ), quanto per accennare al suo fetido odore. 





Mo 253 
1144. Chenopodium polyspermum L.- Abit. Nei campi, 
lungo le vie e i muri in tutta la provincia. 

1145. C. Botrys L. (1) - Nel luoghi arenosi, umidi e 
nelle ghiaie ed alluvioni del Po. 

1146. C. ambrosioides L. (2) - Nei luoghi bassi e palustri. 

1147. C. hibridum L. (3) - Nei luoghi incolti. 

1148. C. urbicum L. - Nei luoghi incolti e presso i muri. 

1149. C. murale L. — Nei luoghi incolti, nel calcinacci 
e presso 1 Muri. 

1150. ©. opulifoliwm Schrad. - Nei campi e nei luoghi 
incolti. 

li5l. C. album L. (4) - Nei campi e nelle vie cam- 
pestri, comune. 


Gen. VI. Beta L. 


Etim. Dal celtico bdett che significa rosso, in causa del colore pre- 
dominante nelle sue radici tuberose. 


1152. Beta vulgaris L. (5) — Abit. Coltivasi negli orti 
pegli usi economici, e si riproduce qua e là spon- 
taneamente. 


1) N. It. Botri, Pazienza. 

2) N. It. Chenopodio ambrosioide. 

3) N. It. Chenopodio ibrido. 

4) N. it. Atreplice salvatico, Chenopodio bianco, Farinaccio, Fa- 


(5) N. It. Bietola, Barbabietola, Radice d’abbondanza, Radice di 
 carestìa, Bietolarapa. Piac. Bidràva. (La coltura che profondamente 
4 modificò la radice di questa pianta, e la fece divenire carnosa, grossa, 
« rapacea, ne formò molte varietà le quali hanno radici rotonde od 
 oblunghe, oppure radici allungate. Appartengono al primo. gruppo la 
. Bietola bianca o di Silesia, la Barbabietola rossa, la Barbabietola gialla, 
coltivate in grande per la fabbricazione dello zucchero. L’altro gruppo 
— comprende la Bietola campestre, detta radice d’abbondanza (per allu- 
| sione alla ricchezza del suo prodotto), con radici molto lunghe, ci- 
 lindriche, acquose, in parte crescenti sopra terra e che presenta 
| parecchie razze dipendenti dal coloramento deila sua carne). 


da: 


Mc 
7 


Gen. VII. Spinacia L. 


Etim. Dal latino spina, spina. Il seme delle piante di questo ge- 
nere è aculo © spinoso. . 
1153. Spinacia inermis Moench (1) - Abit. Coltivasi 

comunemente per uso culinare , e si riproduce 
qua e colà da sè. 
1154. S. spinosa Moench. - Come la specie precedente. 


Gen. VIII. Atriplex L. 


Etim. Nome latino di origine oscura. 


1155. Afriplex patula L. - Abit. Presso i muri, lungo le 
vie e nei luoghi sterili. 

1156. A. Zatifolia Wahbib. - Presso è muri e nei luoghi 
incolti. , 

1157. A. hortensis L. (2) - Coltivasi in qualche orto, 
ma trovasi anche in più luoghi inselvatichita. 
Fam. XCII. POLIGONEE. 

Car. gen. Sono piante erbacee per la maggior parte, alcune paludese 


o acquatiche, altre terrestri e qualcuna amfibia oppure sono 
frutici talora arborescenti, eretti o volubili. Il caule ed i rami sono 


nodoso-articolati, dai quali nodi partono le foglie alternativamente | 


disposte, arrotolate all’infuori nella prefogliazione; il pieciuolo di 
esse presenta alla base un organo particolare che è una guaina 
slipolare che cinge il fusto per un tratte più o meno lungo e 


dicesi ocrea. I fiori sono ermafroditi, dicici o poligami, piccoli, 


verdicci o colorati, disposti in racemi, ia ispighe ascellari 0 
terminali. Questi fiori sono accompagnati da piccole brattee. IH 
frutto è un achenio indeiscente secco 0 carnoso, nudo od in- 
grossato dai 3 pezzi interni del perigonio, che gii danno la for- 
ma di una cassula spuria triangolare o compressa. Nell’ unico 
seme vi ha un embrione diritto od arcuato, respieto da un lato 
da un albume corneo, ma per lo più farinoso. Le piante di 
questa famiglia contengono nelle loro foglie e nei giovani getti 
un’ aggradevole acidità dovuta alla presenza degli acidi ossalico 
citrico e malico, .per cui. molte di ‘esse sono collocate fra le 


(î) N. It. Spinace, Spinaccio. Piac. Spinazz. 
(2) N. It. Atreplice, Bietolone. 





rie e. 





e, 35 


piante alimentari, o fra le condimentali dell’uomo e degli ani- 
mali domestici, e diverse di esse fra le medicinali. I semi di 
altre sono amilacei e possono fornire dei vantaggi in caso di 
carestia dei cereali. Altri principii poi si riscontrano nelle ra- 
dici di alcune, in cui ad una materia amaro-resinosa va com- 
mista una sostanza gommosa talora astringente, per cui anche 
molte di queste figurano dai più remoti tempi fra utilissime 
piante medicamentose. 


Gen. I. Rumex L. 


Etim. Vuolsi così detto dal verbo greco antiquato rumo, io succhio, 
perchè le foglie di queste piante succhiavansi per moderare la sete 
colla loro acidità. Altri lo deriva dal latino struma, scrofola, perchè 
alcuni Rumex furono considerati utili in questa malattia. 


1158. Rumex scutatus L. — Abit. Nei luoghi sassosi , 
montani. 

1159. R. Acetosela L. - Nei luoghi coltivati, negli. 
orti e giardini, al margine delle vie campestri, 
segnatamente in collina. 

1160. R. Acetosa L. — Nei prati e pascoli e negli orti 
ove coltivasi. 

1161. KR. Pseudo-Acetosa Bert. (1) - Nei prati e pascoli. 

1162. AR. palustris L. (2) - Nei luoghi paludosi. 

1163. £&. pulcher L. (3) — Nei luoghi coltivati ed in- 
colti di tutta la provincia. 


1164. f. obtusifolius L. - Nei prati umidi. 


1165. R. conglomeratus Murr. — Nei luoghi umidi, 
erbosi. 


1166. R. Hydrolapathum W.- Comune ne’ luoghi pa- 


ludosi. 
1167. KR. Patientia L. (4) - Coltivasi negli orti per u- 
so culinare. 


IA VI 





256 
Gen. II. Polygonum L. 


Etim. Dal greco polys, molto, e gonia, angolo, pel caule moltan- 

g olare. e 

1168. Polygonum Fagopyrum L. (1) - Abit. Coltivasi 
in parecchie località della provincia e trovasi qua 
e là inselvatichito. | 

1169. P. dumetorum L. (2) - Nelle siepi. 

1170. P. Convolvulus L. (3) - Comune nelle siepi di. 
di tutta la provincia. 

1171. P. aviculare L. (4) = Comunissimo : ne’ luoghi 
ghiaiosi e sulle vie in tutta la provincia. 

1172. P. Bellardi AI. — Ne’ luoghi sterili. 

1173. P. amphybium L. (5) — Nei fossati e negli sta- 
gni nuotante nell’acqua. | 

1174. P. orientale L. - Coltivasi negli orti e trovasi 
inselvatichito nelle vicinanze. 

1175. P. lapathifolium L. (6) - Alle rive dei fossati e 
nei luoghi paludosi. 

1176. P. incanum W. (7) - Nelle ghiaie del Po e dei 
torrenti, qua e là. | 


(i) N. It. Saraceno, Grano saraceno, Polenta nera, Fraina. Piac. 
Fràna. (E pianta indigena dell'Asia ca noi pervenuta nel princi pio 
del XV secolo. E rimarchevole che il suo nome di grano Saraceno 
nen ha alcuna attinenza col popolo d’Asia detto Saraceno, ma deri- 
verebbe dal francese Sarazin che in basso brettone significa grano 
rosso, così detto dal colore rosso del suo fusto. Le Api ne amano 
molto i fiori da cui estraggono un buon miele: la cera che si trae 
dalle arnie in tale circostanza dicesi essere più facile ad imbianchire). 

(2) N. It. Convolvolo nero. 

(5) N. It. Viluppio, Erba leprina. 

) N. It. Centinodia, Poligono degli uccelli. 

) N. It. Persicaria anfibia, 

) N. It. Persicaria maggiore. 

) N. It. Persicaria cotonosa. 









RR 257 

ELLA Polygonum Persicaria L. (1) Abit. — Nei luoghi 
melmosi ed alle rive dei fossati. 

1178. P. Hydropiper L. (2) - Nei siti paludosi. 

1179. P. mite Schrk. - Colla specie precedente. 

1180. P. minus L. (3) - Nei luoghi paludosi e presso 
gli stagni. 


Fam. XCIII. TIMELEE 


Car. gen. Piante fruticose od erbacee a foglie alterne senza stipole. 
Fiori ermafroditi, di raro dioici, verdicci o colorati, ascellari 0 
terminali. Perigonio tubuloso, col lembo 4-5 fido. Stami inseriti 
sulla fauce o sul tubo in numero doppio delle lacinie del peri- 
gonio. Ovario libero uniloculare, uniovolato , ovolo pendente. 
Stilo unico terminato da un solo stimma. Frutto secco o bac- 
cato. Albume nullo o tenuissimo. Embrione diritto. - Comuni 
nell'America meridionale, al Capo di Buona Speranza ed alla 
Nuova Olanda, non sono da noi rappresentate che da pochi ge- 
neri, comprendenti piante usate in medicina e nell’arte tintoria. 


Gen. I. Passerina Wichstr. 


_Etim. Dal latino Passer, Passero. Il seme di questa pianta è guar- 
nito di un’ appendice che le dà la forma del becco di un Passero. 


1181. Passerina annua Wichstr. - Abit. Nei luoghi 
sterili dei campi e nei colli. 


Gen. II. Daphne L. 


Etim. Dal greco dàfne, Alloro, cioè simili all’ Alloro, perchè alcune 
specie di questo genere rassomigliano in piccolo al Lauro od Alloro 
pel fogliame, e per le bacche che producono. 


1182. Daphne laureola L. (4) — Abit. Nei luoghi sel- 
vatici del colli e dei monti. 


(1) N. It. Persicaria, Salcerella. 
(2) N. It. Cuociculo, Erba pepe, Pepe d’ acqua. Piac. Pavron 
salvadagh. 
(3) N. It. Persicaria delle risaie. 
(4) N. It. Cavolo di Lupo, Erba cacona, Laureola, Olivella, Pepe 
montano. 
17 


258 i» 


1183. Daphne Mezereum L. (1) - Abit. Nei monti e colli 


ombrosi. 


Fam. XCIV. LAURINEE. 


Car. gen. Alberi o frutici a foglie alterne aromatiche. Fiori erma- 
froditi o dioici, ascellari a grappolo o ad ombrello. Perigonio 
4-5 fido o partito. Stami inseriti alla base delle lacinie del 
perigonio; 6 uniseriali; oppure 12 biseriali. Antere adese al fi- 
lamento, biloculari; logge deiscenti con una valvola che si apre 
di basso in alto. Ovario libero uniovolato, ovolo pendente. Stilo 
unico terminato da un solo stimma. Frutto drupaceo o baccato. 
Albume nullo, embrione dritto. - Di 400 e più specie che conta 
questa famiglia, una sola, il Laurus nobilis, abita l’E uropa. 
Tutte le altre non crescono che nelle parti più fresche delle 
regioni tropicali e finitime, estendendosi però anche alquanto verso 


il polo, particolarmente in America. L’ Africa continentale ne 


manca forse interamente, quantunque se ne ritrovino alcune 
specie nelle Isole adiacenti. 


Gen. d. Laurus L. 


Etim. Derivato, secondo alcuni, dalla parola celtica blawr, che significa 
verde. Il Lauro o Alloro è sempre verde. Secondo altri deriverebbe dal 
fatino laus, lode, perchè una corona intrecciata di frondi di questa 
pianta era presso i Latini specialmente la ricompensa di coloro che 
avevano meritate delle lodi. 


1184. Laurus nobilis L. (2) - Abit. Coltivasi ne’ boschet- 
ti e giardini per ornamento. 


Fam. XCV. SANTALACEE. 


Car. gen. Piante perenni erbacee o suffruticose a foglie alterne senza 
stipcle. Fiori ermafroditi ; di raro dioici, piccoli verdicci, a spiga, 
grappolo, o pannocchia; più di raro subsolitarii ascellari. Peri 
gonio 3-4-5- fido a bocciamento valvare persistente. Stami 4-5 
inseriti alla base delle lacinie del perigonio ed opposti ad esse. 
vario aderente al tubo del perigonio 2-4 ovolato, ovoli pen- 
denti dall’apice di una placenta libera. Stilo filiforme. Frutto 
secco o drupaceo monospermo. Embrione occupante l’asse di un 
aibume carnoso. - Le Santalacee abitano le regioni temperate 
dei due emisferi. 


(1) N. It. Calmolea, Camelea, Mezzereo. (Le Daphne contengono , 





L) 


particolarmente nella scorza, un principio acre, vescicatorio, che si 


usa come tale in medicina sotto forma di pomata, detta di timelea. 
Presentano ancora, nella stessa scorza, una fibra tessile di qualche. 
importanza per alcune regioni ). 

2) N. It. Alloro, Lauro, Lauro poetico, Orbaco. (Il Lauro od Al- 
loro, di cui dipingesi incoronata la fronte dei poeti e dei Sovrani, 
cessata la primitiva destinazione, serve ora da noi e in molti altri 
lueghi al modestissimo uflicio di aromatizzare le vivande). 


209 





Gen. L. Thesium Ti 


‘© Etim. Ateneo, citando l’autorità di Timachide, dice che questa 
pianta trae il suo nome dall'aver fatto parte della corona donata da 


eseo ad Arianna. Dalla descrizione però che Plinio ci ha data di 
‘questo vegetale, appare chiaramente che il nostro hesium non ha 
«alcun rapporto con quello degli antichi. 


1185. Thesium linophyUum L. - Abit. Nei luoghi ste— 
rili, incolti e nelle ghiaie dei torrenti. 


Fam. XCVI. ELEAGNOIDEE. 


Car. gen. — Alberi o frutici a foglie alterne bianco-lebbrose. Fiori 
ermafroditi o dioici, piccoli ascellari solitari od aggruppati. Pe- 
rigonio 2-4 fido a bocciamento imbricato. Stami inseriti sulla 
fauce del perigonio, pari in numero od alterni colle lacinie di 
esso oppure in numero doppio. Ovario libero nniovolato, ovolo 
eretto. Uno stilo ed uno stimma. Frutto drupaceo. Albume tenue, 


carnoso, embriono dritto. — Questa famiglia, sparsa su tutto 
l'emisfero settentrionale, è scarsa, se non mancante, nel meri- 
dionale. 


Gen. I. Hippòphae L. 


Etim. Dal greco ippòs, Cavallo, e faino, rischiaro. Secondo alcuni 
la gomma che somministra quest'arbusto era impiegata nell’arte ve- 
terinaria per render la vista ai cavalli. 


1186. Hippòphae rhamnoides L. (1) - Abit. Nelle ghiaie 
dei fiumi e dei torrenti e nei colli aridissimi. 


Fam. XCVII. ARISTOLOCHIEE 


Car. gen. — Piante erbacee perenni, a foglie alterne od opposte senza 
stipole. Fiorì ermafroditi, terminali, solitari; oppure ascellari so- 
litarii o fascicolati. Perigonio tuboloso troncato obliquamente , 
oppure 3-4 fido a bocciamento valvare. Stami definiti liberi e4 
inseriti in cima all’ovario, oppure saldati insieme collo stilo e 
lo stimma. Ovario 3-5 loculare, placente centrali moltiovolate. 
Embrione minimo posto alla base di un albume cartilagineo. 
Frequenti nell’ America tropicale, osservansi però anche nel 
Nord America, nella Siberia e nell’Europa, particolarmente me- 
ridionale. Sono in generale piante di bell’ effetto; parecchie si 
raccomandano per le loro virtù medicinali, 


{1) N. It Olivella, Olivello, Olivello spinoso, Vetrice marino. (U- 
sasi per siepi, ed in alcuni luoghi per fissare le dune). 








260 
Gen. I. Ariîstolochia L. 


Etim. Dal greco aristos, ottimo, eccellente, e locheia, lochi , ottimo pei 
tochi, così detto perchè alcune specie si credevano giovevoli a procurare 
i mestrui o lochi dopo il parto. 


1187. Aristolochia Clematitis L. (1) - Abit. Nelle siepi 
e nel campi, copiosamente. 

1183. A. pallida W. - Nei luoghi selvatici collini e 
montani. 

1189. A. rotunda L. (2) — Nei luoghi ombrosi e nei 
boschi. 


Gen. II. Asarum L. 


Etim. Dal gr. @ (part. priv.) e sèro, mi apro. I fiori delle specie 
di questo genere, poco eleganti di forma, sparuti, poco si mostrano, 
onde gii antichi mai se ne servivano per costruire catene di fiori, 
corone 0 ghirlande. 


1190. Asarum europacum L.(3) — Abit. Nei luoghi sel-. 
vatici collini e montani. 


Fam. XCVIII. EuFORBIACEE. 


Car. gen. — Piante erbacee, fruticose od arboree contenenti sovente 
un sugo lattiginoso, acre; a foglie intiere, alterne od opposte 
con o senza stipole ed a fiori unisessuali od anche ermafroditi, 
ove si ritenga per calice l'involucro generale. Calice (involucro 
secondo alcuni ) inferiore, a parecchie divisioni, munito interna— 
mente di appendici ghiandolose o scagliose. La corolla mancante |. 
in molti generi, particolarmente europei, componesi di petali distinti 
oppure saldati, ed in numero vario creduti da alcuni come al- 
trettanti stami trasformati. Gli stami nel fiore maschio sono 
ora definiti ora indefiniti, distinti o monadelfi. Nel fiore fem- 
mineo l’ovario è libero stipitato o sessile, 1-3 loculare con ovuli 


(1) N. It. Aristolochia, Aristolochia clematite, Aristolochia lunga, 
Aristolochia sottile, Stallaggio, Stalloggio. Piac. Mlòn salvadagh. 

(2) N. It. Aristolochia femmina, Ostrologia, Aristolochia tonda , 
Erba dei poponcini, Vellutino. — Le Aristolochie contengono un veleno 
stupefacente sul sistema nervoso, e sono dotate di proprietà irritanti, 
producendo infiammazione sui tessuti coi quali sono peste a con- 
tatto. Una specie esotica l’ A. anguicida ha virtù stupefacenti pei 
serpenti, ed è di essa che fanno uso i celebri incantatori dell’ Asia. 

(3) N. It. Asaro, Bacchero, Cariofillata selvatica. (L’ Asaro è pur- 
gante ed emetico). 





261 


— solitari o geminati attaccati all’ angolo interno. Il frutto tal fiata 
polposo ed indeiscente, componesi ordinariamente di 1-3 cocchi 
(follicoli) deiscenti, che staccansi con elasticità dall’asse comune 
e che contengono, ciascuno 1-2 semi albuminosi , tal fiata aril- 
Jati — Le Euforbiacee trovansi in varie parti del globo. La no- 
stra Europa ne ha parecchie specie, ma il numero più abbon- 
dante di queste trovasi nell'America tropicale. Numerose specie 
vivono pure al capo di Buona Speranza. Molte Euforbiacee sono 
velenose e con alcune di esse i selvaggi avvelenano la punta 
delle loro frecce. Alcune però usansi con profitto nella medicina, 
od esternamente oppure internamente. 


Gen. I. Buxus L. 


Etim. Dal greco pixos, vaso, scodella, per allusione ai piccoli utensil! 
d'uso domestico che i Greci fabbricavano col legno di questa pianta - 
1191. Buaus sempervirens L. (1) — Abit. Coltivasi ne- 

gli orti, ma rinviensi anche spontanea in parecchie 
località della provincia. 


Gen. II. Euphorbia L. 


Etim. Dicesi abbia preso il nome da Euforbio medico del Re Giuba 
o IJuba, da cui cominciò ad essere usata una pianta di questo genere. 


1192. Euphorbia Chamaesyce L. (2) - Abit. Nei luoghi 
coltivati ed incolti di tutta la provincia. 

1193. E. Lathyris L. (3) - Nei luoghi coltivati e presso 
ì muri spontanea e naturalizzata. 

1194. E. amygdaloides L. (4) - Nei boschi e nelle balze 
montane. 

1195. E. helioscopia L. (5) — Nei campi, negli orti e 
nei luoghi incolti di tutta la provincia. 


(1) N. It. Bosso, Bossolo, Bussolo, Busso, Verde. 
- (2) N. It. Erba pondina. 

(3) N. It. Cacapuzza, Catapuzia, Catapuzia minore, Scatapuzia mi- 
nore. 

(4) N. It. Euforbia montana, Titimalo montano. 

(9) N. It. Erba Calenzola, Erba da Calenzoli, Erba da volatiche, 
Erba diavola, Erba montanella, Erba rogna, Fico d'inferno, Titimalo, 
Euforbia, Elioscopio. 


de (RS, 





262 
1196. Euphorbia platyphyUa L. (1) — Abit. Nei campi, 
lungo le vie, e nei siti incolti di tutta la provincia. 
1197. E. dulcis Jacq. - Nei boschi collini ombrosi € 
nei luoghi selvatici. Ù | 
1198. E. palustris L. (2) — Nei prati umidi, nei siti pa- 
ludosi, alle sponde dei fossati e degli stagni. 
1199. E. verrucosa Linck - Nei pascoli secchi e nelle 
balze di collina. | 
1200. E. Peplis L. (3) — Nei luoghi arenosi. 
1201. E. falcata L. — Fra le biade in tutta la provincia. 
1202. E. exigua L. - Nei campi e luoghi coltivati. 
1203. E. Cyparissias L. (4) - Nei campi, lungo le vie 
e nei luoghi incolti. Lo 
1204. E. Esula L. (5) - Lungo le vie e al margine dei 


campi. 
Gen. III. Mercurialis L. 


Etim. Così detto, perchè gli antichi attribuivano a Mercurio il pri- 
mo uso di queste piante. PN | 


1205. Mercurialis annua L.(6)- Abit. Comune nei cam- 
pi più feraci e nei luoghi incolti. 

1206. M. perennis L. (7) - Nei boschi montani e collini. 

1207. M. ovata Sternb. et Hopp. (8) - Tra le fessure 
delle rupi calcaree degli ‘alti monti. 


(1) N. It. Titimalo. 

(2) N. It. Euforbia palustre, Titimalo palustre, Esula maggiore, 
Esula palustre. 

(3) N. It. Peplo, Porcellana lattaria. 

(4) N. It. Erba cipressina, Erba di Gabbreto, Erba lattona, Erba 
rogna, Rogna di muro, Titimalo ciparissio. 

(5) N. It. Esula, Esula minore. Le Euforbie sono acri, irritanti, 
nocive, e conservano le loro proprietà anche dopo la disseccazione. 
Alcune però usansi con profitto nella medicina, alla quale sommini- 
strano il noto Euforbio, succo inspessato di varie specie d’Euforbie. 
Gli Euforbi sono noti al volgo sotto i nomi di Rogna d’ Caval, 0 
Erba dal Diavdl. 

(6) N. It. Erba strega, Mercuriale, Mercorella. 

(7) N. It. Mercuriale, Mercorella bastarda. Piac. Erba Marcòrella. 

(8) N. It. Mercorella minore. 





263 
Gen. IV. Ricinus L. 


Eiim. È il nome latino dell’ insetto Zecca. Il frutto del ricino ne 
ha esattamente la forma. Di qui il suo nome. 


1208. Ricinus communis L. (1) — Abit. Coltivasi qua e 
là negli orti e giardini. 


Fam. XCIX. ORTICEE. 


Car. gen. Piante erbacee, arboscelli o grandi alberi, talora lattiferi, 
a foglie opposte od alterne, per lo più munite di stipole cadu- 
che. Fiori verdicci monoici, dioici, ermafroditi, solitarii 0 diver- 
samente riuniti e costituenti degli amenti o riuniti in un invoglio 
carnoso, piano, o piriforme e chiuso. Il frutto si compone sempre 
di un achenio crostaceo, indeiscente, o drupaceo, o composto di 
tante piccole bacche; talora l’invoglio che conteneva i fiori fem- 
minei, prende un grande accrescimento ed avvolge tutti i frutti, 
come nel Fico, nella Dorstenia ecc. Il seme ha un albume car- 
noso o ne manca, e l'embrione è diritto, curvo o spirale. — Questa 
famiglia contiene molte piante di svariata utilità. Alcune som- 
mistrano eccellente alimento al bestiame, altre forniscono frutta 
carnose, zuccherine e nutrienti pell’uomo, altre sono fra le più 
importanti piante tessili, ed altre infine sono utili in diversi modi. 


Gen. I. Urtica L. 


Etim. Dal latino «ro, io brucio, per l’ azione irritante, abbruciante 
dei peli delle sue foglie. 


1209. Urtica urens L. (2) — Abit. Comunissima presso 
i muri, e tra i calcinacci in tutta la provincia. 

1210. U. divica L. (3) — Comunissima presso le siepi, 
lungo i fossati e nei luoghi incolti. 


(1) N. It. Ricino comune, Palma Christi. Mano aperta, Fico d’ in- 
ferno, Erba venaria 

(2) N. It. Ortica, Ortica minore, Ortica pungentissima. Piac. Urtiga. 

(3) N. It. Ortica maschio, Orticone. In Svezia e in altre parti d'Eu- 
ropa si coltivano in grande le Ortiche per alimentare i bestiami e 
specialmente le vacche; e noi non cerchiamo neppure di trar profitto 
da quelle che crescono spontaneamente, tanto è il timore che inspi- 
rano le lero punture ! Le Ortiche dovrebbero anche da noi entrare 
nella grande coltura come foraggio, tanto più che allignano dapper- 
tutto, non richiedono alcuna cura, mè aleuna spesa, resistono al 
freddo ed alle intemperie e precedono la maggior parte dei nostri 
foraggi precoci. 


264 
Gen. LI. Parietaria L. 


Etim. Dal latino paries, parete, muro. Le parietarie vegelano, gene 
talmente sui muri, tra le macerie ecc. 


1211. Parietaria erecta M. K. (1) - Abit. Comune sui 
muri ombrosi, presso le siepi folte e fra le rovine. 
1212. P. diffusa M.K. - Sui muri antichi e fra le ro- 


vine. 
Gen. ILI. Cannabis L. 


Etim. Formato, secondo Bullet, da due parole celtiche can, ab che si- 
gnificano, picciola canna. Lo stelo di questa pianta è diritto e leggiero 
come una piccola canna. Non è fuor di luogo poi l’osservare che gli 
Arabi i quali conoscono questa pianta da tempo immemorabile, la chia- 
mano nella loro lingua ganeb. 


1213. Cannabis sativa L. (2) — Abit. Coltivasi come 
pianta tessile e nasce qua e là quasi spontanea. 
Gen. IV. Humulus L. 
Etim. Dal latino humus, terra umida, fresca, per allusione alla na- 
tura del suolo preferito da questa pianta. 
1214. Hùmulus Lupulus L. (3) — Abit. Comune in tutta 
la provincia presso le siepi e sugli arbusti. 


Gen. V. Ficus L. 


Etim. Questo nome deriva, secondo alcuni, da una parola ebrea 
che significa ficaia. Altri lo fanno derivare dal latino foecunditas, fe- 
condità, perchè il Fico produce frutti replicatamente. Altri infine lo 
ritiene una corruzione di Sikon, nome greco del Fico. 


1215 Ficus Carica L.(4) - Abit. Spontaneo nelle fes- 
sure delle rupi e presso i muri in tutta la pro- 
vincia e coltivato in molte varietà pel suo frutto. 





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265 
Gen. VI. Morus L. 


Etim. Derivato dal greco Morea, nome dato da Dioscoride a que- 
sta pianta. Secondo altri viene dal celtico mor, nero, per allusione al 
colore dei frutti di una delle sue specie. 


1216. Morus alba L. (1) - Abit. Coltivasi su vasta scala 


e si riproduce qua e là spontaneamente. 
1217. M. nigra L. (2) - Coltivasi come il precedente. 


Gen. VII. Broussonetia Vent. 


Etim. Genere dedicato dall’ Heritier al sig. Broussonet Naturalista 
francese nativo di Montpellier. Una serie di sventure e di persecu— 
zioni avvenutegli nel bollore della rivoluzione, diede luogo ai suoi 
viaggi e fece che applicasse alla botanica quel genio che prima e- 
rasi spiegato per la Zoologia. Fuggito in Ispagna, fu accolto amo- 
revolmente dai signori Cavanilles ed Ortega celebri botanici. 
In appresso potè seguire in qualità di medico, l’Ambasciatore straor- 
dinario che gli Stati Uniti spedivano a Marocco; e di qui ebbe oc- 
casione di portarsi alle Canarie e a Teneriffa Finalmente ridonato 
alla Francia fu professore di botanica a Montpellier, ove una morte 
immatura lo rapì nel fior degli anni alle comuni speranze. 


1218. Broussonetia papyrifera Vent. (3) - Abit. Coltivasi 
in parecchi luoghi della provincia per formar sie- 
pi, e trovasi talora inselvatichita qua e colà. 


Gen. VIII. Celtis L. 


Etim. È uno dei nomi che, secondo Plinio, davano gli antichi al 
celebre lotus. Tournefort se ne servì il primo per indicare un albero 
che ha dei leggieri rapporti col Celtis di Plinio, e che si avvicina 
al lotus pel suo dolce frutto. Secondo altri poi il nome celtis viene 
dai Celti, presso i quali cresceva in abbondanza una specie di que- 
sto genere. 


1219. Celtis australis L. (4) - Abit. Nei monti e colli 
della provincia e frequentemente coltivata nella 
pianura. 


I) N. It. Gelso, Moro, Moro bianco. Piac. Méròn. 
(2) N. It. Moro nero. Piac. Méròn. 
(3) Questa pianta fu impiegata nella fabbricazione della carta come 
io indica il suo nome specifico. 

(4) N. It. Arcidiavolo, Bagatto, Bagolaro, Bucerata, Fra giracolo 
Fraggiragolo, Frassignuolo, Legno da racchette, Loto, Perlato, 





266 | 
Gen. IX. Ulmus L. 


Etim. Nome latino di origine oscura secondo Linneo; derivato però 
secondo altri dalla parola lm, nome anglo-sassone dell’ Olmo: 
campestre. 


1220. Ulmus campestris L. (1) - Abit. Coltivato nelle 
slepi e intorno ai campi pel suo legno e per l’ot- 
timo foraggio che forniscono le sue foglie. 

1221. U. major W. (2) — Coltivasi come il precedente 
e trovasi anche spontaneo nei boschi e luoghi 
selvatici. i 


Fam. C. JUGLANDEE. 


Car. gen. Piante arboree a foglie pennate senza stipole. Fiori prece- 
denti le foglie, monoici, i maschi in amenti cilindrici, le fem- 
mine aggruppate a due o tre all’apice dei rami. Maschio. Perigonio 
2-6 partito. Stami numerosi inseriti sul mezzo del perigonio , 
filamenti brevissimi. Femmina. Invoglio unifloro saldato coll’o- 
vario, e 4dentato. Perigonio supero col lembo 4lobo erbaceo. 
Ovario iloculare, Jovolato, ovolo eretto. Stimmi 2 lanceolati. 
Drupa carnosà contenente un nocciolo 2-4valve. Seme senza 
albume. Cotiledoni carnosi, bifidi, anfruttuosi. - Non occorre ram- 
mentare come il Noce comune, insieme alle sue numerose va—- 
rietà, ci provveda nel suo seme un olio ricercatissimo per alcuni 
usi; nel suo mallo una materia che i falegnami impiegano per 
dare ai legni il colore detto di noce; e quale impiego si faccia 
del suo robusto legno. 


Gen. I. Juglans L. 


Etim. Abbreviato di Jovis glans, ghianda di Giove, ghianda divina. 
Così chiamata pel buon sapore del suo frutto soprattutto quando sì pa- 
ragoni con quello della quercia, cibo degli uomini primitivi. 


1222. Juglans regia L. (3) - Abit. Coltivasi comune— 
mente e trovasi fatta qua e là spontanea. 


(1) N. It. Olmo, Olmo campestre. Piac. Olam. 
(2) N. It. Olmo di foglia larga. 
(3) N. It. Noce. Piac. Nos. 





267 
Fam. CI. CUPULIFERE, 


Car. gen. — Alberi o arbusti ramosissimi, a rami sparsi, a foglie al- 
terne, semplici, penninervie, munite di due stipole caduche o 
marcescenti, di rado persistenti. Fiori unisessuali e quasi sempre 
monoici. I maschi formano. degli amenti cilindrici o subrotondi, 
squamosi, precoci o coetanei alle foglie. Ciascun fiore offre una 
squama semplice, trilobata, od un perigonio quadrifido o 6fido 
sulla cui faccia superiore sono inseriti da 3 a 20 o più 
stami, ad antere biloculari. J fiori famminei sono generalmente 
ascellari, talora solitarii e talora riuniti in capolini, o in ispighe 
o in amenti. Perigonio aderente all’ovario col lembo breve den- 
tellato che spesso scompare nel frutto. Ciascun fiore femmineo 
è ricoperto in parte od in totalità da un invoglio di varia forma 
che s’ingrossa dopo la fioritura e copre il frutto per intero 0 
lo cinge alla base soltanto (cupola). Il frutto che porta spesso il 
nome di ghianda, detto Noce da’ Botanici tedeschi, è general- 
mente uniloculare, per aborto, monospermo, ciato alla base o 
in totalità ricoperto, dall’invoglio a modo di pericarpio. Il seme 
è privo d’albume. E una famiglia di vegetali che offre moltissime 
utilizzazioni. L'acido tannico contenuto nella corteccia e nelle 
cupole dei frutti rende importanti coteste piante per la concia 
delle pelli e per la medicina. L’embrione del seme contiene 
oltre ciò olio grasso ed amido, ed è perciò che i semi di molte 
specie crudi od arrostiti, si mangiano o s'impiegano alla estra— 
zione dell’olio. Alcune contengono anche materia colorante. Però 
l’utile più generale proviene dall’ impiego dell’eccellente legno 
che forniscono. 


Gen. I. Hagus L. 


Etim. Dal greco phagein, mangiare, perchè nelle prime età del 
mondo il frutto del Faggio serviva ad alimentare gli uomini; oppure 
da phegos, nome che si dava dai Greci a questa pianta. _ 


1229. Fagus sylvatica L. (1) - Abit. Nelle colline e nei 
monti. Coltivasi anche nei boschetti artificiali. 


(1) N. It. Faggio. Utilissimo come pianta da combustione, il Faggio 
s'impiega pure nella nostra provincia .per varii lavori e particolar— 
mente nella fabbricazione di molti oggetti domestici, come scatole 
«cerchi di staccio., orcioli, coppe, cucchiai ecc. 





268 
Gen. II. Castanea L. 


Etim. Dal greco Castana, nome dato a questa stessa pianta. Secondo 
altri da Càstane, antica città della Puglia, da dove il Castagno fu por— 
tato a Roma. — Il Castagno fu noto all’antichità più remota. Impe- 
rocchè trovasi menzionato da Omero, e, secondo lo Sprengel, anche 
da Isaìa. Eustazio, nel suo commento all’Odissea, registra diversi no- 
mi di castagne fra quali, quello di maraon, donde, giusta le indu- 
zioni etimologiche del Menagio e del Muratori è derivato il volgare 
nostro marrone. Virgilio ricorda in più luoghi quest’ albero. 


1224. Castanea vulgaris Lam. (1) - Abit. Nei boschi delle 
colline e dei monti. Coltivasi poi’ estesamente in 
tutta la zona montuosa. 


Gen. III. Quercus L. 


Etim. Nome latino usato da Plinio per questo albero, che derive- 
rebbe dal greco cerchnos, ovvero, secondo il Vossio, da cerchaleos duro, 
aspro. Pare però più probabile che venga dall'unione delle due parole 
celtiche Kaér, quez, significanti dell'albero. 


1225. Quercus Cerris L. (2) - Abit. Nei luoghi selva- 
tici montani. 

1226. Q. Robur Sm. (3) — Nei boschi del piano e del 
monte. 

1227. @. Reinerii Bereng. - Nei boschi collini e montani, 

1228. Q. sessiliflora Sm. (4) - Comune in tutti i boschi 
dei colli e dei monti ed anche nel piano. 

1229. Q. pubescens W. (5) - Nei boschi collini e mon- 
tani, ed anche al piano. 


(1) N. It. Castagno comune. Il frutto di questa benefica pianta è 
alimento provvidenziale delle povere popolazioni delle nostre mon- 
tagne. l} carbone che se ne ottiene, impiegato anche nella pittura e 
fabbricazione della polvere, alimenta da noi le officine dei fabbri 
ferrai. - Si conoscono in Italia otto principali varietà del Castagno 
domestico, tre delle quali sono comuni nella nostra provincia. 

(2) N. It. Cerro, Ghianda amara. Piac. Zérr e Zron. E la quercia 
meno utilizzabile delle altre. Le sue ghiande molto amare sono spesso 
rifiutate dal Porco. 

(3) N. It. Rovere, Rovero, Querce. Piac. Réovla. 

(4) N. It. Eschio, Farnia, Quercia castagnola. Piac. Gianda e Querza. 
Questa Quercia, già sacra a Giove, dà una ghianda dolce che può 
servire di nutrimento anche all’uomo. Essa ha un sapore analogo a 
quello della Castagna. 

(5) N. It. Quercia molle. Piac. Querza, Gianda. 


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; 1230. Quercus Hex L. (1) — Abit. Trovasi qua e là in 
qualche località montuosa e ne’ boschi artificiali 
dei parchi e giardini. 


Gen. IV. Còrylus L. 


Etim. Dal greco korys, elmo. Così detto perchè il frutto è coperto 
da una specie di elmo o di corona, avanzo del calice. 


1231. Corylus Avellana L. (2) - Abit. Nelle siepi, ne— 
gli orti e ne’ luoghi selvatici di tutta la provincia. 


Gen. V. Carpinus L. 


Etim. Nome latino d’origine oscura. — Secondo il De Theis deri- 
verebbe da due parole celtiche significanti testa, legno, cioè legno che 
st pone sulla testa, per allusione alla qualità del legno di questa pianta 
adoperata nella costruzione dei gioghi da buoi. 


1292. Carpinus Béètulus L. (3) - Abit. Nei boschi e 
luoghi selvatici collini e montani. E coltivato an- 
che frequentemente per formar siepi. 


Gen. VI. Ostrya Mich. 


Etim. Dal greco osria, nome dato da Teofrasto al Carpinus betu— 
lus ; oppure da osris, scaglia, per allusione al frutto formato di capsule 
aggregate e stiacciate aventi l’ aspetto di piccole scaglie. 


1233. Ostrya carpinifolia Scop. (4) - Abit. Comune nei 
boschi e luoghi selvatici collini e montani. 


(1) N. It. Leccio, Elcio, Elice, Elce, Delcio. Questa specie , molto 
rara da noi, è frequentissima nell’ Italia meridionale. 

(a) N. It. Nocciuolo, Avellano, Noce pontica. Piac. Ninzeula. 

3) N. It. Carpino, Carpino comune, Carpino bianco. Piac. Carpa- 
nella. 

(4) N. It. Ostria, Carpino nero. 


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270 I 
Fam. CII. SALICINEE. 


Car. gen. — Alberi o frutici a foglie alterne caduche con: stipole 0 
senza. Fiori precoci o coetanei alle foglie, dioici, disposti in 
amenti (gattini) cilindrici o ovoidali. Ciascun amento è costituito 
di squame o di brattee squamiformi. Il frutto è una piccola cas- 
sula allungata, contenente molti semi privi di albume e cir- 
condati da molti peli setosi © cotonosi. 

Le Salicinee appartengono quasi tutte all’emisfero settentrio- 
nale. Due soli generi compongono questa famiglia, cioè il genere 
Salix L. (Salice) e il genere Populus L. (Pioppo). I Salici abitano 
in numerose specie segnatamente la metà più fredda della zona 
temperata; e nelle regioni più elevate del settentrione, come 
verso il limite delle mevi assumono l’aspetto di basse piante er- 
bacee, mentre più al sud e nella pianura compariscono siccome 
alberi di mediocre altezza. I Pioppi vanno in generale alquanto 
più al sud. In Africa si trovano soltanto lungo le coste del Me- 
diterraneo alcuni rappresentanti di questa famiglia. La maggior 
parte preferiscono località umide e sovente orlano le rive dei fiumi 
e dei ruscelli. 

Alcune specie possono utilizzarsi tecnicamente in svariate ma- 
niere ed altre usarsi come medicinali. Nella corteccia trovasi una 
materia da concia ed ancora una sostanza estrattiva, qual è la 
salicina; le squame delle gemme di alcuni Pioppi trasudano s0- 
stanze balsamiche; le foglie possono usarsi per colorire in giallo. 
Alcune specie per la loro bella statura vengono impiegate do- 
vunque siccome piante di ornamento. 


Gen. I Salix L. 


Etim. Salix dice Linneo, a saliendo, excrescendo. Ma pare più pro- 
babilmente che derivi dalla unione delle due parole celtiche Sal, lis 
(vicino, acqua) per allusione ai luoghi preferiti dai Salci. 

1234. Salix babylonica L. (1) - Abit. Coltivata e na-. 
turalizzata da per tutto. | 
1235. S. amygdalina L. (2) - Nei luoghi acquosi e lun- 

go 1 canali, gli stagni ed il Po. 
1236. S. ala L. (3) - Lungo i prati irrigui, i fossati, 
i canali e il Po. 

(1) N. It. Salcio che piove, Salcio Davidico , Salcio di Babilonia, 
Salcio orientale, Salcio pendente, Salcio piangente. Piac. Sàlaz pian- 
cent. ì 

(2) N. It. Salcio duro da far ceste, Salcio detto Vinchi. Piac. 
Salàz, Gorra. i 
- (3) N. It. Salice, Salcio, Salcio bianco, Salcio da pertiche, Salcio 
lombardo, Saicone, Vetricione. Piac. Sàlàz, come quasi tutte le spe- 
cie di questo genere meno qualcuna che ha nomi speciali. 








IPER 171 

3237. Swix fragilis L. (1) - Abit. Nelle ghiaie del Po 

e presso le foci della Trebbia e di tutti i torrenti. 

1298. S. purpurea L. (2) - Copioso nel letto del Po e 
dei torrenti. 

1239. S. rubra Huds — Lungo i rivoli e nei luoghi 
umidi. Coltivasi anche per le ritorte. 

1240. S. daphnoides Vill. — Nei luoghi scoscesi, om- 
brosi dei monti. 
1241. S. vininalis L. (3) - Coltivasi comunemente per 
la fabbricazione di panieri, graticci, ritortole. 
1242. S. incana Schrank - Nelle ghiaie dei torrenti e 
lungo i rivoli e canali. 

1243. S. phyflicifolia L. (4) - Nei boschi collini e mon- 
tani. 

1244. S. cinerea L. - Nei luoghi incolti collini e mon- 
tanl. 


1245. S. aurita L. — Nelle siepi e nelle fratte del colle 
e del piano. 


1246. S. Caprea L. (5) - Nei boschi umidi e nell'alveo 
dei torrenti. 


Gen. II. Populus L. 


Etim. Nome latino usato da Plinio di origine ignota: nullameno 
Yha chi lo vuole derivato dal latino populus, popolo, quasi volesse 
indicare un albero popolare, perchè ordinariamente i Pioppi un tempo 
Si piantavano intorno alle abitazioni di campagna. 


1247. Populus treinula L. (6) — Abit. Nei boschi spe— 
cialmente collini. 


(1) N. It. Salcio fra 
‘ciato. (Tosc). 

(2) N. It. Brillo. 

{3) N. It. Vetrice, Vetrice panierina, Vimine, V 

(4) N. It. Salcio montanino. 

(5) N. It. Salcio caprino, Salica. (T Salici sono preziosi nell’agri- 
coltura pei. loro prodotti ed usi a cui si prestano. La Salicina, so- 


Stanza particolare, febbrifuga, oggetto già di molti studii pei chimici, 
estraesi dalle cortecce dei Salici. 


(6) N. It. Alberella, Populo libico, Tremolo. Piac 


gile, Salcio gentile; Salcio S. Giovanni diac- 


inco. Piac, Gorréin. 


Arbra, Arbarella. 





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272 


1248. Populus canescens Sm. (1) — Abit. Comune nei 


boschi collini e montani. 

1249. P. alba L. (2) - Volgare nelle siepi e nelle mac- 
chie, tanto della pianura che dei monti. 

1250. P. pyramidalis Roz (3) - Coltivato comunemente 
lungo i viali e intorno ai cimiteri. 

1251. P. nigra L. (4) - Nell’alveo del Po, della Treb- 
bia, di tutti i torrenti, presso i canali. e intorno 
al prati irrigui. 

Fam. CIIl. BETULINEE. 


Car. gen. — Alberi od arbusti a foglie alterne caduche. Fiori. mo- 
noici tulti disposti in amenti i quali formansi in autunno, e 
sviluppansi poi in primavera avanti le foglie. Frutti indeiscenti 
compressi membranacei 0 subcoriacei, talvolta alati lateralmente. 
Semi senza perispermo. Formano nelle zone temperate e fredde 
dell’ emisfero boreale macchie boschive e foreste molto estese. 
Verso i limiti delle nevi e verso i poli le Betulinee appaiono 
sovente quali bassi cespugli. Parecchie di esse, quali la Betula 
bianca e |’ Ontano, sono piante di grande importanza offrendo 
moltissime utilizzazioni. 


Gen. I. Betula L. 


Etim. Del celtico Betu, il Don fa derivare questo nome, da cui i 
latini fecero Betulla, nume dato a questi alberi e convertito per iscor— 
rezione dei libri e poscia per uso in Betula. 


1252. Betula alba L. (5) - Abit. Nei boschi e nelle 
macchie dei monti più elevati e coltivata nei bo- 
schetti artificiali. 


(1) N. It. Pioppo biancheggiante. 

(2) N. It. Pioppo bianco, Populo bianco, Pioppo d'Olanda, Gatto , 
Gattero, Albaro. Piac. Arbra, Pioppa. Gli atleti per indicare che am- 
bivano la forza di Ercole, si presentavano nei circhi coronati di rami 
di questo pioppo, albero che era dedicato a quel Nume. 

(3) N. It. Pioppo cipressino, Pioppo tiberino. Piac. arbaròon. Nar- 
rano le leggende mitologiche che le sorelle di Fetonte furono cangiate 
in questa pianta mentre sulle rive del Po piangevano l’ eccidio del 
fratello. 

(4) N. It. Pioppo, Pioppo nero, Populo nero. Piac. Pioppa. 

(5) N. It. Betula, Beola, Biola. La corteccia di quest'albero è quasi 
incorruttibile e questa proprietà sembra dipendere dalla resina di cui 
abbonda. Nelle regioni nordiche si sono trovate delle Betule il cui 
egno era distrutto dal tempo, ma la cui corteccia era ancora intatta. 





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273, 
Gen. II. Alnus Tournef. 


Etim. Alnus è nome antico e latino usato da Plinio per questi 
alberi. L'etimologìa del medesimo è, secondo i più, affatto scono— 
sciuta, a meno che non si voglia farlo derivare, come pretende Ed. 
Grimard (Botanique) dalle due parole celtiche al; lan (vicino alle a- 
cque) per allusione alle locatità ove vegetano gli Alni. 


1253. Alnus incana DC. (1) - Abit. Presso i fossati, nell’al- 
veo dei torrenti e nei boschi del piano e del monte. 

1254. A. glutinosa Gaertn. (2) - Lungo i fossati e nel- 
l’alveo del Po e dei torrenti. 


Fam. CIV. PLATANEE. 


Car. gen. — Alberi aventi una scorza che si stacca in larghe placche. 
oglie alterne palminervie caduche. Fiori monoici, in amenti 
globosi, coetanei alle foglie. Maschio. Stami numerosi frammisti 
a squame, antere biloculari. Femmina. Ovarii numerosi stipati, 
frammezzati da squame uniloculari, }-2 ovolati; ovoli pendenti. 
Stilo eccentrico, stimma laterale, cassula coriacea monosperma 
indeiscente. Seme oblungo, embrione occupante l’asse di un 
albume carnoso scarso. — I Platani, coltivati nei viali e boschetti, 
danno un legno poco pregiato, ma in compenso le loro foglie 
potrebbero fornire un abbondante ed ottimo foraggio, quando 
queste belle piante venissero estesamente coltivate. 


Gen. I. Platanus L. 


Etim. Dal greco platys, largo, ampio; così chiamato per la gran- 
dezza delle sue belle foglie. 


1255. Platanus orientalis L. (3) - Abit. Si coltiva fre- 
quentemente lungo i viali, ne’ boschetti, e nasce 
qua e colà quasi spontaneo. 

1256. P. occidentalis L. (4) - Coltivato come il pre- 
cedente. 


(1) N. It. Ontano peloso. 
(2) N. It. Alno, Ontano. Piac. Nizzòl. 

(3) N. It. Platano, Platano orientale. Piac. Plattan. Il Platano orien— 
tale è un albero non solo conosciuto , ma celebrato dalla piu remota 
antichità. Esiodo, Omero, Pindaro ed altri poeti greci ne parlano 
frequentemente. La tomba di Diomede, caduto all'assedio di Troia , 
fu coronata di Platani. Come lv indica il nome, la sua patria è 1’O- 
riente. E frequente lungo i fiumi dell'Asia minore e della Persia. 

(4) N. It. Platano occidentale. È originario dell’ America setten- 
trionale. 

18 


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274 i 
. Fam. CV. ConirERE. (1) 


Car. gen. Alberi od arbusti resinosi. Foglie per solito persistenti, per 

lo più lineari od aghiformi , talvolta minutissime, imbriciate, 
solitarie oppure aggruppate a 2, 4, 5 od anche più. Fiori mo- 
noici o dioici. I maschi disposti in amenti, formati da brattee 
squamiformi, o peltate; i femminei egualmente amentacei , op- 
pure terminali solitari riuniti in numero di due o tre. Frutti 
spurii coniformi o bacca. Queste piante sono specialmente utili 
per la natura del loro legno, per la regolarità, e la lunghezza 
del loro fusto, le quali cose le rendono capaci di usi particolari, 
come nella costruzione delle case, delle navi, ecc. Le Conifere, che 
più abbondano nelle nostre contrade che ci porgono il miglior legno 
da lavoro, delle quali ci serviamo come combustibile, e che non 
raramente coltiviamo come piante d’'ornamento, sono: Pino, 
Abete, Larice, Ginepro, Tasso, Cipresso. Tutte le Conifere conten- 
gono principii resinosi, dai quali si ottengono varie sostanze, € 
particolarmente la Trementina, resina, che serve alla prepa- 
‘razione della Pece, della Colofonia, del Catrame ecc. Man- 
giasi il frutto di alcune specie, ad esempio quello del Pinus 
pinea, il Pinocchio; quello del Ginepro ecc. — La farmacia trova 
molti prodotti utili in diverse Conifere; e molte sono le specie 
di questa antica famiglia, suddivisa ora in diversi gruppi, le quali 
sono ricercate qnali piante di ornamento per l’ eleganza del loro 
portamento, per la persistenza delle loro foglie, e per le, helle 
warietà di tinte verdi, che queste presentano. 


Gen. I. Taxus L. 


Etim. Dal greco toxon, freccia, perchè gli antichi servivaasi del 
succo della specie principale per avvelenare le freccie; la stessa ra- 
dice ha pure la parola tozicon, veleno. Secondo altri deriverebbe dal 


greco tazis, ordine, per allusione alla disposizione delle sue foglie su 
due file. 


1257. Taxus baccata L. (2) - Abit. Coltivasi per orna- 
mento ne’ giardini e nei boschetti artificiali. 


(1) Parecchi moderni collocano le Conifere in una divisione 
particolare detta delle Ginnosperme a motivo della loro particolare 
STRAIMERA0IA distinta specialmente per le fibre punteggiate, e gli 
ovoli nudi. 

(2) N. It. Tasso, Nasso, Tasso mortifero, Albero della morte. Le 
foglie del Tasso contengono un veleno di natura narcotico-aere, mor- 
tale specialmente pei bovini ed equini. 


PAIN 
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CORRE 


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| 275 

Gen. II. Juniperus L. 

Etim. Dalla parola celtica jeneprus , aspro , ruvido ; scie alle 
foglie pungenti, spinose che caratterizzano quest’arbusto. 

1258. Juniperus communis L. (1) - Abit. Comune nei 
boschi, luoghi selvatici e ghiaiosi specialmente 
collini. 

1259. J. virginiana L. - Coltivasi per ornamento nei 
giardini. 


Gen. AII. Cupressus L. 


Etim. Dal greco Kypros, Cipro, perchè questi alberi abbondavano 
un tempo nell’ isola di Cipro. 
1260. Cupressus sempervirens L. (2) - Abit. Si coltiva 
per ornamento nei giardini e boschetti. 
1261. C. horizontalis Targ. (3) - Col precedente. 
1262. C. pyramidalis L. (4) - Coltivasi nei viali e intor- 
no ai cimiteri (5). 


Gen. IV. Thuja L. 


Etim. Alterato di thya, suo antico nome, che viene dal greco tyho, 
io saerifico, perchè gli antichi avevano costume di usarne nei sacrifici 
pel grato odore che manda quando viene abbruciato. 


1263. Thuja orientalis L. (6) — Abit. Si coltiva comune- 
mente per farne siepi. 
1264. T. occidentalis L.- Coltivasi come la precedente. 


(1) N. It. Ginebro, Ginepro, Ginepro nero. Piac. Zuevar. Dal frutto 
del Ginepro si ottiene il gin, noto liquore degli inglesi e del N. 
Europa. 

(2) N. It. Cipresso, Arcipresso. 

(3) N. It. Cipressa, Cipresso femmina. 

(4) N. It. Arcipresso, Cipresso maschio. 

(5) Alcuni autori considerano queste due ultime specie come sem- 
plici varietà del C. sempervirens. 

(6) N. lt. Tuja, Thia, 


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276 


é Gen. V. Pinus L. 


Etim. Nume adoperato da Plinio, di origine oscura. Secondo alcuni 
deriverebbe da un vocabolo celtico che significa monte, perchè i Pint 
amano ì luoghi montuosi. 


1265. Pinus Larix L. (1) - Abit. Coltivasi per orna- 
mento nei boschetti artificiali e nei giardini. 
1266. P. Picea L.(2)-Si coltiva nei boschetti e giar- 

dini per ornamento. 
1267. P. Abies L. (3) - Coltivasi nei prati e giardini 
per ornamento. 

1268. P. Strobus L. (4) - Coltivasi come il precedente. 
1269. P. sylvestris L. (5) - Comune nei boschi mon- 
tani. | 

1270. P. halepensis W. - Coltivasi per ornamento. 

1271. P. Laricio Poir (6) - Coltivasi come il prece- 
dente. 

1272. P. Pinea L. (7).- Coltivasi nei parchi e nei 
giardini per ornamento e pei pinocchi. 

1273. P. Pinaster W. (8) — Coltivasi per ornamento. 


Ga 


(1) N. It. Larice. 

(2) N. It. Pino nero, Picea, Piella, Zampino , Abete rosso, Abete di 
Germania. 

(3) N. It. Abete, Abeto, Abete bianco, Abete comune, Abezzo, 
Avedia. Piac. Aved. 
(4) N. It. Pino inglese, Pino di Lord Weimout. 

) N. It. Pino selvatico, Pino chiappino. Piac. Pein. 
6) N. It. Pinastro. 
7) N. It. Pino, Pino da Pinocchi, Pino domestico, 
8) N. It. Pinastro. 





271 


CLASSE II. — MONOCOTILEDONI. 


Fam. CVI. IDROCARIDEE. 


Car. gen. Piante acquatiche. Fiori dioici regolari. Calice 3 sepalo er+ 
baceo. Corolla 3petala. Stami liberi. Ovario intero uniplurilo— 
culare moltiovolato. Stili 3-6, per lo più bifidi. Frutto indei- 
scente carnoso. Embrione dritto cilindrico, albume nullo. — Alcuni 
generi sono straordinariamente diffusi; altri si mostrano limitati 
entro molto ristretti confini. Poco poi può dirsi riguardo allé 
loro proprietà ed ai loro usi. 


Gen. I. Hydròcharis L. 


Etim. Dal greco ydro, acqua, e chero, godo. Le specie di ques'o 
genere hanno stazione acquatica. 
1274. Hydròcharis Morsus ranae L. (1) - Abit. Nelle 
paludi, negli stagni e nelle acque di lento corso. 


Gen. II. Stratiotes L. 


Etim. Dal greco stratòs, soldato. E questo uno dei nomi che i Greci 
davano all’ Achelea, perchè usata nella cura di ogni sorta di ferite. 
Y moderni han dato questo nome alle piante di questo genere, perchè 
le loro foglie sono simili a lame di spada, e perchè molto ben corri— 
spondono alla descrizione che dà Dioscoride della Stratiotes aquatica. 


1275. Stratiotes aloides L. (2) - Abit. In alcuni stagni 
a poca distanza dal Po. 
(1) N. It. Ranocchiaia, Morso di rana. Questa pianta fu un tempo 


| usata in medicina come mucilagginosa ed astringente. 1 
(2) N. It. Stratiote, Erba coltella, Stiletto d’acqua, Scargia. 


278 
Fam. CVII. ALISMACEE. 


Car. gen. Piante acquatiche o palustri. Fiori ermafroditi o monoici 
regolari. Calice 3sepalo erbaceo. Corolla 3petala. Stami liberi. 


definiti od indefiniti. Ovarii 3-6 o più, superi, 1-2 ‘ovolati; 
stimmi semplici. Carpelli secchi indeiscenti. Embrione curvo, 
albume nullo. - Le Alismacee sono molto diffuse poichè tro- 
vansi nelle zone temperate e calde di tutto il globo. 


Gen. I. Alisma C. 


Etim. Dal greco dis, alòs, mare; essendo stata questa voce tra— 
sportata a tutti i luoghi acquatici ed umidi, ne è venuto l’ Alisma 
dei greci e latini. - Secondo altri dal eeltico alis, acqua, per allu- 
sione alle località abitate da queste piante. 


1276. Alisma ranunculoides L. (1) - Abit. Negli stagni 
e fossi d’acqua lenta. 


1277. A. Plantago L. (2) - Comune negli stagni e luo- 


ghi acquosi. 
Gen. II. Sagittaria L. 


Etim. Dal latino sagitta, saetta, per la forma delle foglie. 


1278. Sagittaria sagittaefolia L. (3) - Abit. Negli stagni 
e fossi d’acque poco correnti. 


Fam. CVIIL. BuToMEE. 


Car. gen. Piante palustri. Fiori ermafroditi regolari. Calice 3sepalo , 
talvolta colorato. Corolla 3petala. Stami liberi. Ovarii 3-6. 0 più 
superi, talvolta congiunti alla base, moltiovolati; placente parie— 
tali. Embrione dritto, albume nullo. — Questa famiglia .com- 
prende tre soli generi, uno de’ quali soltanto è proprio della 
zona temperata settentrionale. 


(1) N. It. Alisma ranuncoloide. | 
(2) N. It. Alisma, Alismo, Cavolaccio, Piantaggine d’acqua, Fistola 
di pastore, Mestolacce, Barba silvana. Il rizoma seccato dell’ Alisma 


viene mangiato da alcune popolazioni della Russia Asiatica. 


(3) N. It. Erba saetta, Saetta d'Ercole, Orecehio d’ asino. La Sa-. 


gittaria è vantata, unitamente all’Alisma, come rimedio contro la 
rabbia canina. 


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279 
Gen. I. Butomus L. 


Etim. Dal greco bùs, Bue, e tomè, taglio. Così denominato dalle 
foglie acute ed affilate che feriscono la lingua dei buoi che ne 
mangiano. 


1279. Butomus umbellatus L. (1) - Abit. Nei fossati e 
luoghi acquosi di tutta la provincia. 


Fam. CIX. POTAMEE. 


Car. gen. Piante acquatiche sommerse, o nuotanti colle foglie supe- 
riori. Fiori verdicci, ermafroditi ed unisessuali monoici. Perigo- 
nio infero 4partito o nullo. Stami liberi 1, 2, 4. Ovariì 4 unio— 
volati terminati da uno sitile o da uno stimma sessile. Carpelli 
indeiscent? secchi o drupacei. Embrione curvo od involto ; al- 
bume nullo. - Queste piante moltiplicansi talvolta nei canali 
con tanta rapidità e profusione, che impediscono la navigazione e 
bisogna falciarle. Innalzano in breve tempo i bassi fondi, onde 
ponno essere impiegate a risanare i luoghi inondati, paludosi ecc. 
Possono inoltre essere convertite in eccellente concime. 


Gen. I. Potamogèton L. 

Etim. Dalì greco potumòs, fiume, e geiton, giton, vicino. Le specie 
di questo genere crescono tutte in vicinanza o dentro le acque sta- 
gnanti o correnti. 

1280. Potamogéton densus L. - Abit. Nelle acque sta- 
gnanti. 

1281. P. natans L. (2) - Nelle acque stagnanti e poco 
correnti. 

1282. P. pectinatus L. - Nelle acque di lento corso. 

1283. P. zosteraefolius Schum. - Nelle acque stagnanti. 

1284. P. pusillus L. - Nei rivoli e negli stagni. 

1285. P. perfoliatus L. - Nelle località della precedente. 

1286. P. lucens L. (3) - Nelle acque correnti. 

1287. P. crispus L. (4) - Com une nei fossi e negli stagni. 


(1) N. It. Giunco fiorito, Aglio acquatico, Biodo. I semi ed il ri- 
zoma di questa pianta furono considerati un tempo come medicinali: 
il rizoma poi viene mangiato dalle popolazioni nomadi dell’ Asla 
“settentrionale. 

(2) N. It. Bietole d’acqua, Lingue d’acqua, Verniera. 

(3) N. It. Erba tinca, Brasca. 

(4) N. It. Erba galla, Cicerbita di palude, Potamogeto. Alcune 
specie di Potamogéton sono mangiate: in Siberia e le foglie di altre 
impiegate come stittiche. 





280 ut eee 
Gen. II. Zannichellia L. 


Etim. Genere dedicato a Gian Girolamo Zanichelli, naturàlistà 
italiano nato nel Modenese nel 1662 e morto nel 1729. Si hanno di 
lui varie opere, tra le. quali tengono il primato un Catalogo delle 
piante terrestri e marittime ecc. è la Storia delle piante che crescono 
nei lidi intorno a Venezia. 


1288. Zannichellia palustris L. (1) - Abit. Nelle acque 
correnti. 
1289. Z. dentata W.- Colla specie precedente, ma più 
rara. 
Fam. CX. NAJADEE. 


Car. gen. Piante acquatiche sommerse. Fiori monoici o didici. Peri- 
gonio sostituito da una spata membranosa. Maschio. Stame unico 
col filamento brevissimo o nullo. Femmina. Ovario libero uni— 
loculare uniovolato. Uno stimma sessile, o 2-3 filiformi. Frutto 
secco 0 subdrupaceo indeiscente. Embrione dritto, albume nullo. 
= Trovansi in tutti i paesi che godono di temperatura mode- 
rata o calda. 


Gen. I. Najas L. 


Etim. Dal nome delle Napadi, Divinità che abitavano le fonti, i 
fiumi, i laghi. Le apadee sono tutte piante acquatiche. 


1290. Najas major Roth. (2) - Abit. Negli stagni, nelle 
paludi e nelle acque di lento corso. 
1201. N. minor All. (3) - Nelle acque poco correnti. 


Fam. CXI. LEMNACEE. 


Car. gen. — Piante minute acquatiche nuotanti o sommerse senza 
foglie, col caule dilatato, articolato, o simulante delle piccole 
foglie inserite l’una sull’altra. Fibre radicali inserite sulla faccia 
inferiore del caule. Fiori ermafroditi od unisessuali per aborto, 
posti sul margine del caule stesso. Perigonio sostituito da una 
piccola spata membranosa. Stami 1-2 ipogini. Ovario libero u- 


(1) N. It. Alga di palude, Zannichellia. 
(2) N. It. Naiade maggiore, Spini da ranocchi. 
(3) N. It. Najade minore. 





281 


@xiloculare 1-6ovofato. Stilo unico terminato da uno stimma 
depresso-imbutiforme, Frutto membranoso trasparente. Embrione 
dritto, albume nullo. - Queste piante affatto singolari trovansi 
in tutte le regioni calde e temperate. A miriadi ricoprono le 
superficie delle acque stagnanti, mantenendosi sotto di esse 
quantità innumerevoli di animaletti, come infusori, polipi, con- 
chiglie d’acqua dolce, larve d’insetti, piccoli crostacei ecc. 


Gen. I. Lemna L. 


| Ftim. Dal greco lemma, corteccia, scaglia (in gen. tutto ciò che copre 
una superficie). Le piante di questo genere stanno a galla deile a- 
cque stagnanti, e ne coprono la superficie. 


1292. Lemma polyrhiza L. (1) - Abit. Nei fossati di 
acqua lenta. 

1293. L. frisulca L. - Nei luoghi acquosi. 

1294. L. minor L. (2) - Comunissima in tutte le acque 
stagnanti. 

1295. L. gibba L. - Nei luoghi acquosi e stagnanti. 


Fam. CXII. TIFACEE. 


Car. gen. - Piante erbacee, palustri, a foglie parallelinervi, ensifor- 
mi, rigide, delle quali le superiori avviluppano i fiori. Questi 
comunemente a spighe od a capolini suno unisessuali, moncici: 
‘i maschi comprendono molti stami nudi, frammisti a sete o 
squame; i femminei, ovarii liberi, frammezzati a sete numerose 
claviformi. Frutto uniloculare, monospermo, quasi drupaceo. Semi 
albuminati.- Rarissime le Tifacee sotto i Tropici, esse abitano 
di preferenza le paludi, ed i fossi delle regioni settentrionali 
del globo. 


Gen. I. Typha L. 


Etim. Dal gr. tifos, stagno, palude. Le piante di questo genere 
prosperano nelle acque stagnanti. 
1296. Typha minima Hoppe. - Abit. Nelle sabbie del 
Po e presso la foce della Trebbia. 
(1) N. It. Lente di palude, Lente palustre, Lenticchia d’acqua, 


iLenticchia palustre, Lenticularia. 
(2) N. It. Lenticchia minore. 


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282 


1297. Typha angustifolia L. (1)- Abit. Nei fossati d’ acqua 
lenta e negli stagni. 


1298. 7. latifolia L. (2) - Volgare in tutti i luoghi 
palustri. 


1299. 7. minor Smith (3) - Nei luoghi acquosi e nelle 
paludi. 


Gen. II. Sparganium L. 


Etim. Dal greco spàrganon, fascia. Le foglie di queste piante sono: 
sottili e lunghe a guisa di fascie, di nastri. 


1300. Sparganium ramosum L. (4) - Abit. Nelle paludi 
e nei fossi. 


1301. S. simplex Huds.- Nelle paludi e nei fossati. 


Fam. CXIII. AROIDEE. 


Car. gen. Piante terrestri od acquatiche contenenti un succo acre: 
caustico. Rizoma carnoso. Foglie radicali. Fiori unisessuali monoici 
coprenti in tutto od in parte un asse carnoso (spadice) cinto da 
una brattea per lo più a forma di cartoccio (spata), Fiori ma- 
schi formati soltanto di stami sparsi fra gli ovarii, o posti su- 
periormente al gruppo degli ovarii. Fiori femminei formati di 
ovarii liberi. Uno stilo breve, od uno stimma sessile. Frutto: 
bacciforme monospermo per aborto o polispermo. Albume car- 
noso, embrione dritto. — Non infrequenti nelle regioni tempe- 
rate, esse abbondano preferentemente nei climi caldi, dove rag— 
giungono, talfiata, considerevoli dimensioni e consistenza semi- 
legnosa e protendono in basso radici aeree. Di alcune Arcidee 
sono eduli le foglie e particolarmente gli ingrossamenti tuberosi 
sotterranei. 


(1) N. It. Tifa, Sala, Mazza sorda. 

(2) N. It. Tifa maggiore, Sala, Stiancia, Mazza sorda, Mazza ferrata, 
Papea, Sala, Sordoni. | 

(3) N. It. Tifa minore, Sala, Stiancia, Mazza ecc. Le foglie delle 
Tifacee si intrecciano in diversi lavori di sporterìa, ed il pelo dei semi 
adoprasi dalla povera gente per farne cuscini. Nei luoghi ove ab— 
bondano poi si adoperano frequentemente come strame. 

(4) N. It. Sparganio, Coltellacei, Biodo. 


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283 
Gen. I. Arum L. 


Etim. Dal Copto aro, pianta tortuosa (affine ad ar, ahor, serpe). Le 
‘piante spettanti a questo genere hanno gambo e radici tortuose. 


1302. Arum Dracunculus L. (1) - Abit. Nelle siepi om- 
brose di collina. 

1303. A. maculatum L. (2) - Nei luoghi ombrosi, sel- 
vatici. 

1304. A. ilalicum Mill. (3) - Alle rive dei fossati e 
presso le siepi. 


Fam. CXIV. ORCHIDEE. 


Car. gen. Piante erbacee, terrestri, a foglie guainanti od amplessicauli, 
ridotte talvolta a squame pallide o colorate. Radice fascicolata 0 
formata di due tuberi interi o palmati, l'uno dei quali muore 
ogni anno. Fiori ermafroditi, irregolari, disposti a spiga e mu- 
niti di brattee. Frutto cassulare deiscente per tre fessure laterali, 
semi minutissimi. Albume nullo. — Abitano tutte le regioni del 
globo, meno che le assolutamente fredde, o le assolutamente secche. 
Abbondano però verso l’equatore e lussureggiano nell’umida e calda 
atmosfera dell’ America tropicale, delle due Indie e dell’ Arcipelago 
Malese. Niun' altra famiglia di piante eccita cotanto la nostra sor- 
presa ed ammirazione quanto la presente, sia che la si esamini 
con l’occhio dell’arte proprio dell’ amatore de’ fiori, sia che la 
sì consideri con l'occhio acuto e critico del botanico. Sono per- 
ciò le Orchidee le piante della moda e parecchie si coltivano 
con molta spesa nelle stufe, nelle sale, contenute in canestri 
traforati, appesi, quali lampade, alle pareti ed alle volte di 
quelle. Attualmente se ne conoscono più di 300 generi e quasi 
3000 specie. I prodotti più importanti di questa famiglia sono 
tre: il salep , la vaniglia ed il faham. — Nelle Orchidee indi- 
gene il caule è generalmente eretto, foglioso od afillo: nelle Or- 
chidee parassite ( per lo più esotiche) è aderente ai corpi per 
appendici radiciformi. 


(1) N. It. Aro, Cavolaccio, Cavolo di serpe, Giara, Gichero, Liaro, 
Lanternino, Veleno. 

(2) N. It. Aro, Giaro, Gichero, Giglio d’oro, Pan di serpe, Lan- 
ternaria. 

(3) N. It. Gli stessi nomi delle specie precedenti. 





284 
Gen. I. Orchis L. 


Etim. Dal greco orchis, testicolo, per la somiglianza dei tuberi coi 

testicoli. 

1305. Orchis sambucina L. - Abit. Nei prati montani 
e collini specialmente selvatici. 

1306. 0. maculata L. (1) - Nei pascoli e boschi mon- 
tani. | 

1307. 0. incarnata L. — Nei prati paludosi. 

1308. 0. Zatifolia L. (2) - Nei luoghi erbosi dei boschi 
e nel prati. | 

1309. 0. Morio L. (3) - Copiosa nei prati e luoghi 
erbosi. 

1310. 0. coriophora L. - Nei prati e pascoli. 

1311. 0. ustulata L.- Nei prati e pascoli della regione 
collina e montana. 

1312. 0. variegata All. (4) - Comune nei prati e luoghi 
erbosi. 

1313. 0. fusca Iacq. - Nei luoghi erbosi dei colli e 
monti, e nei prati. 

1314. 0. Simia Lmk. - Nei boschi collini. 

1315. 0. malitaris L. - Nei prati collini e nel boschi. 

1316. 0. laxiflora Lmk. - Nei luoghi acquitrinosi della 
provincia. 

1317. 0. mascula L. (5) - Nei prati specialmente col- 
lini e montani. 


(1) N. It. Palma Christi, Concordia, Giglio basilico. 

(2) N. It. Orchide palmata, Sconcordia, Palma Christi. 

(3) N. It. Testicolo, Testicolo di cane. 

(4) N. It. Orchide variegata. 

(5) N. It. Giglio che puzza di capro. Testicolo di cane. -Le Orchidee 
forniscono il salep, specie di fecola contenente una varietà di gomma 
detta bassorina; essa ottiensi più specialmente dalle radici tuberco— 
lose delle Orchis dell'Asia minore e della Persia: si potrebbe otte- 
nere però anche da parecchie delle nostre specie indigene. 





285 

1318. Orchis pallens L. — Abit. Nei boschi montani. 

1319. 0. provincialis Balb. — Nei luoghi erbosi selva- 
tici, collini e montani. 


Gen. II. Anacamptis Rich. 


Etim. Dal greco ana, di nuovo, e campto, piego, per allusione alle 
due foglioline situate alla base del labretto e ripiegate in su. 


1320. Anacamptis pyramidalis Rich. — Abit. Nei prati 
e luoghi erbosi. 


Gen. III. Gymnadenia Nees. 


Etim. Dal greco gymnos, nudo, e aden, glandula, così denominato, 
perchè i lobi delle antere sono nudi, cioè senza borsetta. 
1321. Gymnadenia conopsea R. Br. - Abit. Nei luoghi 
erbosi e nei prati. 


Gen. IV. Himanthoglòossum Spr. 


Etim. Dal greco himas, himantos, coreggia e da glossa, lingua, per 
la forma della lacinia mediana del labbro. ' 
1322. Himanthoglossum hircinum Spr. - Abit. Nella 
zona collina e montana. 


Gen. V. Platanthera Rich. 


Etim. Dal greco platys, largo, piano, e anthera, antera, così deno- 
minato dal carattere essenziale generico dei lobi delle antere assai 
discosti fra loro. 


1323. Platanthera bifolia Rich. (1) — Abit. Nei prati e 
luoghi erbosi specialmente selvatici. 


Gen. VI. Ophrys L. 


Etim. Dal greco ophrys, sopracciglio, così chiamato pel labbro ci- 
gliato e peloso nelle specie di questo genere. 


1324. Ophrys apifera Huds. (2) - Abit. Nei prati e 
pascoli collini. 


(1) N. It. Orchide di Primavera. 
(2) N. It. Fiore del Cuculio, Pecchie. 


286 
1325. Ophrys Arachnites Reich. (1) - Abit. Nei prati 
della pianura e dei colli. 


1326. O. Bertolonit Morett. - Nei prati specialmente 


collini. ; 
1327. 0. muscifera Huds. - Neli luoghi selvatici di 
collina. 


1328. O. aranifera Huds. - Nei prati magri del piano 


e del colle. 


Gen. VII. Serapias L. 


Etim. Dal Serapis, Serapide, nome dato ad Osiride Re dell’ Egitto 
dopo la sua morte, considerandolo come la più potente delle Divinità 
Egiziane, il qualnome, secondo il Vossio, deriva da Sar, Principe, e 
da Apis, Api, denominazione del Bue adorato in Egitto come una 
trasformazione di Osiride. O forse deriva da Serapius, medico arabo 
dell’ antichità, uno dei padri della Botanica. 


1329. Serapias Pseudo Cordigera Moric. - Abit. Nei 
prati acquitrinosi. 


Gen. VIII. Limodorum Tournef. 


Etim. Dal greco beimon, prato, e doron, dono, ornamento (ornamen- 
to dei prati). Secondo altri deriverebbe pure dal greco limodes, affamato, 
in causa del suo parassitismo. 


1330. Limodorunm abortivum Sw. (2) - Abit. Nei boschi 
specialmente collini. 


Gen. IX. Cephalanthera Rich. 


Etim. Dal greco cephale, testa, ed anthos, fiore, per la riunione 
de’ suoi fiori in ispiga densa ed arrotondata a modo di un capolino. 


1331. Cephalanthera rubra Rich. (3) - Abit. Nei bo- 
schi collini e montani. 


(1) N.It. Fior mosca, Formicone. Dalle diverse specie di Ophrys 
non meno che dalle .Orchis, si ottiene in Asia il già citato salep, 
sostanza assai nutriente e di facilissima digestione pei convalescenti 
e per le persone deboli. 

(2) N. It. Limodoro, Orchide abortiva. 

(3) N. It. Cefalantera rossa. 








Ra 237 

1332. Cephalanthera pallens Rich. (1) - Abit. Nei boschi 
collini. 

1333. C. ensifolia Rich. — Nei luoghi selvatici umidi. 


Gen. X. Epipactis Rich. 


Etim. Dal greco epi, su, «e pegnumi, crescere, perchè l’ovario è so- 
stenuto da un peduncolo. 


1334. Epipactis palustris Crtz. (2) - Abit. Nei prati 
paludosi. 
1335. E. microphylla Ehrh. - Nei pascoli ombrosi. 


1336. E. rubiginosa Gaud. - Nei siti erbosi collini. 
1337. E. latifolia AI. (3) - Nei luoghi selvatici umidi. 


Gen. XI. Listera R. Br. 


Etim. Genere dedicato al Naturalista inglese Martino Lister. 


1333. Listéra ovata R. Br. (4) - Abit. Nei luoghi sel- 
vatici del piano e del colle. 


Gen. XII. Neottia L. 


Etim. Dal greco nedttia, nido, così detto dalla forma della corclla 
sn qualche modo simile ad un nido d’uccelli. 


1339. Neottia Nidus avis Rich. (5) - Abit. Parassita 
alla radice degli alberi nei boschi collini e montani. 


(1) N. It. Cefalantera pallida. 
(2) N. It. Epipattide palustre, Mughetti pendolini. 
x (3) N. It. Epipattide di foglie larghe, Mughetti, Elleborina di foglie 
lirghe. 
} N. It. Giglio verde, Orchide di Primavera. 
5) N. It. Orchide nido d’uccello. Così detta perchè la sua radice è 


composta di moltissime fibre carnose raccolte quasi a foggia d’un nido 
d' uccello. 


Gen. XIII. Spiranthes Rich. 


Etm. Da spira, spira, e anthos, fiore, pei fiori disposti a foggia di 
spira attorno all’ asse. 


1340. Spiranthes autumnalis Rich. - Abit. Frequente. 
neì prati e pascoli. ini 
1541. S. aestivalis Rich. - Nei luoghi erbosi palustri. 


Fam. CXV. IRIDEE. 


Er. gen. — Piante aventi un rizoma tuberoso o bulboso. Foglie per 
lo più radicali, distiche, ensiformi. Fiori ermafroditi a grappolo 
v spiga terminale, di rado solitarii. Frutto capsulare, triloculare, 
polispermo, con 8° valve, a deiscenza loculicida. Semi albuminati. 
— I fiori delle Irides sono. assai vaghi, ma presto si gua- 
stano e spariscono. Le zone temperate sono quelle che ad esse. 
più convengono. Il Capo di Buona Speranza emerge sopra tutti 
gli altri paesi per la quantità dei generi e le forme particolari di 
queste piante. — Stante la bellezza dei loro fiori, molte specie ne. 
vengono coltivate nei giardini, Alcune diesse contengono sostanze 
particolari, che le rendono utili per certi usi. 


Gen. I. Crocus L. 


Etim. Dal greco Crocos, zafferano. 


1342. Crocus sativus All. (1) — Abit. Coltivasi nei giar-. 
dini. 

1343. C. biflorus Mill. (2) - Nei prati. 

1544. C. vernus All. - Nei prati magri. 


Gen. FI. Gladiolus L. 


Etim. Diminutivo di gladius, spada; così detto dalla forma delle. 
foglie assomigliate ad una spada. 


1345. Gladiolus segetum Gaw. (3) - Abit. Comune nei 
pascoli e nei seminati. 


(1) N. It. Croco, Gruogo domestico, Zaffarano, Zafferano, Zafferano 
domestico, Piac. Zaffran. Originario dell'Oriente, ma di estesa coltura 
in Germania, in Francia, in alcune parti d’Italia pel prodotto che si 
trae dagli stimmi de'’suo fiori. 

(2) N. It. Fiori di Primavera. 

(3) N. It. Gladiolo, Fil di spada, Appiolini. 





tai 289 
| 1346. Gladiolus communis L. (1) - Abit. Nei prati, col- 
tivasi anche nei giardini. 


Gen. III. Iris L. 


Etim. Dal greco iris, iride, arcobaleno; così detto perchè le specie 
di questo genere si distinguono per vaghe gradazioni di colorito nei 
loro fiori, paragonate a quelle dell'iride celeste. 


1347. Iris germanica L. (2) — Abit. Sui muri antichi, 
nei luoghi rupestri e coltivata nei giardini. 

1348. I pallida Lam. - Nei luoghi incolti di collina. 

1349. Z. florentina L. (3) - Negli orti e giardini ove 
coltivasi per l'eleganza de’suoì fiori. 

1350. I. graminea L. (4) - Nei luoghi rupestri collini 
e montani. 

1351. I. foetidissima L. (5) - Nei luoghi umidi e presso 
i fossati in collina. 


Fam. CXVI. AMARILLIDEE. 


Car. gen. Piante perenni spesso bulbose. Foglie lineari od ensifortai 
per lo più radicali. Fiori ermafroditi, grandi, solitari, ad ombrello 
semplice. Stami sei colle antere introrse. Ovario 3loculare mol- 
tiovolato. Cassula 3valve. Embrione dritto. - Sono sparse in tutte 
le parti del mondo, e quasi tutte tenute in molto pregio nei giar- 
dini come ornamento, per la loro eleganza, la bellezza dei fiori e 
il loro grato odore. Alcune contengono un principio purgativo nei 
bulbi. Si contano oltre sessanta specie di Amarillidee. 


(1) N. It. Gladiolo, Gigliarello, Monacucce, Pancaciolo, Spaderella, 
Succiamele. Le radici di queste /ridee contengono della fecola e sono 
mangiate con avidità dai Porci non meno dei tuberi carnosi delle 
Orchidee. 

(2) N. It. Gaggiolo, Giglio pavonazzo, Ireos, Iride domestica, Iride 
pavonazza. 

(3) N. It. Gaggiuolo, Gaggiolo, Iride, Iride fiorentina, Iride domestica. 

(4) N. It. Iride con odore di susina, Iride minore. 

(5) N. It. Iride salvatica, Ricottaria, Spatula fetida, Xiride. Le radici 
ingrossate di alcune /ridi, si tagliano in pallottoline da mettere nei 
cauteri per tenerli aperti e promuoverne lo spurgo. Da parecchie si 
estraggono materie coloranti. 

19 


Gen. I. Sternbergia W. K. 


Etim. Genere dedicato al Conte Casper di Sternberg botanico tedesco. 


290 


1352. Sternbergia lutea Ker. — Abit. Nei pascoli col- 
lini e montani. SÙ 


Gen. II. Agàve L. 


Etim. Dal greco agavòs, magnifico. Le specie di questo genere eso- 
‘tico sono infatti magnifiche e per la forma e per la bellezza dei 
loro fiori. 


1353. Agàve americana L. (1) - Abit. Coltivasi per 
ornamento nei giardini. 


Gen. 1II. Narcissus L. 


Etim. Dal greco nàrke, sopore, pel doloroso sopere che cagiona 
l’acuto odore de'suoi fiori. Tale sembra da vera origine di questo nome. 
Sotto il rapperto poetico poi se ne trova un’altra. Alcune specie di que- 
‘sto genere crescono sulle rive delle acque, edi loro fiori ricurvi pare 
che si specchino in esse, come il Narciso della Mitologìa. 


1354 Narcissus Jonquilla L. (2) - Abit. Coltivata e 
presso che spontanea negli orti e giardini. 

1355. N. Tazetta L. (3) — Nei giardini eve coltivasi. 

1356. N. poeticus L. (4) - Nei prati specialmente col- 
lini e montani. 

1357. N. biflorus W. - Nei luoghi erbosi. 

1358. N. Pseudo Narcissus L. (5) — Nei prati e presso 
1 fossati e coltivato nei giardini per ornamento. 

1359. N. incomparabilis W. - Nei prati di collina. 

(1) N. It. Agave americana, Aloe d'America, Fico d'India. Quantunque 
coltivata ne' nostri giardini come pianta .d' oruamente, per causa del 
‘clima inadatto, rarissimamente fiorisce. Ciò ha dato origine all’ opi— 
mione volgare ed erronea che questa pianta fiorisca solo ogni 50 0 
più anni. sari 

(2) N. H.'Giunchiglia, Giunchiglia scempia. Piac. Giunchili. 

(3) N. It. Narciso, Narcisso, Tazzetta, Tazzetta scempia. 


(4) N. It. Narciso poetico, Giracapo, Tazzette selvatiche, 
(5) N. It. Trombone. 


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291 
Gen IV. Leucojum L. 


Etim. Dal greco leukòs, bianco, e ion, viola, pei fiori bianchi e 
somiglianti nella forma a quelli della viola. 


1360. Leucojum vernun L. (1) - Abit. Nei luoghi 0- 
pachi silvestri di collina. 
1361. L. aestivum L. (2) - Nei luoghi erbosi palustri. 


Fam. CXVII. ASPARAGEE. 


Car. gen. - Piante erbacee o di rado fegnose, aventi per lo più un ri- 
zoma strisciante. Fiori ermafroditi od unissessuali, calice sovente 
colorato e petaloide con 6 od 8 suddivisioni; stami aderenti alla 
base dei petali; ovario libero, triloculare, raramente con una sola 
loggia; stilo semplice coronato di uno stimma trilobato , o di 
tre stimmi separati. Il frutto è una capsula, triloculare. — 
Abitano di preferenza le regioni temperate e formano una 
famiglia poco numerosa. Alcune specie sono esculente e perciò 
coltivate negli orti. La medicina antica aveva fede nelle qualità 
medicinali attribuite a molte specie di questa famiglia: la medi- 
cina moderna, se ha rigettati come inetti certi prodotti di Aspa— 
raginee, si vale tuttavia di varii, che sì ritraggono da alcune di loro. 


Gen. Î. Aspàragus L. 


Etim. Dal latino asper, aspro, perchè alcune specie sono aspre e 
spinose. 


1362. Asparagus ‘officinalis L. (3) - Abit. Nelle siepi e 
nei luoghi selvatici. Coltivasi eziandio negli orti. 

1363. A. tenwifolius L. (4) - Nei luoghi coperti, sel- 
vatici, specialmente collini. 


O N. It. Cipolline, 

2) N. It. Campanella, Narciso a campanelle. 

3) N. It. Asparago, ‘Corruda, Spaghero, Sparagio. 

(4) N It. Asparago selvatico, Sparagio di macchia, Palazzo di 
. ‘Lepre, Sparagella. 


Uri 


292 
Gen. II. Paris L. 

Etim. Dal latino par, paris, eguale, per allusione alla regolarità del 
suo fogliame. Secondo altri deriverebbe dal nome di Paride, figlio di 
Priamo, che conobbe questa pianta e la mise in uso. 
1364. Paris quadrifolia L. (1) - Abit. Nei luoghî sel- 

vatici collini e montani. 


Gen. III. Polygonatum Dest. 


Etim. Dal greco polys, molto, e 9òny, articolazione. Così detto per- 
chè il rizoma 0 gambo sotterraneo è diviso in un gran numero di nodi. 


1365. Polygonatum vulgare Desf. (2) - Abit. Nei luoghi 
selvatici e ombrosi di collina. 

1366. P. multiflorum Desf. (3) — Nei luoghi selvatici 
ombrosi di collina. 


Gen. IV. Convallaria L. 


Etim. Vocabolo ibrido formato dalla parola latina Convallis, con- 
valle, e dalla greca Zeirion, giglio, (giglio delle convalli) perchè una 
delle specie di questo genere la C. Majalis cresce nei boschi umidi 
ed ombrosi delle convalli ed ha un odore che ricorda quello del giglio. 


1367. Convallaria Majalis L. (4) - Abit. Nei luoghi 
ombrosi, selvatici di collina. 


Gen. V. Majanthemum Wigg. 


Etim. Vocabolo ibrido formato dal latino Majus, Maggio, e an- 
themon, fiore, (fiore di Maggio), per allusione al tempo in cui 
fioriscono le piante di questo genere. 


1368. Majanthemum bifolivun DC. (5) — Abit. Nei siti 
ombrosi montani. 


(1) N. It. Parisetta, Erba crociona, Uva di volpe, Erba Paris. La 
Paris quadrifolia, usata altre volte in medicina, è pianta sospetta. 
Secondo Gessner, le sue bacche sono un veleno pei gallinaccei. 

(2) N. It. Sigillo di Salomone. 

(3) N. It. Ginocchietto, Mughetto selvatico, Poligonato, Sigillo 
di Santa Maria. 

(4) N. It. Fior d’Aliso, Mughetto, Giglio delle convalli. I Poligonati 
e le Convallarie si debbono riguardare come piante sospette, ad onta 
dell’odore grato e dell’elegante aspetto che esse presentano. 

(3) N. It. Gramigna di Parnaso. 





293 
Gen. VI. Ruscus L. 


Etim. Sincopato del latino rusticus, rustico, (pianta rustica). Così 
detto perchè ì contadini si servivano delle foglie del Ruscus acu— 
leeatus per coprire i cibi che volevano conservare e difendere 
dai topi. Il termine rusticus, esprime ancora i luoghi selvaggi 
nei quali cresce. Secondo altri poi sarebbe un’alterazione della pa— 
rola latina fruscus significante arbusto spinoso. 


1369. Ruscus aculeatus L. (1) - Abit. Nei boschi e 
luoghi silvestri collini e montani. 


Fam. CXVIII. DIoscorEE. 


Car. gen. — Piante erbacee o di raro legnose, aventi per lo più un rizoma 
strisciante. Fiori ermafroditi od unisessuali. Perigonio regolare pe— 
taloideo infero formato di 6 , o raramente di 4 od 8 pezzi saldati 
talvolta alla base.Stami inseriti sul perigonio o sul ricettacolo. Antere 
introrse. Ovario infero 3loculare a logge 1- pluriovolate, stili 1-3. 
Frutto succulento indeiscente 3loculare, oppure iloculare 1sper- 
mo per aborto. - Di questa picciola famiglia un solo genere è spon- 
taneo anche in Europa; gli altri appartengono ai climi tropicali. 


Gen. I. Tamus L. 


Etim. Nome che davano gli antichi Botanici ad una pianta sar- 
mentosa analoga alla vite, che produce un frutto simile all'uva. H 
Tamus dei moderni (Vite nera) corrisponde alla descrizione che gli 
antichi ce ne lasciarono. 


1370. Tamus communis L. (2) - Abit. Nelle siepi 0 
luoghi selvatici, specialmente collini. 


Fam. CXIX. GIGLIACEE. 


Car. ‘gen. — Piante per lo più erbacee e perenni, comunemente bulbose, 
di raro colla radice fascicolata o fibrosa. Fiori ermafroditi regolari 
o subregolari, talora solitari e terminali, talora a spiga, a grappoli 
o a ombrello; talora accompagnati da uno spato. Fusto 0 scafo ge— 
neralmente nudo. — Abbondano nei climi temperati più che nei 
caldi, ed offrono piante non solo ornamentali o ricercate per la 
bellezza e il grato olezzo dei fiori, ma anche economiche, indu- 
striali e medicinali, 


(1) N. It. Brusco, Bruscolo, Pungitopo, Ruschio, Spruneggiolo, 
Strinatopo. 
(2) N. It. Cerasiola, Smilace liscia, Tamaro, Uva tamina, Vite nera 


dd 
a 


294 
Gen. I. Tulipa L. 


Etim. Nome che Linneo pone nella serie dei barbari. Secondo 
Dodoneo deriva dalla parola persiana tolzban, che significa turbante, per 
la forma del suo fiore che rammenta quella di un turbante, 


1371. Tulipa suaveolens Roth. (1) - Abit. Coltivasi nei 
giardini. 

1372. T. Gesneriana L. (2) - Coltivasi come la specie 
precedente. 

1373. T. Sylvestris L. (3) - Nei prati. 

1374. T. Clusiana DC. - Coltivasi frequentemente nei 
giardini. 

1375. T. Oculus-solis R. S. (4) - Nei prati e siti er- 
bosi di collina. 

1376. 7. praecox Ten. (5) - Nei giardini. 


Gen. II. Pritillaria L. 


_Etim. Dal latino fritillus, scacchiere. La corolla di alcune specie 
di questo genere è sparsa di macchie quadrate che rappresentano in 
qualche modo uno scacchiere. | 


1377. Fritillaria imperialis L. (6) - Abit. Coltivasi nei 
giardini. 

1378. F. Meleagris L. (7) — Coltivasi come la prece- 
dente. 

1379. F. persica L. - Come la precedente. 


) N. It. Tulipano odoroso. 

N. It. Tulipano, Tulipano d'Olanda, Lancettoni. 
N. It. Tulipano salvatico, Lancette. 

N. It. Tulipano occhio di sole. 

N. It. Tulipano precoce. 

N. It. Frittilaria, Corona Imperiale. 

(7) N. It. Frittilaria, Frittellaria. 





295 
Gen. III. Lilium L. 


Etim. Derivato dalla parola celtica li, che significa bianco. Il fiore 
di varie specie di questo genere fu sempre riguardato come il tipo 
della bianchezza. 


1380. Lilium chalcedonicum L. (1) - Abit. Coltivasi per 
ornamento nei giardini. 

1581. L. candidum L. (2) - Coltivasi eomunemente per 
ornamento. 

1382. L. bulbiferum L. (3) - Nei boschi e nei luoghj 
selvatici eollini e montani. 


Gen IV. Erythronium L. 


Etim, Dal greco erythros, rosso: così detto dai petali d istinti da mac- 
ehie rosse. 


1383. Erythronium Dens caniîs L. (4) - Abit. Nei luo- 
ghi collini e montani. 


Gen. V. Anthericum L. 


Etim. Dal greco anthos, fiore, e ather, stelo. Così detto pei lunghi 
steli in forma di asta portanti in cima i fiori. 


1384. Anthericum Liliago L. (3) - Abit. Nei colli er- 
bosì e nei monti. | 


Gen. VI. Ornithogalum L. 


Etim. Dal greco Ornis, ornithos, uccello, e gala, latte (latte d’uccello). 
Così detto, secondo alcuni, perchè il bulbo vien mangiato volontieri 
da qualche uccello. Secondo altri latte d’uccello era una espressione 
proverbiale dei Greci, adoperata per significare una cosa maravigliosa. 


1385. Ornithogalum vinbellatum L. (6)- Abit. Comune 
nei luoghi campestri e presso le siepi. 


n) N. It. Giglio di Costantinopoli, Riccio di Dama, Riccio Madama. 
(2) N. It. Giglio, Giglio bianco, Giglio di S. Antonio. 

i N. It. Giglio rosso, Giglio sefvatico. 

5 N. It. Dente di cane. 

(5) N. It. Anterico. ° 

(6) N. It. Latte di Gallina, Latte d’uccello. È detta anche Dame 


dalle 11 ore, perchè nell’ Orologio di Flora è segnata come pianta che 
apre i suoi fiori verso le 11 antimeridiane. 


296 

_ 1386. Ornithogalum pyrenaicum L. (1) - Abit. Nei 
luoghi selvatici collini e montani. 

1387. O. narbonense L. (2) - Nei luoghi erbosi e nei 
pascoli. è 


Gen. VII. Gagea Salisb. 


'Etim. Genere dedicato a Tomaso Gage, botanico inglese. 


1388. Gagea arvensis Schult. - Abit. Nel campi spe- 
cialmente collini. 


1589. G. lutea Schult. - Nei luoghi selvatici collini e 


montani. 
Gen. VIII. Scilla L. 


Etim. Secondo i più questo nome deriva dal greco scello, io dissecco, 
‘perchè prospera in luoghi aridi. Altri lo cava da skyllo, io molesto, 
10 nuoco, a cagione delle qualità acri e nocive di queste piante. 


1390. Scilla autumnalis L. (3) - Abit. Nei luoghi col- 


tivati ed incolti di tutta la provincia. 
1391. S. difolia L. - Nei boschi del piano e del colle. 


Gen. TX. Allium? 


Etim. I latini dissero Allium la pianta che i Greci conoscevano 


sotto il nome di Scorodon. Sveet deriva il vocabolo Allium dal celtico 
‘all che significa calde, bruciante, in causa del sapore energico che 
-distingue questi vegetali. 


1392. Allium nigrum L. (4) - Abit. Ne’luoghi colti ed 
incolti di tutta la provincia. 


1393. A. salivum L. (5) - Coltivasi nelle ortaglie per 
usi domestici. 


(1) N. It. Cipollaccio. Coda di Scoiattolo. 

(2) N. It. Cipolaccio. Le diverse specie di Ornithogalum, sono 
«conosciute volgarmente da noi sotto il nome di Ajeu. 

(3) N. It. Scilla, Squilla. 

(4) N. It. Aglio campestre. - 

(5) N. At. Aglio, Allio, Aglio domestico. Piac. Ai. 





297 
1394. Allium Porrum L. (1) - Abit. Coltivasi come la 
specie precedente. 
1395. A. Cep a L. (2) - Come la precedente. 
1396. A. Ascalonicum L. (3) - Come la precedente. 
1397. A. Scorodoprasum L. (4)- Come la precedente. 
1398. A. Ophioscorodon Don. — Coltivasi negli orti. 
1399. A. Ampelòprasum L. (5) - Nei campi. 
1400. A. wrsinum L. (6) - Nei luoghi ombrosi selva- 
tici di collina. 
1401. A. acutangulum Schrad. - Nei prati acquitrinosi- 
1402. A. pendulinum Sm. - Nei luoghi erbosi collini. 
1403. A. vineale L. - Nei colli, vigneti, siepi e campi. 
1404. A. pallens L. — Nei luoghi incolti. 
1405. A. sphaerocephalum L. (7) - Nei colli e monti. 


Gen. X. Hemerocallis L. 


Etim. Dal greco eméra, giorno, e kallos, bellezza, per allusione alla 
breve durata dei fiori di queste piante. 


1406. Hemerocallis flava L. (8) - Abit. Nei luoghi u- 
midi, acquitrinosi. 

1407. H. fulva L. (9) - Si coltiva e si è ora natura- 
lizzata alle sponde dei fossati. 


N. It. Porro, Porro comune. 
(2) N. It. Cipolla. Piac. Zigolla. 
(3) N. It. Ascalonia, Scalogne, Scalogno. 
(4) N. It. Agliporro. 
N. It. Porrandello. 
6) N..It. Aglio viperino. 

7) N. It. Aglietto, Aglietto bianco, Aglio di serpe, Aglio serpen- 
‘tino. — Tutti gli Agli contengono un olio essenziale irritante, ed 
alcuni hanno un odore fetidissimo; applicati alla pelle producono la 
‘rubefazione ed introdotti nello stomaco a forti dosi ponno recare 
«gravi sconcerti.ed anche la morte. 

Î N. It. Emerocalle, Emerocallide. 

(9) N. It. Giglio di S. Giuseppe, Giglio narciso, Giglio turco. 


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298 
Gen. XI. Funchia Spr. 


Etim. Genere dedicato al botanico Enrico Cristiano Funk. 


1408. Funckia subcordata Spr. - Abit. Coltivasi per 
ornamento nei giardini. 
1409. F. ovata Spr. - Coltivasi come la precedente. 


Gen. XI. Polianthes L. 


Etim. Dal greco polys; molto, e anthos, fiore; piante che producono 
molti fiori. 


1410. Polianthes tuberosa L. (1) - Abit. Coltivasi nei 
giardini. 


Gen. XIII. Agraphis Link. 
Etim. Dal greco agraphos, non descritto, non registrato. 


1411. Agraphis nutans Link. - Abit. Nei giardini ove 
coltivasi. 
1412. A. patula Rchb. - Nei giardini. 


Gen. XIV. Muscari Tournef. 


Etim. Dal greco Moschos, muschio, così detto dall’ odore: muschiato» 
dei fiori di una sua specie. 
1413. Muscari comosum Mill. (2) - Abit. Nei campi e: 
nei prati. 
1414. M. moschatum W. - Coltivasi nei giardini. 
1415. M. racemosum Mill. - Frequente nei campi e prati. 


) N. It. Tuberosa, 
) N. It. Aglietto. Piac. Ajeu. 


Sc 


Gen. XV. Hyacinthus L. 


Etim. Nome proprio preso dalla Mitologia. È noto ciò ch’ essa ne 
dice del giovanetto Giacinto amato da Apollo e da Zeffiro e cangiato in 
questo fiore. 

1416. Hyacinthus orientalis L. (1) - Abit. Non indi- 
geno, ma coltivato in tutti i giardini colle sue 
molte varietà. 

1417. H. romanus L. (2) - Nei luoghi erbosi e nei prati. 


299 


Fam. CXX. CoLCHICACEE. 


Car. gen. — Piante erbacee aventi spesso una radice bulbosa. Fiori 
regolari ermafroditi, o di raro poligami per aborto. Perigonio di 
6 pezzi liberi o saldati ìnsieme alla base. Stami 6 inseriti sul 
ricettacolo, o sul perigonio. Antere estrorse. Ovario libero for- 
mato di 3 carpelli saldati più o meno estesamento fra di loro 
alla base. Tre stilì liberi o riuniti în un solo. Frutto cassulare 
formato di tre carpelli distinti deiscenti per la sutura interna, 
oppure cassula 3'2cularo colle logge staccantisi l’una dall’altra al 
tempo della deiscenza. Embrione subcîlindrico circondato da un 
albume carnoso o cartilagineo. — Crescono in quasi tutte le re- 
gioni della terra. 


Gen. I. Colchieum L. 


Etim. Pare derivi da Colchide, perchè gli antichi credevano fosse 
da tale paese venuta, essendo ivi assai comune, 


1418. Colchicum autumnale L. (3) - Abit. Frequente 
in tutti i prati e siti erbosi. 


(1) N. It. Diacinto, Diacinto orientale, Giacinto, Giacinto scempio, 
Iacinto. — Si coltivano nei giardini d’Europa più di 2000 varietà di 
Hyacinthus, tutte provenienti dal ZH. orientalis, originario dell'Asia Mi- 
nore. 

(2) N. It. Giacinto campestre. 

(3) N. It. Colchico, Colchico florido, Efemero, Zafferano bastardo, 
Zafferano salvatico. Freddolina, Fiore del freddo. Piac. Fiòr dall’ in- 
veràn. I fiori carnei, pallidi del Colchico autunnale, annunziano nei 
prati i primi freddi, onde il suo nome volgare di Fiore del freddo 0 
dell’ inverno. E poi pianta malefica il cui rizoma, peduncolo, foglie e 
frutto contengono principii irritanti, drastici ed emetici. Dovrebbe 
quindi essere sradicata dai prati. 


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300 
Fam. CXXI. JUNCACEE. 

Car. gen. — Piante erbacee, terrestri o palustri, a foglie guainanti; 
cilindriche, scanalate, oppure piane, talvolta ridotte alla semplice 
guaina. Fiori piccioli, ermafroditi, muniti talfiata alla base di 2 a 4 
brattee scariose. Perianto regolare, scarioso, non aderente, for- 
mato di 6 filli liberi, biseriati, persistenti. Stami 6, o, per a- 
borto, 3, ipogini, od epiperiantei. Ovario libero 1-3 loculare, 
poliovulato: stilo 1, stimmi 3. Fruttu capsulare deiscente. Semi 
albuminati.- Le Juncacee o Giuncacee abitano particolarmente le 
regioni temperate e fredde. 


Gen. I. Juncus L. 


Etim. Nome antico dato dai Latini a queste piante dal loro uso : 
a gungendo vimine. 


1419. Juncus glaucus L. (1) - Abit. Presso i fossati e 
nei luoghi umidi di tutta la provincia. 

1420. J. diffusus Hoppe. — Nelle località della specie 
precedente. 

1421. J. conglomeratus L. (2) - Presso i fossati, gli 
stagni e ne’ luoghi umidi. 

1422. J. effusus L. (3) - Colla specie precedente. 

1423. J. bufonius L. (4) - Comune nei luoghi acquitri- 
nosi, melmosi. 

1424. J. compressus Iacq. = Nei luoghi palustri ed alle 
rive dei fossati. 

1425. J. Tanageja L.-Nei luoghi umidi, ombrosi di collina 


1426. J. capitatus Weig. - Nei luoghi umidi, ombrosi. . 


1427. J. obtusiflorus Ehrb. - Comune nei siti paludosi. 
1428. J. acutiflorus Ehrb. - Colla precedente. 
1429. J. lamprocarpus Ehrb. - Nei fossi e luoghi pa- 
lustri (5). 

(1) N. It. Giunco, Biodo. 

(2) N. It. Giunco, Giunco glomerato. 

(3) N. It. Giunco sparso. 

(4) N. It. Giunco dei rospi. 

(5) I Giunchi si impiegano principalmente in lavori di sparteria 
cioè, a far stuoje, coperture di fiaschi, di seggiole e simili. Di 
alcuni Giunchi si impiega il midollo , facilmente separabile , per 
farne stoppini da lucerna od altri oggetti. 





301 
Gen. II. Luzùla DC. 


Etim. Dal francese Luzùle, nome dato a queste piante forse per la 
lucentezza delle spighette in alcune specie, il De Candolle latinizzando 
il vocabolo fece Luzula, in italiano Lucciola. 


1430. Luzwla Forsteri DC. (1) - Abit. Nei luoghi er- 


bosi collini e montani. v 

1431. L. pilosa W. - Nei luoghi selvatici specialmente 
collini. 

1432. L. albida L. - Nei luoghi selvatici collini e 
montani. 

1433. L. campestris W. (2) - Nei luoghi erbosi spe- 
cialmente selvatici di collina. 


Fam. CXXII. CIPERACEE 


Car. gen. Hanno stilo cilindrico o triangolare (Calamo), con nodi o 
senza; foglie guainanti, con guaina intera; fiori in spighette sca- 
gliose; fiore ermafrodito, frutto composto di una achena circon— 
data talora di peli con perisperma carnoso 0 farinoso. Sono 
affini alle Graminacce. — Osservansi in tutte le regioni della terra: 
alcune nei prati, altre nei boschi, altre nelle paludi, negli stagni 
e. perfino nelle acque correnti. 


Gen. I. Cyperus L. 


Etim. Dal greco Cyparòs, gran vaso concavo, perchè il rizoma di 
alcune sue specie ha la forma di un vaso concavo; oppure da Cypris, 
Venere, perchè una delle sue specie passava per afrodisiaca. 


1434. Cyperus longus L. (3) - Abit. Comune in tutti 
i luoghi acquosi e palustri. 

1435. C. glomeratus L. — Nei luoghi palustri e nelle 
risale. 


(1) N. It. Luzala 

(2) N. It. Luzula campestre. 
(3) N. It. Cipero, Cipero lungo, Cipero odorato, Cunzia, Erba pa- 
dulina, Giunco odorato, Giunco quadrellato, Scialino quadrellato. 


302 
1436. Cyperus difformis L.- Abit. Nelle risaie e luo- 
ghi paludosi. 
1437. C. fuscus L. - Nei luoghi umidi, melmosi. 
1438. C. flavescens L. — Nel luoghi umidi, pantanosi 
di tutta la provincia. 
1439. C. Monti L. (1) — Copioso nei fossati e nelle ri- 
sale (2). 
Gen. II. Schoenus L. 


Etim. Dal greco schinos, fune, dall'uso che se ne può fare. 


1440. Schoenus nigricans L. = Abit. Nei luoghi palustri 
di collina e nelle sabbie dei torrenti. 


Gen. III. Heleòcharis R. Br. 


Étim. Dal greco elaion , olio, e charis, grazia o Venere, perchè i 
semi sono lisci in modo da sembrare oleosi e perchè le forme ele- 
ganti di queste pianticelle le fanno meritevoli di essere dedicate alla 
Dea delle Grazie. 


1441. Heleòcharis acicularis R. Br. — Abit. Nei luoghi 
inondati, melmosi. 
1442. H. ovata R. Br. - Nei luoghi umidi ombrosi (8). 


Gen. IV. Scirpus L. 


_ ‘Etim. Vecabolo latino usato fin da Plinio e di origine oscura. - 
Forse dal celtico cirs, giunco. 


1443. Scirpus setaceus L. (4) - Abit. Nei luoghi palu- 
dosi, inondati. 
1444. S. Holoschoenus L.- Nei prati paludosi ed acqui- 
trinosi di tutta la provincia. 
(1) N. It. Stiance di Palude. 
(2) Le radici polpose di alcune specie di Cyperus, servono di ci - 
bo; altre furono proposte siccome succedanee del caffè e del cacao. 
1 papiri degli antichi si fabbricavano con una specie di Cipero ( ©. 
papyrus, C. antiquorum ). {3 
(3) In Isvezia si fanno seccare le radici di qualche specie di He- 


leòcharis per servire di nutrimento ai Porci durante l’inverno. 
(4) N. It. Scirpo, Giunco. 


ene, ù 

Ù 303 

1445. Scirpus lacustris L. (1) = Abit. Copioso negli 
stagni, nei fossati e nelle paludi. 

1446. S. triqueter L. — Comune nei luoghi palustri , 
alle rive dei fossati e dei canali e nelle risaie. 

1447. S. Rothii Hoppe. - Nel luoghi palustri. 

1448. S. mucronatus L. — Nei luoghi palustri. 

1449. S. Michelianus L. - Nei siti umidi, acquitrinosi. 

1450. S. maritimus L. - Comune nelle paludi e negli 
stagni. 

1451. S. sylvaticus L. - Frequente nei paduli e nei luo- 
ghi ombrosi selvatici (2). 


Gen. V. Fimbristylis Vahl. 


Etim. Vocabolo greco-latino da fimbria , fimbria , e stylos, stilo, 
per lo stilo disposto in modo da sembrare fimbriato. 
1452. Fimbristylis dichotomus L. - Abit. Nei luoghi ar- 
gillosi umidi. 
Gen. VI. Eriophorum L. 


Etim. Dal greco erion, lana, e phere, io porto, per le setole che si 
allungano a modo di lana. 


1453. Eriophorum gracile Koch (3) - Abit. Nei luoghi 
umidi collini. 

1454. E. augustifolium Roth. - Nei luoghi paludosi 
collini. 

1455. E. latifolium Hoppe (4) - Nelle paludi della zo- 
na collina (5). 


(1) N. It. Giunco, Giunco da stuoie, Giunco di padufe, Scirpo 
lacustre. 

(2) Sono gli steli di alcuni Scirpus che si intessono in quelle 
stuojine dette giuncaie, sulle quali si fa scolare il latte qua- 
gliato che si noma conseguentemente giuncata. Ad essi però si so—- 
co certamente ben di spesso quelli del Juncus. (Vedi Fam. 


(3) N. It. Erioforo, Erba della lana, Erba del cotone. 

(4) N. It. Erioforo, Erba della lana, Erioforo maggiore. 

(5) I lunghi fili setacei di alcune specie di Zriofori si usano per 
farne stoppini, carta, per riempire cuscìni ecc. 


| ] SS VECI 9 

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304 di 


Gen. VII. Carex L. 


Etim. Dal greco Cheiro, io taglio, attesa la forma tagliente de’suo* 
ealami e delle sue foglie. Oppure dal latino carere, mancare; allu- 
sione allo stato incompleto delle spiche, alcune parti delle quali sono 
sterili. Secondo altri infine dal greco karax, fosso, canale. 


1456. Carex remota L. (1) — Abit. Nei siti erbosi co- 
perti, alle sponde dei fossi e degli stagni. + 

1457. C. intermedia Good. - Nei siti umidi, erbosi. 

1458. C. cyperoides L. - Nei siti umidi, ombrosi di 
collina. 

1459. C. Schreberi Schrank. - Nei pascoli aprici del 
piano e del colle. 


1460. C. Stellulata Good. - Nei luoghi erbosi special- 
mente di collina. 


1461. C. stenophylla Wahl. - Nei siti erbosi selvatici. 

1462. C. paniculata L. - Nei prati umidetti e presso 
1 fossati. | 

1463. C. vulpina L. - Nei siti erbosi umidi e presso 
1 fossati. | 

1464. C. muricata L. (2) - Frequente nei luoghi er- 
bosi, adombrati, e presso i rivoli in tutta la pro- 
vincia. 

1465. C. divulsa Good. - Frequente nei luoghi selva- 
tici, umidi. 

1466. C. acuta L. (3) — Nei siti erbosi acquitrinosi. 

1467. C. stricta Good. - Lungo i fossì e nei luoghi 
acquosi. 

1463. C. caespitosa L. - Colla precedente. 

1469. C. hirta L. (4) - Comunissima nei luoghi erbosi 
umidi di tutta la provincia. 

1470. C. digitata L. - Nei siti folti, ombrosi in collina. 


(1) N. It. Carice, Caretto. 

(2) N. It. Erba Lucciola. 

(3) N. It. Caretto, Carice, Carice acuta, Nocca, Nosco, Sala di Pa- 
dule. Piac. Carig. 

(4) N. It. Caretto, Carice, Carice irta, Scialino. 


Ra PIRO 
RATIO 
A 


dl 305 
1471. Carex ggmobasis Vill. - Abit. Nei siti ombrosi, 
.. selvatici di collina. 
1472. C. umalis Leyss. — Nei pascoli vecchi di mon- 
tagna. 
1473. €. praecox L. - Comunissima nei luoghi erbosi 
di tutta la provincia. 
1474. ©. tomentosa L. - Nei prati aridi. 
1475. C. montana L. - Nei prati collini e montani. 
1476. ©. pilosa Scop. — Nei luoghi selvatici. ombrosi 
di collina. 
1477. C. alba Scop. — Nei pascoli montani, donde di- 
scende spesso nel letto dei torrenti. 
1478. C. pallescens L. — Nei luoghi erbosi umidi di 
collina. 
1479. C. nitida Host. — Nei pascoli magri. 
1480. C. maxima Scop. (1) — Nei fossati ombrosi. 
1481. C. glauca Scop. - Comune nei luoghi selvatici 
tanto umidi che aridi della pianura e dei monti. 
1482. C. sylvatica Huds. - Nei boschi ombrosi e nei 
luoghi erbosi umidi. 
1483. €. Oederi Retz. - Negli alvei dei torrenti. 
1484. C. Michelii Host. — Nei pascoli aprici. 
1455. C. distans L. — Nei prati paludosi. 
1486. C. Hornschuchiana Hoppe. - Nei prati e pascoli. 
1487. C. vesicaria L. (2) - Abbondante nei siti paludosi. 
1488. C. paludosa L.- Comune in riva agli stagni, al 
fossati e nei luoghi paludosi. 
1489. C. riparia L. - Nei fossi e nelle paludi. 
1490. C. ampullacea Good. - Nei. prati paludosi (3). 
(1) N. It. Sala, Salistio, Scialino. 
(2) N. It. Sala. 
(3) Le radici di alcuni Carex furono e sono ancora usate in me- 
dicina; esse sono conosciute nelle officine col nume di Salsapariglia 
di Germania. — In generale poi le varie piante di questa famiglia 


sono più o meno usate nei diversi lavori di sparterìa, siccome alcune 
delle Tifacee e delle Giuncacee. 
20 


306 
Fam. CXXIII. GRAMINAGEF.' 


Car. «gen. — Piante per lo più erbacee, ma che talora prendono grandi 
dimensioni, per cui non conviene più loro il nome di erbe; in- 
fatti tra le nostrali la Canna da giardino o Canna comune (A- 
rundo Donax ) sorpassa di molto la statura di un uomo, ed i 
Bambù che crescono sotto 1 tropici raggiungono le forme gi- 
gantesche delle Palme. Le loro radici sono generalmente dfibro- 
se, a fibre sottili, oppure repenti e mandano qualche volta degli 
stoloni, per cui si rendono, quando sono abbondanti, assai in— 
feste nei campi, per l'estensione che prendono, e perchè arrivan 
talora a distruggere qualunque altro vegetale e a coprire sole 
immensi spazii. 

Il loro caule, che dicesi culmo, è ora semplice ora diviso , di rado 
solitario, ma forma più spesso in basso dei cespugli più o meno 
grossi; è ordinariamente cilindrico, raramente compresso, arti- 
colato o nodoso, ora pieno di una sostanza midollare spugnosa, 
ora vuoto 0 fistoloso , la qual ultima conformazione dipende dai 
fascetti fibro-vascolari che si avvicinano verso l’esterno del ve- 
getale, lasciando il centro vuoto, tranne nei punti corrispon- 

denti agli internodi. 

Le foglie hanno origine dagli internodi con una guaina, la cui in- 
serzione abbraccia # nodo, e la quale è fessa per la maggior 
parte della sua lunghezza; questa guaina ( che rappresenta il 
picciuolo di una foglia comune) finisce nella foglia propriamente 
detta, o meglio nella parte laminare di essa, che si presenta 
lineare o lanceolata a margini interi, con nervature longitudinali 
e parallele, molle o ruvida al tatto. La guaina delle foglie sembra 
destinata a rendere più robuste queste piante, perchè possano 
resistere alle intemperie senza rompersi nel loro stelo. In alcune 
piante quest’organo è diversamente costrutto; nel Lygeum spar- 
thum la guaina superiore priva di lamina è dilatata in modo 
da somigliare ad una spata; nel Coiz lachryma è ridotta ad un 
corpo globoso-ovale, duro, coriaceo , nitido, che involge le spi- 
ghette inferiori. Il punto di separazione fra ta guaina e la la- 
mina nelle Graminee viene marcato da un'appendice detta lin- 
guetia 0 ligula, proluagamento membranoso, trasparente, tron- 
cato o bifido, lacero, o talora :cangiato in ciuffo di peli. La 
linguetta rappresenta l’apice libero di una stipola ascellare, 
saldata in gran parte colla guaina (come ha dimostrato Augusto 
Saint-Hilaire snella sua AMorphologie vegetale ). Le foglie sono 
alterne -0 solitarie sul culmo. 

Le piante di questa famiglia sono ‘a fiori ora ermafroditi, ora mo- 
noici, ora dioici, vra poligami, nel qual ultimo caso però sembra 
che non sieno tali che per aborto di qualche sesso. I fiori sterili 
sono diversamente modificati: in qualche pianta ridotti ad ua 
filetto a guisa di lesina, in altri ad un peduncoletto, talora ad 
un corpicciuolo a guisa d'imbuto, e va dicendo. 


pe I 307 


L'infiorescenza è una spiga, un racemo, od una pannocchia e la 
parte di culmo che vi corrisponde, assume il nome di asse florale 
o rachide. Esso talora è incavato per ricevere l'inserzione dei 
fiori. Questi, impropriamente chiamati flosculi da Linneo, sono 
assai piccoli in paragone della pianta. 

Il frutto è una cariosside. La maggior parte della sua massa è com- 
posta di un albume farinoso, ma al di fuori ed in basso si 
scorge un piccolo corpo infossato sulla superficie di esso e 
appena sporgente; questo è l’ embrione che trovasi innicchiato 
nell'albume colla sua parte più larga a foggia di scudo. 

Le Graminacee non mancano ad alcuna zona; però nelle regioni 
temperate dell’emisfero settentrionale esse raggiungono il ma- 
rimum della loro diffusione. La vita comune sociale di molti 
individui di queste piante imparte l’ ornamento particolare ai 
paesi della zona temperata, quello cioè del bel verde dei loro 
prati. Nell’ America settentrionale esse ricoprono immense pia— 
nure. Sotto i raggi cocenti del Sole dei tropici ne prosperano 
pure molte specie, ma il numero degli individui si rende mi- 
nuore e soltanto sulle regioni montuose le più elevate s’incon- 
tirano ancora pascoli ricchi di Graminacee; nei luoghi bassi è 
paludosi poi si sviluppano le forme più lussureggianti di Grami- 
gne, che qua e là vi costituiscono selve impenetrabili. Per la 
massima parte del genere umano e per un grande numero di 
animali, segnatamente per la più parte di quelli che noi ab- 
bìamo assoggettati ai nostri bisogni economici, le Graminacee 
costituiscono il principale alimento. La coltivazione di utili specie 
di Graminacee non solamente si rende una delle principali sor- 
genti della riechezza nazionale, ma ben anche una condizione 
fondamentale di ogni vivere sociale e dei progressi dell’ umano 
incivilimento. 

il numero delle Graminacee coltive (cereali) che l’uomo già da mi- 
gliaia di anni rese scopo de’propri sudori, non è troppo consi- 
derevole, ma la più parte di queste d'altronde si mostrano per 
natura così arrendevoli, che sotto ia diligente mano del coltiva— 
tore prosperano quasi dovunque, e quindi può dirsi divennero 
cosmopolite. Quando e come coteste piante alimentari prezio— 
sissime, e perchè propriamente queste sieno venute in possesso 
dell'uomo, non lo si può in alcun modo sapere, tanto più che mal- 
grado tutte le fatiche dei viaggiatori non si è riuscito peranco 

. a scuoprire la vera patria originaria de'cereali più importanti. 

La facoltà nutritiva dei cereali è dovuta allo zucchero contenuto nelle 
parti erbacee ed all’ amido ed ai glutine nei semi farinosi. Però 
anche molte altre Graminacee si rendono altrimenti utilizzabili 
quali piante medicinali, industriali ed economiche. 

Linneo, col suo stile  pittores:o e immaginoso , ha poeticamente 
tratteggiata l’importanza di questa vastissima famiglia naturale, 
nelle seguenti frasi: Gramina plebei, rustici, pauperes,culmacei, sim- 
plicissimi, regni vegetabilis vim et robur constituentes , quoque magis 
mulctati er calcati, magis multiplicativi. 


È 





308 
Gen. I. Zea L. 


Etim. Da Zea o zeia, nome greco dato alla Spelta e al Farro, e 
questo da Zoo, io vivo, per le grandi proprietà alimentari di questi 
grani, nome che fu poi trasportato al Grano turco. L'altro vocabolo 
Mays deriva da Mahiz che in lingua /Zaitiana significa ‘lo stesso 
come Zea 


1491. Zea Mays L. (1) - Abit. Coltivasi su vasta scala 
in tutta la provincia (2). 

1492. Z. rostrata Bonaf. (3) - Coltivata qua e là da 
qualche amatore per la singolarità del suo grano. 


Gen. II Coix L. 


Etum. Il nome Coix fu impiegato da Teofrasto per indicare una sorta 
di palma secondo gli uni, ed una graminacea, secondo gli altri. Linneo 
lo applicò a questo genere. 

1493. Coix lachryma L. (4) - Abit. Coltivasi nei 
giardini. 

(1) N. It. Grano turco, Frumento indiano, Melica, Grano siciliano, 
Mais, Frumentone. Piac. Meulga. 

(2) La grande estensione presa dalla coltura della Melica diede 
luogo a numerose varietà determinabili o dalla forma, volume, con- 
sistenza e colore dei grani, o dalla grandezza degli steli, o dalla 
precocità della vegetazione ecc. Nessuna pianta della grande coltura 
offre differenze così marcate secondo le coltivazioni e le diversità 
dei climi in rapporto alla forma e alla rapidità o lentezza di sua 
vegetazione quanto il Mais. Nelle regioni più calde dell’ America 
raggiunge uno sviluppo gigantesco, fino di 6 metri, mentre presso i 
poli non arriva all’altezza di uno. È pure rimarchevole che nei climi 
più caldi la sua vegetazione dura 6 o 7 mesi, mentre nei paesi tem- 
perati e freddi, alcune forme in 2 mesi o poco più raggiungono il 
completo loro sviluppo. — Relativamente alle diverse tinte dei grani 
M. Bonafous ha asserito, che avendo istituito esperienze sulla co- 
stanza dei colori, si è assicurato che le tre varietà inalterabili sono 
1.° la gialla (Melica comune); 2.° la bianca ( Melica delle Lande): 
3.° la rossa, che però è meno costante. Secondo l’epoca della semi- 
nagione, e secondo la celerità con cui certe Meliche compiono la loro 
vegetazione, gli agricoltori distinguono le seguenti varietà : 1.° un 
Mais maggengo; 2.° un Mais agostano; 3.° un Mais quarantino; 4.° 
un Mais cinquantino. Desa 

(3) N. It. Mais rostrato, Mais a becco. Questa specie si distingue 
per an becco nella parte convessa di ciascun grano. 

(4) N. It. Lacrime, Lacrime di Gesù, Lacrime di Giobbe. Questa 
graminacea è notevole pe’ suoi semi duri, lustri, grossì, simili a 
perle, o anche paragonabili a lagrime, e perle foglie molto vicine a 
quelle delle canne. I semi servono a far rosari, collane, braccialetti ec c. 


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309 
Gen. III. Andropogon  L. 


Etim. Dal greco Anér, andros, uomo, e pogon, barba, cioè barba 


‘ d'uomo, perchè la gluma è guernita nella sua base di peli, che per 


esagerazione furono assomigliati alla barba di un uomo. 


1494. Andropogon angustifolius Sm.- Abit. Nei pascoli 
magri. 

1495. A. Ischaemum L. (1) - Nei siti ghiaiosi, aridi. 

1496. A. GryMUus - Nei prati magri di collina. 


Gen. IV. Sorghum Pers. 


Etim. Nome che non ha radicale nè latina, nè greca, ma che non 
è che la traduzione dell’ Italiano Sorgo (di cui se ne fece prima 
Sorgum, poscia Sorghum ) col qual vocabolo il Matthioli indica che 
era questo cereale conosciuto in Italia. La parola Sorgo poi derive- 
rebbe, secondo il Tanara, da sorgere, perchè le sue specie sorgono 
con celerità ad altezze considerevoli. 


1497. Sorghum vulgare Pers. (2) - Abit. Coltivato este- 
samente in tutta la provincia. 

1498. S. cernuum W. - Coltivato come il precedente. 

4499. S. saccharatum Pers. (3) - Come il precedente. 

1500. S. Ralepense Pers. (4) - Nei luoghi incolti, ghia- 
osi di tutta la provincia. 


Gen. V. Erianthus Rich. 


Etim. Dal greco erion, lana, e anthos, fiore, così denominato per- 
chè i fiori sono guerniti di folti peli somiglianti a lana. 


1501. Erianthus Ravennae P. B. (5) — Abit. Alle spon- 
de dei torrenti e del Po e nelle alluvioni recenti. 


(1) N. It. Piè di pollo, Sanguinella. 

(2) N. It. Saggina, Durra, Melica rossa, Milio d’Etiopia, Sorgo. 
Piac. Meulga ròssa, Meulga da mansardin. 

(3) N. It. Melica da scope o da granate. Piac. Meulga da spazzòr. 

(4) N. It. Saggina selvatica, Cannereccia. Piac. Malghein. 

(5) N. It. Zucchero Ravennate, Canna piena delle valli di Raven- 
na. Piac. Canna dal Po. 


310 
Gen. VI. Tragus Desf. 


Etim. Dal greco Tragos, Capro. Così detto perchè queste grami— 
nacee hanno la valva superiore della lepicena irta di punte. 
1502. Tragus racemosus Desf. - Abit. Nei siti incolti, 
sterili e nelle alluvioni del Po e dei torrenti. 


Gen. VII. Panicum L. 


Etim. Dal latino panis, pane, perchè alcune specie sono talvolta 
impiegate a far pane. i 
1503. Panicum glabrum Trin. — Abit. Nei luoghi sab- 
biosi. 

1504. P. ciliare Host. - Nei campi sabbiosi. 

1505. P. sanguinale L. (1) — Nei siti incolti e coltivati 
in tutta la provincia. 

1506. P. Crus-Galli L. (2) - Nei campi e presso i 
fossati. 

1507. P. miliaceum L. (3) - Coltivato e spesso inselvati- 
chito. 


Gen. VIII. Setaria P. B. 


Etim. Così detto dall’ invoglio di sete rigide che cinge ogni spi- 

ghetta. 

1508. Setaria italica P. B. (4) — Abit. Coltivasi e tro- 
vasi qua e colà fatta spontanea. 

1509. S. verticillata P. B. (5) - Comune nei campi 
incolti e presso le siepi. 

1510. S. glauca P. B. (6) - Colla precedente, in copia. 

1511. S. viridis P. B. (7) - Colla precedente. 


(1) N. It. Capriola, Sanguinaria, Sanguinella. 
(2) N. It. Panicastrella, Panico selvatico, Giavone. 
(3) It. Miglio. Piac. Mii. 


It. Pabio, ‘Panicastrella, Fieno stellino. Piac. Pabbi. 
It. Pesarone. 


N. 
N. 
N. 
di It. Panico, Pabbio degli uccelli. Piac. Pabbi. 
N. 
N It. Panico falso, Pabbio selvatico. 


3II 
Gen. IX. Phalaris L. 


Etim. Dal greco phaleros, bianco, a motivo delle sue glume di un 
bianco splendente. 


1512. Phalaris arundinacea L. (1) — Abit. Lungo 1 fos- 
sati, gli stagni e i torrenti. 


Gen. X. Anthoxcanthum L. 


«+ Etim. Dal greco anthos. fiore, e zanthos, giallo-pallido, atteso il 

color gialliccio delle sue spighe, quando sono in fioritura. 

1518. Anthoranthum odoratum L. (2) — Abit. Nei prati, 
pascoli e luoghi erbosi di tutta la provincia. 


Gen. XI. Hierochloe Gm. 


E tim. Dal greco hieros, sacro, e chloa, erba (gramen), erba sacra. 


1514. Hierochloe australis R. Br. (3) - Abit. Nei pa- 
scoli collini e montani. 


Gen. XII. Alopecurus L. 


Etim. Dal greco Alopex, Volpe, ed oura, coda, per la somiglianza 
delle spighe colla coda della Volpe. 


1515. Alopecurus bulbosus L. (4) - Abit. Nei prati u- 
midi. 

1516. A. pratensis L. (5) - Nei prati feraci di tutta 
la provincia. 


(1) N. It. Scagliola cannella, Melina. Piac. Canna dla Primavera. 

(2) N. It. Paleino odoroso. Il grato odore somigliante a quello di 
Meliloto, esalato dalle foglie, dai fiori e specialmente dalle radici di 
questa pianta viene comunicato a tutto il fieno a cui trovasi me— 
scolata. Quest’ odore diventa più penetrante nelle praterie delle alte 
montagne, dal che principalmente dipende il soave olezzo del fieno 
de’ luoghi alpestri ed apennini. 

(3) N. It. Avena odorosa. 
(5) N. It. Codino bulboso. 
(5) N. It. Volpino, Coda di Volpe, Codino dei prati. Piac. Spwareula. 


LF ue 


312 I 
1517. Alopecurus geniculatus L. (1) - Abit. Nei prati 
umidi e presso 1 fossi. 
1518. A. utriculatus L. (2) - Nei prati. 
1519. A. agrestis L. (3) - Nei seminati e nei prati. 
Gen. XIII. Crypsis Ait. 


Etim. Alterazione di chrypto, io nascondo. Così detta per allusione 
alla sua fruttificazione nascosta nelle guaine delle foglie. 


1520. Crypsis alopecuroides Schrad. - Abit. Nei luoghi 
erbosi umidi e nelle alluvioni recenti. à 
1521. C. schoenoides Lamk. - Nelle medesime località. 


Gen. XIV. Phleum L. 


Etim. Dal greco phleon , abbondare , perchè la sua specie più 
comune (il P. pratense) abbonda nei prati di molti paesi. 


1522. Phleum pratense L. (4) - Abit. Nei prati e pasco- 
li magri. 

1523. PA. Michelii AI. L. (5) — Nei colli e monti selvosi. 

1524. Ph. asperum Vill. (6) - Nei siti erbosi del piano 


e del colle. 

1525. PA. tenue Schrad. (7) - Nei siti incolti di colli- 
na. 

1526. Ph. Bohemeri Wib. (8) - Nei pascoli secchi di 
montagna. 


Gen. XV. Cynodon Rich. 


Etim. Dal greco Cyon, Cynos, Cane, e odous odontos , dente, da cui 
è derivato il nome francese Chien-dent dato alla Gramigna. 


1527. Cynodon Dactylon Pers. (9) - Abit. Copioso nei 
siti magri erbosi. 


) N. It. Strozza-ranocchio, Volpino angoloso. 
) N. It. Borsette. 

) N. It. Codolina, Erba topina. Piac. Spigareula. 

(4) N. It. Fleo dei prati, Coda di Topo. Piac. Spigareula , confon- 
dendosi dal volgo i Phleum cogli Alopecurus. 
) N. It. Codolina. 

) N. It. Codolina lima. 

) N. It. Scagliola sottile, Codino. scagliola. 

) N. It. Codolina nuda. 

) N. It. Gramigna. Piac. Gramigna. 


1 
5 
(3 


INFERI RA 1 
| ti ae 


I 


318 
Gen. XVI. Oryza L. 


Etim. Da òryza, nome greco del riso. 


1528. Oryza sativa L. (1) - Abit. Coltivata in parecchie 
località della provincia colle sue varietà. 


Gen. XVII. Leersia Soland. 


Etim. Genere intitolato a Gio. Daniele Zeers, Botanico che molto 
giovò ai progressi dell’Agrostografia. 
1529. Leersia oryzoides Sw. (2) — Abit. Nei fossati, 
nelle paludi e nelle risale. 


Gen. XVIII. Polypogon Desf. 


Etim. Dal greco polys, molto, e pògon, barba. Così detto perchè le 
valve delle lepicene di queste Graminacee portano lunghissime setole. 
1530. Polypogon monspeliensis Desf. - Abit. Nei luoghi 

sterili erbosi di collina. 


Gen. XIX. Agrostis L. 


Etim. Dal greco Agrostis, erba o gramigna, oppure da agros, campo, 
perchè l’ordinaria stazione di qualche sua specie è il campo. 
1551. Agrostis vulgaris With. (3) — Abit. Nei luoghi 
erbosi, secchi in tutta la provincia. 
1532. A. stolonifera L. (4) - Nei luoghi erbosi, al mar- 
gine delle vie e dei campi. 


1) N. It. Riso. 

2) N. It. Asprella, Riso bastardo. Piac. Ris salvadigh. 
(3) N. It. Capellini. Piac. Paiareina. 

(4) N. It. Miglio d’acquitrino. Piac. Paiareina. 


3I4 
Gen. XX. Apera Adans. 


Etim. Dal greco a, (privativo) non, e peroo, io mutilo, perchè la 
glumetta ha sempre due pagliette e non una soltanto, come spesso 
succede nel genere Agrostis, nel quale una di esse abortisce, per 
cui n) glumetta si considera come mutilata e nel genere Apera non 
muluala. 


1533. Apera Spica venti P. B. (1) - Abit. Nei semi— 
nati e nei luoghi incolti. 

1534. A. interrupta P. B. (2) — Nei luoghi incolti e 
nelle alluvioni del Po e dei torrenti. 


Gen. XXI. Calamagrostis Roth. 


Etim. Dal greco Calamos, Canna, e da agrostis, gramigna in genere, 
perchè queste piante furono considerate tenere il mezzo fra le vere 
gramigne e quelle che per un fusto più grosso chiamansi Canne. 


1535. Calamagrostis lanceolata Roth (3) - Abit. Fra 
le siepi e al margine dei campi. 

1536. C. Z4ttorea DC. — Nelle sabbie del Po e dei tor- 
renti. 

1537. C. Epigejos Roth. (4) — Nelle alluvioni del Po e 
dei torrenti. 

1538. C. montana Hoff. - Nei boschi collini e montani (5). 


(i) N. It Pennacchini, Spiraventi. 

(2) N. It. Spiraventi sottile. 

5 N. It. Cannucce. Piac. Canneutt. 

Hi N. H. Cannette, Cannucce. 

(5) Secondo il Prof. Stef. Endlicher le Calama7ros'is sarebbero no- 
cive alle mandre e perfino mortali. Nel suo Enchiridion Botanicum, 
così si esprime: « Calamagrostidum herba exsucca, nostris gregibus 
intacta, sì a fame coactis manditur, fauces sauciare, deglutita intestino 
laedere solet, imo enecare post laesione mechanica ‘intestinorum ». 





815 
Gen. XXII. Gastridium P. B. 


Etim. Dal greco gastèr, gastròs, ventre, per allusione alle valve 
delle lepicene rigonfie a guisa di ventre. 


1539. Gastridium lendigerum Gaud. — Abit. Nei luoghi 
incolti specialmente collini. 


Gen. XXIII. Milium L. 


Etim. Nome latino usato fin da Plinio, di origine oscura. Secondo 
Olivier de Serres deriverebbe da mille, mille, ed esprimerebbe la 
fecondità di questo grano, che rende mille per uno. Secondo altri deri- 
verebbe dal celtico mu, pietra, per allusione alla durezza ed al lustro 
dei grani di questa pianta. 


1540. Milium effusum L. (1) - Nelle situazioni selva- 
tiche ombrose di collina. 


Gen. XXIV. Piptatherum G. B. 


Etim. Dal greco pipto, io cado, e ather, resta, così detto dalla resta 
caduca di cui va guernita la sua glumetta. 


1541. Piptatherum multiflorum P. B. (2) - Abit. Nel 
luoghi selvatici, aspri, collini e montani. 


Gen. XXV. Stipa L. 


Etim. Da stipe, stoppa, per allusione alle sue Innghe reste para- 
gonate alle filaccie di stoppa. 


1542. Stipa pennata L. (3) - Abit. Nei prati magri 
dei colli e nel letto dei torrenti. 
1543. S. capillata L. (4) — Nei colli aridi, aprici. 


Gen. XXVI. Lasiagrostis Link. 


Etim. Dal greco lasios, irsuto, e agrostis, gramigna, così detto dai 
peli di cui è coperta la paglietta inferiore. 


1544. Lasiagrostis Calamagrostis Link. (5) — Abit. Nei 
luoghi aspri degli alti monti. 


(1) N. It. Gramigna cedrata, Grano selvatico. Questa pianta spande 
un odore grato, proprio a discacciare le falene dalle lane. 

(2) N. It. Pennacchini cascanti. 
(3) N. It. Lino delle Fate, Stuzzica orecchie, Pennine Paradise, 
Piac. Piumm, Piuméin. 

(4) N. It. Stuzzichella crespa. 

(5) N. It. Cannella ìngannavena. 


DI 


316 I 
Gen. XXVII. Phragmites Trin. 


PI | 


PIA 
L 


Etim. Dal greco phragma, chiusura, siepe, perchè i Greei ne for- — 


mavano siepi che circondavano i loro campi. 
1545. Phragmites communis Trin. (1) - Abit. Nei luoghi 
acquosi e paludosi in tutta la provincia. 


Gen. XXVIII. Arundo L. 


Etim. Dal latino Arundo, nome dato alla pianta medesima che noi 
diciamo Canna. 


1546. Arundo Donax L. (2) - Abit. Nei luoghi umidi 
palustri, ma raramente. Coltivasi anche qua e co- 
là per diversi usi. 


Gen. XXIX. Seslerta Scop. 


Etim. Genere dedicato dallo Scopoli al dotto medico e botanico 
Leonardo Sesler. 


1547. Sesleria coerulea Ard. (3) - Abit. Nei pascoli 


montani. IAN 


Gen. XXX. Koeleria Pers. 


Etim. Genere dedicato a Giorgio Lodovico Kéler botanico alemanno. 


1548. Koeleria phleoides Pers. (4) - Abit. Nei siti col- 


tivati e lungo le vie. 
1549. K. valesiaca Gaud. — Nei pascoli montani. 
1550. K. cristata Pers. (5) - Nei luoghi aridi e sui 
muri specialmente in collina. 


(1) N. It. Canna da spazzole, Spazzole di Calude, Canna palustre, 
Canna selvatica, Canneggiola. 

(2) N. It. Canna da rocche, Canna da chiesa, Canna comune, 
Canna domestica, Canna da giardino. Piac. Canna. 

(3) N. It. Codino azzurro, Ventolana azzurra. ( Così detta dal co- 
lore d'acqua di mare delle sne spighette. E una delle graminacee 
più precoci. 

(4) N. It. Paleo codolina. 

(9) N. It. Paleo argentino gentile. 


317. 





Gen. XXXI. Aîra L. 


Etim. Dal greco Aira, od era, nome dato da Teofrasto al Loglio, e 
trasportato pui a questo genere. 


1551. Aîra caespitosa L.- Abit. Comune nei luoghi er- 
bosi selvatici. 

1552. A. flexuosa L. (1) - Nei siti selvatici special- 
mente collini e montani. 


Gen. XXXII. Corynèphorus P. B. 


Etim. Dal greco coryne, mazza, clava, e phero, io porto, per la 
forma della resta terminata all’apice in clava. 


1553. Corynéphorus canescens P. B. (2) — Abit. Nei 
siti selvatici e nei boschi collini e montani. 


Gen. XXXIII. Holcus L. 


Etim. Dal greco holco, io estraggo, donde holcos l’atto di estrarre. 
Piante a cui gli antichi attribuivano |’ immaginaria proprietà di e- 
strarre qualunque corpo nocivo dall’ organismo umano coll’ appli- 
xarle al capo. 


1554. Holcus lanatus L. (3) - Abit. Nei. luoghi erbosi 
ombrosi di tutta la provincia. 


Gen. XXXIV. Arrhenàtherum P. B. 


Etim. Dal greco arren, maschio, ed ather, resta, perchè il fiore 
maschio è provveduto di resta. 


1555. Arrhenatherum elatius M. K. (4) — Abit. Nei 
prati e luoghi incolti. 


(1) N. It. Ghingola. 

(2) N. It. Ghingola bianchiccia. 

(3) N. It. Bambagiona, Erba bozzolina. Piac. Erba bianca. 
{4) N. It. Avena maggiore, Avena altissima, Ventolana. 





318 
Gen. XXXV. Avena L. 3 


Etim. Conservato l’antico nome dato dai Latini, la cui etimologìa 
è oscura. Secondo alcuni però deriverebbe dal latino aveo, io bramo, 
per allusione all’avidità con cui è cercata dai bestiami. 

-— » ld e . . 1a) . 
1556. Avena tenvis Moench. - Abit. Nei luoghi erbosi 


collini. 
1557. A. sativa L.(1)- Coltivata e naturalizzata. 


1558. A. orientalis Schreb. {2) — Coltivata come la pre- 
cedente. “a 


1559. A. fatua L. (3) - Fra le biade e sui margini 
delle vie in tutta la provincia. 
1560. A. sterilis L. (4) - Nei luoghi incolti. 


1561. A. pubescens L. (5) - Nei prati specialmente mon- 
tanl. 


1562. A. pratensis L (6) - Nei prati collini e montani. 

1563. A. /avescens L. - Comune nei prati e luoghi 
erbosi. jan 

1564. A. caryophyllea Wigg. (7) - Nei luoghi collini. 
selvatici. 


Gen. XXXVI. Danthonia DC. 
ftim. Genere dedicato a Stefano Danthon, botanico marsigliese. 
1565. Danthonia provincialis DC. (8) — Abit. Nei colli e 
luoghi montuosi. 


(1) N. ft Avena coltivata, Avena domestica, Avena comune, Vena 
Piac. Verna. L'Avena custituisce una delie gram'nacee più utili come 
cereale e come pianta da foraggio, eminentemente nutritiva e tanto 
che i Greci la chiamarono bromos che significa alimento. Attesa 
l’antichità della sua coltivazioue, ha dato luogo a parecchie varietà 
che ponno ridursi alle seguenti : Avena bianca aristata, Avena bianca 
MIRA Avena nera aristata, Avena nera mulica. 

) N. It. Avena di Turchia. A. d'Ungheria, A. d'Oriente, Avena 

A 

(3) N. It. Avena selvatica, Avena pazza, Piac. Veina satvadga. 

(4) N. dt. Avena pazza, Avena sterile. 
d) N. dt. Avena pelosa. 
6) N. It. Avena dei prati. i 
7) N. It. Pabbio. È pianta esilissima , a culmo sottilissimo , alta. 
pocti pr ph 
(8) N. It. Avena spigata. 


(* 
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e | 319 
«Gen. XXXVII. Triodia R. Br. 


—_—Etim. Dal greco tréis tris, tre, e odis, dente, per allusione alla 
glumetta esterna tridentata. 


| 1566. Triodia decumbens P. B. (1) - Abit. Nei luoghi 
3 erbosi del piano e del colle. 


E Gen. XXXVIII. Melica L. 


Etim. Derivato dal greco meli, o melice, miele, così denominato perchè le 
\pi ne estraggono un piincipio zuccherino col quale formano il miele 


i 1567. Melica ciliata L. (2) — Abit. Nei luoghi aridi, sec- 
3 chi e sui muri vecchi in collina. 

— 1568. M. uniflora Retz. (3) - Nei luoghi collini selva- 
| tici ed ombrosi. 

i 1569. M, uluns L. (4) - Nello stesso località. 

Gen. XXXIX. Briza L. 

] 


Etim. DÉI greeo brizo, io fo dormire, perchè il pane fatto col grano 
. della Briza dicesi atto a conciliare il sonno; oppure dallo stesso vo- 
| scabolo brizo che significa anche io sono aggravate, per allusione alla 
È spighette che, tropp» pesanti sul pedancolo sottile, tremolano con- 
| inuamente. 
| 1570. Briza media L. (5) - Abit. Nei prati e luoghi erbosi. 
| 1571. 5. minor L. (6) — Nei pascoli collini. 


Gen. XL. Eraqrostis P. B. 

Etim. Dal greco eros, amore, ed agrostis, erba; erba dell’amore. 

1572. Eragrostis negastachya Linek. (7) — Abit. Co- 
mune nei luoghi colti e negli incolti. 

| 1575. E. pilos1 P. B. (8) - Nei campi e luoghi incolti. 
| 1574. E. poaeoides Beauv. Nelle località delle specie 

precedenti, ma meno frequente. 
(1) N. It. Gramigna loglierella. 


_ (2) N. It. Gramigna barbata. 
(3) N. It. Avena rossa. 
(4) N. It. Melica pendente. 
(5) N. It Erba tremolina, Tentennino, Amorina. 
ti N. kt. Erba brillantina 
(7) N. ki Gramignone. Questa graminacea costiuisce un foraggio 
Mino pascolato con piacere dai bestiami eparticolarmente dalle vacche. 
—_ È però poco prcduttivo e si con piace segnatan.ente dei terreni freschi. 
(8) N. 4t. Fienarola porporina, Fienarola sottile. 


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320 
Gen. XLI. Poa L. 
Etim. Dal greco poa, erba, così detta per antonomasia, giacchè le 
sue specie dappertutto somministrano erba ai prati. 
1575. Poa annua L. (1) - Abit. Comune da per tutto. 
1576. P. bulbosa L. (2) - Nei luoghi aridi, su pei mu- 
ri e per le vie in tutta la provincia. 
1577. P. alpina L. (3) - Nei pascoli degli alti monti. 
1578. P. dura L. — Nei siti erbosi secchi. 
1579. P. fertilis Host. - Nei prati umidi. 
1580. P. trivialis L. (4) - Nei prati e margini dei 


campi. 

1581. P. compressa L. (5) - Nei siti aridi e lungo le 
vie. 

1582. P. nemoralis L. (6) — Nelle situazioni selvatiche 
opache. , 


1583. P. pratensis L. (7) - Comunissima nei prati e 
luoghi erbosi di tutta la provincia. 


Gen. XLII. Glyceria R. Br. 


Etim. Dal greco glyceros, dolce, perchè le sue radici e special 
mente i semi hanno un sapore zuccherino. 


1584. Glyceria aquatica Presl. (8) - Abit. Nei luoghi 
arenosi umidi e nei paduli. 


(1) N. It. Gramigna delle vie. 

(2) N. It. Fienarola scalogna. 

(3) N. It. Fienarola alpina. 

(&) N. It. Spannocchina, Erba maggenga. Pianta principalmente atta 
alla produzione del fieno. Nella Lombardìa si vede come la regina 
di tutte le piante sopra gli incantevoli prati di questo paese. E pure 
l'erba dominante nei famosi prati della Contea di W iltshire in In- 
ghilterra, ove se ne sono veduti individui che avevano 22 piedi in- 
glesi d'altezza. 

(5) N. It. Rubalana, Fienarola compressa. 

(6) N. It. Fienarola dei boschi. 

(7) N. It. Fienarola, Erba maggenga. 

(8) N. It. Gramigna di palude, Ghingola acquatica. 





321 
1585. G4yceria spectabilis M. K. - Abit. Nei siti acquosi 
e nelle risale. 
1586. G. /witans R. Br. (1) — Nelle acque di lento corso» 
Gen XLIII. Molinia Schrank. 


Etim. Genere di piante fondato in onore del dotto Molina. 


1587. Molinia caerulea Moench. (2) - Abit. Nei luoghi ar- 
gillosi, umidi ed erbosi della provincia. 


Gen. XLIV. Dactyls L. 

Etim. Dal greco dactylis, digitazione, per le spighette riunite in 
piccoli ammassi imitanti in qualche modo il polpastrello di un dito. 
1588. Dactylis glomerata L. (3) - Abit. Comune nei 

luoghi incolti erbosi. 


Gen. XLV. Cynosurus L. 


Etim. Dal greco cyon, cynos, cane, ed oura, coda, perchè le sue 


spighe piane da una parte e convesse dall’altra somigliano alla coda 
di un cane. 


1589. Cynosurus cristatus L. (4) - Abit. Comunissima 
nei luoghi erbosi. 


1590. C. echinatus L. (5) — Nei luoghi incolti secchi. 
Gen. XLVI. Festuca L. 


Etim. Si vuole derivi dal celtico fetu, che significa piccolo, a mo- 
tivo della piccolezza di alcune specie a questo genere appartenenti. 
Altri lo deriva dall’altro vocabolo celtico fest, pasto, alimento, dal 
quale sarebbe venuto l'antico feste, francese, cambiatosi poi in festin. 


1591. Festuca ciliata DC. (6) - Abit. Nei luoghi erbosi 
sterili. 


(1) N. It. Manna di Polonia, Manna di Prussia, Gramigna di pa- 
lude, Ghingola acquatica, Gliceria. 

(2) N. It. Gramigna liscia. 
(3) N. It. Erba da mazzolini, Erba mazzolina, Erba ruzzolina, 
Pannocchina. 

(4) N. It. Ventolana dei prati. 

(5) N. It. Covetta, Ventolaria. 

(6) N. It. Festuca. 


322 


1592. Festuca bromoides Koch. — Abit. Nei pascoli sec- | 


chi di collina. 

1593. XF. Myuros Koch. - Abbondante ne’ luoghi secchi 
e sul Muri. na 

1594. F. tenwiflora Schrad. — Nei luoghi aridi ed incolti. 

1595. F. loliacea Huds (1) - Nei prati fertili. 

1596. F. rigida Kanth - Comune nei luoghi aridi e 
sui muri. 

1597. F. heterophylIa Lam. (2) — Nei luoghi selva- 
tici ombrosi. 

1598. F. ovina L. (3) - Nei prati, lungo le vie e sui 
muri. 

1599. 7. arundinacea Schreb (4) - Alle sponde dei ca- 
nali e dei rivoli. 

1600. F. elatior L. (5) — Nei prati pingui un po’ umidi. 


Gen. LXVII. Brackypodium P. B. 


Etim. Dal greco brachys , breve e pous, podos, piede, perchè 
queste piante hanno pedicelli brevi. 


1601. Brachypodium pinnatum P. B. (6) — Abit. Comu- 
ne negli spineti e sui margini dei campi. 

1602. B. distachyum R. S. - Nei luoghi selvatici di 
collina. 

1603. B. sylvaticum R. S. - Nei luoghi ombrosi selva- 
Luci. 


(1) N. It. Festuca logliacea. 

(2) N. It. Paleo delicato. 

(3) N. It. Gramigna setajuola, Paleo ovino. Quest’ erba gode la 
proprietà di stabilirsi assu bene sopra terreni aridi, calcari e silicei;: 
perciò quantunque picciola, è preziosa per le montagne. E special- 
mente appetita dalle pecore. 

(4) N. Ît. Festuca canna. 

(5) N. It. Paleo dei prati. 

(6) N. It. Paleo. 








i 323 
Gen. XLVIII. Bromus L. 


Etim. Dal greco Bromos che corrisponde al latino Avena, perché 
alcune specie di Bromus rassomigliano nel portamento alle Avene 
{ come il B. sterilis), oppure da Broma, alimento, perchè i grani ser- 
vono di alimento agli uccelli. 


1604. Bromus arvensis L. (1) - Abit. Comune nei luo- 
ghi erbosi sterili. 

1605. B. secalinus L. (2) — Fra le biade e nei luoghi 
coltivati. 

1606. B. commutatus Schrad.- Nei seminati. 

1607. B. squarrosus L. - Nei luoghi ghiaiosi, aridi. 

1608. B. patulus M. K. - Nei prati e campi. 

1609. B. racemosus L. - Nei prati. 

1610. 2. mollis L. (3) - Comune nei luoghi erbosi 
sul Muri. 


1611. B. confertus Biebrst.- Nei luoghi erbosi. 

1612. B. asper L. - Nei luoghi selvatici collini. 

1613. 5. inermis Leys.- Nei luoghi incolti. 

1614. B. erectus Huds. - Nelle siepi e luoghi erbosi. 
1615. 5. sterilis L. (4) - Nei luoghi incolti. 

1616. B. diandrus Curt. (5) - Nei luoghi incolti, secchi. 
1617. B. rigidus Roth. — Nei luoghi coltivati. 

1618. 5. fectorum L. (6) - Nei siti aridi, magri. 


Gen. XLIX. Gaudinia P. B. 


Etim. Genere dedicato al botanico Gianfrancesco Filippo Gaudin 
autore della Flora Melvetica. 


1919. Gaudinia fragilis P. B. (7) - Abit. Nei luoghi 
incolti di collina. 


(1) N. It. Bromo dei campi. 

2) N. It. Seme di fieno, Ventolana. 

3) N. It. Forasacco peloso, Spigolina. 

4) N. It. Forasacco, Forasacco doppio, Forasacco rosso, Orzo sel- 
vatico, Vena vana. 

(5) N. It. Forasacco. 

(6) N. It. Bromo dei tetti. 

(7) N. It. Forasacchino. 


324 di: 
Gen. L. Triticum L. 


Etim. Nome latino usato dagli antichi, di origine oscura, a meno 
che si voglia tener buona l’ opinione che derivi da tritus, (macina- 
mento, triturazione ); est, dice il Littledon, quod tritum est g spicis. 


1620. Triticum Spelta L. (1) - Abit. Coltivasi special- 
mente nella zona TA e montana. 

1621. 7. vulgare Vill. (2) — Coltivasi su vasta scala 
in tutta la provincia. 

1622. T. turgidum L. (3) - Coltivasi come il precedente. 

1623. 7. compositum L. (4) - Coltivasi. 

1624. T. monococcum L. (5) - Coltivasi. 

1625. T. dicoccum Schrank - Coltivasi. 

1626. 7. polonicum L. (6) - Coltivasi. 

1627. T. durum Desf. - (7) Coltivasi come le specie 


precedenti. 

1628. 7. repens L. (8) - Comunissimo in tutti i luoghi 
sterili. 

1629. 7. caninum L. (9) - Nei luoghi selvatici di mon- 
tagna. 


Gen. LI. Secale L. 


Etim. Dal greco secàle, derivato dal celtico-brettone segal che vuol 
dire falce, o secondo altri dal latino seges, messe. 


1630. Secale cereale L. (10) - Abit. Coltivasi special- 
mente in collina. 


(1) N. It. Spelta, Spelda, Scandella, Grano Farro. Piac. Spelta. 
Niit. Frumento, Grano. Piac. Formeint. 


N. It Ceti indio Grano a grappoli, Grano a mazzetti, 
o del Graspo, Grano del Miracolo , Grano di Smirne, Grano 


° (8) N. It. Grano Farro piccolo, Spelta. 

(6) N. It. Frumento polacco, Grano di Polonia. 

(7) N. It. Frumento duro, Grano duro. 

) N. It. Gramigna, Granaccino, Grano Canino, Grano delle for- 


9) N. It. Grano Canino. 
0) N. It. Segala, Segale, Segola. Piac. Segla. 


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325 


Gen. LII. Hordeum L. 


Etim. Dal greco psorde, nutrimento, secondo il Vossio, 0 da horreo, 

in causa delle reste ruvide al tatto. 

1631. Hordewn vulgare L. (1) - Abit. Coltivato. 

1632. H. hexastichon L. (2) - Coltivato. 

1633. H. distichon L. (3) - Coltivato. 

1634. H. Zeocriton L. (4) — Coltivato. 

1635. H. murinum L. (5) - Comune lungo le vie e 1 
muri. 

1636. H. secalinum Schreb (6) - Nei luoghi umidi om- 
brosi di collina. 


Gen. LITI. Lolium L. 


Etim. Nome latino corrispondente al greco aira, usato da Plinio e 
da Varrone, per indicare queste piante, ma di origine oscura. — Se- 
cond? altri da loloa, nome celtico del Loglio. 


1637. Lolium perenne L. (7) — Abit. Nei prati e luoghi 
erbosi. 
1638. L. temulentum L. (8) - Nei seminati e nei luo— 
ghi incolti. 
1639. L. italicum A. Br. (9) - Nei campi e luoghi col- 
| tivati. 


(1) N. It. Orzo comune, Orzo quadrato. Piac. Orz. Si annoverano 
5 varietà principali d’ Orzo comune, sviluppate dalla coltura secolare 
di questo cereale. Esse sono l’M. vulg. hibernum, l’aestivum, il coeru- 
lescens, il nigrum e il nudum. 

(2) N. It. Orzo maschio. 

(#) N. It. Scandella, Orzòla. 

(4) N. It. Orzo a ventaglio, Orzo riso, Orzo o Riso di Germania. 

5) N. It. Orzo selvatico, Orzo sorcino. Piac. Formeint dél diavol. 

(6) N. It. Segala selvatica. 

(7) N. It. Loglio selvatico, Loglierella, Loiessa. Piac. Lewj. 

(8) N. It. Loglio annuo, Loglio zucco, Erba dei briachi. Piac. Leu). 

(9) N. It Lojessa. Piac. Léòjareina. 





Gen. LIV. Aegilops L. pi 


Etim. Dal greco égilos, proprio delle capre, ed ops, opòs, occhio, 
così dette perchè le glume di queste graminacee si credevano acconcio 
medicamento per le ulcerette dell’ occhio dette egilopî, delle quali 
spesso soffrono le capre. 


1640. Aegilops ovata L. (1) - Abit. Nei luoghi sterili, secchi. 
1641. Ae. triaristata W. (2) - Nei luoghi aprici, aridi. 


Gse@ ni. 


(1) N. It. Cerere, Egilope seconda, Fenice, Fora sacco, Grano delle 
formiche, Orzo salvatico delle mura. 
N (a) N. It. Egilope di tre reste, Grano salvatico sottile, Fenice «delle 
iade. 





CLASSE III. — CRITTOGAME 0D ACOTILEDONI- 


Fam. CXXIV. EQuUISETACEE. 


Car. gen. — Piccole piante erbacee, perenni , a caule fistoloso, lon- 
gitudinalmente scanalato, formato da varii meritalli, ciascuno 
dei quali alla sua sommità reca una guaina polifilla, rassomi- 
gliante ad un involucro oppure ad un verticillo di foglie alla 
base ed all’esterno della quale guaina sporgono i rami quando 
esistano. (Queste piante sono generalmente rivestite di epider— 
mide munita di moltissimi stomi. Presentano anteridii e pistillidii. 
Diconsi propriamente sporocarpii certe capsule collocate sotto certe 
squame peltate, riunite in coni o spighe all’ estremità dell'asse, le 
quali, aprendosi per una fessura interna o ventrale, emettono le spore. 
Le spore sono globulose, fasciate da quattro filamenti (elaterii)i quali, 
riuniti per un capo ad uno stesso punto della superficie sporale € 
clavati dall’altro, svolgendosi servono alla disseminazione. Gli an- 
teridii coi loro anterozoidi, secondo G. Thuret, osservansi invece 
sul proembrione o protallo che proviene dal germogliamento 
delle spore. E così pure i pistillidii (sporofima di Duval-Jouve) 
come nelle Felci. — Gli Equiseti esistono nei luoghi umidi di 
tutte le regioni del globo. 


Gen. I. Equisetum L. 


Elim. Dal latino equus, cavallo, e seta, setola, crine ; così chiamato 
perchè alcune specie si sono volute somigliare alla coda del cavallo. 
1642. Equisetum arvense L. (1) - Abit. Nei campi e 

prati umidi e presso ì fossati. 
1643. E. Telmateja Ehrh (2) —- Comune presso i fos- 
sati e le siepi ombrose. 


(1) N. It. Coda cavallina, Coda di cavallo, Coda equina, Cucitoli ; 
Mazzucoli, Setolone. Piac. Còa ad Cavall. 

(2) N. It. Cucitolo maggiore, Pincheri dei fossi, Setolone. In alcune 
località i suoi giovani rampolli si mangiano come gli Asparagi. 


328 
1644. Equisetum palustre L. (1) - Abit. Presso i fossati, 
nei siti paludosi, e negli alvei dei torrenti. 

1645. E. ramosum Schleich. - Nei siti umidi 
1646. E. Ayemale L. (2) - Nei siti umidi, e nelle al- 
luvioni recenti del Po e dei torrenti. 
1647. E. limosum L. (3) - Nei siti paludosi. 


Fam. CXXV. MARSILEACEE. 


Car. gen. — Piante acquatiche, piccole, a stelo, rizomatoso, a foglie 
or filiformi (Gen. Pilularia) or ovali e sessili  (Salvinia), or 
quaterne all’ estremità d’un lungo peziolo ( Marsilea ), ecc. a 
vernazione circinnata come le felci. Concettacoli collocati all’ a- 
scella, alla base delle foglie o sotto di esse, contenenti sporangi 
unispori e sporangi polispori (anteridii secondo alcuni), parie- 
tali nelle Pilularia e Marsilea, separati in distinti concettacoli 
ed assili nelle Salvinia. Da cotesti sporangi unispori pìù tardi 
si svolge (secondo le osservazioni di C. Miller, Mettenius ed altri) 
il proembrione o protallo. Schleiden ed altri moderni credono 
aver osservato la fecondazione delle spore per mezzo degli ante— 
rozoidi. — Vivono in tutte le regioni del globo, ma particolar- 
mente nelle regioni temperate. Non hanno alcuna applicazione. 


Gen. I. Marsilea L. 


Etim. Genere dedicato al celebre Lod. Ferd. Marsili nato in Bo- 


logna nel 1658. Il suo genio e le sue osservazioni lo resero peri-. 


tissimo nella Storia naturale. Nel 1712 instituì nella sua patria una 
nuova Accademia, che fu aperta nel 1714, col titolo d'Istituto delle 
Scienze ed Arti di Bologna. Stabilita quest’ Accademia passò in 
Provenza per ripigliare le sue ricerche ed osservazioni sul mare. Ri- 
tornato poi in patria, cessò di vivere nel 1730. Fra le sue opere 
s'annovera una dissertazione sulla Generazione dei Funghi ìmpressa 
a Roma nel 1714. 


1648. Marsilea quadrifolia L. (4) - Abit. Nei fossati 
poco correnti, nelle risaie e siti paludosi. 


(1) N. It. Coreggiola minore, Pincheri dei fossi, Equiseto palustre. 

(2) N. It. Equiseto, Asprella, Paltrufali, Coda di Cavallo. 

(3) N. It. Equiseto limoso, Equiseto dei paduli. Gli Equiseti già 
usati una volta in medicina, non presentano attualmente altra più 
importante applicazione che quella che risulta dalla considere— 
vole quantità di silice (talvolta riconoscibile alla doppia rifrazione ) 
onde sono compenetrati, per la quale riescono utilissimi a fregare , 
lisciare, pulire diverse sostanze, e principalmente il legno. i 

(4) N. It. Lente palustre, Marsilea, Erba pesce, Trifoglio dei laghi, 
Trifoglio dei fossi. i 


tie P RORRI <P LORI 
»* pia Li 


329 
Gen. II. Salvinia L. 


 Etim. Genere consacrato da Micheli alla memoria di Antonio Ma- 
ria Salvini, nato nel 1633, morto nel 1729, celebre professore di 
‘ lingua greca in Firenze sua patria. 


1649. Salvinia natans AU. (1) = Abit. Nelle acque lente 
e negli stagni. 


Fam. CXXVI. LICOPODIACEE. 


Car. gen. Piante erbacee che ripetono in qualche parte, per forma e 
disposizione di foglie, la fisonomia dei muschi, con caule pro- 
strato od eretto, foglie alterne, piccole, embriciate o no, munite 
di epidermide, di stomi e di vasi, come le piante delle famiglie 
precedenti. Organi riproduttori di due sorta: anteridii e pistil- 
lidii (ovoforidi di Spring, sporocarpii ) e consistenti in concetta— 
coli particolari, di varia forma, collocati ordinariamente all’ a- 
scella delle foglie e ripieni di granuli vescicolari, i quali sono 
piccolissimi, numerosi, sovente disposti a quattro, negli interidii, 
grandi e meno numerosi, nei pistillidii od ovoforidii. I concet- 
tacoli sì degli anteridii che dei pistillidii (sporocarpii) sono ge- 
neralmente bivalvi, come il guscio di alcune conchiglie. Inoltre 
nei veri Licopodii finora non si sarebbero trovati che anteridii 
o concettacoli contenenti granellini minutissimi, da cui trarreb- 
bero origine gli anterozoi, secondo le osservazioni di Hofmeister. 
Abitano le diverse regioni del globo, preferibilmente però le re- 
gioni calde ed umide. 


Gen. I. Lycopodium L. 


Etim. Dal greco lykos, lupo, e pus, piede, per allusione ai rami di 
queste piante aventi le estremità divise alla foggia dei piedi del lupo 
1650. Lycopodium complanatum L. (2) - Abit. Nei pa- 

scoli montuosi. 
1651. L. clavatum L. (3) — Nei boschi collini e montani. 





» 


1) N. It. Salvinia, Erba pesce, Scorpendra. 
ti) N. It. Licopodio depresso. Questa graziosa specie rammenta 
‘per il suo fogliame quello dei ginepri e dei cipressi; presenta inoltre 
. alcune varietà, rare però nella nostra provincia. 

(3) N. It. Licopodio, Licopodio clavato, Musco clavato, Musco ter- 
restre, Piede di lupo, Zampa di lupo, Branca di lupo. 


330: 
1652. Lycopodium inundatum L. (1) - Abit. Nei luoghi 
paludosi vicini al Po. 


Gen. II. Selaginella Spring. 


Etim. Dal greco selagèo, splendo, per allusione alla superficie di 
queste piante che è lucida, risplendente. 


1653. Selaginella helvetica Link. (2) - Abit. Lungo 
le rive del Po e presso la foce della Trebbia. 


Fam. CXXVII Perdi 


Car. gen. Piante perenni, erbacee od anche legnose, a foglie sessili 
o peziolate, munite d’epidermide e di stomi, variamente. divise, 
bene spesso ripetutamente pinnatifide, a nervatura ramificata ed 
a prefogliazione circinnata. Si propagano col mezzo di spore 
contenute in capsule o sporocarpi, le quali, munite soventi di un 
anello circolare ed elastico: che ne favorisce la deiscenza, stanno 
riunite in ammassi particolari (sore 0 sori) rivestiti da una mem- 
brana (indusio ) o nudi affatto (Polzpodium ) ecc. e collocate alla 
pagina inferiore delle foglie; oppure traggono origine dalla to- 
tale trasformazione della parte superiore delle stesse foglie o 
fronde al punto da presentare una forma di fruttificazione a 
piga, grappolo o pannocchia (Ophioglossum, Osmunda, Botrychium, 
ecc ). Dette spore, germogliando, producono un’ espansione fo— 
gliacea ( protallo, proembrione, pseudocotiledone ) ed è su questa 
che Nàgeli, Suminski, Thuret, Hofmeister, Schacht, Mettenius, 
Mercklin ed altri scoprirono i veri organi sessuali, cioè, gli an- 
teridii ed i pistillidii. Sono piccoli corpiccini vescicolari che si 
svolgono sul protallo; gli anteridii, cioè, talvolta sulla superficie 
libera ed inferiore, riconoscibili alla presenza dei fitozoari od 
anterozoidi; edi pistillidii nella sostanza stessa del protallo. Al- 
cuni dei sullodati micrografi, Suminski, ad es., avrebbero ancora 


* 


(1) N. It. Licopodio dei paduli. Alcune specie di Licopodi forni- 
scono una polvere giallognola (materia granulare dei concettacol) che, 
essendo infiammabile, si impiega nei fuochi d’artifizio, per far lampi 
nei teatri; e, non essendo quasi bagnata dall’acqua, si adopera tal- 
volta ad avvolgere pillole in cambio della foglia d’argento o della 
polvere di liquirizia. In sommo credito presso i Druidi, i Licopodi 
usavansi pure in medicina come emeto-catartiche; furonogperò ab- 
bandonati. - La polvere di Licopodio collocata fra due lastre di vetro 
costituisce un apparecchio ottico, col quale si vedono gli aloni attorno 
alle fiamme che si guardano attraverso al medesimo. 

(2) N. It. Selaginella. 


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331 


osservato ‘gli anterozoidi «penetrare nella cavità del pistil- 
lidio, cosa che altri contestano. Il fatto però si è che il conte- 
nuto di quest'ultimo, avvenga 0 no la fecondazione, dopo un certo 
tempo mette radicelle in basso, e si svolge in alto nella vera 
fronda, ossia, nella parte aerea della pianta. Vi sarebbe quindi 
quì, come in altre Crittogame, secondo Hofmeister ed altri, una 
Vera partenogenesi, ossia una generazione alternante, Ja quale 
succederebbe nel seguente modo. La spora contenuta nel soròo 
sarebbe una pronutrice (grosse amme di Steenstrup) e produrrebbe 
il protallo; questo sarebbe la nutrice ((amme) su cui si svolge- 
rebbe l'organo che (con o senza fecondazione, secondo gli au— 
tori) darebbe origine alla parte assile della pianta. — Le Felci 
abitano tutte le regioni del globo. Nelle ‘temperate e nelle fredde 
però, sono erbacee: nelle calde, sovente arboree. Prediligono , 
‘come le altre Crittogame, i luoghi freschi ed ombrosi. — Delle 
2000 specie che costituiscono i molti generi (200 circa) di questa 
.amplissima famiglia, molte sono ricercate e coltivate con grande 
‘cura per la bellezza delle loro forme e la persistenza del loro 
verde. Le collezioni di Felci .sono, presso .i ricchi botanofili, 
all’ordine del giorno , non meno delle ‘Orchidee, Gessneriacee, 
«ecc. Alcune Felci poi si raccomandano per mediche proprietà. 


Gen. I. Botrychium Swart. 


Etim. Dal greco botrycos, picciuolo dell’acino nei grappoli; così 
«dette perchè le loro fronde sono disposte in forma di grappolo. 


1654. Botrychium Lunaria Swart.(1) - Abit. Nei pa- 
scoli montuosi. 


Gen. II. Ophioglossum L. 


Etim. Dal greco òfis, serpente, e glossa, lingua, per allusione alla 
fruttificazione di queste Felci disposta in ispiga ob'iqua e lingui- 
«forme. 


1655. Ophioglossum vulgatum L. (2) - Abit. Nei pascoli 
montani. 


(1) N. It. Erba lunaria, Lunaria del grappolo, Lunaria minore, 
Sferra cavallo. 

(2) N. It. Erba luccia, Erba lucciola, Erba senza costola, Erba ser- 
pentina, Lingua serpentina, Lingua di serpente. 





VAR 
Gen. III. Ceterach Adans. 


Etim. Nome arabo dell’ Asplenio. — Ceterach nomen est barbarum 
officinis receptum, quo significatur Asplenium seu Scolopendrium, herb ae 
genus Graecis et Latinis notum. (G. Dufresne, Glossarwum ecc»). 


1656. Ceterach officinarum W. (1) - Abit. Tra le fes- 
sure dei muri vecchi e sulle rupi colline. 


Gen. IV. Polypodium L. 


Etim. Dal greco polys, molto, e pus, podos, piede, per allusione alla 
moltitudine di radici che distinguono queste Felci. 
1657. Polypodium vulgare L. (2) - Abit. Appiè degli 

alberi vecchi e sulle muraglie antiche. 


Gen. V. Aspidium Swartz. 


Etim. Dal greco aspidion, piccolo scudo, per allusione alla forma 
delle capsule o sporocarpi che trovansi sulla pagina inferiore delle 
foglie di queste Felci. 


1658. Aspidium Thelypteris Swartz. — Abit. Nei siti om— 
brosi e palustri. 

1659. A. aculeatum Swartz. (3)- Nei luoghi selvatici 
di tutta la parte collina e montana. , 

1660. A. Filix mas Swartz. (4) - Nei luoghi selvatici 
e fra i cespugli, specialmente nella parte collina 
e montana. 


; (1) N. It. Cedracca, Cetracca, Citracca, Capel Venere doppio, Erba 
orata. 

(2) N. It. Polipodio volgare, Polipodio quercino, Erba radeoli, Erba 
delle quercie, Felce quercina, Filicula, Musco quercino, Regolizia di 
montagna, Erba radiola, Felce dolce, Il dolce rizoma di questa Felce 
si mastica come la regolizia, onde il suo nome volgare di Regolizia di 
montagna, e si usa come rinfrescante nelle povere famiglie. 

(3) N. It. Aspidio. 

(4) N. It. Felce: maschio. Questa Felce è assai lodata nella cura 
della Tenia o verme solitario, 6: 0) 





393 
Gen. VI. Cystopteris Bernh. 

 Etim. Dal greco kystos, vescica, e pteris, felce, per allusione alle 

cassule riunite in gruppi rotondati che le caratterizzano e distinguono 

dal generi vicini. 

1661. Cystopteris fragilis Bernh - Abit. Nei luoghi om- 
brosi, sulle roccie e sui muri irrorati nella parte 
collina e montana. 


Gen. VII. Asplentum L. 


Etim. Dal greco à, pleon, e splen, milza. Così dette perchè si u- 
savano un tempo queste Felci nei mali di milza. 


1662. Asplenium Trichomanes L. (1) - Abit. Sui muri, 
tra le rocce ed appiè degli alberi vecchi. 

1663. A. Filix femina Bernh. (2) — Nei luoghi cespu- 
gliosi, selvatici, specialmente collini. 

1664. A. Adianthum nigrum L. (3) — Appiè degli al- 
beri antichi e nei siti ombrosi. 

1665. A Ruta muraria L. (4) — Tra le fessure delle 
muraglie e delle rupi. 

1666. A. Breynii Retz. — Nei monti elevati. 


Gen. VIII. Scolopendrium Sm. 


Etim. Dal greco skolopendra, scolopendra. Le foglie di queste Felci 
hanno nel loro rovescio delle linee che arieggiano ad una scolopendra. 


1667. Scolopendrium officinarum Sm. (5) - Abit. Nelle 
situazioni ombrose specialmente tra le fessure delle 
muraglie. 


1) N. It. Tricomane, Politrico, Asplenio, 
(2) N. It. Asplenio, Felce femmina. i 
(3) N. It. Adianto nero, Capel Venere, Capel Venere doppio, Drio- 
pteri, Felce piccola. E 
“.(&) N. It. Paronichia, Ruta muraria, Ruta di muro. 
5) N. It. Erba mula, Lingua cervina, Scolopendria, Scolopendria 
officinale. 


334 
Gen. IX. Pterîs: Li 


Etim. Dal greco pteron, ala. Così denominata perchè molto somi— 


glia a penne d'uccello per la finezza e leggerezza dei frastagli delle 
foglie. 9 


1668. Pteris aquilina L. (1) - Abit. Fra.i cespugli e 
nei siti selvatici. 


Gen. X. Adiantum L. 


Etim. Dal greco à, part. priv. e diéno, bagno. immollo. Le foglie 
dell’Adianto capelvenere, liscie e come verniciate, se vi cade sopra 
acqua, non s'inumidiscono, non si immollano. 


1669. Adiantum Capillus Veneris L. (2) - Abit. Nelle 
fessure dei muri umidi , dei pozzi e simili località. 


Gen. XI. Notholaena R. Br. 


Etim. Dal greco nòthos, spurio, e lena, veste pelosa. Queste Felci. 
hanno le foglie coperte di scaglie somiglianti a peli. 


1670. Notholaena Marantae R. Br. (3) — Abit. Tra le 
fessure delle rupi montane. 


Fam. CXXVIII. CARACEE. 


Car. gen. — Piante delle acque stagnanti dolci o salate, di color 
verde, per clorofilla contenuta nelle grandi cellule tubulate che 
in serie semplice o riunite a fascetto costituiscono un asse arti- 
colato, alle articolazioni munito di verticilli di ramificazioni e 
compenetrato di materia calcare. Presso a tali ramificazioni 
stanno gli organi di fruttificazione che sono la nucola e l’ an- 
teridio dì forma sferoidale. La nucola è una capsula uniloculare 
al di fuori spiralmente rigata, globosa od ovale, terminata ad un 
estremo. {il libero) da cinque denti (corrispondenti ad. altrettante 
cellule tubolate che non formano il tegumento) e contenente 


(1) N. It. Felce, Felce da ricotte, Felce imperiale, Felce' maggiore, 
Felce ramosa, Fèlice, Fèlice femmina, Felce aquilina. I gambi di questa 
Felce, tagliati obbliquamenie, mostrano, sul taglio, i contorni di 
un’aquila bicipite. Icontadini,i montanari, i fruttivendoli ne usano la 
fronda per avvolgere ricotte, frutti, ecc., per farne corde grossolane, 
istrame al bestiame, e simili. 

(2) N. It. Adianto, Adianto nero, Capelvenere, Capel Venere, Ca- 
povenere. Il Capel Venere è usato in medicina in sciroppo (Sciroppo 
di Gapel Venere Capillaire), e sotto altre forme. 

(3) N. It. Notolena di Maranta. 





335 

© tina sola spora secondo alcuni, parecchie secondo altri autori. 
L'anteridio, ritenuto da Thuret e da altri per l'organo masco- 
lino, sta posto immediatamente al dissotto della nucola (Chara), 
o superiormente (Nella) ed è, giusta il prelodato autore, un 
corpiccino globulare rosso ranciato, formato di otto valvette 
triangolari, separantisi a maturità e portanti ciascuna nel centro 
un perno, dal cui estremo libero prendono origine parecchi tu- 
betti filamentosi, concamerati, nei quali si formano dei corpic- 
cini più piccoli ancora, esilissimi, allungatissimi e ravvolti su 
di loro spiralmente come un cavaturaccioli, mobilissimi, gli 
anterozoidi in una parola. - Vivono nelle acque dolci o salate 
di tutte le regioni del globo. 


Gen. I. Chara Vaill. 


Etim.Il genere Chara fu stabilito dal celebre Vaillant che ne desunse 
il nome dalla voce greca chero , io godo , mi compiaccio , per alludere 
alla compiacenza che hanno queste crittogame di vivere nelle acque. — 
Alcuni però pongono in dubbio l’origine ellenica di questa vocabolo , 
facendolo piuttosto derivare dal tartaro cara, nero, 0 meglio dal san- 
scritto #ara, morte, uccisione fkar, offendere, uccidere) per allusione 
agli effetti letali che producono coi loro miasmi le acque stagnanti, le 
paludi, le maremme ove abbondano le Caracee in putrefazione. 
1671. Chara foetida A). Br. (1) — Abit. Nelle acque 

di lento corso. 

1672. C. fragilis Desv. (2) - Nelle acque lente. 
1673. C. aspera W. - Nelle risaie. 
1674. C. hispida L. (3)- Nelle acque poco correnti. 
1675. C. tomentosa L. - Negli stagni e nei fossati. 
1676. C. coronata Tiz. (4) - Nelle acque di lento corso. 
1677. C. gracilis Sm. (5) - Nelle paludi. 
1678. C. vulgaris L. (6) - Nelle acque stagnanti. 
1679. C. elastica Amici (7) — Nei fossi e negli stagni. 

1) N. It. Cara fetida. 

2) N. It. Cara fragile. 

(3) N. It. Cara ispida. 
î N. It. Cara coronata. 
6 


N. It. Cara fragile. 

N. It. Foladina, Pitora, Erba calcinaia. Questa specie ordina- 
riamente è coperta di una crosta terrosa che è un carbonato di calce; 
‘per cui il volgo le ba dato il nome di calcinata. 

(7) Questa specie è annua, non incrostata di carbonato calcare, 
trasparente, piena di linfa e di globetti voluminosi, e riesce perciò 
‘molto atta alle osservazioni microscopiche. 





336 e 
1680. Chara fasciculata» Amici (1) - Abit. Nelle stesse 
località (2). doge 


Fam. CXXIX. MuscHi o BRIACEE.® 


Car. gen. Crittogame cellulari, acrogene, dalle foglioline verdi o di 
aliro colore, disposte regolarmente sullo stelo, e presentanti un 
rizoma dal quale partono le radichette cellulari. - I Muschi 
formano una classe a parte per molti autori; altri vi uniscono le 
Epatiche per formare la classe delle Muscinee. = Le radici 
dei Muschi sono fine e fitte, le loro foglie picciole, di forma 
varia, ma ordinariamente strette e subulate. I loro organi ri- 
produttori sono racchiusi entro specie di capsule dette wrne 
{ thecae ), portati da un filetto sottile più o meno lungo; sono 
dapprima chiusi in una sorta di borsa che si rompe circolar- 
mente nel mezzo, e di cui la parte inferiore, che rimane alla 
base del filetto, dicesi raginula, mentre la superiore, che ricopre 
l'apice dell’ urna, dicesi cuffia. L’ urna stessa presenta interna 
mente un asse centrale, detto columella, e s’apre per mezzo d'un 
opercolo circolare; il suo contorno dicesi peristoma, e si distingue 
in interno ed esterno, può essere dentato, cigliato, turato da una 
membrana, o al tutto nudo; vi si trovano pure corpi irregolar- 
mente ovoidi e allungati, sostenuti da un pedicello brevissimo 
e accompagnati da filamenti articolati. - I Muschi trovansi dap- 
pertutto. Queste umili pianticelle, prendono talvolta una certa 
parte nel determinare la fisonomia di un paesaggio. Gli alberi, in- 
fatti, i muri, le rupi, le rovine ecc., prendono un aspetto ridente 
e pittoresco sotto la loro coperta .di Muschi dai variati colori. 
Essi danno alla campagna ua aspetto mirabile di gioventù e 
freschezza, nel momento in cui i fiori sono scomparsi, ed offrono 
nell’ Inverno agli sguardi del Botanico il loro verde smeraldo. 
Presso il Polo Artico i Muschi crescono in gran copia, perciò 
quella regione ben merita l' appellativo di regione dei Muschi 
datole da Scow. 


(1) N. It. Cara a mazzetti. 

(2) Oltre al carbonato o fosfato calcare incrostante, parecchie Care 
contengono in alcuni loro organi considerevole quantità di fecola e 
di altre sostanze, le quali se possono renderle utili come alimento 0 . 
come concime, spiegano le emanazioni fetide e malsane che ne 
provengono e la parte che loro si attribuisce nella produzione della 
malaria nelle Maremme. Meritevoli di attenzione sono le osservazioni. 
di Corti, Amici, Dutrochet ed altri sulla rotazione dei succhi conte- 
nuti nelle articolazioni dello stelo di queste piante. 





grassa ._ Gen. I. Fontinalis Hedw. 


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337 


Etim. Dal latino fons, fontis, fonte, per allusion « alla dimora ac- 
quatica di queste Crittogame. . 


1681. Fontinalis antipyretica L. (1) - Abit. Nelle acque 


delle fontane e dei ruscelli, attaccata ai sassi che 
ne ricoprono il fondo. 
Gen. II. Bryum DIll. 


Etim. Dal greco bryo, germoglio, abbondo, per allusione alla fre- 
quenza ed abbondanza di queste graziose Crittogame. 


1682. Bryum rurale L. - Abit. Sui tetti delle case u- 
mide e basse, delle catapecchie, delle capanne ecc. 

1683. B. argenteum L. (2) - Sui muri, sui tetti. 

1684. B. caespititium Sw. (3) - Trovasi sui tetti, sul 
muri, in terra ecc. 


1685. B. capillare L. - Sui tronchi d’alberi fracidi. 


1686. B. binum Schreb.- Nei siti paludosi. 
1687. B. cuspidatum Schreb - Nei boschi. 


1688. B. pyriforme Sw. (4) — Sui vasi e sulle casse 
dei fiori. 

1689. B. sfellatum Sw. (5) - Nei boschi ombrosì ed u- 
midi. 


1690. B. punctatunm Decand. - Nei boschi, nei prati e 
nelle paludi. 


1691. B. palustre Sw. (6) - Nei luoghi paludosi dei 
boschi. 


(1) N. It. Fontinale, Fontanale, Fontanale incombustibile, Fontanale 
maggiore, Musco d’acqua. - Linneo riferisce che i Lapponi ne rivestono 
i loro cammini di legno per impedire che il fuoco visi attacchi: per la 
qual cosa l'insigne svedese le assegnò il nome specifico d’antipyretica.Pure 
non è a tenersi qnesta muscoidea per incombustibile, poichè è com- 
bustibile quanto ogni altra; ma siccome conserva molta umidità, e per 


| gran tempo, può esser atta ad impedire la comunicazione del fuoco. 


(2) N. It. Brìo argentino. Musco argentino. 
3) N. It. Brio o Musco cespuglioso. 

4) N. It. Brìo piriforme. 

(5) N. It. Brio o Musco stellato. 

(6) N. It. Brìo palustre. 


338 
Gen. III. Hypnum L. 


Etim. Dal greco ypnos, sonno. Così nominati perchè con questi 
muschi si empivano un tempo i sacconi per i letti; secondo altri 
perchè ad alcune specie attribuivasi una virtù sonnifera. 


1692. Hypnum sylvaticum L. (1) - Abit. Nei boschi. 

1693. H. denticulatum L. (2) - Cresce nei boschi om— 
brosi, a piè degli alberi e sulle loro radici. 

1694. H. ondulatum L. (3) - A piè degli alberi nei 
boschi montuosi. 

1695. H. praelongatum Hedw.- Nei boschi a piè degli 
alberi e nei luoghi umidi. 

1696. H. riparium Hedw. (4) + Cresce in riva ai ca- 
nali, ai ruscelli ecc. ed aderisce alle pietre, ai 
pali, alla chiglia dei battelli, alle ruote dei mu- 
lini ecc. 

1697. H. cuspidatum L. - Comune nei boschi paludosi, 
nei fossati, e negli stagni. 

1698. H. purum L. (5) - Cresce in terra, nei boschi 
cedui, nei luoghi di pastura ecc. 

1699. H. abietinum Hedw. - Nei boschi e luoghi sab- 
biosi, sterili. 

1700. H. splendens Hedw. (6) - Nei boschi e luoghi 
ombrosi. 

1701. H. tamariscinum Hedw. — Nei boschi. 

1702. H. myuruin Pollich. - Cresce in terra o sui tron- 
chi degli alberi. 

1703. H. murale Dicks (7) - Sui tetti umidi, nei cortili, 
sulle muraglie, sulle pietre e sulle zolle di terra nei 
siti umidi. 

) N. It. Borraccina dei boschi, 

) N. It Borraccina dentellata. 

(3) N. It. Borraccina ondulata. 

N. It. Borraccina ripaiola. 


) 
(5) N. It. Borraccina lustra. ? i 
) N. It. Borraccina nitida, Moscolo, Maschio, Musco. 


) N. It. Borraccina dei muri. 









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704. Hypnum velutinum L. (1) - Abit. Nel boschi, nei 
| prati, sulla terra, sui sassi e sui tronchi d’alberi. 


| 1705. Z. lutescens Huds. (2) — Sui muri, sui sassi, nei 


boschi, a piè degli alberi ecc. 

1706. H. rutabulum Hedw. (3) - Cresce in terra, sui 
sassi, e sul tronchi d’alberi. 

1707. H. triquetrum L. (4) - Cresce nei boschi cedui, 
nei prati, nei verzieri. 

1708. H. serpens Hedw. (5) - Trovasi sopra la terra , 
sui tronchi d’alberi, sui sassi, e sui legni fracidi. 

1709. H. sericeum Dill. (6) —- Nei boschi erbosi, sui 
pedali delle quercie e d’altre piante d’alto fusto (7). 


Gen. IV Polytrichum L. 


_ Etim. Dal greco polys, molto, e thriz, trichòs, capello, per allu- 
sione alla caliptra di queste muscoidee coperta di lunghi peli. 


1710. Politrichum commune L. (8) - Abit. Comu- 
ne nei boschi, negli scopeti, nei luoghi umi- 
di, torbosi. 


(1) N. It. Borraccina vellutata. 

(2) N. It. Borraccina giallastra. 

la N. It. Borraccina comune. 

4) N. It. Borraccina maggiore. 

5) N. It. Borraccina serpeggiante. 

6) N. It. Borraccina sericea, Musco sericeo. 

7) Le Borraccine sono, in generale, le più grandi tra Ie Muscoidee; 
sono ramose, striscianti o giacenti, e formano cespugli o smaltano 
il suolo. Alcune allignano nei siti aridi, altre in luoghi acquosi: i 


- boschi, i campi, le muraglie, i tetti, i muri ecc, presentano diverse 


specie di queste eleganti Crittogame. E noto l’uso che vien fatto di 
parecchie di esse. 
(8) N. It. Borraccina aurea, Adianto aureo, Politrico aureo. 


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340 I 
Gen. V. Gymnostomum Hedw. 


Etim. Dal greco gymnos, nudo, e stoma, orifizio, per allusione al 
peristomio di questi muschi che è affatto nudo. 


1711. Gyinnostomum ovatum Hedw. (1) - Abit. Comu- 
ne in autunno specialmente nei fossati e sui muri 
fatti a secco o con terra. 

1712. G. conicum Schw.- Sulla terra nei luoghi umidi. 

1713. G. tenue Schrad. - Cresce in terra nei luoghj 
sabbiosi. 

1714. G. pyriforme Hedw. — Cresce sopra la terra gras- 
sa, nei giardini, nelle ortaglie, nei prati e nei 
campi umidi. 

1715. G. aquaticum Decand (2) - Cresce nei ruscelli, nei 
fossati e nelle fontane, ed attaccasi alle pietre 
del fondo. 


Gen. VI. Funaria Schreb. 


Etim. Dal latino funis, fune, corda, per allusione alla forma a 
corda de’'suoi lunghi pedicelli disseccati. 

1716. Funaria hygrometrica Hedw. (3) — Abit. Cresce 0- 
vunque sopra la terra, nonchè lungo le strade nelle 
fessure dei muri, nei luoghi di pastura, sui mar- 
gini delle fontane chiare, nei luoghi umidi, ove 
sì fanno depositi di carbone ecc. 


Gen. VII. Splachnum L. 


Etim. Dal greco splanchnon, viscere. I muschi appartenenti a questo 
genere sono caratterizzati da un’urna terminale a foggia di budello. 


1717. Splachnum ampullaceum L. (4) - Abit. Vegeta 
nei siti torb osi, sulla terra nuda, sullo sterco vaccino. 


(1) N. It. Ginnostomo o Musco ovato. Fu scoperta dal Micheli. 
Nell’ erbario del medesimo conservasi l'esemplare originale sul quale 
venne fatta la descrizione di questa muscoidea. 

(2) N. It. Ginnostomo acquatico. 

(3) N. It. Funaria igrometrica. I pedicelli di questa muscoidea s’at-. 
tortigliano sopra loro stessi quando l’aria è calda e secca; e si svol- 
gono rapidamente quando per l'umidità si rammolliscono. La qual pro- 
prietà le ha valso il nome specifico di igrometrica. 

(4) N. It. Splacno ampullaceo. 






341 
— Gen. VIII. Orthotrichum Hedw. 


 Etim. Da greco orthòs, dritto, e thrix, trichos, capello. Il peristomio 
interno dei muschi di questo genere è formato di denti sottili come 
._— capelli, liberi e dritti. 
1718. Orthotrichum cupulatum Hoffm. (1) — Abit. Cre- 
| sce sulle pietre e più di rado sul tronco degli al- 
beri. 
1719. O. affine Schrad. - Sui tronchi d’alberi e sui pali 
vecchi. 


Gen. IX. Neckera Hedw. 


Etim. Genere dedicato dal Manheim al Necker, autore d’utili opere 
di botanica. 


1720. Neckera pennata Hedw. (2) — Abit. Incontrasi 
nei boschi appiè dei vecchi alberi e quasi ovun- 
que sulla terra. 

1721. N. crispa Hedw. (3) — Nei boschi, appiè degli 
alberi, sulle rocce e sulle pietre umide. 


Gen. X. Daltonia Hook. 


Etim. Nome proprio. — Questo genere fu stabilito e denominato dal 
micrografo Hooker. 


1722. Daltonia heteromalla Tayl (4) - Abit. Sui tron— 
chi d’alberi, nei boschi montuosi, dove forma dei 
cesti tinti di un verde assai cupo. 


(1) N. It. Ortotrico emisferico. 

2) N. It. Nechera pennata. 

(3) N. It. Nechera crespa. Questa graziosissima muscoidea forma 
dei bei cesti. Serve ad imballare le giovani pianticelle d’alberi e 
d'arboscelli che si trasportano in inverno. 

(4) N. It. Daltonia unilaterale. 


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(a°) 


Gen. XI. Sphagnum Dill. 
Etim, Dal greco sfagnòs, musco. 

1723. Sphagnum capillifolium Hedw. (1) — Abit. Tro- 
vasi ovunque nelle paludi, negli stagni, e nei luo- 
ghi inmondati dei boschi. 

1724. SpA. cymbifolivm Brid. (2) - Trovasi colla specie 
precedente (3). 


Fam. CXXX. EPATICHE. 


Car. gen. Le Epatiche formano il passaggio fra le Anfigene e le A- 
crogene. — Certe specie hanno rudimenti di foglie, laminette 
verdi e senza nervature; in altre si scorgono le nervature ; altre 
infine hanno foglie inserite sopra fasti, ciò che dà alla pianta 
l'aspetto dei muschi. Le Epatiche si riproducono in due modi: 
hanno una riproduzione sessuale con anterozoidi a spira e spo- 
rangi a elateri; l’ altra che si opera con sporule speciali 
o per semplice sdoppiamenio. — Le Epatiche crescono nei luoghi 
ombreggiati, lunghesso gli scogli umidi, i ruscelli, le fonti, ed 
i pozzi. 


Gen. I. Jungermannia L. 


Etim. Genere dedicato alla memoria di Lodovico Jungermann, 
nato a Lipsia nel 1572. Fu distintissimo Botanico , collaboratore di 
Beslero ed@autore di un’opera intitolata Cornucopiae Florae Geissensis, 
stampata nel 1623. 


1725. Jungermannia epiphylia L. — Abit. Cresce nei 
boschi in tutta la provincia. 


(1) N. It. Sfagno di foglie capillari. 

(2) N. It. Sfagno di larghe foglie. Il genere Sphagnum, secondo 
Schimper, sarebbe il tipo d’una famiglia distinta, quella delle Spha- 
gnanee, le quali per molti caratteri si avvicinerebbero alle Epatiche. 

(3) I Muschi, con altre Crittogame, hanno una grande importanza 
nell’ economia della natura. Per la loro igroscopicità considerevole 
assorbono l’umidità del suolo e dell'atmosfera e concorrono quindi a 
mantenere sopra delle alte montagne, sulle quali crescono talvolta 
in gran numero, quei serbatoi di acqua onde sì alimentano le sotto— 
stanti sorgenti. Pel loro rinnovarsi costante poi, e particolarmente 
gli Sfagni, essi costituiscono, quasi soli, nei ]noghi paludosi, quelle 
immense accumulazioni di combustibile che si dicono torbiere e ché 
tanto sono preziose nell’attuale caro di combustibile, caro che mi- 
naccia sempre di aumentare. 





343 


1726. Jungermannia pinguis Lamk. (1) - Abit. Cresce 


sulle rive dei ruscelli, dei canali, non che sulla 
terra umida dei boschi. 

1727. J. furcuta Hedw. (2) - Comunissima sulla cor- 
teccia degli alberi e sulla terra. 

1728. J. albicans Hooh. (3) — Sulla terra umida e sulle 
vecchie ceppate nei luoghi ombrosi. 

1729. J. nemorosa L. (4) - Nei boschi umidi. 

1730. J. bicuspidata Web. (5) — Questa specie debole 
e strisciante cresce in terra nei luoghi ombrosi. 

1731. /. asplenoides L. (6) - Cresce in terra tra le er- 
be nei boschi umidi. 


Gen. II. Marchantia Mich. 


Etim. Genere dedicato da Nicola Marchant alla memoria di suo 
padre Giovanni, il primo botanico che sia stato annoverato fra 1 
membri dell’Accademia delle scienze di Parigi nell’anno 1666. 


1732. Marchantia polymorpha Hedw. (7) - Abit. Cresce 
sulle pietre, sulla terra umida, sui margini dei 
ruscelli, delle sorgenti, dei pozzi, formando talora 
delle piastre larghe da due a cinque centimetri 
e più. 

1733. M. conica L. (8) - Cresce nei boschi umidi. 


N. It. Jungermannia crassa. 

N. It. Jangermannia forcuta. 

N. It. Jungermannia bianchiccia. 
N. It. Jungermannia dei boschi. 
al It. Jungermannia di due punte. 


ressante dell’altra dal lato scientifico, era adoperata in medicina 
negli usi medesimi della sua congenere. 


» 4 





344 QUI 
Gen. III. Targionia Mich. 


Etim. Genere dedicato da Micheli a Cipriano Targioni distinto me- 
dico e naturalista fiorentino, il quale insieme a Giuseppe Verani si 
rese celebre per le sue esperienze sul diamante ed. altre gemme, 
esperienze che servirono al Davy e al Gazzeri per riconoscere e 
determinare definitivamente la natura chimica del diamante. 


1734. Targionia hypophyUa Lamk. (1) - Abit. Incon- 
trasi ovunque nei luoghi coperti ed umidi. 


Gen. IV. Grimaldia Raddi. 


Etim. Genere dedicato dal Raddi, nel 1818, al canonico Grimaldi 
professore di fisica nel Liceo di Lucca. 


1735. Grimaldia barbifrons Link. - Abit. Tra le bo- 
raccine e le fenditure delle pietre nei luoghi umidi. 

1756. G. dichotoma Rad. (2) - Tra le borraccine e le 
fessure dei sassi. 


Gen. V. Lophocolea Mich. 


Etim. Dal greco lòfos, cresta, pennacchio, e koleòs, vagina, invoglio , 
per allusione alla forma caratteristica che presentano queste crittogame. 


1737. Lophocolea fragrans Mich. - Abit. Nei luoghi 
umidi, in riva ai fossati ecc. (3). 
1738. L. crocata Mich. — Nelle stesse località. 


(1) N. It. Targionia ipofilla. Questa specie ha l’abito delle Mar- 
canzie, e si compone di fronde o di foglie bislunghe, spatulate verso 
la sommità, verdi di sopra, con tubercoli sparsi colur pallido. 

(2) N. It. Grimaldia dicotoma. 

(3) Basta cacciare un frammento di Lophocolea in una boccet- 
# contenente acqua comune per sentirne all'istante il principio 
odoroso. 





345 
Gen. VI. Riccia Mich. 


Etim. Genere dedicato dal celebre Micheli a Pietro Francesco Ricci 
botanico fiorentino, autore di parecchi opuscoli e memorie interessanti. 


1739. Riccia cristallina Raddi (1) — Abit. Nei boschi + 
lungo i ruscelli e nei luoghi umidi. 

1740. R. glauca L. - Intorno agli stagni. 

1741. R. bifurcata Hoffm. — Nei luoghi umidi, nel bo- 
schi, nei giardini. 


Gen. VII. Sphaerocarpos Mich. 


Etim. Dal greco sféra, sfera, e càrpos, frutto. Il seme di queste 
Crittogame ha forma sferica. 


1742. Sphaerocarpos terrestris Mich. (2) - Abit. Nei 
siti arenosi umidi (3). 


Fam. CXXXI, LICHENI. 


Car. gen. — Piante cellulari, afille, traenti il nutrimente dall'ambiente 
‘ atmosferico o forse anche dalla matrice su cui crescono, le quali 
presentano un apparato vegetativo (tallo ) sotto forma di rosoni 
fogliacei, variamente frastagliati, o di incrostazioni più o meno 
consistenti, od anche di cespuglietti formati dì rami o segmenti 
appiattiti o cilindracei, più o meno ramificati. Il tallo presenta 
generalmente uno strato epidermico sotto cui trovansi cellule 
contenenti clorofilla (gonidii), le quali traggon nascimento da 
uno strato sottostante (o centrale nei talli cespugliosi) di cellule 
allungate, che dicesi strato midollare. Il loro colore è vario, 
bianco, cinericcio, verdognolo, giallo, ranciato, olivaceo, ecc., e 
vivono distesi sulla nuda terra, sugli scogli, sulla scorza degli 


(1) N. It. Riccia cristallina. Così detta perchè ha la superficie co- 
perta di piccoli fori, pieni d’acqua, per cui sembra coperta di pi c- 
coli cristalli. 

(2) N. It. Sferocarpo terrestre. 

(3) Alcune epatiche si adoperano popolarmente quale specifico 
nell’itterizia e nelle febbri intermittenti. Parecchie di esse contengono 
un principio particolare di grato odore, analogo a quello della ra- 
dice di fragola, volatilissimo e solubilissimo nell’ acqua. Chi sa che 
queste povere e neglette pianticelle non siano un giorno chiamate 
‘a rendere un qualche servigio all'umanità, 





346 
alberi o su altri esseri viventi, mai sui corpi organici in putre- 
fazione. - Si moltiplicano per ispore e per gonidù , ai quali 
compete pure la prerogativa di riprodurre l'individuo a guisa di 
bulbilli o gemme. Le spore (in numero ordinariamente di 2 o 
multiplo ) sono contenute in organi particolari (detti teche od 
asci), i quali stanno per lo più raccolti in gran numero e so- 
stenuti da concettacoli particolari, discoidei, cupulari, sferoidali , 
ece., detti apoteci, framezzo a filamenti sterili che, come nei fun- 
ghi e nei muschi, chiamaronsi parafisi. Gli apoteci si presentano 
generalmente alla superficie del tallo nei licheni fogliacei, ai 
lati od all'estremità dei rami nei cespugliosi, ed hanno forma 
di scudelti o scodellette, di screpolature o di piccoli cuscinetti 
rotendeggianti ed emisferici, In essi apoteci distinguonsi essen— 
zialmente l’ excipulum ed il thalamium (talamio) che, quando 
l’ercipulum è capsulare, dicesi nucleo, e risulta sempre dalle 
teche e parafisi summentovate. — Itzigsohn e Tulasne nelle 
piccole verruche, aventi l’aspetto di punteggiature di color scuro, 
frequenti generalmente alla superficie del tallo, osservate già 
dal Dillen e dall’ Hedvvig in diversi licheni, particolarmente 
nella Borrera ciliaris (e dall’Hedvvig sin d’allora sospettate co- 
me organo maschile dei licheni ), riconobbero gli organi ma- 
schili, che Itzigsohn chiamò anteridii, e Tulasne spermogonti, 
come nei funghi. Dette verruche sarebbero recipienti di varia 
forma, perlo più sferoidali, immersi nella sostanza del tallo 
(od anche superficiali talvolta ) e comunicanti coll’ esterno me- 
diante un poro impercettibile, tappezzati internamente da un nu- 
mero stragrande di filamenti, dai quali traggono o trarrebbero 
origine gli spermazii, minutissimi corpuzzoli, della lunghezza di 
8 a 16 millesimi di millimetro, privi di movimento, che sa- 
rebbero gli analogi degli anterozoidi. Visibilissimi sono questi 
organi negli spermogonii di quasi tutti i licheni. - I licheni 
abitano, come i funghi, le regioni tutte del globo: i più belli 
però prediligono le regioni equatoriali. — I più antichi forse tra 
gli esseri creati, nella serie delle rivoluzioni geologiche, i licheni 
hanno forse la missione di formare, d'accordo cogli agenti at- 
mosferici, il primo humus per la fissazione e lo sviluppo delle 
altre piante; agiscano o no chimicamente sulla viva roccia. — 
Le materie coloranti e la gelatina che i licheni contengono, li 
rendono altamente importanti. 


Gen. I. Usnea Hoffm. 


Etim. Forse da uson, corda, per allusione alla forma speciale del 


tallo che, in alcune specie, è sviluppato in fusti ramosissimi , filamen- 
tosi, formanti alcuni cesti pendenti dai rami degli alberi. 


1743. Usnea plicata Achar. (1) — Abit. Sul tronco e sui 


rami di diversi alberi. 


(1) N. It. Usnea pieghettata. È una delle Usnee dellaFarmacopea. | 


Il Knopp ne ha levato l’usneina. 





ESA 347 
| 744. Usnea barbata Achar. (1) - Abit. Sui rami degli 
alberi in montagna. 


Gen. II. Parmelia FR. 


Etim. Dal greco, pàrme, sorta di piccolo scudo di pelle. La fruttifi- 
‘cazione di queste Crittogame presenta la forma di uno scudetto. 
1745. Parmelia parietina Ach. (2) - Abit. Comune su- 

gli alberi, sulle muraglie, sulle rupi, specialmente 
sulla parte più esposta alle intemperie. 


Gen. ITI. Sticta Schreb. 


Etim. Dal greco stiktòs, punteggiato. Questi licheni sono distinti 
«da punti cavi nella parte inferiore del tallo. 


1746. Sticta fuliginosa Ach. (3) — Abit. Sugli alberi e 
sugli arboscelli. 

1747. S. sylvatica Ach.{4) - Comune nei boschi, sulle 
rupi e sui tronchi d’alberi. 

1748. S. pulmonaria Ach. (5) - Trovasi sui tronchi degli 
alberi, specialmente delle quercie, nei boschi om- 
brosi e fra le borraccine in alcune località del- 
l’Apennino Piacentino. . 


(1) N. It. Usnea barbata. 
(2) N. It. Parmelia dei muri. 

(3) N. It. Stitta Fuligginosa. 

(4) N. It. Stitta dei boschi. Questo lichene tramanda un odore fe- 
tido, quando è fresco. 

‘(5) N. It. Pulmonaria delle Quercie, Thè de’ Vosgi. Abbondante 
nei boschi dell'Europa nordica e centrale fu trovata, benchè rara- 
mente, anche sui vecchi alberi dei boschi umidi ed ombrosi dell’ À- 
pennino Piacentino. E da gran tempo adoperata in medicina come 
astringente; ma principalmente viene usata nelle malattie polmonari 
ed epatiche, e per arrestare l'emorragie. 





348 n 
Gen. IV. Peltigera Hoffm. 


Etim. Dal greco pélte, scudo, e fero, porto, per allusione alle seu 
tette, larghe, brune e talvolta numerose di questi licheni. 
» 


1749. Peltigera venosa Hoffm.- Abit. Nei luoghi om- 
brosì e sassosi dei boschi, in terra e lungo i 
fossati. 

1750. P. horizontalis Hoffm — Questa bella specie cre- 
sce nei boschi di montagna, sugli scogli, fra la 
borraccina. 

1751. P. canina Hoffm. (1) — Comune nei boschi in 
terra o appiè degli alberi. 


Gen. V. Cladonia Hoffm. 


Etim. Dal greco klados, ramo, per allusione alle espansioni ra- 
mose di queste Crittogame. 
1752. Cladonia subulata Ach. (2) - Abit. Nei boschi 
specialmente collini e montani. 


Gen. VI. Stereocaulon Schreb. 


Etim. Dal greco stereòs, solido, e kaulis, caule ; così detti perchè il 
tallo ver ticale, in alcune specie, sorge da un tallo crostaceo. 


1753. Stereocaulon paschale Achar. (3) - Abit. Sulle 
colline aride, sulle pietre e sulla terra sabbionosa. 


(1) N. It. Lichene canino, Pulmonaria di cane, Lichene contro la 
rabbia. 


(2) N. It. Cladonia subulata. Questa specie è molto comune e pre— 
senta otto varietà. 

(3) N. It. Stereocaulo Pasquale. La polvere granulare e grigiastra 
che ricopre questo lichene sembra dipendere dalle frondule abortive., 





349 
Fam. CXXXII, FuncHI. 


Car. gen. — I Funghi appartengono alle Crittogame anfigene ; i loro 
tessuti non hanno che un solo elemento, la cellula : alcuni son 
fatti di una cellula unica, altri di un gran numero di queste 
cellule riunite in apparatidi struttura complicatissima. Il lievito della 
birra (Zorula cerevisiae), che ha organizzazione tanto sem plice, è 
un fungo come l’Agarico commestibile. Nell’economia della natura 
i funghi sembrano avere una parte notevole ; distruggono tutto ciò 
che ha vissuto, e mineralizzano tutto ciò che era organizzato; fanno 
scomparire la materia organica in forma di azoto, d’ammoniaca, 
d'acido carbonico: poi vengono alla loro volta distrutti da altri 
funghi più piccoli, e così fino alla fine. I funghi si trovano sopra 
tutti i terreni e sotto tutte le latitudini. La loro produzione non 
sì modifica per le variazioni geografiche; ma una stessa specie 
può presentare in età differenti, o in differenti posizioni, forme 
le pìù svariate. 1 funghi sono rossi, azzurri, violetti, non mai 
verdi. La loro composizione chimica è in rapporto col mezzo in 
cui vivono. Contengono 90 °lg d’acqua, mannite, zucchero fer— 
mentescibile, sostanze azotate e spesso un principio velenosis- 
simo che cagiona frequenti avvelenamenti. Vivono sulle materie 
organizzate vive (parassiti), o morte (soprafitî), e nei due casi la 
loro azione è rapidissimamente nocevole. Lo Xylostroma può 
distruggere in pochi anni un vascello d’ alto bordo. Molte ma- 
lattie dei vegetali non sono cagionate che dai funghi: così il 
carbone del frumento è prodotto dall’ Ustilago, che invade la 
pianta giovane; la carie, dalla Tilletia caries; la malattia delle 
patate, dalla Peronospora devastans ; la ruggine dei grani, dalla 
Puccinia graminis; la malattia della vigna dall’ Qidium £Erysipha 
Tuckeri. Gli animali hanno pure moltissimi parassiti apparte— 
nenti a questa classe; per esempio: l’Oidium albicans che si pro- 
duce in quella malattia dei bambini detta Afte; il Botrytis bas- 
sania, che produce la malattia dei filugelli detta mosc@rdina. — 
Gli organi dei funghi si distinguono in apparato vegetativo è 
apparato riproduttore. Il primo o micelio è costante; è fatto di 
filamenti semplici o intrecciati che rimangono sotto terra o nel- 
l'interno dei corpi invasi. Ciò che volgarmente dicesi fungo non 
è che l’apparato riproduttore che solo appare fuori, ed ha forme 
svariatissime. I funghi che si raccolgono gli uni accanto agli 
altri non sono esseri isolati; sono prodotti di un micelio u- 
nico steso sotto terra, produzioni rapide quando questo micelio 
è bene impregnato di sughi; questo spiega la comparsa tanto 
repentina di funghi in un luogo che poco prima ne sembrava 
al tutto sprovvisto. La riproduzione si compie in quattro mndi 
diversi: un modo sessuale, riproduzione per oosporo, organo 
femmineo, e spermazio, ovulo maschile; 3 modi assesswali , nei 
quali la pianta si riproduce per mezzo di un corpo riprodut- 
tore detto sporo, talora immubile (conidiu e stilosporo), talora 





350 | i 
invece dotato di movimento (zoosporo), come nelle alghe. Se- 
condo le circostanze, secondo la resistenza opposta dal mezzo, 
questi modi si sostituiscono fra loro; ne risulta che una stessa 
pianta si presenta sotto aspetti variabilissimi, descritti fino a questi 
ultimi tempi come specie ed anche come generi COMIEEO, 
Le spore sono disposte sopra apparecchi riproduttori che e- 
scono all'aria (ricettacoli), in varie forme; talora racchiuse nelle 
cellule o teche, (Funghi tecasporei) talora disposte sopra una 
base rigonfia o baside (Funghi basidiosporei). Siccome la Mi- 
cologia è un ramo di scienza ancora in via di formazione, 
non esiste classificazione che rappresenti esattamente lo stato 
presente delle cognizioni intorno ad essa. Tuttavia esistono in— 
torno. ai funghi moltissime opere di varii autori, fra i quali. 
cìteremo il Micheli, che fu il primo a svelarci la struttura 
dei funghi; il Batsch, il Battara, lo Schaeffer, il Sowerby , 
il Bulliard e molti alfri. Link studiò particolarmente la storia 
dei funghi microscopici, e le sue numerose ed importanti 0s- 
servazioni furono riportate nel 3.° e 5.° volume del Magazzino 
di Berlino, ed in varie opere periodiche tedesche. — I funghi pre— 
sentano moltissime specie utili da conoscere pei loro usi e le 
loro proprietà. Noi diciamo volgarmente funghi quelli che come 
i boleti, gli agarici , i licoperdi, e siraili hanno un certo vo— 
lume, qualche rassomiglianza fra essi e soprattutto una sostanza 
carnosa e come spugnosa. Gli altri soac le muffe. Fra i primi 
di questi funghi si trovano i ceppatelli, gli agarici, i canterelli,. 
i tartufi, le ditole, l’ovolo e molti altri, che in alcuni paesi ser— 
vono di nutrimento all'uomo. I moderni coltivano anche funghi 
in luoghi appositi, detti stufe da funghi, usate massimamente in. 
Francia, dove somministrano di continuo al condimento delle 
vivande alcuni funghi le cui qualità riconosciute non fanno na— 
scere alcun sospetto. Per questa ragione si fanno seccare i funghi, 
e si son cercati mezzi per conservarli nelle stagioni dell’ anno 
in cui non si trovano freschi. Nella medicina hanno qualche. 
utilità l’agarico officinale e l’esca. Certe specie di funghi ser— 
vono per tingere i drappi in giallo. I funghi hanno principil 
nutritivi molto spiccati ; l’analisi chimica di varie specie vi ha 
fatto scoprite, oltre diversi acidi nuovi, albumina, adipocera, 
osmazoma, principii azotati. Se n’estrae anche una specie di 
zuccaro che cristallizza, e diversi principi proprii. La pratica 
serve più di ogni altra cosa a distinguere i funghi innocui 
dai velenosi, tuttavia in generale i primi hanno un odor di 
rosa, di mandorla amara, o di farina fresca; sapore di noc- 
ciuola, superficie secca e carnisa, consistente, color roseo 0 Vi- 
noso, che non muta all'aria; si seccano senza alterarsi. I funghi 
velenosi invece hanno odore e sapore sgradevole, carne molle 
e spugnosa, intaccati mutano colore e prendono una tinta ver- 
diccia. Si afferma che lasciati in una miscela di acqua e 
aceto per 24 ore perdono il loro principio velenoso e diven- 
gono commestibili. In ogni modo, in caso di avvelenamento, 
giovano le bevande spiritose, come il rhum, l’acquavite e simili. 





i Sig Gen. I. Agaricus L. 


bDr9 PM aa" LR) IT e CA ero 
Seniga ati iodato ia. 
1 e x \ 


dol 


Etim. Dal greco à, (part. intens, ) e dal sanscrito-zendo gara, ve- 


"a ( persiano e turco akariz, fungo ). E noto che molte specie di 
Agarici sono nocive e velenose. 


1754. Agaricus caesareus Scop. (1) - Abit. Nasce nei 
boschi specialmente collini ora solitario, ora a tor- 
me, in forma d’uovo, circondato da una volva 
bianca, carnosa, con superficie ovale. La volva poi 
si serepola, ed, allungandosi il gambo, gli resta 
attorno a guisa di coppa. - È il fungo più onorato 
dai cultori della gastronomia. 

1755. A. vaginatus Bull. (2) — Nei boschi. Intorno a 
questo fungo sono incegli e discordi fra loro i 
conoscitori. 

1756. A. ovoides Bull. (3) - Nasce nei boschi sempre 
solo. Sì sviluppa come l Agaricus caesareus. 
È commestibile e dei più delicati. 

1757. A phalloides Fries. (4) - Nei boschi umidi. È uno 

__ dei funghi più perniciosi. 

1758. A. vernus Bull. (5) - Nei boschi. L’ Agarico di 
primavera è senza dubbio la specie più perniciosa 
di questa famiglia. 

1759. A. muscarius L. (6) — Nei boschi. Fungo pe- 
ricolosissimo. 


1760. A. pantherinus DC. (7) - Nei boschi. Velenoso. 





1) N. It. Uòvolo, Uòvolo ordinario, Uòvolo rosso, Fungo rosso, 
Fango cocco, Cocco. Piac. Boléd. 

(2) N. It. Falso farinaccio, Bubbolina rigata senza anello. 

(3) N. It. Farinaccio. Piac. Céoccon biane. 

4) N. It. Bubbola bianca, Uovolo bastardo. 

È N. It. Agarico di Primavera. 

6) N. It. Tignosa dorata, Uovoln malefico, Uovolo minore, Uovolo 
Fosso e bianco rigato. 

(7) N. It. Tignosa bigia rigata. 


Tit 





3IR 

1761. Agaricus strobiliformis Vitt. (1) - Abit. Cresce 
presso i pioppi nei prati incolti ed umidicci. È 
mangereccio. 

1762. A. citrinus albidus Vitt. (2) - Fungo Sci 

1763. A. rubescens Fries. (3) - Falsamente creduto 
venefico da alcuni. 

1764. A. asper Pers. (4) - {E annoverato dal Cordier 
tra le specie più deleterie e pericolose. 

1765. A. echinocephalus Vitt. - Fungo d’indole cattiva. 

1766. A. cretaceus Bull. — È affatto innocente. 

1767. A. procerus Scop. (5) - Si mangia il solo cap- 
pello, essendo il gambo durissimo. 

1768. A. rachodes Vitt. - Fungo dubbio. 

1769. A. eacoriatus Scha@f. (6) — Nasce nei boschi e 
luoghi selvatici ora solitario ora a torme in forma 
di due globetti sovrapposti. E d’ odore e di 
sapore grato. 


1770. A. leucothites Vitt.- Fungo esculento ma indigesto. 
1771. A. aculeatus Vitt. - Oltremodo. sospetto. 
1772. A. melleus Wahl (7) — Nasce a fittissimi cespugli 


dalle radici o cespiti di vecchi salci, gelsi, olmi ecc. 
Nonostante il suo mediocre sapore, pure è man- 
giato dai villici. 

773. A. Mouceron. Vitt. (8) - È uno dei funghi più sa- 
poriti e gustosi che sì conoscano. 


(1) N. It. Tignosa bianca maggiore dei campi, Tignosa di ra- 
dice grossa. 

(2) N It. Tignosa bianca, Tignosa pagliata. 

(3) Nt Tignosa bianca e vinata non rigata. 

(4) Non ha alcun nome comune in Italia. 

(5) N. It. Bubbola maggiore, Bubbola mezzana, Mazza da tam- 
duro. Piac. Fonz dla gamba lònga. i 

(6) N. It. Bubbola buona. i 

(7) N. It. Famiglia buona, Famiglia bianca e Jleonata, Fungo del 
salcio. Piac. Fonz dall’ anéli, ° Fonz. “ciodein, Fonz di sàlus. 

(8) N. It. Prugnolo nostrale color d’Isabella. Piac. Fonz spinareu. 





353 

| 1774. Agaricus acerbus Bull. (1) - È innocente ma 
pochissimo gustoso, e, come in parte lo indica 
il nome, assai indigesto. 

1775. A. conglobatus Vitt. (2) - Mangereccio. 

1776. A. alutaceus Fries. (3) - Predilige i boschi di 
roveri e castagni, le costiere e 1 margini delle 
vigne. Nasce sul finire d’ estate. Nello stato di 
freschezza ha un odore .appena sensibile, ma sec- 
cato che sia, l'odore si fa forte ed assai grato. 

1777. A. ruber Schaeff. (4) - È un fungo dei più de- 
licati e gustosi. 

1778. A. heterophyllus Fries. (5) — Cresce solitario da 
Giugno a Novembre nei boschi di quercie o di 
castagni. Le lumache lo mangiano con avidità. E 
specie esculenta, d’assoluta innocenza. 

1779. A. wirescens Schaeff. (6) - Nasce da Giugno a 
Novembre solitario sulle alture popolate di quer- 
cie e castagni all’ asciutto. Si annovera tra le 
specie mangiative più sicure e delicate. 

1780. A. emeticus Schaeff. (7) - V’hanno tra i botanici 
ed i tossicologi grandì discordanze sull’ indole di 
questo fungo. 

1781. A. sanguineus Vitt. (8) - Fungo sospetto. 

1782. A. controversus Pers. (9) - Varie sono le opi- 
nioni intorno all’indole di questo Agarico. 


t. Orletto. 

. Cardela, Gerona. 

t. Colombina rossa e gialla. 

t. Ròssola buona di gambo lungo, Colombina ross - 

t. Fungo verdone, Ròssola maggiore, Ròssola mezzana. 
t 

t 

t 


BICE 


—_———6 —c6—m—T_’— y —_T6__6@68 


. Colombina verde macchiata. 
. Ròssola ordinaria, Rossetto. 
. Agarico sanguìgno. 

t. Peveraccia, Peverone. 


CCECCO 
2a zzz zzz 


= 


23 


354 

1783. Agaricus deliciosus L. (1) - Nasce frequen- 

temente solitario nei boschi montani. È uno dei 
funghi più saporosi e sicuri che si conoscano. 

1784. A. virgineus Wulf. - Commestibile. 

1785. A. oreades Bolt. (2) — Trovasi comunemente ag- 
gregato o cespitoso e fortemente attaccato al suolo 
e alle radici delle piante per mezzo di fibre co-. 
tonose. E mangereccio, sano e gustoso. 

1786. A. Eryngii DC. (3) - Nasce sulle radici di Calca- 
treppo, e manda odor di finocchio. È un fungo 
sano, delicato e d’assoluta innocenza. 

1787. A. ostreatus Jacq. (4) - È cespitoso ed assai va-. 
riabile di forma. È mangiabile ma assai indigesto. 

1788. A. ulmarius Bull. (5) - Nasce sui rami d’ontano, 
d’olmo e di faggio. È fungo mangiativo d’ ottima 
qualità. 

1789. A. orcella Bull. (6) - È uno dei migliori funghi 
indigeni, quantunque poco conosciuto e da pochis- 
simi raccolto. 

1790. A. populinus Vitt. (7) - Nasce a cespugli dalle 

I radici dei pioppi. Ha odore debole, ma in compenso 
sapore gratissimo. 

1791. A. bombycinus Schaeff. - Cresce sui vecchi tronchi 
di rovere, castagno, gelso, e persino sui letti caldi 
e nelle serre, preferendo le vallonee. Raccolto 
prima del suo perfetto sviluppo può essere desti- 
nato alla mensa. 

(1) N. It. Fungo lapacendro buono, che goccia liquore color di 
zafferano, Fungo sanguigao, Agarico” delizioso. 

(2) N. It. Fungo color. d’Isabella, Gambe secche. 

(3) N. it. Cicciolo. 

(4) N. It. Gelone, Cardela, Cerrena. 

5) N. It. Orgella dell’Olmo. 

‘6) N. It. Grumato grigio, Grumato bastardo, Prugnolo bastardo, 


Paste, Pastine. 
(7) N. It. Pioppino, Alberino, Piopparello. 





’ 


LA 355 

1792. Agaricus campestris L. (1) - Nasce ora so- 
lo, ora a torme, ora cespitoso, ma sempre in for- 
ma d’uovo. Presenta molte varietà tutte innocue 
e mangiabili . 

1793. A. exquisitus Vitt. (2) - L’ Agarico squisito è un 
fungo sano, oltremodo delicato e di facilissima 
digestione. 

1794. A. syaticus Schaeff. - È di difficilissima digestione; 
produce coliche, dolori, senza però dar la morte. 


Gen. II. Cantharellus Adans. 


Etim. Dal greco kantharos, tazza o vaso a due manichi, apparte- 
nente a Bacco — Cantharellus pertanto significherebbe piccola tazza, 
piccolo maso, per allusione al cappello di questo fungo, il quale 
rassomiglia ad un picciolo vaso. 


1795. Cantharellus cibarius Fries. (3) - Nasce a torme. 
Raramente è cespitoso; quando lo è, i gruppi sono 
di tre o di quattro individui. Ha odore fragran- 
tissimo e sapore squisito. 


Gen. III. Boletus Hall. 


Etim. Dal gr. bolites, sorta di fungo, di genere incerto. Oppure da 
bòlos, massa, globo, per allusione alla forma globosa del cappello della 
maggior parte dei funghi di questo genere. 


1796. Boletus edulis Bull. (4) - Nasce nei boschi, s0- 
litario. É uno dei funghi da noi più stimati ed il 
più comune ed abbondante fra i mangiativi or- 
dinari. 

1797. B. fragrans Vitt. (5) - Nasce nei boschi. Dopo 
il Boletus edulis è uno dei migliori funghi. 


(1) N. It. Pratajuolo maggiore, Pratajuolo buono, Pratajuolo bianco, 
Pratajuolo turino, Pratajuolo selvatico. 

(2) N. It. Pratajuolo maggiore, Pratajuolo col cappello a spicchii, 
. Agarico squisito. 

(3) N. It. Gallinaccio, Capogallo. 

(&) N. It. Porcino, Cepatello buono di selva, Moreccio , Ghezzo. 
Piac. Mondo. 

(5) N. It. Porcino bastardo, Pinaccio buono, Pelosiccio, Fungo co- 
logno. 


356 


1798. Boletus scaber Fr. (1) - Abit. Cresce in Ottobre 


nei boschi di faggi. E fungo innocente. 
1799. B. ignarius L.- Nasce nei boschi sui faggi, sul 
cerri e su altre piante i: 


1800. B. quercinus Bull. (3) - Nasce sulle querce. So- 


miglia al 5. ignarius e serve agli stessi usi. 


Gen. IV. Polyporus Mich. 
. Etim. Dal greco polys, molto, e pòros, poro. Funghi in cui la parte 
inferiore del cappello è coperta di pori. 
1801. Polyporus scobinaceus Cumin. (4) - È buono e 
non si può confondere con altre specie. | 
1802. P. frondosus Fries. (5) - Nasce sui ceppi di ca- 
stagne, quercie ecc. Ha sapore e odore grato. 


Gen. V. Fistulina Bull. 


Etim. Dal latino fistula, fistola, piaga cavernosa, per allusione alle 


macchie e cicatrici che coprono la superficie dei funghi di questo 


genere. } 

1803. Fistulina Hepatica Fr. (6) - La Fistulina Hepati- 
ca, così detta dal suo color di fegato, sebbene an- 
noverata tra i funghi esculenti, non è tale da 
mangiarsi da tutti indistintamente. 


Gen. VI. Hydnum L. 


Etim. Dal greco ydnon, tubercolo; oppure da ydneo, io mangio; così 
detti o perchè sono irti di aculei che portano alle loro estremità dei 


tubercoletti (capsule ove si racchiudono i semi); o perchè alcune specie 


sono mangiabili. 


1804. Hydnum repandum L. (7) — Uno dei funghi 


commestibili più sicuri e delicati. 
(1) N. It. Albarello, Albatrello, Porcinello. 


(2) Serve alla fabbricazione dell’esca, tagliato che sia in sottili 
fette ed imbevuto in una soluzione di nitro. In medicina è impie—. 


gato a fermare l’emorragiìe. 
(3) N. It. Boleto delle querce. 
) N. It. Lingua buona di brughiera. 
) N. It. Griffo, Griffone. 
) N. It. Lingua di castagna rossa buona. 
) N. It. Steccherino, Dentino dorato buono. 





397 
1805. Hydiuem erinaceus Bull. (1) - Abit. Cresce in au- 
, tunno sulle parti morte o guaste di quercia, ca- 
stagno, gelso, faggio. È specie mangiativa saporita. 
1806. H. squamosum Bull. — Cresce per lo più solitario 
in Ottobre nei boschi. Ha le stesse proprietà della 
specie precedente. 


Gen. VII. Clavaria Vaill. 


Etim. Dal latino clava, mazza, per allusione alla forma di questi 
funghi, i quali allargansi alla loro estremità a foggia di mazza. 


1807. Clavaria Botrytis Vitt. (2) - Fungo innocente 
delicato. 

1808. C. Flava Vitt. (3) - Mangiabile. 

1809. C. Lutea Vitt. - Specie più delicata fra le Cla— 
varie. 

1810. C. Coralloides Bull. (4) - È carnosa, allungata, 
a rami corti e dentati. E indigesta. 

1811. C. Fastigiata L. - Trovasi nelle brughiere, al 
margine dei boschi e delle vie. Indigesta. 


Gen. VIII. Helvella Gled. 


Etim. Dal latino Helvella che significa erbisciuola buona da man— 
giare, per allusione alle ottime qualità commestibili delle specie gi 
questo genere. 


1812. Helvella Crispa Fries. (5) - Specie mangiabile 
d’ottima qualità. 


N. It. Riccione. 

N. It. Ditola gialla e rossa. Piac. Didell, Taiadéll. 
N. It. Ditola gialla, Manine gialle. 

N It. Ditola. Piac. Didell. 


(1) 
2) 
3) 
4) 
5) N. It. Pasta siringa terrestre, Spongignola. 





358 
1813. Helvella esculenta Pers. (1) - Abit. Cresce sui mar- 
gini delle strade e dei campi, solitaria od aggre- 
gata. Mangiabile. x 


Gen. IX. Peziza Bull. 


Etim. Dal greco péza, piede, pianta del piede; cosi detti perchè 
posano sul terreno essendo privi di fusto o di radice. 


1814. Peziza acetabulum L. - Poco conosciuto e non 
mangiato che in pochi luoghi. 

1815. P. Lentifera L. - Nasce in Ottobre nei boschi 
in terra o sugli alberi morti. Non è specie man- 
giabile. 


Gen. X. Morchella Bull. 


Etim. Da Morchel, denominazione alemarna della principale specie 
di questo genere, Morchella esculenta. 


1816. Morchella esculenta Pers.(2)- Abit. Nasce nei campi 
nei luoghi incolti, “nei vigneti ecc. È la migliore 
fra le Morchelle, le quali, nessuna eccettuata, so- 
no esculente. 

1817. M. costata Pers. (3) - Esculenta; rara presso 
di noi. 

1818. M. semilibera DC. - Può nuocere, qualora non 
si abbia l'avvertenza di scegliere per uso di cucina 
soltanto gli individui novelli e di carne compatta. 


{1) N. It. Spongignola o Spugnola falsa. 

{2) N. It. Spugnolo, Bucherello, Tripette, Spongiola. Piac. Spòn- 
qheina, Sponzieria. tn 

{3) N. It. Morchella. Piac. Bissacan. 


359 
Gen. XI. Verpa Swartz. 
Etim. Dal latino Verpa, per allusione alla forma che presentano 
questi funghi. 

1819. Verpa speciosa Vitt. (1) - Mangiasi, quando é 
novella, alla guisa delle Morchelle. 

1820. V. Digitaliformis Pers. - Questo fungo se è gio- 
vane è insipido e indigestissimo, se vecchio, vele- 
noso. 

Gen. XII. Lycoperdon Tourn. 


Etim. Dal greco lykos, lupo, e perde, vescia ; funghi in cui il pa- 
renchima del ricettacolo è circondato da uno strato corticale coriaceo, 
il quale, compresso, manda una pelvere d’ ingratissimo odore, scop- 
piando quasi a modo di vescia di lupo. 


1821. Lycoperdon plumbeum Vitt. (2) - Il Licoperdo 
piombino è uno dei funghi mangiativi più deli - 
cati che si conoscano, ma è riscaldante al massi- 
mo grado, e perciò vuol essere usato con mode— 
razione. 

1822. L. bovista L. (3) - Nasce sulla terra nuda, tra 
le erbe ed anche sulle piante. E mangiabile sol- 
tanto in gioventù, poichè coll’età la sua carne si 
trasforma in una polvere che sì può usare con 
vantaggio nelle emorragie. Giunge talora a grande 
dimensione. 

1823. L. Giganteum Pers. (4) — Nasce nelle stesse lo- 
calità della specie precedente. E buona soltanio 
in gioventù (5). 

(1) N. It. Spugnolo cappelluto, Spugnolo maggiore. 
(2) N. It. Vescia, Licoperdo piombino, Loffia, Loffa. Piac. Loffa. 
(3) N. It. Vescia maggiore, Vescia buona da friggere. Piac. Peutt 

dal Lòv. l 

(4) N. It. Vescia lupaja grossa. 

(5) I gravi danni che frequentemente si hanno a lamentare per 

l’uso dei Funghi, rendono altamente commendevoli quei Municipii o 

quelle pubbliche Istituzioni che mantengono a loro spese nelle scuole, 


nelle chiese, nei mercati od in altri luoghi pubblici, fedeli modelli 
in cera delle specie commestibili e delle velenose. 


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360 
Gen. XIII: Mucor: Lie 
Etim. Mucor, Mucoris è il nome latino della Muffa. 

1824. Mucor flavidus Pers. (2) - Abit. Incontrasi in 
autunno sui funghi in putrefazione, i quali rico- 
pre a guisa di bisso. 

1825. M. juglandis Link (3) — Questa piccola muffa 
cresce nelle noci aoliate o irrancidite. 


18260. M. ramosus Bull. (4) - Nasce sui fanghi in pu- 


trefazione. 
1827. M. stolonifer Ehrenh. (5) - Trovasi sui rami del 
Bidolio e sulle foglie di vite in putrefazione. 
1828. M. Botrytis Cas. (6) - Su diverse sostanze or- 
ganiche in decomposizione e specialmente sulle 
frutta. 

1829. M. mucedo L. ( M. vulgaris Mich. ) (7) - For- 
masi sopra un gran numero di sostanze organiche 
in decomposizione. 


(1) I Mucor sono le più comuni tra le Muffe e formano sulle so- 
stanze organiche in decomposizione degli ampi ciuffi cotonosi, nei 
quali vescichelle ripiene di spore verdastre stanno poste in capo a 
pedicelli di considerevole lunghezza. Per lungo tempo la loro orga- 
nizzazione fu supposta semplicissima, perchè era stata imperfettamente 
osservata; ed oggi ancora la conoscenza. di questi Funghi non può 
dirsi completa. Ciò che havvi di curioso in essi si è che sono prov- 
visti, nen tutti però, di apparecchi riproduttori multipli, e che una 
stessa specie presenta due modi differenti e successivi di fruttifica- 
zione a seconda dell'età. 

(2) N. It. Muffa giallastra. , 

(3) N. It. Muffa del noce. E molto più piccola della specie: pre- 
cedente. 

(4) N. It. Muffa ramosa rossiccia. Diramasi a guisa d’arboscello. 
5) N. It. Muffa strisciante. 
(6) N. It. Muffa nera terrestre spigata. 
. (7) N. It. Muffa comune, Muffa bianca, Muffa verde. Piac. Mòffa. 
E la specie più comune e da tutti conosciuta. Nasce ad un ‘tratto su 
tutte le materie in putrefazione, e su quelle capaci di fermentare, e 
che non sono difese dall'umidità. I botanici che pe’ primi se ne oc- 
cuparono, pubblicando figure e descrizioni, furono Roberto Hook 
Malpighi e Sterbeck. 





361 
‘Gen. XIV. Tuber Vitad. (1) 


Etum. Dal latino tuber, tuberis, tubero, tuberosità, per allusione alla 
forma arrotondata caratteristica dei Tartufi, 


1830. Tuber cibarium Sibth. (2) - Abit. Nei terrenj 
calcari o calcareo-argillosi, popolati specialmente 
di Quercie, Carpini e Castagni. 

18531. 7. griseum Pers. (3) — Trovasi nelle stesse lo- 
calità, ma più specialmente nei terreni di collina, 
ombreggiati e resi fertili dalla decomposizione 
delle foglie e dei frutti che cadono annualmente 
dagli alberi. È da noi meno abbondante della spe- 
cie precedente (4). i 


(1) I Tartufi sono funghi che vivono sotterra. Essi si compiac- 
ciono dei terreni percorsi dalle radici degli alberi, specialmente 
delle quercie. Non bisogna peraltro supporre alcun legame di pa- 
rentela tra esse Crittogame e le radici degli alberi fra le quali 
crescono di preferenza. — I Tartufi, come tutti gli altri funghi, 
si sviluppano per mezzo di spore. (Questi organi che compaiono 
all'epoca della maturità della pianta, sono di una singolare pic- 
colezza, nou superando le loro dimensioni un decimo dì millimetro 
in diametro. Quando, oltrepassando l’epoca della sua maturità, il 
Tartufo imputridisce e si decompone nel suolo, tali spore, messe 
allo scoperto, producono un micelio, vale a dire un intreccio di 
filamenti bianchi analogo a quello che costituisce il micelio di un 
Agarico; e questo micelio, sviluppandosi sotterra, produce il Tartufo. 

(2) N. It. Tartufo, Tartufo nero, Tartufo porcino, Tartufo di Norcia, 
Tubero. Piac. Triffola, Triff6la negra. 

(3) N. It. Tartufo bianco, Tartufo nostrale; Tubero bianco, Tartufo 
grigio, Tartufo agliaceo, Tartufo biondo, Tartufo del Piemonte. E in 
piena maturità alla fine dell'autunno. E molto stimato e ricercato, e 
vuolsi meno indigesto dell'altro. Si prepara come il Tartufo nero. — 
Il miglior modo per conservare i Tartufi, e specialmente i bianchi , 
è il seguente: Si dispongono a strati in casse, in modo che si tocchino 
e si ricoprono con sabbia fina ed asciutta. Dopo di che si chiudono 
le casse e se ne ingessa ogni fessura, affinchè non possa penetrarvi 
l’aria. Così confezionati, durano freschi e inalterati per un tempo 
abbastanza lungo. 

(4) Chiuderemo questi brevi cenni sui Tartufi con alcune considera— 
zioni tolte in molta parte dalla bell’ opera Les Plantes Herbacées 
&’ Europe, ecc., dell’illustre Macquart. « Il Tartufo, scrive egli, pare 
sia stato creato per realizzare il sistema delle compensazioni. Questo 


x 


362 

tubero spesso informe, oscuro, senza stelo, senza radici, nascosto sotio 
la terra, nella quale parrebbe dovesse restar sempre sepolto, ignorato 
e sprezzato, gode invece del più glorioso e brillante destino. Il suo 
profumo così fino, così soave, così particolare, il suo sapore in ar- 
monìa col suo profumo, l'hanno innalzato, tanto nel secolo d'Augusto 
quanto nel nostro, al posto supremo degli onori culinarii, I Romani 
consideravano i Tartufi come cosa prelibata, e ne erano così ghiotti 
che mandavano a cercarli in lontane contrade, perfino nella remota 
Libia; ed è a siffatta ricerca che allude Giovenale nel verso: 


Gustus elementa per omnia quaerunt. 


Plinio, citando la Spagna fra le contrade dell'Impero più abbon- 
danti di tartufi, racconta, come cosa degna di meraviglia, che Li- 
cinio, governatore di quella provincia, essendo stato regalato a 
Cartagena di alcuni grossi tartufi, avendo morso il più bello di 
essi che mandava il più gradito profumo, l’ avido suo dente si 
spezzò contro una moneta che era nascosta nel tartufo stesso. La 
presenza di questo corpo estraneo può spiegarsi supponendo che 
il germe del tartufo, sviluppandosi presso la moneta, abbia finito, 
crescendo, col circondarla ed avvilupparla da ogni parte.Il famoso A picio 
nel suo libro De arte coquinaria, insegna parecchi modi di pre- 
parare i tariufi non più usati ai dì nostri. In altri. autori anti- 
chi si leggono le lodi dei tartufi, e Platina racconta che erano 
talmente ricercati in Grecia, che gli Ateniesi. accordarono il diritto 
di cittadinanza ai figli di Cheripe, per avere il padre loro inven- 
tato una nuova specie d’intingolo coi tartufi. 

I barbari, insieme ‘a tante altre cose, fecero scomparire. anche 
l’uso dei tartufi, i quali non tornarono in onore nell’ Europa se 
non nel secolo XVIII.®, Introdotti a Parigi verso il 1780 prima- 
mente presso i finanzieri e le mantenute, in causa soprattutto della 
loro riputazione afrodisiaca, si sparsero rapidamente al pnato in 
cui li vediamo oggigiorno. ]l tartufo è proclamato ora il cibe per 
eccellenza, il diamante della cucina. Esso ha'la virtà, scrive. Brillat 
Savarin, di rendere le donne più tenere e gli uomini più ama- 
bili; ma esso ha contribuito a sviluppare il sensualismo, facendone 
la piaga vergognosa del nostro secolo. Da esso viene quel motto : 
Per mangiare un tacchino coi tartufi bisogna essere in due, el tacchino e 
chi lo mangia, vale a dire due bruti. Noi vediamo il tartufo ne'ban- 
chetti politici impiegato come mezzo corruttore e divenuto veleno 
dell'anima, come il fungo lo è qualche volta del corpo. Ha trasmi- 
grato dalie cene della cortigiana ai pasti officiali, ai pranzi di 
cerimonia, si volgarizza di più in più ed eccita e diffonde dap- 
pertutto la ghiottonerìa e la lussuria. 


Fam. CXXXIII. ALGHE. 


Car. gen. Fra tutte le Crittogame le Alghe sono quelle che presen 


tano la più semplice organizzazione. Ve ne ha che si riducono 
ad una semplice cellula vivente; e si potrebbe dire che le Alghe 
sono per le piante ciò che per gli animali sono i Protozoi. Ve 
ne ha anzi di quelle di una compagine così equivoca da far 
nascere forti dubbi sulla loro natura vegetale. Infatti parecchi 
insigni Naturalisti collocarono fra gli ultimi animali parecchie 
specie di Alghe con buon fondamento di ragioni. Le Alghe 
pertanto sembrano formare il misterioso passaggio, o meglio 
l'anello di congiunzione tra il regno vegetale e il regno ani- 
male. Questi esseri di semplicissima struttura vivono per la mas- 
sima parte nelle acque. Alcune fra le più minute sono senza 
colore o grigiastre, ma la maggior parte sono colorite in verde, 
in giallo, in rosa, in violetto ed in bruno. Esse non hanno nè 
asse, nè foglie ben determinati. Le une nor sono che filamenti 
di dimensione uniforme in tutta la loro estensione; le altre, più 
o meno allargate e più o meno frastagliate nella loro parte 
superiore, si stringono nella loro parte inferiore in una specie 
di tronco, terminando alla base in una sorta di artiglio, col 
mezzo del quale si fissano e si abbrancano ai corpi solidi, il che 
loro impedisce di restare in balìa dei flutti. L’ interna struttura 
delle Alghe è cellulare; in esse mancano intieramente i vasì € 
quindi un'estesa circolazione. Il loro modo di riproduzione è 
estremamente vario; soltanto da trent'anni circa, si è arrivati in 
grazia di mezzi precisi di investigazione ad informazioni esatte 
in proposito. — Fra le Alghe si trovano piante che vivono pa- 
rassite sulle membrane mucose dell’uomo e di parecchi animali. 
Alcune specie d’Alghe sono alimentari. Nissuna Alga è vele- 
nosa; parecchie sono medicinali, e segnatamente antelmintiche: 
varie specie ci forniscone l’ iodio. Le più grandi e più belle 
vivono nei mari, dei quali occupano talora grandissimi tratti. 


Gen. I. Nostoc Tourn. 


Etim. Etimologìa oscura. 


1832. Nostoc commune Vauch (1) - Abit. Nei campi, 


lungo i viali dei giardini, nei prati, sugli scogli, 


(1) N. It. Nostoc comune, Sputacchio della Luna, Purgagione, delle 
stelle, Foglia del cielo, Figlia del cielo , Figlia della terra, Fior di 
terra, Fiore del cielo, Trono della terra, Archea celeste, Foraterra , 
Forasasso, Burro magico, Vetriolo vegetabile, Risigallo vegetale. No- 
stoc di Paracelso, Spuma di primavera, Saliva di cuculo , Sputacchio 
di maggio, Tremella. 


364 
sulla rena, principalmente in autunno nei giorni 
umidi o dopo un acquazzone. 
1833. Nostoc verrucosum Thuret. (1) - Abit. Nelle acque 
correnti attaccato alle pietre sommerse, sulle quali 
forma come un tappeto quasi nero (2). 


Gen. IT. Vaucheria Decand. 


Etim. Genere dedicato da Decandolle al sig. Vaucher celebre al- 
gologo di Ginevra. 


1834. Vaucheria ovata Decand. (3) — Abit. Forma in 
primavera dei ciuffi fiosci nelle paludi e negli 
stagni. 

1835. V. terrestris  Decand. (4) - Sui vecchi muri u- 
midi, nelle pozze e sulla terra nuda all’ombra, in 


primavera, in autunno e nell’inverno. 
1836. V. sessilis Decand. (5) - Forma dei ciuffi fila— 


(1) N. It. Nostoc verrucoso. 

(2) Ciascun Nostoc è una specie di vescica irregolare, pieghettata, 
tondeggiante, soda, ripiena di una gelatina verdastra, i ] cui aspetto 
e la cui consistenza ricordano perfettamente la polpa di un acino d’uva. 
In mezzo ad una materia gelatinosa assai abbondante trovansi nu- 
merosi filamenti composti di globuli sferici, collocati capo a capo gli 
uni dopo gli altri come le pallotoliine di un rosario, e formati di una 
materia granulosa d'un verde azzurrognolo. Si riproducono per seg- 
mentazione , ‘ossia colla divisione di un individuo in individui muovi. 
(Questo fatto sembra ad alcuni tale da avvicinare questi esseri più agli 
animali inferiori che non ai ‘vegetali. In grazia della estrema é sor- 
prendente prontezza della loro vegetazione, avevano i Nostoc fin da 
tempi remoti attirata sopra di loro l’ attenzione degli Alchimisti, 
quali, come il famoso Paracelso; menzionano sovente queste piante 
che facevano entrare in parecchie delle loro ricette per la. pretesa 
trasmutazione dei metalli. 

(3) N. It. Vaucheria ovoide. 

(4) N. It. Vaucheria terrestre. 

(5) N. It. Vaucheria sessile. 


Sr “AO 


365 
mentosi, intralciati e nuotanti nelle acque degli 
stagni (1). 


Gen. III. Sphaeroplea Agardh. 


Etim. Dal greco sfera, sfera, e pléo, nuoto, per allusione ai fila—- 
menti di queste Alghe nuotanti nelle acque e piene di globetti. 


1837. Sphaeroplea annulina Agardh. (2) - Abit. Tro- 
vasi in forma di lunghi filamenti nelle acque 
stagnanti in autunno e nell’inverno (3). 





(1) I ciuffi di questa Vaucheria, e delle altre in generale, sono for- 
mati da una rete di filamenti cilindrici, ramosi e continui, che con- 
tengono granuli verdi ed una mucilaggine incolora. Questa piccola 
Alga notevolissima pei suoi diversi modi di riproduzione, fu oggetto 
di studi importantissimi da parte dei signori Thuret e Pringsheim. 
Le sue spore riproduttrici sono, ad una certa epoca della loro esi- 
stenza, dotate di un vero movimento, sicchè osservandole si crede— 
rebbe di vedere in esse degli animali che camminano. Questo fatto 
ben singolare dimostra esso pure quanto riesca sovente difficile sta— 
bilire differenze precise tra gli animali e le piante, e fissare limiti 0 
confini assoluti a quelli che si dissero regni della natura. 

) N. It. Sferoplea annulata. 

(3) I lunghi filamenti della Sferoplea risultano formati da cellule 
più o meno allungate e riunite capo a capo. Queste cellule, allo stato 
adulto, contengono clorofilla, un liquido acqueo e granuli di fecola, 
il tutto disposto e ripartito in modo che l’ elemento liquido formi 
grandi otricelli o vacuoli allineati come le perle di un monile. Le 
Sferoplee studiate accuratamente da M. F. Cohn professore all’ Uni- 
versità di Breslavia, presentano dei fenomeni ancora più sorpren- 
denti, i quali svegliano nel naturalista e nel pensatore una profonda 
ammirazione. In una cert’epoca della loro vita queste Alghe lasciano 


‘| scappare dei piccoli corpi forniti di cigli vibratili che eseguiscono 


dei movimenti rapidissimi. Questi corpi o germi (zoospori) finiscono 
per fissarsi in qualche parte e diventare immobili. Si sviluppano al- 
lora in brevissimo tempo e si trasformano in vegetali completamente 
simili a quelli da cui provengono. Alla vista di questi movimenti vo- 
lontari, scrive Figuier, e quasi riflessi v fatti a disegno nelle giovani 
generazioni di un vegetale inferiore si sarebbe indotti a considerarle 


366 
insieme a molti Naturalisti quali animali che, fissandosi sopra un 
‘oggetto qualunque , si farebbero piante. Ma quanto questi fatti non 
arrovesciano le nozioni generalmente accettate sulle differenze degli 
animali e delle piante! Per sapere in che la vita consista, non basta 
contemplarla negli esseri superiori, bisogna seguirla in tutta la serie 
della creazione dall'uomo sino all’umile Sferoplea. 





da 
i dela 
OSSZ%À prat 
CER 





CONCLUSIONE 


Giunto al termine del mio lavoro, prima di pren- 
dere commiato dal lettore, mi siano permesse alcune 
brevissime osservazioni e considerazioni ch’ io spero 
debbano tornare gradite a tutti coloro che s’interes- 
sano di questi studi. 

Dalle ultime cifre della esposta enumerazione delle 
piante che compongono la Flora Piacentina, si ponno 
cavare le seguenti deduzioni. Ammesso che la Flora 
italiana sia costituita di circa 4500 specie, fra spon- 
tanee e naturalizzate (1), sì scorge che la Flora Pia- 
centina rappresenta i -— circa di tutte le piante 
italiane. Se si considerano ora e la piccola estensione 
della nostra provincia, che è poco più di — della super- 
ficie totale dell’ Italia (2), @ il numero assai limitato 


(1) Tale è la cifra data nel 1869 dai professori Visiani e Sac- 
cardo della Università di Padova. 

(2) La superficie totale dell’Italia è di Km. q. 335770; quella 
della nostra provincia è di Km. q. 2499 pari ad Ettari 249900. 
Tra questi 103861 sono di monti coperti per 48000 Ettari circa 
di boschi. Vengono poi 49648 Ettari di colli rapidi e di colline 
a dolce declivio, piantate di vigneti, frutteti, castagneti ecc. Final- 
mente estendesi fino al Po per 96696 Ettari un delizioso piano 
generalmente ben coltivato e fertilissimo. 


368 
di stazioni botaniche che essa comprende (1), si rile- 


verà di leggeri che la nostra Flora tiene un buon 
posto tra le Flore delle diverse regioni d’Italia; la qual 


cosa è ancora una conferma della feracità del nostre 
territorio. 


FINE DELL’ OPERA. 


(1) La nostra provincia non comprende che tre sole stazioni bo- 
taniche, cioè la campestre, la collina e la montana. Altre provincie 
d’Italia, quella di Udine, per citarne una, riunisce un nume- 


ro doppio di stazioni botaniche. Infatti ‘oltre ‘alle tre accennate, 


ha anche le seguenti, cioè la marittima, la litrorale e l’alpina, 
ed è perciò ‘che la sua Flora supera non solo quelle del Veneto, 
della Lombardia, del Piemonte e dell'Emilia, ma viene annoverata 
tra le più ricche d'’ Italia. 


pe A NR 
at par A, 

RESOR, Dagli 
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TERRE SS 4 
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TALAMIFLORE. 
1. Ranunculacee Pag. 
2. Berberidee » 
3. Ninfeacee ‘ » 
4. Papaveracee » 
o. Fumariacee » 
6. Crucifere » 
7. Capparidee » 
8. Cistinee » 
9. Violariee » 
10. Resedacee » 
ll. Poligalee » 
12. Cariofillee » 
13. Elatinee » 
14. Linee » 
15. Malvacee » 
16. Tigliacee » 
17. Esperidee » 
18. Ipericinee » 
19. Acerinee » 
20. Ippocastanee » 
21. Ampelidee » 
22. Geraniacee » 
23. Tropeolee » 
24. Balsaminee » 
25. Ossalidee » 
26. Zigofillee » 
27. Rutacee » 
CALICIFLORE. 
28. Celastrinee Pag. 
29. Ramnee » 
30. Terebintacee » 
51. Leguminose » 


ai 
i 


INDICE DELLE EAMIGLIE 


—— €@— > -Eooe—— 


CLASSE IL DICOTILEDONI. 


71 
77 
78 
ivi 
79 
80 
91 
92 
93 
94 
ivi 
95 
102 
ivi 
103 
105 
106 
ivi 
107 
108 
109 
110 
111 
ivi 
112 
ivl 
113 


114 
115 
116 

iv] 


32. Amigdalee Pag. 132 
33. Rosacee » 134 
34. Sanguisorbee —» 140 
35. Pomacee » 141 
36. Granatee » 143 
37. Onagrariee » 144 
38. Aloragee » 146 
39. Ippuridee » ivi 
40. Callitrichinee » ivi 
41. Ceratofillee » 147 
42. Litrariee » ivi 
43. Tamariscinee » 149 
44. Filadelfee » ivi 
45. Cucurbitacee » 150 
46. Portulacee » 153 
47. Paronichiee » ivi 
48. Sclerantee » 154 
49. Crassulacee » 155 
50. Cattee » 156 
51. Grossulariee > Dar 
52. Sassifragee » ivi 
53. Ombrellifere » 158 
54. Araliacee » 169 
55. Cornee » 170 
56. Lorantacee » ivi 
57. Caprifogliacee » 171 
58. Stellate > Tio 
59. Valerianee vo 
60. Dipsacee » 176 
61. Composte » 178 
62. Ambrosiacee » 202 
63. Campanulacee » 203 
64. Ericinee » 205 
65. Monotropee » 206 


24 


370 


COROLLIFLORE. 86. Plumbaginee Pag. 247 
66. Aquifogliacee Pag. 206| 37 Plantaginee >» ivi 
67. Oleacee » 207 MONOCLAMIDEE. 
68. Gelsominee » 208| 88. Amarantacee Pag. 248 
69. Asclepiadee » 209| 89. Nittaginee » 250 
70. Apocinee » 210| 90. Fitolaccee » 251 
71. Genzianee » 211| 91. Chenopodee » lvi 
72. Bignoniacee » 212| 92. Poligonee » 254 
73. Sesamee » 213| 93. Timelee » 257 
74. Convolvolacee » 214| 94. Laurinee » 258 
75. Borraginee » 215| 95. Santalacee » ivi 
76. Solanacee » 219| 96. Eleagnoidee » 259 
77. Verbascee » 223| 97. Aristolochiee » ivi 
78. Scrofulariacee » 224| 98. Euforbiacee » 260 
79. Orobanchee » 229| 99. Orticee » 263 
80. Labiate » 230] 100. Juglandee » 266 
81. Verbenacee » 241|101. Cupulifere » 267 
82. Acantacee » 242|102. Salicinee » 270 
83. Utriculariee » 243/103. Betulinee » 272 
84. Primulacee » ivi|104. Platanee » 273 
85. Globulariee » 246'105. Conifere » 274 

CLASSE II.* MONOCOTILEDONI- 
106. Idrocaridee Pag. 277 |115. Iridee Pag. 288 
107. Alismacee » 278/116. Amarillidee » 289 
108. Butomee » ivi|l17. Asparagee » 291 
109. Potamee » 279]|118. Dioscoree » 293 
110. Najadee » 280 |119. Gigliacee » ivi 
111. Lemnacee » ivi|120. Colchicacee » 299 
112. Tifacee » 281|121. Juncacee » 300 
113. Aroidee » 282 {122. Ciperacee » 301 
114. Orchidee » 283123. Graminacee » 306 
CLASSE IIILL® CRITTOGAME 0D ACOTILEDONI 

124. Equisetacce Pag. 327 | 129. Muschi Pag. 336 
125. Marsigliacee —» 328 |130. Epatiche » 342 
126. Licopodiacea » 329|131. Licheni » 345 
127. Felci » 330 | 152. Funghi » 349 
128. Caracee » 334|133. Alghs » 363 





Abutilon . 
Acanthus. 
Acer . . 
Achillea . 
Aconitum 
Adiantum 
Adonis 
Adoxa 
Aegilops . 
Aegopodium. 
Aesculus . 
Agaricus. 
Agave. 
Agraphis. 
Agrimonia . 
Agrostemma 
Agrostis . 
Aira . 
Ajuga . 
Alchemilla . 


Althaea . 
Alyssum . 


Pre 105 
243 

108 

187 

TI 

334 

73 

171 

326 

160 


— —— —T——_ 


Amaranthus 
Ammania 
Ammi. . 
Ampelopsis . 
Amygdalus . 
Anacamptis . 
Anagallis. 
Anchusa . 
Andropogon. 
Androsace . 


Androsemum . 


Anemone . 
Anethum. 
Angelica . 
Anthemus. 
Anthericum. 


Anthoxantun 


Anthriscus . 
Anthyllis . 
Antirrhinum 
Apera. 
Apios . 
Apium . 
Aquilegia 
Arabis 
Aremonia 
Arenaria. 
Aristolochia. 
Armeria. 


INDICE ALFABETICO DEI GENERI 


a 249 
148 
160 
109 . 
132 
285 
244 
217 
309 
244 
107. 

Ri 
165 
164 
187 
295 


372 


Arnica 
Aronia . - 
Arvhenatherum 
Artemisia 
Artrolabium 
Arum . 
Arundo . 
Asarum . 
Asclepias. 
Asparagus . 
Asperugo 
Asperula. 
Aspidium . 
Asplenium . 
Aster . 
Astragalus . 
Atriplex . 
Avena. 


Ballota 
Balsamina . 
Barbarea 
Bellis . 
Berberis. 
Beta. . 
Betonica . 
Betula 
Bidens 
Bifora 
Biscutella 
Boletus 
Boltonia . 
Bonjeania 
Borago . . 
Botrychium . 


Pag. 189 


Pag. 


143 
317 
186 
126 
283 
316 
260 
210 
291 
216 
175 
332 
333 
180 
125 
204 
318 


239 
112 

SI 
180 

TI 
253 
238 
212 
183 
169 

39 
355 
181 
198 
216 
331 


Brachypodium. 


Brassica . 
Briza. 
Bromus . 
Brossonetia 
Bryomia . 
Briyum 
Bunias 
Bupleurum . 
Butomus . 
Buaxus 


Buph {halmum 


Calamagrostis . 


Calamintha . 
Calendula 
Calepina . 
Calliopsis. 
Callitriche . 
Callùna . 
Caltha. 
Camelina. 
Campanula . 
Cannabis. 
Cantharellus 
Capparis. 
Capsella . 
Capsicum 
Cardamine . 
Carduus. 
Carex 
Carlina . 
Carpesium . 


Pag. 





al 12) 
be: Ma Pi p 


 Carpinus 


Carthamus . 
Carum 
Castanea. 
Catalpa . 
Caucalis . 
Celosia 

Celtis . 
Centaurea . 
Centhranthus . 
CentrophyUum. 
Cephalanthera . 
Cephalaria . 
Cerastium . 
Ceratocephalus 
Ceratophylum . 
Cercis i 
Cerinthe . 
Ceterach. 
Chaithurus . 
A 
Chara 
Cheiranthus 
Chelidonium 
Chenopodium . 
Chlora + 
Chondrilla + 
Chrysanthemum . 
Cicer . / 
Cichorium . 
Circaea . 
Cirsium . 

Cistus. . 
Citrullus. 

Citrus. . 
Cladonia . 
Clavaria . 
Clematis . 
Clypeola . 


Pag. 


Cnidium . 
Cochlearia . 
Coellistephus 
Coix + 
Colchicum . 
Colutea . 
Conium . 
Convallaria . 
Convolvulus . 
Coriandrum 


Corispermuni . 


Cornus . 
Coronilla. 
Corydalis 
Corylus . 


Corynephorus . 


Crataegus 
Crepis. 
Crocus 
Crupina . 
Crypsis . 
Cucubalus. . 
Cucumis . 
Cucurbita. . 
Cupressus 
Cuscuta . 
Cyclamen 
Cydonia è 
(ynara . 
Cynodon . 
Cynoglossum 
Cynosurus . 
Cyperus . 
Cystopteris . 
Cytisus. . 


È 


‘ n È A 
> MT 


374 


Dactylis . 
Dahlia . 
Daltonia . 
Danthonia . 
Daphne . 
Datura. . 
Daucus. . 
Delphinium . 
Dentaria . 
Dianthus . 
Dictamnus . 
Digitalis . 
Diplotaxis . 
Dipsacus. 


Doronicum . 


Dorychium . 
Draba. . 


Ecballion. 
Echinops. 


Echinospermum . 


Echium . 
Elatine 
Epilobium 
Epipactis. 
Equisetum . 
Eragrostis . 
Eranthis. 
Erianthus. . 
Erica . 
Erigeron. 
Eriophorum 


521 
182 


Eruca 

Erucastrum. 
Ervum..:. . 
Eryngium . 
Brysimum . 
Erythraea . 


Erythronium i 


Eupatorium. 
Euphorbia . 
Euphrasia . 
Euxolus . 

Evonimus. . 


Fagus. 
Ferula - 
Festuca . 
Ficus . 
Filago. . . 
Fimbristyhs. 
Fistulina . 
Foeniculum . 
Fontinalis 
Fragaria 
Fraxinus 
Fritillaria . 
Fumaria . 
Funaria . 
Funkia 


ug 
+. GI 


di’ 2 
ta 
b 
et 


Gagea 
Galega . . 
Galeobdolon. 
Galeopsis 
Galium . 
Gastridium . 
Gaudinia. 
Genista . 
Gentiana. 
Geranium . 
Geum. . 
Gladiolus 
Glechoma . 
Gleditschia . 
Globularia . 
Glyceria . 
Glycyrriza 
Gnaphalium . 


Gomphocarpos. 


Gomphrena. 
Grimaldia . 
Gratiola . . 
Gymnadenia 


Gymnostomum. 


Gypsophila . 


Hedera . 
Heleocharis . 


Helianthemum . 


Helianthus . 
Helichrysum 


Pag. 


Pag. 


296 
125 


Heliothropium . 


Helleborus . 
Helminthia . 
Helvella . 
Hemerocallis 
Heracleum . 
Herodium 
Herniaria - 
Hesperis 
Hibiscus . 
Hieracium . 
Hierochloa . 


Himantoglossum . 


Hippophae . 
Hippuris . 
Holcus. 
Holosteum. . 
Hordeum 
Hottoma . 
Humulus. . 
Hyacinthus . 
Hydnum . 
Hydrocharis. 
Hydrocotyle. 
Hyosciamus . 
Hypericum . 
Hypnum . 
Hypochaeris 
Hippocrepis . 
Hyssopus. 


Iberis. 
Ilex . 
Inula . 
Iris 


Pag. 


289 


376 
fsatis . 
Isnardia . 


Jasione. . 
FTasminumn 
Juglans . 
Juncus 


Jungermannia . 


Suniperus 


Keria . 
Knautia . 
Kochia 
Koeleria . 


Lactuca . 


Lagenaria . 


Lamium . 
Lappa. . 
Lapsana . 


Laserpitium. 
Lasiagrostis. 


Lathraea 
Lathyrus. 
Laurus . 


ZLavandula . 


Pag. 


Pag. 


Pag. 


90 
145 


Leersia . 
Lemna. . 


.| Leontodon . 


. 203 


209 
266 
300 
342 
270 


1395 
177 
252 
316 


199 
150 
237 
192 
195 
166 
315 
230 
129 
258 
231 


Leonurus 
Lepidium 
Lepigonum . 
Leucojum 
Libanotis. 
Ligustrum . 
Lilium 


Limnanthemum 


Limodorum . 
Limosella 
Linaria. . 
Lindernia . 
Linum. 
Linosyris. 
Lippia. 
Listera . 


Lithospermum . 


Lolium 
Lonicera. 
Lophocolea . 
Loranthus . 
Lotus . 
Lunaria . 
Lupinus . 
Luzula . 
Lychnis . 
Lycoperdon. 


Lycopersicum . 


Lycopodium. 
Lycopsts . 
Lycopus . 
Lysimachia . 
Lythrum. 





Majanthemum . 


Malcolmia 
Malva. 
Marchantia . 
Marrubium . 
Marsilea. 
Martynia. 
Matricaria . 
Matthiola 
Medicago 


Melampyrum . 


Melica . 
Melilotus. 
Melissa . 
Melittis . 
Mentha . 
Menyanthes.. 
Mercurialis . 
Mespilus . 
Milium . 
 Mirabilis. 
Moehringia . 
Moenchia. 
Molinia . 
Momordica . 
Monotropa . 
Morchella 
Morus. 
Mucor 
Muscari . 
Myagrum 
Myosotis . 
Myricaria . 


MyriophyUum . 


Pag. 292 


Najas . 
Narcissus 
Nardosmia . 
Nasturtium . 
Negundo . 
Nekera . 
Neottia. . 
Nepeta 
Nerium . 
Neslia, 
Nicotiana 
Nigella 
Nostoc 
Notholaena . 
Nuphar . 
Nymphaea . 


Ocymum . 
Oenanthe 
Oenothera. . 
Olea. . 
Onobrychis . 
Ononis 
Onopor don . 
Onosma . 


Ophioglossum 


Ophrys . 
Opuntia . 
Orlaya . 
Orchis. . 
Origanum . 


Ornithogalum . 


Orobanche . 


377 


Pag. 


280 
290 
179 

81 


. 108 


Pag. 


341 
287 
236 
210 


90 
222 
76 
363 
334 
78 
78 


231 
162 
145 
207 
127 
119 
192 
217 
531 
285 
156 
166 
284 
234 


295 
229 


did 


9. 


378 
Orobus. . 
Orthotricum 
Oryza 
Ostrya 
Oxalis 


Paeonia . 
Paliurus . 
Panicum. 
Papaver . 
Parietaria . 
Paris . 
Parmelia 
Passerina 
Pastinaca. . 
Peltigera. 
Peplis . . 
Petastites . 


Petroselinum . 


Petunia . 


Peucedanum. . 


Peziza . 
Phalaris. 
Pharbitis 
Phaseolus 
Phelipaea 


Philadelphus. i 


Phleum . 
Phragmites . 
Physalis . 


Physospermum 


Phyteuma . 
Phytolacca . 
Picris. 
Pinardia. 


Pag. 


Pag. 


130 


341 
313 
269 
112 


348 


Pinus. ; 
Pimpinella . 


Piptatherum . 


Pisum 
Plantago . 
Platanthera . 
Platanus . 
Poa 


Podospermum 


Polianthes . 
Poliporus 
Polycarpon . 
Polycnemum 
Polygala. 


Polygonatum. . 


Polygonum . 
Polypodium. 
Polypogon . 
Polytrichum. 
Populus . 
Potamogeton 
Potentilla 
Poterium 
Portulaca 
Prenanthes . 
Primula . 
Prunella . 
Prunus . 
Pteris. 
Pulegium. 
Pulicaria. 
Pulmonaria . 
Punica 
Pyrus. 


Quercus . 


Pag. 276 
RARE 


. 129 


Pag. 268 


Ca IT ia I 
ART ar Ur | 
PELO > 

, 


Ranunculus . 


Raphanus 


Rapistrum . 


Reseda. . 


Rhagadiolus. 


Rhamnus. 
Rhinanthus . 
Rhus . 
Ribes . 
Riccia. 
Ricinus. . 
Robertiu . 
Robinia . 
Rosa . È 
Rosmarinus. 
Rubia . 
Rubus. . . 
Rudbeckia . 
Rumex. . 
Ruta . 
Ruscus. . 


Sanguisorba 


Pag. 74 
. .  86| Saxifraga. . 


91 

94 
196 
115 
228 
116 
157 
345 
263 
198 
125 
138 
233 
174 
136 
183 
250 
113 
293 


99 
278 
170 
252 
233 
329 
171 
246 
140 
159 


Sanvitalia 
Saponara . 


Sarothamnus . 


Satureja . 


Scabiosa . 
Scandta . 
Schoenus. 
Scilla . 
Scirpus . 
Scleranthus . 


Scolopendrium. 


Scolymus 
Scorpiurus . 
Scorzonera . 


Scrophularia . 


Scutellaria . 
Secale. 
Sedum. . - 
Selaginella . 
Selinum 


Sempervivum . 


Senebiera 
Senecio . 
Serapias . 
Serratula 
Seseli . 
Sesleria . 
Setaria . 
Sherardia . 
Stideritis . 
Silene. . 
Silybum . 
Sinapis . 
Sison . ì 
Sisymbrium. 
Sium . 
Smirnium . 
Solanum. 


780 
Solidago . 
Sonchus . 
Sorbus. . 
Sorghum. 
Sparganium. 
Spartium. 
Specularia . 
Spergula . 


Sphaerocarpus. .. 


Sphaeroplea. 
Sphagnum . 
Spinacia . 
Spiraea . 
Spiranthes . 
Splachnum. . 
Stachys . 
Staphylea. 
Stellaria . 
Stereocaulon 
Sternbergia . 
Stipa . 
Sticta . 
Stratiotes 
Succisa . 


Symphoricarpos 


Symphytum. 
Syringa . 


Tagetes. . 
Tamarix. 
Tamus 
Tanacetum . 
Taraxacum . 
Targionia 
Taxus. 


\Tecoma . 
Tetragonolobus. 


Teucrium. . 
Thalictrum . 
Thesium . 
Thlaspi . 
Thrincia . 
Thuja . 
Thymus . 
Tilia . 
Tommasinia . 
Tordylium . 
Torilis. 
Tragopogon. 
Tragus. . 
Trapa. 
Tribulus . 
Trifolivim 
Trigonella 
Trinia. 
Triodia. . 
Triticum 
Tropaeolum. 
Tuber. 
Tulipa 
Tunica. 
Turgenia. 
Turritis . 
Tussilago. 
Typha. 


Ulex . 
Ulmus. 
Urtica. 
Usnea . i 
Utricularia . 





Pag. 


al 10 e 4 SPE tai 


= 
nl né 


Xeranthemum . 
Z 


Zinma. . . 
Zizyphus. . 








Dedica 


Due parole al lettore sullo scopo ed origine 


INDICE GENERALE 


presente libro 


SI 
$ II° 


8 I° 
S IVO 


Sv 
S VI 
S VII 


$ VII 
8 IX° 


SX: 
$ XI? 

$ XIL® 
$ XII 


Nozioni Elementari di Botanica. 
Della Botanica e delle sue divisioni 
Vegetali e loro organi semplici od e- 

‘lementari 
Cellule, Fibre, Vasi 
Organi Composti. Organi di vegeta- 

zione. La Radice 
Il Tronco o Fusto . 
Le Foglie ] ; 
Organi secondari ossia appendici degli 
organi di vegetazione 


Nutrizione delle piante. Assorbimento » 


Circolazione dei succhi nutritivi attra- 
verso il corpo del vegetale 

Respirazione delle piante 

Secrezioni ed escrezioni delle piante 

Assimilazione delle sostanze nutritive 

Il Fiore, ossia degli organi di ripro- 
«duzione . 


Pag. 
del 


» 


» 


» 


% 


xv 


Ò 


48 XIV. Frutto e seme PARRA o 
8 XV. Disseminazione e Germogliamento 7 RN 
S XVI Colori delle piante... ud 
$ XVII Temperatura 

S$ XVII Durata delle piante . S 

$ XIX. ‘Classificazione dei vegetabili. 

$ XX. Erbario e sua confezione . 


Flora Piacentina 


Classe Prima - Dicotiledoni 

Talamiflore 

Caliciflore 

Corolliflore 

Monoclamidee 

Classe Seconda - Minsgodioibni È sé 
Classe Terza — Crittogame od Acotiledoni 
Conclusione 


Indice delle Famiglie 
Indice alfabetico dei Generi , 


ErgoRI ConrezionI 


Pagina Linea È 

9 Povincia Leggi Provincia MORO), 
45-45 25-1 colla latinità » colla più elegante latin 
46 2% fiori indeiscenti frutti indeiscenti 
179 25 Gen. V. Linostris DC. Gen. V. Linosyris DO. 
272 20. ntilizza-zioni. i - utilizzazi oni. 
272 22. Del Celtico Dal Celtico 











i 
e rep er 


RETTE e 


è 
ere e RTRT RT PI 
3 "Te 5 , PEPATE Po 
n 7 x mo $ d; 
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Se ra 2) 





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Sotto i torchi 


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Bianchi. - Nuovissima Guida della Città di Piacenza. — Un vo- 
lume iu-16° arricchito della pianta della Città. se E 


dat aperta l’associazione alla 38 edizione del Vocabolario Piacentino 
Italiano di Loremzo Foresti. 


N. B. Il prezzo della presente opera è di L. 2, 50. 
pei sig. associati, e di L. 3, 5O pei non associati. 


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New York Botanical Garden Library 


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